Archeologia / Agrigento, recuperato in mare un “cavallo rampante” di marmo: faceva parte del fregio del Tempio di Zeus?

Importante recupero di un reperto archeologico nel mare di Agrigento: si tratta di un possibile “cavallo rampante”, molto probabilmente un decoro frontale in marmo appartenente al celebre Tempio di Zeus Olimpo dell’antica Akragas ed elemento  iconico nelle rappresentazioni artistiche del periodo greco.
Il recupero, avvenuto nello specchio d’acqua antistante San Leone, poco distante dalla foce del fiume Akragas, è stato effettuato dai subacquei del Nucleo sommozzatori dell’Arma dei Carabinieri alla presenza di funzionari della Soprintendenza del mare, del Nucleo Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri e di alcuni componenti del Gruppo Subacqueo di BCsicilia.

Il reperto in ambiente subacqueo nel 2022. (Foto ©BCSicilia)

Il reperto, ricoperto di concrezioni e quasi certamente di marmo proconnesio, ha dimensioni di m. 2 per m. 1,6 e 35 cm di spessore. Giaceva a circa 300 metri dalla costa, a 9 metri di profondità ed era conosciuto già da lungo tempo: tuttavia era segnato nella carta archeologica come una banale, anonima e non meglio definita “vasca”.

Questa attribuzione non aveva mai convinto il Gruppo Subacqueo di BCsicilia guidato dall’ing. Gaetano Lino, che nell’ottobre del 2022 ha effettuato, insieme al sub volontario Salvatore Ferrara e grazie anche al contributo esterno di Francesco Urso della sede BCsicilia di Agrigento, un rilievo in 3D. Dall’elaborazione delle foto utili al rilievo tridimensionale subacqueo è venuta fuori l’eccezionale immagine di quello che sembra il particolare di un fregio del timpano di un tempio.

Il reperto recuperato con i partecipanti all’operazione (Foto ©BCSicilia)

Secondo gli archeologi, il tempio in questione potrebbe essere quello al centro del complesso dell’Olympeion, eretto dopo la vittoria di Himera sui Cartaginesi del 480-479 a.C., quando Akragas era governata da Terone. Il tempio crollò completamente durante il terremoto del 19 dicembre 1401 e i ruderi vennero utilizzati come cava di pietra per la realizzazione dei moli dell’attracco di Porto Empedocle. Gli scavi del 1928 ne riportarono alla luce diverse parti, tra cui i resti di quattro telamoni, uno dei quali ricostruito interamente.

Della scoperta BCSicilia ha immediatamente dato notizia alla Soprintendenza del mare così da poter avviare subito il recupero del reperto, che è stato finalmente riportato a riva dopo due precedenti tentativi vanificati dalla torbidità dell’acqua.

Fonte: BCsicilia. Foto: ©BCSicilia

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