ARCHEOLOGIA / Resti carbonizzati e un prezioso specchio di bronzo: scoperta a Gerusalemme la tomba di una cortigiana di 2.300 anni fa

I resti carbonizzati rinvenuti in una grotta a sud di Gerusalemme insieme a uno specchio di bronzo apparterrebbero a giovane etèra (cortigiana) di origine greca vissuta tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C. La donna accompagnava un alto ufficiale dell’esercito o un membro del governo in età ellenistica. La scoperta dell’IAA – Autorità israeliana per le antichità è la prima di questo genere mai effettuata.

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Lo specchio di bronzo rinvenuto nello scavo (Photo ©Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority)

Potrebbe essere di una cortigiana (hetaira – in greco antico) vissuta tra la fine del IV secolo e l’inizio del III a.C. la tomba recentemente scoperta a sud di Gerusalemme, lungo la Via Hebron (Derech Hevron) dagli archeologi dell’IAA, l’Autorità israeliana per le antichità. I resti cremati della giovane donna erano stati deposti in una grotta insieme ad un raffinatissimo specchio in bronzo pieghevole, simile ai nostri esemplari “da borsetta” (ma in versione “maxi”) e conservatosi in perfetto stato. L’affascinante ipotesi sull’identità della fanciulla, e l’altrettanto intrigante storia che le fa da sfondo, saranno discusse l’11 ottobre prossimo in un convegno organizzato dall’IAA, l’Autorità per le Antichità, dall’Università di Tel Aviv e dall’Università Ebraica di Gerusalemme (edit: a causa del conflitto in corso, il convegno è stato rinviato a data da destinarsi).

La caverna dove è stato effettuato il ritrovamento (Photo ©Shai Halevi, Israel Antiquities Authority)

La grotta in cui è avvenuta la scoperta si trova su un pendio roccioso non lontano dal kibbutz di Ramat Raḥel, in Israele, un’area, quest’ultima, già indagata dagli archeologi in diverse campagne di scavi condotte a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Le ossa carbonizzate trovate all’interno della grotta, parecchio discosta dall’insediamento dove sorge il kibbutz, frequentato tra l’VIII secolo a.C. e l’XI d.C., appartengono, come ha dimostrato l’antropologo Yossi Nagar dell’IAA, a una donna. Il rituale della cremazione sarebbe stato importato quando il territorio di Gerusalemme, a seguito della conquista di Alessandro Magno (332 a.C.), entrò nell’orbita ellenistica: secondo Guy Stiebel, del Dipartimento di Archeologia e Vicino Oriente Antico dell’Università di Tel Aviv, si tratterebbe della “prima prova, rinvenuta in Israele, di cremazione risalente al periodo ellenistico”. Accanto alle ossa giacevano numerosi chiodi di ferro piegati e una scatoletta dotata di coperchio pieghevole, che a una più attenta analisi si è rivelato essere un bellissimo specchio in bronzo.

(Photo ©Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority)

“Questo è il secondo specchio di questo tipo scoperto finora in Israele: in tutto il mondo ellenistico ne sono stati trovati complessivamente 63 esemplari”, spiega Liat Oz, direttrice degli scavi per conto dell’IAA. “La qualità del manufatto è così alta che si è conservato in condizioni eccellenti: sembra sia stato realizzato ieri.”

Ma a chi apparteneva il manufatto? In uno studio congiunto dell’Università di Tel Aviv e dell’Autorità israeliana per le antichità, il team di ricercatori guidato dagli stessi Stiebel  e Oz avanza un’intrigante ipotesi. Specchi di bronzo come quello ritrovato a Gerusalemme sono documentati di solito nelle tombe del mondo greco-ellenistico e appaiono decorati con incisioni o rilievi che rappresentano figure femminili idealizzate e o divinità, in particolare Afrodite, la dea dell’amore. Si tratta di costosi oggetti di lusso che potevano entrare in possesso delle donne greche soltanto in due modi: come parte della loro dote prima del matrimonio oppure come dono. A regalarli, in quest’ultimo caso, erano però di solito gli uomini, che ne facevano dono alle loro etère (hetairai) come simbolo del legame, di carattere affettivo e sessuale, che si stabiliva tra i due amanti.

Ancora, lo specchio splendidamente conservato (Photo ©Emil Aladjem, Israel Antiquities Authority)
(Photo ©Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority)

Considerando il fatto che in Grecia era raro che le donne sposate lasciassero le loro case per unirsi ai mariti nelle campagne militari, l’ipotesi avanzata dal team di studiosi è dunque che lo specchio appartenesse proprio a una cortigiana che accompagnava un alto membro dell’esercito o un funzionario del governo durante le spedizioni di Alessandro Magno o, più probabilmente, durante le guerre combattute dai Diadochi suoi successori. Le etère nell’antica Grecia erano infatti molto di più che semplici “prostitute”: alcune di loro divennero consorti dei sovrani greco-ellenistici, nonché di generali di alto rango e intellettuali famosi, e a volte ne influenzavano persino le decisioni politiche. Colte e raffinate, animavano salotti letterari e ispiravano gli artisti, che le sceglievano come modelle e muse per splendide sculture che venivano esposte nei templi.

(Photo ©Emil Aladjem, Israel Antiquities Authority)

Il fatto che non ci fosse alcun insediamento nelle immediate vicinanze della grotta sepolcrale sembra indicare, secondo gli archeologi, che la cortigiana sia morta improvvisamente e sepolta sul posto, non lontano dal ciglio della strada.

Statuetta di terracotta che raffigura una donna mente si specchia. Metropolitan Museum, New York (Photo ©Liat Oz, Israel Antiquities Authority)

“Questa scoperta è un chiaro esempio della virtuosa collaborazione che può instaurarsi tra archeologia e ricerca”, afferma Eli Escusido, direttore generale dell’Autorità israeliana per le antichità . “Partendo dallo studio di oggetti apparentemente semplici si può arrivare a gettare nuova luce su mondi ormai scomparsi e dimenticati. Al giorno d’oggi i ricercatori impiegano sempre più spesso le tecnologie moderne per ricavare dai ritrovamenti archeologici il maggior numero possibile di informazioni. Speriamo che tutto ciò ci darà modo di conoscere la nostra misteriosa signora più da vicino.”

Guy Stiebel (a destra) e Liat Oz posano con lo specchio (Photo ©Emil Aladjem, Israel Antiquities Authority)

Gli studi, annuncia l’IAA, sono ancora in corso e riguardano in particolare il luogo di produzione dello specchio, nel tentativo di ricavare indizi sul passato della donna e, forse, anche sull’uomo con il quale si accompagnava. I risultati della ricerca saranno presentati, insieme al prezioso reperto, al prossimo convegno “New Studies in the Archaeology of Jerusalem and Its Region”. [EDIT: L’evento era inizialmente in programma a ottobre, ma poi a causa del conflitto in corso è stato rinviato a data da destinarsi.]

Per info:  sito web dell’IAA .

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