Sui monti dell’Orsomarso, nell’entroterra calabrese, una piccola comunità di pastori della Media Età del Bronzo, circa 3500 anni fa, torna oggi a raccontare la propria storia grazie alle più avanzate tecniche di DNA antico e alle datazioni al radiocarbonio. A renderlo possibile è uno studio internazionale pubblicato su Communications Biology (Nature Portfolio), che ha indagato i resti umani provenienti dalla Grotta della Monaca, nel territorio di Sant’Agata d’Esaro (Cosenza). Svelando anche un caso di incesto avvenuto 3.500 anni fa, il più antico di cui si abbia prova.
Il sito, utilizzato come luogo di sepoltura tra circa il 1780 e il 1380 a.C., rappresenta uno dei contesti più significativi per comprendere le dinamiche delle comunità protoappenniniche dell’Italia meridionale.
b L’ingrandimento mostra la posizione della Grotta della Monaca nella Calabria settentrionale. Elaborazione grafica di Francesco Breglia;
c Ingresso della grotta, visto da sotto il massiccio calcareo. Fotografia di Felice Larocca;
d Planimetria della Grotta della Monaca. L’ingresso nel settore meridionale è contrassegnato da una freccia nera. I rombi rossi indicano le aree del sito in cui sono stati rinvenuti resti umani sparsi. I campioni analizzati in questo studio sono racchiusi in riquadri neri, con il nome di ciascun settore indicato in corsivo;
e Cronologia dei dati paleogenetici dal Calcolitico medio all’età del Bronzo recente dalla penisola italiana (
n = 144, dati tratti dall’Allen Ancient DNA Resource repository v62, disponibile gratuitamente all’indirizzo
https://dataverse.harvard.edu/dataverse/reich_lab ), con i nuovi campioni della Grotta della Monaca mostrati come rombi rossi. Vengono visualizzati solo gli individui con attribuzione cronologica affidabile, basata sulla datazione al radiocarbonio (diretta) o su prove archeogenetiche (indiretta). [dallo studio citato)
Archeologia e fisica applicata: un dialogo decisivo
Il ruolo del CEDAD nelle datazioni assolute
La ricerca è frutto di una collaborazione internazionale guidata dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia e dall’Università di Bologna. Un contributo centrale è arrivato dal Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, che ha curato l’intero processo di preparazione chimica dei campioni ossei e le misure di spettrometria di massa con acceleratore (AMS).
Attraverso l’estrazione del collagene e la preparazione dei target di grafite, i ricercatori hanno potuto definire con estrema precisione la cronologia dell’uso funerario della grotta, ancorando i dati genetici e archeologici a una finestra temporale ben delimitata nella Media Età del Bronzo.
«I campioni ossei sono stati trattati nei laboratori chimici del CEDAD, presso i quali è stata estratta la frazione di collagene e preparati i target di grafite necessari alle misure con spettrometria di massa con acceleratore, che hanno permesso di collocare con precisione tra il 1780 e il 1380 a.C. l’utilizzo funerario della cavità» spiega la dottoressa Marisa D’Elia, responsabile dei laboratori chimici del Centro.
«Questo lavoro rappresenta un esempio emblematico di come le tecniche della fisica applicata, in particolare la spettrometria di massa con acceleratore per la datazione con il radiocarbonio – sottolinea il professor Lucio Calcagnile, fondatore e direttore del CEDAD e coautore dello studio – siano strumenti ormai imprescindibili per le scienze del passato».
«La serie di datazioni ottenute a Lecce è stata essenziale per ancorare nel tempo le evidenze genetiche e archeologiche e per definire con chiarezza la finestra cronologica in cui questa comunità ha vissuto e utilizzato la grotta come luogo di sepoltura» commenta il professor Gianluca Quarta, ordinario di Fisica Applicata al Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università del Salento e anch’egli coautore dello studio.
Genomi antichi e legami di parentela
Una comunità piccola e… un caso di incesto
Le analisi genomiche condotte sui resti umani hanno permesso di ricostruire la struttura genetica della comunità, rivelando un gruppo di dimensioni ridotte, caratterizzato da stretti legami di parentela. I dati antropologici e genetici indicano un’organizzazione funeraria probabilmente strutturata per sesso ed età, con una presenza significativa, nel principale settore sepolcrale, di donne e individui immaturi (categoria che, in antropologa fisica, indica individui nei quali la crescita scheletrica non è giunta a completa maturazione: in pratica, so tratta di persone fino ai 18/20 anni di età).
Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è l’identificazione di un caso di consanguineità estrema, mai documentato prima in un contesto archeologico dell’Età del Bronzo. Un giovane maschio presenta un profilo genetico compatibile con l’unione riproduttiva tra parenti di primo grado. Le analisi di parentela mostrano che il padre è un adulto sepolto nello stesso settore funerario, mentre la madre – di cui però non sono stati ritrovati i resti – doveva essere una figlia dello stesso individuo. In altre parole: si tratterebbe del più antico caso di “incesto” ad oggi noto.
Calabria e Sicilia: affinità e differenze genetiche
Il Mediterraneo, un mare complesso
Dal punto di vista delle relazioni genetiche, la comunità della Grotta della Monaca mostra una forte affinità con le popolazioni della prima Età del Bronzo della Sicilia, pur distinguendosi nettamente per l’assenza di contributi genetici “orientali” documentati invece in contesti siciliani coevi.
Questo dato suggerisce percorsi demografici differenziati all’interno del Mediterraneo centrale, offrendo nuove chiavi di lettura sulle migrazioni, i contatti e gli isolamenti delle comunità montane dell’Italia meridionale.
Un tassello fondamentale per la preistoria del Sud Italia
Lo studio colma una lacuna significativa nei dati genetici antichi dell’Italia meridionale, area cruciale per comprendere le trasformazioni demografiche tra Neolitico ed Età del Bronzo. Allo stesso tempo, conferma il ruolo del CEDAD come infrastruttura scientifica di riferimento internazionale, capace di integrare fisica applicata, archeologia e genetica nella ricostruzione della storia profonda del Mediterraneo.
📘 Fonte scientifica (primaria)
- 📄 Francesco Fontani, Felice Larocca, Elisabetta Cilli, Rocco Iacovera, Adam Jon Andrews, Adriana Latorre, Fabiola Arena, Rossella Veneziano, Lucio Calcagnile, Gianluca Quarta, Harald Ringbauer, Philipp W. Stockhammer, Johannes Krause, Donata Luiselli, Alissa Mittnik, Archaeogenetics reconstructs demography and extreme parental consanguinity in a Bronze Age community from Southern Italy
- 🏛️ Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, Università di Bologna, CEDAD dell’Università del Salento
- 📚 Communications Biology (Nature Portfolio) (peer-reviewed) 8, 1766 (2025)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s42003-025-09194-2
Immagine in apertura: L’ampio ingresso della Grotta della Monaca visto dall’interno durante le attività sul campo. © Felice Larocca, CRS “Enzo dei Medici”