Un piccolo frammento di bronzo rinvenuto a Creazzo ha acceso una scintilla. E la scintilla ha prodotto la mostra “Con gli occhi della Divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano”, che al Museo Zannato di Montecchio Maggiore porta sotto i riflettori il ricco patrimonio archeologico del Vicentino. Inaugurata il 22 marzo e curata da Annachiara Bruttomesso, Mariolina Gamba e Anna Scalco con il supporto della Soprintendenza ABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, l’esposizione riunisce reperti noti e inediti che raccontano culti, devozione e pratiche divinatorie tra epoca preromana e romana, offrendo uno sguardo unico sulle radici spirituali del territorio.
Gli occhi, simboli del Sacro
Tutto è iniziato, appunto, con una lamina di bronzo preromana, consegnata al Museo Zannato circa due anni fa, decorata con un occhio e un guerriero. Questo motivo, comune nelle lamine votive vicentine, ha ispirato un’esposizione che integra scoperte recenti da scavi e rinvenimenti casuali avvenuti negli ultimi anni. Visitabile fino al 27 luglio 2025, la mostra presenta 65 reperti in bronzo, argento e ceramica, molti mai esposti prima, che testimoniano la religiosità del Vicentino durante la romanizzazione.
A campeggiare su dischi e lamine da Marostica, Rosà, Quinto Vicentino e Torri di Quartesolo sono soprattutto gli occhi, simbolo dello sguardo divino. La lamina di Brendola, scelta come logo della mostra, incarna perfettamente questa simbologia, diffusa dal Mediterraneo all’Europa celtica. Vi sono poi le statuette d’argento dal Monte Summano, raffiguranti una divinità femminile e Marte, insieme ad astragali iscritti e a resti di resina purificatrice, che testimoniano le pratiche divinatorie e rituali esercitate sul Monte Summano, luogo di culto cruciale per il territorio.
Le stele dei Veneti
In mostra troviamo anche la stele di Isola Vicentina, dove compare la parola “Venetkens”, prima attestazione del nome degli antichi Veneti, e la stele di Monte Berico, che segna i confini di Vicenza. Queste iscrizioni, insieme a lamine votive da santuari come quello di piazzetta San Giacomo, offrono dettagli preziosi sulla società e la spiritualità veneta preromana, che si fuse con la cultura romana senza perdere la propria identità.
Ancora, reperti come i palchi di corna di cervo di Magrè e le sortes – ossa animali con sigla iscritta – di Trissino rivelano l’importanza degli oracoli e dei doni votivi. I santuari, spesso situati lungo la via Postumia, erano centri di aggregazione spirituale e sociale. La mostra contestualizza questi luoghi, evidenziando il ruolo di Vicenza come crocevia culturale tra il II secolo a.C. e l’epoca romana.
L’archeologia accessibile
La mostra è realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza e coinvolge esperti come Giulia Pelucchini, Elena Pettenò e Anna Marinetti. Il restauro di reperti, curato tra gli altri da Stefano Buson, ha permesso di preservare e valorizzare questi fragili e preziosissimi oggetti, rendendoli accessibili al pubblico.
Forte di una collezione che spazia dal Neolitico all’età longobarda, il Museo Zannato – parte del Sistema Museale Agno-Chiampo – si conferma con questa mostra un importante polo culturale di riferimento culturale del territorio. Accompagnata da visite guidate e attività educative, e integrando ricerca, didattica e divulgazione, l’esposizione invita il pubblico a esplorare il passato con occhi nuovi rendendo l’archeologia accessibile a tutti.
La mostra è aperta sabato (15:00-18:30) e domenica (9:30-12:30, 15:00-18:30) ed è completata da eventi e conferenze. Per informazioni: www.museozannato.it.