ARTE / Eccezionale scoperta a Verucchio: dal convento francescano spuntano affreschi ignoti del Trecento. “Pitture di qualità eccelsa, forse del giottesco Pietro da Rimini”

Lo straordinario ritrovamento è avvenuto per caso in Santa Croce a Villa Verucchio, nel Riminese, esplorando un pertugio tra un muro e il coro. Al via il restauro e lo studio, che aiuterà a chiarire anche la storia del convento.

Il Cristo in Pietà raffigurato nella lunetta, di straordinaria qualità pittorica.

Trovare affreschi medievali ancora sconosciuti, e per giunta di grande qualità, non è certo cosa di tutti i giorni. Per questo ha suscitato grande entusiasmo ed emozione la scoperta delle straordinarie pitture trecentesche della chiesa di Santa Croce di Villa Verucchio, nel Riminese. Un vero e proprio “miracolo” verificatosi due anni or sono quando frate Federico, appartenente all’ordine dei Frati Minori di Verucchio, ha deciso di esplorare per curiosità una “strana” fessura che si insinuava fra il coro ligneo e il muro. La telecamera del suo cellulare, calato con un filo giù nel pertugio, ha catturato l’immagine di un’antica pittura medievale: uno splendido Cristo in Pietà, nobilmente composto in una nicchia. Superato a stento lo stupore, il frate ha avvertito i superiori. Poco dopo partivano i lavori per “liberare” gli affreschi, e poi la trafila per far sì che fossero restaurati e studiati a fondo, con l’obiettivo di restituirli quanto prima all’ammirazione di tutti.

Il ciclo di affreschi è stato svelato nei giorni scorsi al pubblico nell’antica chiesa conventuale di Santa Croce, celebre per via di una delle più belle leggende francescane: secondo la tradizione, infatti, il Santo di Assisi si fermò a pregare e a riposare nella cappella rustica che preesisteva l’attuale costruzione; dal suo bordone piantato a terra sarebbe nato il monumentale cipresso che, a tutt’oggi, domina con la sua mole il chiostro.

Una scoperta rara e straordinaria

La scoperta del ciclo affrescato è già di per sé un fatto di straordinaria importanza. ‘Se si ipotizza che dell’arte trecentesca sia giunto a noi meno del 3 per cento di quanto allora compiuto – commenta entusiasta lo storico dell’arte Giovanni Carlo Federico Villa – diventa evidente quanto sia eccezionale quello che sta emergendo in una delle più antiche aree francescane della Romagna. L’altissima qualità di questo ciclo pittorico ribadisce l’asse che da Assisi a Padova, patrimoni mondiali UNESCO, ha in Rimini e nelle sue valli un fulcro essenziale, capace di generare una scuola di riferimento per le due coste adriatiche”.

Gruppo di raffinate donne, particolare degli affreschi appena scoperti

Anche per quanto riguarda, più in generale, la storia dell’arte medievale, il ritrovamento lascerà di certo il segno. “Questa straordinaria scoperta – ha commentato Federica Gonzato, Soprintendente per le Provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini – ci permette di gettare nuova luce non solo sulla scuola giottesca riminese, ma anche sulla storia di questo convento. È un’operazione molto complessa, che sarà possibile grazie ad un ottimo lavoro di squadra, già avviatosi nel migliore dei modi. Come Soprintendenza abbiamo chiesto al Ministero di poter contribuire al lavoro che porterà alla conoscenza, al restauro e alla valorizzazione del complesso. La sfida sarà quella di rendere fruibile questo incredibile tassello all’interno dell’edificio, che continuerà ad ospitare l’attività liturgica”.

Il restauro? Sarà impegnativo ed “emozionante”

Un particolare degli affreschi scoperti nella chiesa

Iniziare ad analizzare le pitture ritrovate è stato emozionante. “E’ stato come aprire un vecchio libro polveroso rimasto chiuso per oltre cinque secoli in cui era scritta una storia finora sconosciuta”, racconta il restauratore Romeo Bigini. “Nel corso dello smontaggio dell’antico coro ligneo sono tornati alla luce ampi frammenti di affreschi di cui nessuno immaginava l’esistenza. E man mano che si procede nel loro recupero, restituendone la leggibilità, si evince la grande qualità pittorica e la possibile scuola di appartenenza: un altro importante tassello che si aggiunge alla straordinaria pittura riminese della prima metà del Trecento, che aiuterà anche a dettagliare quello che poteva essere l’aspetto originario dell’antica chiesa francescana, così come a ricostruire gli eventi che nel tempo ne hanno determinato le trasformazioni”.

