Un progetto condiviso che mette in rete i comuni del progetto Etruskey e valorizza il patrimonio etrusco attraverso sostenibilità, inclusione e grandi interventi di tutela. Il 18 novembre scorso, nelle sale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, Tarquinia ha presentato il dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il progetto, intitolato “La cultura è volo”, nasce da un lungo lavoro iniziato già nel 2022 e rappresenta una proposta ampia e congiunta che coinvolge l’intero sistema territoriale riunito nella DMO Etruskey. Ne fanno parte undici comuni, da Cerveteri a Civitavecchia, da Blera a Tolfa, fino ai centri di Allumiere, Ladispoli e Santa Marinella: luoghi differenti per vocazione e identità, ma uniti dal filo rosso della storia etrusca e da una visione condivisa di valorizzazione.
Il dossier, poco meno di 60 pagine, interpreta la cultura come motore di sviluppo, proponendo un modello diffuso che non si limita all’organizzazione di eventi, ma investe su rigenerazione urbana, inclusione sociale, educazione al patrimonio e percorsi di sostenibilità. L’idea che emerge è quella di un territorio capace di crescere come sistema, dove musei, parchi archeologici, comunità locali e nuove tecnologie contribuiscono insieme a generare conoscenza, economia e identità.
Tarquinia città guida: simboli, memorie e nuove visioni
In questo mosaico, Tarquinia assume naturalmente il ruolo di capofila. La città, custode della Necropoli dei Monterozzi, delle celebri tombe dipinte e dei Cavalli Alati – scelti non a caso come emblema della candidatura – rappresenta il cuore storico e simbolico del progetto. Il titolo “La cultura è volo” richiama proprio quell’immagine di leggerezza e potenza, interpretando la cultura come forza propulsiva, come capacità di guardare oltre l’orizzonte, come strumento di connessione tra passato e futuro.
Il dossier rende inoltre omaggio a figure che hanno lasciato un segno nel territorio, dal poeta Vincenzo Cardarelli all’ultimo viaggio di Caravaggio, che toccò la costa laziale, fino alla memoria letteraria di D. H. Lawrence, da sempre affascinato dalla Maremma etrusca.
Un territorio che investe nella tutela: i grandi cantieri del PNRR
Durante la presentazione sono stati illustrati gli interventi che la Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale sta conducendo nel territorio, molti dei quali legati al programma PNRR CAPUT MUNDI. Si tratta di progetti che, una volta conclusi, andranno a costituire la spina dorsale infrastrutturale della candidatura.
Tra i cantieri più significativi rientrano il recupero dell’Eremo della Santissima Trinità ad Allumiere, la valorizzazione della Chiesa di Santa Maria del Piano a Barbarano Romano e il grande intervento in corso nella necropoli etrusca di Greppe Sant’Angelo a Cerveteri, un sito unico nel suo genere dove si sta lavorando non solo al restauro e ai nuovi percorsi di visita, ma alla creazione di un vero parco archeologico-naturalistico integrato con il paesaggio agricolo.
Altrettanto rilevanti gli interventi di Civitavecchia, dalla riqualificazione delle Terme di Traiano al restauro della monumentale Torre Faro del porto antico, destinata a diventare uno spazio multimediale dedicato alla storia del porto romano. Tutti esempi di un impegno costante, come ha ricordato la soprintendente Margherita Eichberg, che sottolinea il valore di un lavoro capace di unire tutela, ricerca e visione.
La candidatura come progetto culturale collettivo
La presentazione a Villa Giulia, alla presenza del sindaco Francesco Sposetti, della presidente della DMO Letizia Casuccio, della direttrice del museo Luana Toniolo e del direttore del PACT Vincenzo Bellelli, ha segnato un momento decisivo di un percorso che punta a riportare il territorio etrusco al centro del panorama culturale nazionale.
Il dossier propone Tarquinia come modello di innovazione territoriale, dove la cultura si intreccia con la formazione, la tecnologia e la partecipazione attiva delle comunità. Non è un progetto calato dall’alto, ma un sistema che cresce perché condiviso e radicato nella storia di un territorio che da millenni dialoga con il Mediterraneo.
La candidatura 2028 mira così a consolidare questa rete e a offrire un anno di eventi, percorsi e attività che facciano della cultura il vero motore di un nuovo equilibrio tra paesaggio, memoria e futuro.
Immagine in apertura: Civitavecchia, il porto romano