Mostre / Pavia, 24 febbraio 1525: la battaglia che cambiò l’Europa rivive negli arazzi del Rinascimento

Il 24 febbraio 1525 intorno al Castello di Pavia ebbe luogo una delle più decisive battaglie della storia moderna: la Battaglia di Pavia. Episodio cruciale delle Guerre d’Italia (1494-1559), lo scontro vide contrapposti l’esercito francese, guidato dal giovane e ambizioso re Francesco I di Valois, e le truppe imperiali di Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna.


Bernard van Orley, disegnatore
(circa 1488 – 1541)
Willem e Jan Dermoyen, arazzieri
(Bruxelles, attivi circa 1520 – 1540)
Cattura del re Francesco I
1528-31 ca.
Lana, seta, fili d’oro e argento
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Al centro della contesa c’era il Ducato di Milano, strategico crocevia politico, economico e militare e per questo da tempo ambito dalla monarchia francese, mentre per l’Impero rappresentava un tassello fondamentale per consolidare la propria egemonia sulla Penisola. Dopo anni di scontri e ribaltamenti di fronti, nel 1524 Francesco I marciò in Italia e pose l’assedio a Pavia, determinato a piegare la resistenza imperiale.

Scontro finale

Il conflitto derivava dalla volontà francese di espandersi verso sud e dal tentativo imperiale di contenere questa spinta. L’assedio di Pavia si protrasse per mesi, logorando entrambe le parti. All’alba del 24 febbraio, anniversario della nascita di Carlo V, le forze imperiali – composte da spagnoli, tedeschi lanzichenecchi, italiani e cavalieri borgognoni – sferrarono un attacco a sorpresa.

Francesco I

Decisivo fu l’impiego su larga scala di archibugi e artiglieria leggera, che annientarono la cavalleria francese, fino a quel momento considerata invincibile. Fu una strage: i reparti francesi furono travolti e il loro re fatto prigioniero.

Il drammatico epilogo venne immortalato dalla frase che Francesco I scrisse alla madre, da Madrid, dove fu condotto prigioniero: «Tutto è perduto fuorché l’onore».

Un nuovo ordine politico e militare

L’esito della Battaglia di Pavia ebbe ripercussioni profonde: consegnò il Ducato di Milano alla dinastia asburgica, ponendo le basi della lunga egemonia spagnola in Italia. Mutò gli equilibri geopolitici europei, rafforzando Carlo V e ridimensionando la Francia. E non da ultimo, trasformò l’arte della guerra, sancendo il tramonto della cavalleria pesante e la contemporanea ascesa della fanteria, resa formidabile dalle nuove armi da fuoco portatili e dall’artiglieria.

Pavia divenne così il luogo simbolo di una svolta epocale, non solo per l’Italia ma per l’intero continente.

Una mostra per rivivere il Rinascimento pavese

Oggi, nel cinquecentenario dello scontro, il Castello Visconteo di Pavia celebra l’anniversario con la mostra “Pavia 1525: le arti nel Rinascimento e gli arazzi della battaglia”, aperta fino all’11 gennaio 2026. La rassegna, organizzata dai Musei Civici di Pavia e dal Comitato Promotore del Cinquecentenario, rappresenta uno dei più importanti eventi culturali del 2025, come testimonia il riconoscimento dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

L’esposizione è suddivisa in due grandi sezioni: la prima ricostruisce la straordinaria stagione artistica che precedette la battaglia; la seconda è interamente dedicata ai sette arazzi monumentali provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, concessi in prestito per la prima volta tutti insieme dopo un accurato restauro.

Pavia nel Rinascimento: città d’arte e di cantiere

La mostra restituisce l’immagine di una Pavia rinascimentale in pieno fermento. Crocevia di culture tra Italia e Nord Europa, la città attirò architetti, pittori e scultori che lasciarono un’impronta duratura.

Un posto d’onore spetta al cantiere della Certosa di Pavia, uno dei più grandiosi complessi monastici del Rinascimento, che ospitò artisti come Ambrogio Bergognone, autore di pale d’altare e affreschi. In mostra è ricomposto il suo polittico per la Certosa, con tavole disperse oggi in vari musei ma riunite virtualmente grazie a indagini scientifiche condotte con tecniche diagnostiche avanzate.

Sant’Agostino e San Gerolamo

Non meno affascinante è la sezione dedicata alla costruzione del Duomo di Pavia, esempio di orgoglio civico collettivo. Qui lavorarono personalità del calibro di Donato Bramante, Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio Martini. Tra i pezzi esposti si segnalano l’Incisione Prevedari di Bramante e i disegni leonardeschi provenienti dalle collezioni reali di Windsor, che testimoniano il soggiorno del maestro a Pavia e i suoi studi sull’architettura a pianta centrale e sui cavalli monumentali.

Opere e artisti: dal Perugino a Leonardo

Accanto ai grandi nomi, la mostra valorizza la produzione di artisti pavesi meno noti ma fondamentali per comprendere il clima culturale del tempo. Figure come Bernardino Lanzani, Bartolomeo Bonone, il cosiddetto “Maestro della Deposizione di Pavia” o il “Maestro delle Storie di Sant’Agnese” sono presentate in dialogo con opere lignee intagliate dai fratelli De Donati e da Giovanni Angelo Del Maino, tra i massimi interpreti della scultura lignea lombarda del primo Cinquecento.

Questa parte del percorso mette in luce la vivacità e la pluralità di linguaggi che caratterizzarono la Pavia rinascimentale, in dialogo costante con centri di primissimo ordine quali Milano e Firenze.