I lavori sono già iniziati grazie all’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che insieme al Rotary Club di Rimini ha compiuto i primi passi,  spiega il suo presidente Mauro Ioli, per riportare alla luce un altro importante pezzo di storia di questa “felice variante” dello stile giottesco. Il sodalizio tra i due enti ha anche permesso di realizzare una copia di un Crocifisso duecentesco, ritenuto da sempre un falso, per permettere ai professionisti del settore di studiare l’opera e svelarne la sua vera essenza. “Da una prima analisi – anticipa Ioli -, sotto i diversi strati di ridipintura, pare sia visibile il disegno originale che potrebbe riprendere il modello canonico bizantino del Christus Patiens, adottato da Giunta Pisano e Cimabue”.

All’iniziativa sta partecipando, si accennava, anche il Rotary Club Rimini, che in questi anni ha già collaborato a numerosi progetti di recupero del patrimonio culturale riminese quali quelli legati alle Porte Galliana e Montanara, e alla statua di Giulio Cesare in Piazza Tre Martiri e Sant’Agostino con la scoperta, nella Cappella Feriale, di affreschi della seconda metà del Trecento. Quest’ultimo ritrovamento – commenta il presidente Attilio Gardini – “è eccezionale, quasi un unicum a livello nazionale. La sfida per riportare alla luce l’affresco è impegnativa e affascinante e richiederà un impegno corale: il Rotary Club Rimini, così come la Fondazione Cassa di Risparmio, la Comunità monastica e il Comune di Verucchio, non si sottrarranno e lavoreranno sodo per valorizzare, assieme alle imprese, alle istituzioni e ai cittadini, questo significativo patrimonio culturale del territorio”.

Grande opportunità per il turismo

La Rocca Malatestiana di Verucchio (da Castelli Emilia-Romagna)

La scoperta, c’è da scommetterci, avrà un impatto anche sul turismo, perché gli affreschi vanno a impreziosire un patrimonio culturale, quello di Verucchio, già molto consistente. “Al Museo Civico Archeologico – commenta il sindaco Stefania Sabba – che vanta reperti unici al mondo della civiltà villanoviana, e alla Rocca che ne fa la culla dei Malatesta, si aggiungono ora nuove pagine entusiasmanti del Trecento riminese che riscrivono la storia dell’arte medioevale. In un luogo come il Convento di Santa Croce che è nel cuore di tutti per il Cipresso più grande d’Italia che la tradizione vuole piantato da san Francesco nel 1213 e che ne fa la prima tappa dell’omonimo Cammino Rimini-La Verna. E in una chiesa che già ospita importantissime opere al suo interno – dall’affresco sulla navata sinistra al crocifisso in legno a sua volta al centro di un intervento di recupero – e si candida ora a entrare nei principali itinerari del turismo culturale andando a completare un territorio ricco di testimonianze di ogni epoca”.

Un elmo crestato villanoviano della prima età del Ferro (799 a.C – 750 a.C), tra i gioielli del Museo Civico Archeologico di Verucchio (foto: Museo Civico Archeologico di Verucchio)

Del Museo e della Rocca malatestiana chi scrive ha parlato nel libro “35 castelli imperdibili dell’Emilia Romagna”, scritto a quattro mani con Mario Galloni e pubblicato dalle Edizioni del Capricorno, dedicando ai due luoghi un intero capitolo.

L’autore? Forse un” grande nome”

Intanto gli studiosi si stanno interrogando sulla paternità degli affreschi. Qualcuno vi ha ravvisato la felice mano di Pietro da Rimini (1280-1350), pittore giottesco attivo principalmente in Romagna e nelle Marche e autore, tra gli altri, del grande Crocifisso (1335-40) della cattedrale di San Cristoforo a Urbania, e della sua fiorente bottega.

Il Crocifisso dipinto da Pietro da Rimini nel 1335-40, esposto nella cattedrale di San Cristoforo di Urbania (COMMONS).

Altri sono invece preferiscono andarci più cauti. In ogni caso, quello emerso nella chiesa di Santa Croce di Villa Verucchio è uno dei più importanti rinvenimenti che vedono protagonista la pittura del Trecento. Ora non resta che attendere quello che il restauro e lo studio dell’opera saprà svelarci.

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