I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine, coadiuvati dalla Stazione Carabinieri di Torviscosa (Udine), tempestivamente intervenuti su segnalazione, hanno sorpreso un uomo di 70 anni, residente nella bassa friulana della provincia di Udine, mentre scavava in un campo in località Malisana, utilizzando diversi tipi di metaldetector, vanga e paletta in ferro, tipica strumentazione utilizzata dai cosiddetti “tombaroli”. Durante l’intervento, è stato sequestrato un manufatto metallico appena estratto, insieme a tutta l’attrezzatura. La zona, vicina all’antica via Annia e a insediamenti romani, è sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
Fibule e anelli romani: un tesoro nascosto
La perquisizione domiciliare ha rivelato un vero e proprio tesoro: circa 200 reperti, tra cui fibule, anelli, monete di varie epoche e medagliette votive, tutti di probabile origine romana. Questi oggetti, nascosti nella casa del sospettato, suggeriscono un’attività di scavo clandestino prolungata. La varietà dei ritrovamenti, che spaziano dal I al IV secolo d.C., riflette la ricchezza archeologica della regione, un tempo crocevia tra Aquileia e il Nord-Est dell’Impero Romano.
L’importanza dei reperti
Le fibule, spille usate per fissare i mantelli, e le monete romane sono tra i reperti più comuni nei siti del Friuli, ma il loro valore storico è inestimabile. Come spiega la Soprintendenza, questi oggetti possono rivelare dettagli su commerci, culti e vita quotidiana. Le medagliette votive, spesso legate a santuari come quelli di Aquileia, potrebbero essere connesse a pratiche religiose, forse dedicate a divinità come Ercole o Venere. L’analisi, affidata agli esperti, determinerà datazione precisa e contesto culturale.
Il ruolo di Aquileia
La Bassa Friulana, vicina ad Aquileia, era un nodo strategico dell’Impero Romano. Fondata nel 181 a.C., Aquileia fu un centro commerciale e militare, collegato da strade come la via Annia. I reperti di Malisana potrebbero provenire da una villa rustica, un sepolcreto o un piccolo santuario, ipotesi che gli archeologi stanno valutando. La vicinanza a siti come la villa romana di Ronchi di Aquileia rende plausibile la presenza di materiali di epoca tardoantica.
I reperti saranno restaurati, studiati e musealizzati
Il 70enne è stato denunciato per furto di beni culturali, reato previsto dall’articolo 176 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, con pene fino a 7 anni di reclusione. I reperti, ora sotto la custodia dell’Autorità giudiziaria di Udine, saranno studiati dalla Soprintendenza per determinarne il valore storico e artistico. È probabile che vengano esposti in un museo, come il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia o il Civico di Udine, per essere accessibili al pubblico.
La piaga dei tombaroli
L’attività compiuta da parte del Nucleo TPC di Udine si inquadra in modo organico nell’azione di coordinamento investigativo finalizzata al contrasto dei reati contro i beni culturali che, in questo caso, ha consentito il recupero di numerosi manufatti archeologici risalenti all’epoca romana e di interrompere la specifica azione predatoria che di fatto “decontestualizza” i beni dal loro contesto originario, privandoli del fattore identitario che li associa al territorio. Inoltre, ciò ha consentito di fornire alla Soprintendenza nuovi utili spunti sulle antiche testimonianze di quella zona.
La ricchezza archeologica del territorio italiano attira da tempo i tombaroli, che spesso vendono i ritrovamenti sul mercato nero. Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine, attivo dal 1969, ha intensificato i controlli, utilizzando droni e tecnologie GIS per monitorare siti sensibili. Nel 2023, il Comando Carabinieri TPC ha recuperato oltre 3.500 reperti a livello nazionale, con un valore stimato di 12 milioni di euro.