Gli arazzi della Battaglia: cronaca e propaganda

La seconda sezione della mostra è interamente dedicata ai sette arazzi della Battaglia di Pavia, capolavori tessuti a Bruxelles tra il 1528 e il 1531 dalla bottega di Jan e Willem Dermoyen su disegni di Bernard van Orley.

Questi giganteschi tessuti – alcuni sono lunghi oltre sette metri – furono commissionati per celebrare la vittoria di Carlo V. In essi, con dovizia di dettagli e sensibilità quasi pittorica, si rappresentano le fasi salienti dello scontro: lo schieramento delle truppe, la furia degli scontri, la cattura di Francesco I.

Gli arazzi non sono solo un documento storico ma anche un’opera di propaganda politica: attraverso l’arte tessile, la vittoria imperiale fu consegnata alla memoria collettiva come trionfo dell’ordine voluto da Dio. La loro modernità risiede nella capacità di unire la cronaca all’allegoria, anticipando il linguaggio visivo della grande pittura barocca.

Il Castello Visconteo

La scelta del Castello Visconteo come sede non è casuale. Costruito nel Trecento da Galeazzo II Visconti, fu uno dei centri di potere della Lombardia viscontea e sforzesca. Gravemente danneggiato dalle artiglierie francesi nel 1527, oggi ospita i Musei Civici ed è il luogo ideale per incontrare arte e memoria storica.

Oltre alla grande mostra, fino al 29 dicembre 2025 il castello ospita anche una mostra multimediale immersiva sulla Battaglia di Pavia, “La Battaglia di Pavia, 24 febbraio 1525: i tempi, i luoghi, gli uomini”, che consente al pubblico di approfondire i momenti dello scontro con ricostruzioni virtuali e apparati interattivi.

Curatori, istituzioni e sostegni

Il progetto è stato reso possibile grazie a una vasta rete di istituzioni: dalla Pinacoteca di Brera al Castello Sforzesco, dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze alla Royal Collection di Windsor, fino al Victoria & Albert Museum di Londra.

Dettaglio Bernard van Orley, disegnatore (circa 1488 – 1541) Willem e Jan Dermoyen, arazzieri (Bruxelles, attivi circa 1520 – 1540) Avanzata dell’esercito imperiale e contrattacco della gendarmeria francese guidata da Francesco I 1528-31 ca. Lana, seta, fili d’oro e argento Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

I curatori sono Francesco Frangi, Pietro Cesare Marani, Mauro Natale, Laura Aldovini e, per la sezione degli arazzi, Carmine Romano e Mario Epifani. Il comitato scientifico, presieduto da Annalisa Zanni, riunisce alcuni dei massimi esperti del Rinascimento europeo.

Il sostegno economico proviene da Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo e Fondazione Bracco, a conferma dell’importanza di considerare l’arte e la cultura come volano di crescita sociale ed economica.

Convegno scientifico ed eventi collaterali

La mostra è accompagnata da una serie di eventi collaterali tra cui visite guidate, concerti e un convegno di studio sul tema “Marte a Pavia. I luoghi, gli uomini e le tecniche della battaglia del 1525”, che si terrà il 24 ottobre presso la Sala Consiliare della Sede di Pavia della Camera di Commercio, in via Mentana, 27 (ingresso previa registrazione: info e programma QUI). Segnaliamo anche le altre due mostre a tema. La prima è “La miseranda Citade. Pavia assediata 1522-1527”, allestita fino al 29 dicembre in Santa Maria Gualtieri (piazza della Vittoria) e che presenta il crescendo di avvenimenti che si sono susseguiti a partire dal 1522, con il suo apice nel 1525 e l’epilogo del sacco di Pavia del 1527. La seconda è “Il silenzio della stampa. Il libro e la città di fronte alla tempesta”, esposta nella Biblioteca Universitaria di Pavia (10 ottobre – 30 dicembre), che racconta la produzione libraria pavese prima, durante e dopo il conflitto, momento cruciale della storia cittadina che si riflette anche sull’attività dei torchi tipografici.

Un suggello istituzionale

A sancire il prestigio della rassegna, domani 3 ottobre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visiterà la mostra, riconoscendo ufficialmente il suo valore culturale. Un gesto che sottolinea come la memoria storica e artistica non appartenga solo al passato, ma sia una chiave per comprendere il presente e immaginare il futuro.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.

Informazioni: www.battagliadipavia1525.it

Immagine in apertura: Bernard van Orley, disegnatore (circa 1488 – 1541); Willem e Jan Dermoyen, arazzieri (Bruxelles, attivi circa 1520 – 1540): Irruzione delle salmerie imperiali nel campo di battaglia e resa dei picchieri svizzeri dell’esercito francese (1528-31 ca.). Lana, seta, fili d’oro e argento. Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Acquista il catalogo della mostra

Pavia 1525. Le arti nel Rinascimento e gli arazzi della Battaglia Copertina flessibile – 1 ottobre 2025

Il volume è pubblicato in occasione del Cinquecentenario della Battaglia di Pavia e si propone come un ampio strumento di studio e divulgazione dedicato alla stagione artistica e culturale della città tra la fine del Quattrocento e il primo Cinquecento. Attraverso saggi critici, apparati iconografici e contributi di taglio storico e artistico, il libro restituisce il ruolo di Pavia come crocevia culturale e laboratorio figurativo, in un’epoca segnata dalla presenza della corte visconteo-sforzesca, dalla vitalità dello studium e dal dialogo con i grandi centri del Rinascimento italiano ed europeo.


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