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SUMMARY:Mostra | Com'è profondo il mar (Caorle - VE)
DESCRIPTION:Frattanto i pesci\nDai quali discendiamo tutti\nAssistettero curiosi\nAl dramma collettivo di questo mondo\nChe a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo\nE cominciarono a pensare\nNel loro grande mare\nCom’è profondo il mare \n(Lucio Dalla\, Com’è profondo il mare\, 1977) \nGli scienziati a volte scherzano sul fatto che le profondità degli oceani sono meno studiate del lato nascosto della luna. Si tratta di un’affermazione del tutto corretta: ad oggi\, secondo varie fonti\, anche se gli oceani costituiscono il 71% della superficie terrestre\, solo il 5% circa dell’oceano è stato esplorato (fonte: UNESCO Ocean Literacy) \n\nNelle parole del poeta e dello scienziato il mare evoca spazi inesplorati e misteriosi: il non-conosciuto\, il sommerso\, l’emergente sono alcuni degli spunti che costituiscono il tema centrale di questa mostra\, organizzata dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto e ospitata al Museo nazionale di archeologia del mare di Caorle (VE)\, con la curatela di Boris Brollo e il patrocinio del Comune di Caorle. Quattro artisti contemporanei – Luca Buvoli\, Simonetta Moro\, Simon Ostan Simone e Aga Ousseinov – stabiliscono un dialogo tra le loro opere e i reperti presenti nella collezione del museo. Questi vengono utilizzati come punti di partenza per nuove narrazioni che coinvolgono la vita e la storia degli oggetti ritrovati nel mare\, e del mare stesso come veicolo di vita e di morte\, crescita e decadimento\, luogo di memoria psichica e crocevia di eventi storici. \nL’allestimento\, distribuito nelle varie sale del museo\, consiste di una serie di “interventi”\, ovvero opere concepite appositamente per alcune aree del museo e in risposta a particolari manufatti e documenti. Ogni artista si avvale di varie tecniche – dalla pittura\, al disegno\, alla scultura e al video – nel creare un suo proprio immaginario legato al mare e al metodo archeologico\, da intendersi come strumento di ricerca e di introspezione\, di pensiero critico e di avvertenza. \nIl concetto di archeologia applicato agli oceani\, per gli artisti contemporanei\, assume un significato che va oltre lo studio del passato; non è tanto il recupero di ciò che del passato (sia recente che remoto) si trova nei fondali ad essere l’oggetto della loro attenzione\, quanto il rischio di estinzione che corre l’ecosistema marino oggi\, destinato a diventare archeologia del futuro. Dunque\, l’archeologia\, si potrebbe dire con le parole del filosofo Giorgio Agamben\, intesa come possibilità di ciò che è già reale\, e come monito per il presente che indica il futuro.  \nBiografie degli artisti \nLuca Buvoli (nato in Italia\, residente a New York) è un artista multimediale le cui mostre personali includono la Phillips Collection di Washington DC (Digital Intersection\, 2020)\, il Philadelphia Museum of Art (2001)\, il M.I.T. List Center di Cambridge (2000)\, l’ICA di Philadelphia (2007) e mostre personali in gallerie come la John Weber Gallery di New York (1995\, 1997\, 1999)\, la Hyundai Gallery di Seul\, Corea del Sud (2012) e la Cristin Tierney Gallery di New York (2022) (a cura di John Hanhardt). Le mostre collettive includono Utopia Matters (Deutsche Guggenheim Museum di Berlino\, 2010)\, la Biennale di Venezia (2007)\, Greater New York al P.S. 1 MoMA (2000) e la seconda Biennale di Johannesburg\, Sudafrica (1997). Commissioni pubbliche permanenti si trovano a New York\, Houston e Seattle. \nIn questa esposizione\, Luca Buvoli presenta un video basato su una storia familiare legata al mare e un’installazione-acquario con protagonista una piccola scultura rappresentante una sirena. \nSimonetta Moro (nata in Italia\, residente tra New York e Portogruaro) è attiva nell’ambito della pittura\, del disegno\, dell’installazione e della scrittura teorico-critica sulla pratica artistica e sull’arte contemporanea. Il tema della psicogeografia e della mappa è spesso presente nelle sue opere. Il suo lavoro è stato esposto negli Stati Uniti e in Europa\, tra cui: BRIC Art House\, New York; Center for Architecture\, New York; Museum of Contemporary Art\, Chicago; the American Academy in Rome; e l’Harris Museum\, Preston\, UK. Moro si è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna\, ed ha poi conseguito un Master in European Fine Arts alla Winchester School of Art\, e un dottorato in Fine Arts alla University of Central Lancashire\, Preston (UK). È Professore di Arte\, Filosofia e Arti Visive\, e Presidente dell’Institute for Doctoral Studies in the Visual Arts (IDSVA). Simonetta Moro partecipa con una serie di disegni e dipinti su Mylar e carta\, dove il materiale traslucido assume la qualità materica dell’acqua\, mentre i soggetti saranno basati su artefatti selezionati dalla collezione permanente\, sospesi tra una dimensione documentaria e onirica.  \nSimon Ostan Simone vive a Fossalta di Portogruaro. Fin da piccolo è stato allievo di un grande maestro d’arte\, Aldo Mori\, ed è così che a 11 anni scopre la pittura. Apprende la storia dell’arte e sperimenta le tecniche di pittura antica\, partecipando a mostre collettive. Nel 1997 ottiene il Diploma di Perito Grafico all’Istituto Salesiano “San Marco” di Mestre. Approda al mondo del lavoro e nel 2000 diventa imprenditore\, nasce infatti la Società di Servizi Pubblicitari “Nuovi Spazi”. Simon Ostan Simone è creatore di coordinati aziendali e strategie pubblicitarie. L’esigenza di comunicare lo riporta a riprendere il pennello in mano. La pittura diffonde le sue sensazioni al massimo contrasto: il bianco e il nero\, gli esponenti della forma di comunicazione più arcaica\, la pittura rupestre. Simon Ostan Simone partecipa con un’opera video multimediale. \nAga Ousseinov è nato a Baku\, in Azerbaijan. Vive e lavora a New York dal 1991. Ha ottenuto un Master in Belle Arti (MFA) presso il V.I. Surikov Fine Arts Institute di Mosca\, 1985. Inizialmente formatosi come scultore\, Aga Ousseinov ha studiato fotografia e video all’International Center of Photography dopo essersi trasferito a New York. Questi media aggiuntivi gli hanno dato la libertà di perseguire la sua indagine sull’interazione tra strutture narrative individuali e culturali. Il suo lavoro\, in particolare\, suggerisce due visioni del mondo consapevoli e conflittuali: una razionale e tecnologica\, che contrasta con un’altra poetica\, immaginaria ed emotiva. Portando avanti le tradizioni consolidate della scultura\, le sue opere sono installazioni scultoree combinate con video\, fotografie\, disegni e collage. Ousseinov ha esposto ampiamente sia a livello nazionale che internazionale. Ha rappresentato l’Azerbaijan alla 54 Biennale di Venezia 2011. Aga Ousseinov presenta una serie di lavori su carta in forma di aquiloni e collage ispirati a temi nautici.  \nGli sponsor \nArteSegno – Galleria d’Arte e Casa d’Aste | F.lli Giacomini S.p.A. | Confartigianato Imprese Veneto Orientale | \nVRC Costruzioni | Extra Group S.r.l. | Officine Clementi – Carpenteria metallica | Cofidi Veneto \nCom’è profondo il mar \nEsposizione d’arte contemporanea a cura di Boris Brollo \nOpere di Luca Buvoli\, Simonetta Moro\, Simon Ostan Simone e Aga Ousseinov \n16 maggio 2025 – 27 settembre 2026 \nInaugurazione sabato 16 maggio ore 18:00 – ingresso gratuito su invito \nLa mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 27 settembre 2026 e sarà compresa nel biglietto d’ingresso al museo. \nInformazioni e prenotazioni: \nMuseo nazionale di archeologia del mare – Via Strada Nuova 80 – 30021 Caorle (VE) \nTel. 0421.83149 – 3791805649 \nmail: drm-ven.museocaorle@cultura.gov.it \nweb: museiveneto.cultura.gov.it – museocaorle.cultura.gov.it \nAperto lunedì e martedì dalle 9:00 alle 13:00 – venerdì e domenica dalle 10:00 alle 18:00 \nPer verificare altre aperture festive infrasettimanali consultare le pagine social: \nhttps://www.facebook.com/museomarecaorle \nhttps://www.instagram.com/museoarcheologicodelmare
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SUMMARY:Mostra | Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera (Siena)
DESCRIPTION:E se il Rinascimento non fosse fatto solo di dipinti e palazzi\, ma di camere da letto\, cassoni decorati e storie da vivere ogni giorno? La mostra “Abitare il Rinascimento”\, ospitata a Palazzo delle Papesse\, invita il visitatore a entrare letteralmente dentro la vita delle dimore nobiliari tra XV e XVI secolo\, ricostruendo il mondo dell’arte domestica senese attraverso oltre ottanta opere. \nNella storica residenza rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini\, sorella di Papa Pio II\, prende forma un racconto che restituisce centralità agli arredi e agli oggetti della quotidianità aristocratica\, espressione di una cultura figurativa che univa funzione\, racconto e rappresentazione sociale. \nProdotta da Opera Laboratori con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la Società strumentale Vernice Progetti\, la mostra – curata da Laura Bonelli e Marilena Caciorgna – riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni e musei italiani e internazionali\, tra cui la Banca Monte dei Paschi (con opere dalla Collezione Chigi-Saracini)\, la Fondazione Monte dei Paschi\, l’Opera della Metropolitana di Siena\, l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino\, la Pinacoteca Nazionale di Siena\, la Società di Esecutori di Pie Disposizioni\, il Museo Diocesano di Pienza\, il Museo Stibbert e il Museo del Bargello di Firenze\, il Musée du Petit Palais – Musée du Louvre en Avignon\, oltre a collezionisti privati. \nNell’occasione sono stati eseguiti numerosi restauri – finanziati da Opera Laboratori e Fondazione Monte dei Paschi di Siena – da parte di prestigiosi laboratori\, restituendo lo splendore originario a numerose tavole e ad alcune suppellettili. \n  \nLeggi l’articolo completo dedicato alla mostra su Storie & Archeostorie: \nAbitare il Rinascimento: al Palazzo delle Papesse di Siena la casa diventa… arte
