Pico della Mirandola, risolto il giallo della morte: «Fu avvelenato con l’arsenico»

La morte di Giovanni Pico della Mirandola, avvenuta a Firenze il 17 novembre 1494 all’età di soli trentun anni, è stata per secoli avvolta dal mistero. Dalle fonti dell’epoca sappiamo che il giovane intellettuale trascorse le sue ultime ore in preda a violente febbri e deliri. Anche l’amico e poeta Agnolo (o Angelo) Poliziano, morto solo poche settimane prima, era stato colpito da sintomi simili.

Già i contemporanei pensarono a un possibile avvelenamento, ma nel tempo si fecero strada anche ipotesi alternative, come quella della sifilide fulminante, malattia comparsa in Europa a seguito della recentissima (1492) scoperta delle Americhe.

Cristofano dell’Altissimo, Giovanni Pico della Mirandola, Galleria degli Uffizi (Commons)

Uno scenario di intrighi e passioni

Dalle cronache coeve e dai documenti successivi emergono anche altri possibili scenari, dalla vendetta per un amore proibito – quello per Margherita, moglie di Giuliano di Mariotto de’ Medici, che nel 1486 aveva dato scandalo – alle invidie personali, fino all’eliminazione “politica” causata dalla vicinanza del filosofo alle tesi sovversive di frate Gerolamo Savonarola. Non si escludevano nemmeno faide familiari dovute all’eredità di famiglia, possibili debiti economici o gelosie nate a corte. Ma per dimostrare che il grande umanista fu assassinato sono sempre mancate le prove.

La riesumazione del luglio 2007

Tra il 2007 e il 2013, un’équipe internazionale coordinata da Gianni Gallello e composta da studiosi delle università di Bologna, Lecce e Pisa ha riesumato e analizzato i resti di Pico e di Poliziano, sepolti entrambi nel convento fiorentino di San Marco. Lo scheletro di Pico riposava insieme a quello del poeta Girolamo Benivieni, morto quasi cinquant’anni più tardi, che chiese di essere deposto nella stessa bara dell’amico.

“Gli esami eseguiti hanno dimostrato che nei resti di Pico erano presenti segni riconducibili ad intossicazione da arsenico e che i livelli del veleno erano potenzialmente letali, compatibili con la morte per avvelenamento acuto del filosofo – ha spiegato Fulvio Bartoli del dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano – Ovviamente, che si sia trattato di avvelenamento intenzionale è difficile da dimostrare anche se questa ipotesi è sostenuta da varie fonti documentarie e storiche”.

Lo studio antropologico delle ossa e l’esame del DNA antico, accanto a sofisticate tecniche di microscopia, hanno confermato l’identità dei resti e risolto il mistero: nessuna traccia delle tipiche lesioni ossee legate alla sifilide.

La prova nell’unghia del piede sinistro

L’immagine al microscopio elettronico a scansione ha invece rilevato, su un’unghia del piede sinistro di Pico, la presenza di una banda di leuconichia – la decolorazione della superficie esterna dell’unghia – riconducibile ad una esposizione tossica all’arsenico. Le analisi chimiche hanno rivelato livelli di sostanza fino a 29 µg/g, una quantità considerata potenzialmente letale.

L’immagine al microscopio elettronico a scansione indica la presenza di una banda di leuconichia su un’unghia del piede sinistro di Pico della Mirandola riconducibile ad una esposizione tossica all’arsenico (UniPisa)

Al contrario, i resti di Poliziano presentavano concentrazioni minori di arsenico, compatibili con un’esposizione cronica che potrebbe anche essere stata causata da fattori ambientali o da trattamenti medici. I risultati dello studio, pubblicati nel 2018 all’interno del “Journal of Forensic and Legal Medicine”, dimostrano dunque che Pico è stato avvelenato con l’arsenico. Chi lo abbia ucciso e perché, però, ancora oggi ci sfugge.

Fonti

Immagine in apertura: Cristofano dell’Altissimo, Giovanni Pico della Mirandola, Galleria degli Uffizi, part. (Commons)

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