La “Grande Paura” del 1789: così le voci viaggiavano come un’epidemia nella Francia rivoluzionaria

Vie, strade, stazioni postali: erano queste le reti lungo le quali, nel passato, si diffondevano voci, informazioni e – potremmo dire oggi – fake news. Non servivano smartphone né social network: bastavano mulattieri, viaggiatori, soldati o contadini per trasportare notizie, spesso incontrollate, da un villaggio all’altro.

Un nuovo studio internazionale, pubblicato su Nature, getta luce su uno degli episodi più emblematici della Rivoluzione francese: la cosiddetta Grande Paura. Tra il 20 luglio e il 6 agosto 1789, nei primissimi giorni della Rivoluzione, un’ondata di voci incontrollate si propagò in tutta la Francia. Si parlava di bande armate di briganti assoldati dall’aristocrazia, di complotti per soffocare nel sangue i fermenti rivoluzionari, di attacchi imminenti ai villaggi.

Il panico fu tale che, in molte campagne, i contadini insorsero contro i proprietari terrieri, dando alle fiamme i registri feudali. La pressione di questi eventi spinse l’Assemblea Nazionale, il 4 agosto 1789, ad annunciare la fine dei privilegi feudali: una svolta epocale nella storia francese ed europea.

Fake news del XVIII secolo

Lo studio, coordinato dal Centro della Complessità e Biosistemi dell’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Université Paris 8 e l’Università di Tolone, ha utilizzato un approccio innovativo: gli stessi modelli epidemiologici impiegati per analizzare la diffusione delle malattie infettive sono stati applicati al flusso delle voci.

Gli studiosi hanno raccolto fonti storiche, mappe del XVIII secolo, dati demografici e socioeconomici dell’epoca (prezzi del grano, livelli di alfabetizzazione, distribuzione della proprietà fondiaria) e li hanno confrontati con i percorsi documentati della Grande Paura.

I professori Stefano Zapperi e Caterina La Porta, autori dello studio

Il risultato è sorprendente: le voci si diffusero come un virus sociale, avanzando a una velocità media di 45 chilometri al giorno, lungo le strade principali e in particolare nei pressi delle stazioni postali. Circa il 40% dei luoghi toccati dal panico, infatti, si trovava in prossimità di una di queste infrastrutture di comunicazione.

Non isteria collettiva, ma razionalità

Lo studio evidenzia un altro aspetto cruciale. Le aree più colpite non furono quelle più isolate o arretrate, bensì quelle caratterizzate da maggiore alfabetizzazione e da ricchezza relativa, ma anche da prezzi del grano più alti.

Questo indica che la Grande Paura non fu un fenomeno di pura isteria collettiva, come alcuni storici hanno ipotizzato, bensì una reazione razionale a una situazione insostenibile: carestie, squilibri economici e un sistema feudale che pesava sui contadini. Bruciare i registri signorili, ad esempio, non era un gesto casuale, ma un atto mirato a ottenere vantaggi concreti e a cancellare debiti e obblighi.

Una nuova chiave di lettura

“Questa ricerca ribalta l’idea che la Grande Paura fosse una semplice esplosione di isteria – spiega Stefano Zapperi, docente di Fisica statistica alla Statale di Milano e co-autore dello studio –. Furono le condizioni politiche ed economiche a determinarla. Molti atti di rivolta furono razionali, mirati e motivati.”

Sulla stessa linea si esprime Caterina La Porta, professoressa del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università di Milano e co-autrice dello studio: “Il punto cruciale è stato affrontare la diffusione delle voci come si affronta una malattia contagiosa. Questo è stato possibile grazie al confronto fra discipline diverse: fisica, storia economica, epidemiologia e scienze sociali. È un approccio che apre nuove prospettive di ricerca.”

Dal 1789 ai social network

La lezione che viene dal passato è attualissima. Allora, le “autostrade” della disinformazione erano le reti fisiche di strade, stazioni postali e comunicazioni ufficiali; oggi, il ruolo è svolto dai social network, dove le notizie – vere o false – si propagano con dinamiche simili.

“La Grande Paura rappresenta un esempio del ruolo che la diffusione di voci può avere nel guidare cambiamenti politici – conclude Zapperi –. Studiare come si diffondono le voci ci aiuta a capire non solo il passato, ma anche il modo in cui reagiamo alle crisi oggi.”

Immagine in apertura: Il bombardamento della Bastiglia, 14 luglio 1789, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6882732

Fonte: UniMi

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Zapperi, S., Varlet-Bertrand, C., Bastidon, C. et al., Epidemiology models explain rumour spreading during France’s Great Fear of 1789
  • 🏛️ Centro della Complessità e Biosistemi dell’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Université Paris 8 e l’Università di Tolone
  • 📚 Nature (peer-reviewed) 646, 358–364 (2025)
  • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41586-025-09392-2

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.
disinformazionefake newsGrande Pauramodelli epidemiologicinotizieRivoluzione francesestoria modernastudiUniversità Statale di Milano