Vasi di alabastro, selce, incenso e mirra: nel deserto del Negev le tombe dei mercanti di 2.500 anni fa svelano la tratta delle schiave [FOTO | VIDEO]

Ennesima scoperta archeologica, in Israele, stavolta nel deserto del Negev. I ricercatori dell’IAA – Israel Antiquities Authority hanno riportato alla luce, nei pressi della Tlalim Junction, un complesso funerario di 2.500 anni fa con decine di tombe. Dai reperti si direbbe che appartengano ai mercanti delle carovane che, partendo dall’Arabia meridionale e dallo Yemen, attraversavano la regione carichi di spezie e sostanze preziose. E non solo. C’erano anche donne. Comprate e vendute come schiave.

Il dott. Martin David Pasternak, direttore degli scavi dell’Israel Antiquities Authority, mentre raccoglie reperti nel sito (foto: IAA)

Un amuleto del dio Bes nel deserto del Negev

Secondo Martin David Pasternak e Tali Erickson-Gini, archeologi dell’Israel Antiquities Authority, il sito testimoniala vivacità degli scambi culturali tra l’Arabia meridionale, la Fenicia, l’Egitto e l’Europa meridionale.

 Veduta aerea degli scavi (Foto: IAA)

Nei due sepolcri finora esplorati, entrambi risalenti al VII-V secolo a.C., c’erano gioielli in rame e argento, vaghi da collana colorati e gusci di conchiglie e un amuleto raffigurante il dio egizio Bes, protettore di donne e bambini. Ma anche diversi vasi in alabastro contenenti tracce di resine e di incenso proveniente dall’Arabia meridionale.

L’amuleto del dio egizio Bes trovato sul sito (foto: IAA)

Varietà e tipologia dei reperti fanno pensare che le tombe accogliessero i resti dei mercanti arabi che da qui transitavano in carovane portando verso il Mediterraneo sostanze rare e preziose come il franchincenso – resina aromatica utilizzata nei riti religiosi – e la mirra.

Frammenti di incensiere, probabilmente correlato ai rituali di culto condotti nel sito (foto: IAA)

Cimitero di mercanti

A conforto di questa ipotesi c’è che il complesso funerario non si trova nei pressi di insediamenti o fortificazioni, ma all’incrocio di importanti rotte commerciali. La notevole quantità di sepolture potrebbe dipendere dal fatto che il sito fu frequentato per generazioni dai commercianti che percorrevano la rotta del Negev. Oppure potrebbe trattarsi delle tombe dei componenti di una carovana che cadde vittima di un attacco di predoni. Probabilmente non lo sapremo mai.

Un eccezionale vaso di alabastro, come scoperto nello scavo del Negev (foto: IAA)

La tratta delle schiave: dall’Arabia al Negev

Un altro aspetto interessante è la presenza, nelle carovane commerciali, di donne. A suggerirlo è un amuleto del dio Bes, bizzarra divinità egizia dalle fattezze di nano legata all’ambito ludico. Un recente studio ha peraltro riscontrato, all’interno di un vaso con il volto di Bes scoperto proprio in Egitto, la presenza di sostanze psicotrope. Oltre che patrono delle danzatrici, Bes era invocato per assistere le partorienti durante il travaglio e vigilare sui neonati.

Che ruolo avevano queste donne? Con ogni molta probabilità si trattava di schiave. Le fonti yemenite della seconda metà del I millennio a.C. testimoniano quanto fosse diffuso l’acquisto di schiave sui mercati orientali. Un’iscrizione scoperta nello Yemen, per dire, elenca una trentina di donne acquistate come schiave sulla “piazza” di Gaza. Ma l’abitudine era ben presente anche in Egitto, in Grecia e altrove.

Selce dipinta con ocra rossa

Altri reperti rinvenuti sul sito, soprattutto punte di freccia, sono in selce. Secondo Jacob Vardi, ricercatore dell’IAA, una simile concentrazione di manufatti di questo materiale non ha riscontri in Israele. Mentre è comune nello Yemen e in Oman, da cui provenivano le carovane di mercanti.

Punte di freccia in selce trovate nello scavo, simili a esemplari dallo Yemen e dall’Oman (foto: IAA)

Alcuni di questi oggetti presentano tracce di ocra rossa, sostanza che in molte culture antiche richiamava il sangue ed era impiegata per scopi decorativi, religiosi o rituali.

Il Negev: crocevia di traffici commerciali

Il direttore dell’Israel Antiquities Authority, Eli Escusido, ne è sicuro: la scoperta conferma il ruolo centrale del Negev nell’antichità e prova che la regione non era solo un luogo di passaggio, ma un crocevia di culture e commerci, come indicano anche diversi splendidi amuleti in stile egizio trovati sul sito.

Amuleti in stile egizio scoperti nel sito (foto: IAA)

Ora la palla passa agli studiosi, che attraverso ricerche multidisciplinari e ulteriori scavi cercheranno di ricostruire ciò che accadde in quest’area 2.500 anni fa. E di vederci chiaro anche, e soprattutto, sui suoi aspetti più drammatici e inquietanti.

Fonte notizia: IAA- Israel Antiquities Authority

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