A Pompei il vino si produce come duemila anni fa: nasce la vigna archeologica del Parco / IL VIDEO

Pompei e il vino, una storia lunga oltre duemila anni. E che continua tuttora, non soltanto come oggetto di studio e ricostruzione, ma anche come produzione effettiva. Sta infatti nascendo una azienda vitivinicola operativa, realizzata dal Parco Archeologico di Pompei insieme a Feudi di San Gregorio, che prevede oltre sei ettari di vigneti, coltivati con metodo biologico, e una cantina collocata all’interno dell’area archeologica. Un caso raro, per dimensioni e impostazione, nel panorama dei siti culturali europei.

L’obiettivo dell’iniziativa è ricostruire la produzione del vino così come avveniva in età romana, quando la viticoltura rappresentava una componente essenziale dell’economia e dell’organizzazione del territorio. Prima dell’eruzione del 79 d.C., Pompei era infatti un centro agricolo di grande importanza e il vino era uno dei prodotti più caratteristici, rinomati e oggetto di ampia diffusione commerciale.

Guarda il video: la vigna di Pompei, vino prodotto come duemila anni fa

Il video lancio del progetto: oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata all’interno dell’area archeologica di Pompei.

Coltivare: un gesto antico

Il progetto parte da un presupposto forse banale ma di fatto fondante: agricoltura e cultura sono attività materialmente e semanticamente inscindibili. Entrambe infatti caso condividono la stessa origine latina, da colere, coltivare.

I vigneti di Pompei sorgono su suoli vulcanici rimasti inalterati per oltre duemila anni, una condizione che consente di studiare la risposta delle viti in un contesto molto simile a quello antico. Le pratiche agronomiche adottate nel progetto si basano sulla ricostruzione delle tecniche romane di allevamento, documentate dalle evidenze archeologiche e puntualmente verificate attraverso la ricerca scientifica.

(credits: Francesco Cecconi)

L’accordo tra Feudi San Gregorio e il Parco

Per questo progetto il Parco Archeologico e il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso Feudi di San Gregorio e Basilisco, hanno scelto una forma di partenariato sperimentale, fondata sulla condivisione delle competenze e sulla gestione congiunta del progetto.

L’estensione delle viti, già avviata su appezzamenti esistenti, è destinata a crescere fino a superare i sei ettari. Sono previste strutture per la vinificazione e l’affinamento all’interno del perimetro del Parco, così da garantire un ciclo produttivo completo. La vigna sarà parte integrante del sito, sottoposta agli stessi criteri di tutela e controllo.

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Dagli studi botanici alla vigna archeologica

Il progetto si inserisce in una linea di ricerca avviata dal Parco già negli anni Novanta. Attraverso il Laboratorio di Ricerche Applicate, Pompei ha studiato a lungo i vigneti antichi per ricostruirne l’impianto, le varietà coltivate e le pratiche agricole, offrendo nuove informazioni sulle abitudini alimentari e sull’organizzazione economica della città romana.

(credits: Francesco Cecconi)

Come ha ricordato il Direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel, la viticoltura rientra oggi in una strategia più ampia che riguarda la tutela del paesaggio e del patrimonio naturale, elementi strutturali dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola è parte di un progetto di azienda archeo-agricola, che comprende anche la coltivazione degli ulivi e iniziative di agricoltura sociale, legate alla cosiddetta fattoria sociale e culturale.

La vigna di Pompei, tra ricerca agronomica e produzione (biologica)

L’azienda sarà condotta esclusivamente in regime biologico e poggia su una collaborazione scientifica di primo piano. La ricerca sulle tecniche di coltivazione e trasformazione delle uve è sviluppata insieme al professor Attilio Scienza dell’Università di Milano, punto di riferimento nello studio della viticoltura storica.

Alle competenze scientifiche si affianca l’esperienza operativa di Feudi di San Gregorio, con il contributo dell’agronomo Pierpaolo Sirch, responsabile di produzione della cantina. Il lavoro mira a ottenere vini coerenti con il contesto pedologico e storico, integrando la produzione con il percorso di visita del Parco, senza separare attività agricola e fruizione culturale.

Un progetto legato al territorio e alle comunità

La vigna di Pompei è pensata come una realtà radicata nel territorio. Il progetto prevede il coinvolgimento di soggetti del Terzo Settore nelle fasi di lavorazione, rafforzando il legame tra il Parco e il contesto sociale circostante.

Per Feudi di San Gregorio, impegnata da decenni nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani, l’iniziativa rientra in una visione dichiarata con la trasformazione in Società Benefit nel 2021. Come ha spiegato il presidente Antonio Capaldo, l’adesione nasce dalla volontà di contribuire alla tutela di un sito che è parte dell’identità del territorio, riportando Pompei anche alla sua dimensione di luogo produttivo, non solo di conservazione.

Un progetto che richiede tempi lunghi e investimenti costanti, ma che sceglie consapevolmente una strada fondata sulla responsabilità.

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