Una lastra di vetro trasparente, percorribile a piedi, svela ai passanti una parte nascosta della storia millenaria di Gela. È stato inaugurato nel centro storico, in via Di Bartolo, un museo a cielo aperto che custodisce e valorizza una necropoli greca di età arcaica risalente al VI secolo a.C., emersa in modo del tutto inatteso durante i lavori di posa della rete Open Fiber. Un progetto che, da semplice intervento infrastrutturale, si è trasformato in un’importante operazione di archeologia urbana e valorizzazione culturale.
16 sepolture intatte sotto l’asfalto
Le attività di archeologia preventiva, coordinate dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta e interamente finanziate da Open Fiber, hanno portato alla luce sedici sepolture, disposte su due livelli. Si tratta di un contesto straordinario per la sua omogeneità, che suggerisce l’appartenenza a un nucleo familiare o sociale ristretto.
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La commovente trottola del bambino: gioco e morte
Nella tomba n. 10 è stato rinvenuto un oggetto che emoziona: una trottola in ceramica, identica a quelle dei nostri giorni. Non un semplice giocattolo, ma – secondo gli archeologi – un simbolo rituale della brevità della vita, offerto in omaggio a un’infanzia spezzata troppo presto. Un gesto di tenerezza e spiritualità che attraversa i secoli.
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Un museo sotto i piedi: vetro calpestabile e pedonalizzazione
Il tratto urbano interessato è stato completamente pedonalizzato e trasformato in un vero e proprio spazio espositivo a cielo aperto, protetto da una lastra di vetro calpestabile che consente al pubblico di osservare dall’alto le tombe senza danneggiarle. Un modello virtuoso di integrazione tra tutela archeologica e fruizione contemporanea, che coniuga innovazione tecnologica e ricerca storica.
Progetto esemplare per tutta la Sicilia
«Un ritrovamento straordinario», lo ha definito l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato. «La trasformazione di un cantiere in museo mostra come ricerca, tutela e innovazione possano convivere, offrendo alla comunità un patrimonio condiviso». Dello stesso avviso Daniela Vullo, soprintendente di Caltanissetta, che ha sottolineato come a Gela «l’archeologia preventiva continua a produrre risultati eccezionali» e questo nuovo intervento «apre una nuova strada per la valorizzazione diffusa dei beni archeologici siciliani».
Tra le tombe, colpisce la presenza prevalente di bambini e neonati, in particolare con la tecnica dell’enchytrismós: piccoli corpi deposti all’interno di anfore corinzie, poi interrate. Un rito delicato e drammatico che parla dell’alta mortalità infantile nell’antica Gela.