Mozia, nel cuore dell’antica officina ceramica punica riemerge una statua greca femminile: è del V secolo a.C.

Una nuova, affascinante testimonianza del passato greco-punico della Sicilia è emersa sull’isola di Mozia, nella laguna dello Stagnone di Marsala (Trapani). Durante la campagna di scavi 2025, la missione archeologica dell’Università degli Studi di Palermo, in convenzione con la Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, ha portato alla luce una statua femminile in marmo di epoca classica, priva della testa e della parte superiore del busto.

Alta 72 centimetri (incluso il basamento), la scultura raffigura una figura incedente, vestita con chitone e himation (un mantello drappeggiato molto diffuso nella Grecia classica), secondo l’iconografia tipica dell’arte greca del V secolo a.C. Il torso era originariamente assemblato con un secondo blocco, come attestano i due fori con resti di tenoni metallici sul punto di frattura, a conferma della tecnica costruttiva modulare impiegata.

Sdraiata in una vasca d’argilla

Il contesto del ritrovamento aggiunge ulteriore valore alla scoperta: la statua è stata rinvenuta sdraiata lungo il bordo di una vasca per l’argilla all’interno del Ceramico di Mozia (Area K), uno dei più importanti complessi produttivi di ceramica punica del Mediterraneo centrale. Secondo gli archeologi, potrebbe essere stata rimossa e deposta intenzionalmente durante l’ultima fase d’uso dell’officina, probabilmente in corrispondenza dell’assedio condotto da Dionisio I di Siracusa nel 397 a.C.

«Una scoperta importante – ha dichiarato Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali – che conferma quanto la Sicilia sia stata un crocevia di civiltà e continui a restituirci testimonianze straordinarie».

La statua potrebbe essere appartenuta all’arredo originale della stessa officina o a un contesto connesso, aprendo a nuove ipotesi sulla commistione culturale tra greci e fenici nella Sicilia occidentale. La presenza di un’opera di stile greco in un insediamento fenicio rafforza l’idea di una osmosi culturale viva e complessa, in cui scambi artistici e simbolici attraversavano i confini tra civiltà.

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