Due delle destinazioni culturali più affascinanti, AlUla nel nord-ovest dell’Arabia Saudita e Pompei, tra i siti archeologici più visitati al mondo, hanno avviato una collaborazione che promette di trasformare il modo in cui il pubblico vive la storia. La visita di una delegazione del Parco Archeologico di Pompei (PAP) presso la Royal Commission for AlUla (RCU), guidata dal Direttore Gabriel Zuchtriegel, rientra nel più ampio Quadro di Cooperazione Culturale tra Italia e Arabia Saudita.
L’incontro ha sottolineato l’obiettivo condiviso: esplorare nuove modalità di conservazione, interpretazione e narrazione del patrimonio, integrando ricerca avanzata, gestione sostenibile e tecnologie immersive.
AlUla e Pompei: due patrimoni complementari
Un museo a cielo aperto nel cuore dell’Arabia
AlUla, con i suoi canyon desertici, le oasi e i suoi siti millenari, è un vero museo vivente della civiltà umana. Il suo gioiello più celebre, Hegra – primo sito UNESCO dell’Arabia Saudita – custodisce oltre 140 tombe monumentali scavate nella roccia dai Nabatei più di 2.000 anni fa. Accanto a essa si trovano l’antica Dadan, le iscrizioni rupestri di Jabal Ikmah e il suggestivo villaggio storico di al-Dirah o Old Town (città vecchia), che raccontano oltre 200.000 anni di presenza umana.
Al-Dirah, la “città vecchia” fondata nel Medioevo
“Old Town”, situata ai margini dell’oasi di AlUla, fu fondata nel Medioevo, ma le case visibili oggi non hanno più di tre secoli. La città, rimasta in gran parte sprovvista di una rete idrica ed elettrica, fu gradualmente abbandonata a partire dagli anni ‘50 del Novecento, quando un numero crescente di abitanti iniziò a trasferirsi altrove per vivere in case più moderne. Circa un migliaio di abitazioni, spesso con mobili e oggetti di uso quotidiano rimasti in situ, furono così lasciate lì quali testimonianze di uno stile di vita tradizionale in un ambiente complesso – un’oasi nel deserto dell’Arabia occidentale – ma anche delle reti che collegavano il sito a un mondo in via di globalizzazione.
“Abbiamo visto pietre con iscrizioni provenienti dal sito dell’età del Ferro di Dedan, che si trova nelle vicinanze, risalenti al primo millennio a.C., ma anche lattine contenenti burro chiarificato, con etichette in inglese e arabo, importate dai Paesi Bassi intorno alla metà del XX secolo – ha spiegato il direttore Zuchtriegel -. I caratteristici dipinti murali, che di solito venivano realizzati nel momento in cui una coppia di sposi si trasferiva nella nuova abitazione comune, a un certo punto iniziano a mostrare automobili accanto a simboli tradizionali come l’albero della vita, e le auto possono essere datate a periodi diversi in base al loro design.”
Zuchtriegel ha inoltre affermato che “Old Town è un sito culturale straordinariamente ricco, un luogo della memoria. È una sorta di Pompei del deserto arabo. Al tempo stesso, è un sito esteso, articolato e molto fragile. Ecco perché pensiamo che Pompei possa contribuire alla sua tutela e valorizzazione, perché abbiamo una lunga esperienza nell’affrontare sfide simili. Siamo molto onorati che, nell’ambito di un accordo reciproco firmato nel gennaio 2025, a Pompei sia stato assegnato un ruolo strategico nello sviluppo operativo di Old Town. Il fatto che alcune delle persone che sono cresciute e vissute qui siano ancora vive e possano raccontare le loro storie aggiunge ulteriore valore a questo sito davvero speciale.”
Pompei: un istante cristallizzato nell’eternità
Pompei, con le sue strade, le domus e i calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C., offre un’esperienza unica grazie alla sua capacità di restituire un frammento di vita quotidiana congelato nel tempo. Questa caratteristica la rende un laboratorio archeologico senza eguali.
I monumenti all’interno di Old Town su cui sta lavorando il team di Pompei comprendono una trentina di case tradizionali, molte delle quali presentano pitture murali, in parte in condizioni critiche a causa della mancanza di coperture e di manutenzione, un hammam (bagno) alla periferia dell’insediamento e una moschea dove sono stati recentemente effettuati degli scavi archeologici.
Scambio di competenze: nuove strategie per la tutela e la fruizione
Durante la visita, gli esperti dei due siti hanno partecipato a workshop e sopralluoghi dedicati a:
- metodi di conservazione avanzata,
- gestione sostenibile dei flussi turistici,
- narrazione digitale e storytelling,
- turismo responsabile e immersivo.
Phillip Jones, Chief Tourism Officer di RCU, ha sottolineato come oggi i visitatori non vogliano solo osservare la storia, ma sentirsi parte di essa. Una visione ribadita da Abdulrahman Alsuhaibani, Vice President of Culture di RCU, che evidenzia come la complementarità tra archeologia urbana (Pompei) e archeologia ambientale (AlUla) possa generare nuovi modelli di ricerca e valorizzazione.
Ponte culturale tra Arabia Saudita e Italia
Per Gabriel Zuchtriegel, direttore del PAP, questa partnership dimostra che il patrimonio culturale è un ponte tra culture, capace di unire esperienze diverse sotto una visione comune: proteggere la storia e renderla accessibile in modo sostenibile e coinvolgente.
La collaborazione si estenderà anche a settori come design, artigianato ed educazione, includendo iniziative come la Pompeii G.R.E.E.N. Conference e future mostre congiunte.
Silvia Barbone, Vice President of Strategic Partnerships di RCU, ha definito la visita una tappa chiave del nuovo capitolo di cooperazione avviato alla presenza del Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, evidenziando l’impegno comune a costruire esperienze che integrino cultura, paesaggio e comunità locali.
Verso un’archeologia più immersiva e sostenibile
Per i viaggiatori, questa alleanza si tradurrà in esperienze più ricche: percorsi narrativi innovativi, tecnologie immersive e nuove pratiche di tutela pensate per garantire la conservazione del patrimonio alle future generazioni. Che si cammini tra le vie assolate di Pompei o sotto il cielo stellato di Hegra, la storia torna a vivere con nuova intensità.