L’Albero d’Oro di Lucignano tornerà a risplendere: ritrovate parti trafugate più di un secolo fa dello splendido reliquiario tardo medievale

Il fiabesco reliquiario, considerato tra i capolavori assoluti dell’arte orafa italiana del tardo Medioevo, venne rubato nel 1914 e depauperato di alcuni dei suoi elementi più preziosi. Oggi alcuni di essi sono stati ritrovati, rendendone possibile il restauro complessivo

Nel 1914 l’Albero d’oro di Lucignano, uno straordinario e fiabesco reliquiario considerato tra i capolavori assoluti dell’arte orafa italiana del tardo Medioevo, venne rubato e depauperato di alcuni dei suoi elementi più preziosi. Molti frammenti dell’opera vennero ritrovati tra il 1927 e il 1929 nelle campagne del comune di Sarteano, in provincia di Siena: l’Albero infatti era stato fatto a pezzi dai ladri per facilitarne il trasporto e alcuni elementi erano stati nascosti dagli autori del furto, forse per essere recuperati successivamente. Non furono ritrovati invece parti di grande importanza come il crocifisso terminale, il pellicano, uno dei rami, quattro dei medaglioni circolari, cinque placche d’argento, almeno tre miniature e la parte superiore del nodo a tempietto. Andarono perduti anche quei pochi rametti di corallo che il reliquiario ancora presentava al momento del furto. Un danno che sembrava, insomma, irreparabile dato anche il tempo trascorso dall’evento, ormai oltre un secolo.

Invece ecco nei giorni scorsi la grande notizia: a Lucignano, presso Arezzo, altre importanti porzioni del reliquiario sono state recentemente rinvenute grazie alla collaborazione del Nucleo Carabinieri per la Tutela dei Beni Culturali (TPC) di Firenze. Si tratta, ha annunciato il Capitano Claudio Mauti – di quattro placche in rame dorato e argento smaltato, 16 ex voto in argento, un tempo collocati sulla base, una miniatura su pergamena e un cristallo di rocca molato”. Un ritrovamento che ha “i caratteri dell’eccezionalità perché avvenuto ad oltre un secolo dal clamoroso furto dell’opera, avvenuto nel 1914. Come testimoniano immagini d’epoca, solo piccole porzioni dei rami e il pesante basamento furono all’epoca risparmiati, seppure depauperati degli elementi più preziosi”.

“Tra il 1927 e il 1929 molti frammenti dell’Albero, fatto a pezzi dai ladri per facilitarne il trasporto, vennero ritrovati nelle campagne del comune di Sarteano, in provincia di Siena, dove erano stati nascosti dagli autori del furto – ricorda il Soprintendente ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo Gabriele Nannetti –. Non furono recuperati invece elementi di grande importanza come il crocifisso terminale, il pellicano, uno dei rami, quattro dei medaglioni circolari, cinque placche d’argento, almeno tre miniature e la parte superiore del nodo a tempietto. Andarono perduti anche quei pochi rametti di corallo che il reliquiario ancora presentava al momento del furto”.

“Su incarico dell’allora Regia Soprintendenza di Firenze il restauro dell’opera fu affidato all’Opificio delle Pietre Dure – aggiunge l’attuale Soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra – Si trattò di un intervento complesso e delicato, che vide la partecipazione di diverse figure professionali impegnate nella ricomposizione di oltre cento frammenti e nella reintegrazione di tutte le parti mancanti, crocifisso e pellicano compresi, mediante copie realizzate sulla base delle fotografie risalenti alla fine dell’Ottocento. Per ovviare alla perdita quasi totale dei coralli presso la ditta Ascione di Torre del Greco furono acquistate e messe in opera piccole branche, simili per colore ai frammenti dei rametti originali rinvenuti nei castoni. Per sostituire le miniature sottratte all’interno dei medaglioni circolari rimasti vuoti furono inseriti dischi di carta pecora dipinti per armonizzarsi con gli esemplari superstiti”.

