Un relitto di età romana, appartenente a una grande nave oneraria carica di anfore, è stato individuato nelle acque del Mar Ionio, al largo della costa di Gallipoli. A comunicarlo è la Guardia di Finanza. La scoperta risale al giugno 2025 ma èstata resa nota solo nelle ultime settimane, dopo una fase di monitoraggio e tutela condotta in stretto coordinamento tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e le Fiamme Gialle.
Scoperta una nave oneraria romana: guardia il video della Guardia di Finanza
Il videoservizio della Guardia di Finanza relativo al ritrovamento della nave oneraria romana con il carico di anfore (dal profilo X della Gdf)
Il rinvenimento è avvenuto nel corso delle ordinarie attività di controllo in mare svolte dalla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli, con il supporto del Reparto Operativo Aeronavale di Bari. Le strumentazioni di bordo hanno segnalato un’anomalia sul fondale, che ha portato all’avvio di verifiche mirate. Le successive immersioni, condotte con il contributo del II Nucleo Sommozzatori di Taranto e sotto la supervisione della Soprintendenza, hanno confermato la presenza di un relitto di grandi dimensioni, riconducibile a una nave da trasporto di epoca tardo-imperiale, con ancora il suo carico.
Anfore nordafricane piene di garum
Molte anfore contenevano con ogni probabilità il garum, la ben nota salsa ricavata dalla fermentazione delle interiora dei pesci: mescolata ad aromi e sale veniva era molto apprezzata nell’antica Roma e commercializzata in tutto il Mediterraneo, dove era considerata un prodotto di lusso. Le anfore he facevano parte del carico presentano forme e caratteristiche della produzione nordafricana: è quindi probabile che la nave provenisse dalle coste della Tunisia o alla Libia, all’epoca appartenenti all’impero.
Il ritrovamento tenuto “segreto” per evitare saccheggi
La natura e lo stato di conservazione del deposito hanno imposto fin dall’inizio una scelta di prudenza. Per ridurre il rischio di saccheggi e manomissioni, la scoperta è stata mantenuta riservata, mentre l’area veniva sottoposta a un controllo costante da parte della Guardia di Finanza. Una decisione condivisa, che ha consentito di preservare l’integrità del giacimento archeologico in attesa della definizione di una strategia di intervento adeguata.
Nel frattempo la Soprintendenza ha avviato le procedure per il reperimento delle risorse necessarie alla documentazione e alla messa in sicurezza del relitto. L’assegnazione di un finanziamento pari a 780 mila euro, deliberata dal Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici nell’ambito dei fondi previsti dalla legge 190/2014, ha reso possibile l’avvio operativo delle attività.
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Archeologia subacquea condotta con metodologie avanzate
Le operazioni che verranno avviate nei prossimi mesi prevedono una ricognizione sistematica del relitto e una documentazione dettagliata mediante metodologie di indagine subacquea avanzate, in collaborazione con la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo di Taranto. I dati raccolti saranno fondamentali per pianificare lo scavo archeologico vero e proprio, il recupero controllato del carico di anfore e le successive operazioni di conservazione dei reperti e delle strutture lignee dell’imbarcazione.
L’intervento si inserisce nel quadro del recente Protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e la Guardia di Finanza, firmato il 7 luglio 2025, che rafforza la cooperazione istituzionale nella tutela del patrimonio culturale, in particolare di quello sommerso. Un ambito che, come dimostra anche il recente recupero effettuato nelle acque di Bacoli, rappresenta una risorsa fondamentale per la conoscenza delle rotte commerciali, delle economie e delle pratiche di navigazione nel Mediterraneo antico.
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Il relitto del Mar Ionio si configura così come una nuova, significativa testimonianza della circolazione delle merci in età romana e del ruolo strategico delle coste salentine nei traffici marittimi di lungo raggio.