Sesto Calende (Varese), San Vincenzo svela i suoi segreti: al via la nuova campagna di scavo, si cerca la chiesa altomedievale scomparsa

È iniziata da pochi giorni la nuova campagna di scavi archeologici condotta dall’Università degli Studi di Milano presso la chiesa, oggi sconsacrata, di San Vincenzo a Sesto Calende (Varese). Un progetto ambizioso, quello guidato da Emanuele E. Intagliata, che nasce dalla sinergia tra le cattedre di Archeologia Cristiana e Medievale e di Archeologia Classica, sotto la direzione del professor Lorenzo Zamboni, con l’idea di approfondire la conoscenza dell’antico edificio, nella speranza di gettare nuova luce su una parte del sito ancora avvolto nel mistero. L’intervento archeologico interesserà infatti un’area finora inesplorata, che insiste su terreni di proprietà della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

Foto: Comune di Sesto Calende

La chiesetta di San Vincenzo è stata già oggetto, tra il 1978 e il 1982, di indagini che ne hanno rivelato la straordinaria continuità insediativa per oltre un millennio, dal periodo romano imperiale fino al Medioevo, passando per quello longobardo.

Edificata nelle forme attuali tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, la chiesa campestre sorge su una zona di culto già frequentata in epoca preistorica, come testimonia il ritrovamento in zona di massi coppellati. Poi in epoca romana si installò un culto dedicato alla dea Venere, come suggerisce un’ara dedicata a Diana Augusta e agli dei e alle dee, che faceva da sostegno a un’acquasantiera. Sui resti di tali strutture, datate in base ai rinvenimenti ceramici al II secolo d.C., dovette poi sorgere nel V-VI secolo una prima chiesa ad aula unica dotata di abside orientata verso ovest, al cui interno erano collocate almeno due sepolture privilegiate.

Le indagini degli anni Ottanta hanno riportato alla luce diversi reperti, tra i quali un’iscrizione sepolcrale di epoca romana appartenente a una certa Bursula, reimpiegata in una sepoltura successiva di incerta datazione, e la tomba di un bambino datata al VI-VII secolo, ossia all’età longobarda: il piccolo era stato sepolto con un guscio d’uovo posizionato sull’addome.

A partire dall’XI secolo la chiesa fu completamente ricostruita e dedicata a San Vincenzo, in forme non molto diverse da quelle attuali. Rispetto all’edificio precedente, l’abside venne orientata in direzione opposta, verso est. Gli scavi hanno documentato all’interno altre sepolture, di incerta datazione, diverse delle quali posizionate proprio nell’abside.

In seguito, per via della sua posizione isolata dal centro abitato, San Vincenzo fu utilizzata come lazzaretto durante le epidemie di peste e di colera, l’ultima delle quali nel 1884. Intanto, nel XVIII secolo l’edificio aveva subito una serie di interventi di restauro che però non ne alterarono troppo l’assetto originale: al suo interno infatti la chiesa conserva ancora parte di un ciclo di affreschi cinquecenteschi di carattere devozionale, uno dei quali è la raffigurazione di San Vincenzo e i Re Magi (da cui il nome “Oratorio dei Re Magi” con cui la chiesetta è altresì conosciuta).

L’interno della chiesetta con gli affreschi che ornano l’abside. Foto: Comune di Sesto Calende

Nonostante le indagini già effettuate, molti sono gli interrogativi ancora irrisolti, in particolare per quanto concerne la funzione e l’estensione dell’occupazione umana sul sito nel corso dei secoli. A chiarire questi aspetti giungono gli scavi odierni, che si concentreranno in particolare sulle ricerche della prima chiesa edificata nell’alto Medioevo. Recenti prospezioni geofisiche, condotte da Guglielmo Strapazzon, hanno infatti confermato la presenza di strutture sepolte orientate lungo l’asse est-ovest: potrebbe trattarsi proprio della chiesetta edificata nel V-VI secolo, di cui si sono perse le tracce?

Gli scavi sono appena iniziati e si concluderanno il 27 settembre e la buona notizia è che sono aperti al pubblico con visite guidate gratuite ogni martedì, dal 3 al fino al 24 settembre, nella fascia oraria dalle 17 alle 18. Non sarà necessario prenotare, ma basterà semplicemente presentarsi sul posto e chiedere di poter effettuare una visita al sito archeologico con gli studiosi presenti in loco. Infine, domenica 29 settembre si terrà un incontro conclusivo presso la chiesa di San Vincenzo, dove verranno presentati i risultati delle indagini archeologiche.

Immagine d’apertura: la suggestiva chiesa vista dall’esterno (Wikimedia Commons: Roberto Zanon CC BY-SA 3.0)

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.

Alto MedioevoarcheologiaLongobardiMedioevonotizieOratorio dei Re Magiscaviscavi archeologiciUniversità di MilanoVarese