Dopo tre anni di intenso lavoro, il restauro fu concluso il 9 settembre 1933.
Riprese così forma un manufatto orafo unico al mondo. Rappresenta il mistico Lignum Vitae, soggetto tipicamente francescano ispirato ad uno scritto di san Bonaventura, in dimensioni monumentali: misura 2 metri e 70 centimetri di altezza.

Destinata alla chiesa di san Francesco a Lucignano, l’opera venne iniziata nel 1350 e portata a termine nel 1471, grazie al generoso lascito di una Madonna Giacoma. Ignoto il maestro trecentesco che ideò e diede inizio al capolavoro, mentre è documentato che a completarlo fu l’orafo senese Gabriello d’Antonio. Davanti ad esso, per antichissima tradizione, gli abitanti di Lucignano continuano a scambiarsi le promesse di matrimonio.

Il rinvenimento attuale obbliga ad una revisione della ricomposizione realizzata negli anni Trenta e sarà occasione di un restauro complessivo. “Non è soltanto uno straordinario frutto dell’arte orafa italiana: l’Albero d’oro di Lucignano è molto di più – sottolinea Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana -, è una di quelle opere la cui esistenza si intreccia in modo intimo e profondo con la vita e i sentimenti della comunità che la custodisce, contribuendo a definirne gli stessi tratti di identità. Anche per questo la Regione Toscana ha deciso di finanziare il lavoro di restauro di questo capolavoro, che, affidato all’Opificio delle Pietre Dure, autentica eccellenza toscana e nazionale, ne esalterà ancor più la preziosa unicità”.

Nel ringraziare la Regione Toscana per aver deciso di finanziare l’intervento di restauro, la Sindaca di Lucignano Roberta Casini ha auspicato che possano riemergere le parti ancora mancanti dell’Albero d’oro, ed in particolare il Cristo che domina il reliquario.

Giani e Daffra hanno poi brevemente descritto gli interventi che saranno condotti sul capolavoro affidato ai restauratori del Settore Oreficerie dell’Opificio, diretto da Riccardo Gennaioli. L’Albero attualmente composto da una sessantina di parti sarà smontato a lotti, per non privare del tutto il Museo di Lucignano di un’opera identitaria, ricollocando di volta in volta le parti restaurate così da garantire ai visitatori una visione almeno parziale dell’opera. L’intervento non sarà semplice, in primo luogo per la pluralità dei materiali costitutivi, metalli (rame dorato e argento), pergamene miniate, cristallo di rocca, corallo, smalti e legno, in secondo luogo perché presenta necessità, se non uniche, certo molto rare.

“Il momento culminante del restauro sarà rappresentato – evidenzia Daffra – dalla ricollocazione degli elementi recuperati. Lo studio della documentazione fotografica storica sarà di fondamentale aiuto nell’individuare l’originaria posizione di tali elementi. Ciò comporterà, chiaramente, la riformulazione del sistema di montaggio di alcune parti, la rimozione delle corrispondenti integrazioni eseguite dall’Opificio, una attenta verifica della statica e degli equilibri complessivi.”

“Mi auguro che si possano al più presto recuperare anche le parti non ancora rinvenute dell’Albero d’oro per restituire finalmente alla collettività quest’opera, unica nel suo genere, nella sua interezza”, ribadisce Andrea Di Pasquale, Direttore generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della Cultura. Quanto ai tempi, saranno probabilmente lunghi, aggiunge: “Quando si tratta di interventi tanto complessi indicare tempi di conclusione certi è poco attendibile. Sulla carta ipotizziamo che l’Albero possa tornare, in tutte le sue parti, a Lucignano alla fine della prossima primavera. Salvo sorprese. Con l’auspicio che, a lavori in corso, si possa rinvenire anche il Cristo mancante: questa sarebbe una sorpresa magnifica”.

L’Albero d’Oro è conservato presso il Museo di Lucignano, in provincia di Arezzo. Per maggiori informazioni, cliccare QUI.

Fonte: Opificio delle Pietre Dure

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