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SUMMARY:Mostra | Metamorfosi. Ovidio e le arti (Roma)
DESCRIPTION:Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam\, approda alla Galleria Borghese Metamorfosi. Ovidio e le arti\, il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra le due istituzioni e curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026\, la mostra si pre­senta a Roma in una configurazione autonoma e originale\, frutto di un articolato dialogo scientifico internazionale che ha riunito oltre ottanta opere provenienti da prestigiosi musei europei e americani. \n  \nA partire dalle Metamorfosi di Ovidio – uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale – il progetto esplora l’idea della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo\, della materia e della condizione umana. Il poema ovidiano diventa così il punto di accesso a una visio­ne del mondo fondata sul mutamento\, sull’instabilità delle forme e sulla perme­abilità dei confini tra umano\, naturale e divino. \n  \nGli spazi della Galleria Borghese si configurano come il contesto privilegiato per lo sviluppo di questo progetto espositivo. La stessa fondazione della Villa “fuori Porta Pinciana” affonda infatti le proprie radici nell’universo simbolico delle Me­tamorfosi\, rendendo questo luogo non solo adatto\, ma intimamente connesso al tema della mostra. Il cardinale Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere parte della propria collezione\, concependo l’architettura come di­spositivo culturale capace di intrecciare mito\, arte e autorappresentazione in un unico\, coerente sistema di significati. Questa vocazione si rafforzò nel Settecento con i restauri voluti da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci\, che riorganizzò gli spazi ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi\, dando forma a un contesto in cui la presenza di Ovidio risulta strutturale e pervasiva. \nCuore della mostra è dunque l’idea della metamorfosi come forza generativa che attraversa e ridefinisce il cosmo\, la materia e il corpo. Attraverso celebri miti e racconti spesso tragici\, le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti\, dando forma visiva a passioni\, desideri\, astuzie\, violenze\, inganni e possibilità di redenzione. \n  \nIl percorso espositivo si apre con il racconto della creazione del mondo\, narrato nei versi iniziali del poema. Nella sezione Caos e Creazione\, opere di Louis Finson\, Hendrick Goltzius\, Herri met de Bles\, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși re­stituiscono visivamente il passaggio dalla materia informe all’ordine del cosmo\, facendo della metamorfosi il principio generatore della natura e della vita. \n  \nLa fortuna del testo ovidiano è al centro de Il poeta e il libro\, che indaga le trasfor­mazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli attraverso manoscritti\, traduzioni\, volgarizzamenti e reinterpretazioni morali. Dall’esperienza medievale dell’Ovide moralisé fino al recupero filologico rinascimentale\, emerge la straordinaria capacità dell’opera di adattarsi a contesti culturali differenti. Qui il cele­bre Apollo e Dafne di Antonio del Pollaiolo dialoga idealmente con il capolavoro berniniano conservato nella Galleria\, una delle più spettacolari traduzioni visive della poesia di Ovidio. \n  \nAttorno al gruppo del Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini si sviluppa la se­zione dedicata al mondo sotterraneo di Plutone. Il racconto del rapimento di Pro­serpina e della disperata ricerca della figlia da parte di Cerere diventa occasione per riflettere sui temi della perdita\, della rinascita e dell’alternarsi delle stagioni. Opere antiche\, dipinti di Agostino Carracci e il commovente Orfeo ed Euridice di Rubens ampliano l’immaginario dell’oltretomba evocato dal poema. \n  \nLa figura di Aracne introduce una riflessione sull’arte stessa come processo di trasformazione. Nel racconto ovidiano la tessitura diventa metafora della crea­zione poetica\, che nella mostra si declina con dipinti\, arazzi e manufatti tessili capaci di trasformare la parola in immagine\, rendendo visibile la straordinaria capacità narrativa dell’arte. Le interpretazioni di Tintoretto e Rubens dialogano inoltre con preziosi arazzi che restituiscono la ricchezza figurativa delle storie narrate da Ovidio. \n  \nTra le sezioni più importanti troviamo quella dedicata a Leda e il cigno\, uno dei più celebri episodi degli amori di Giove. Attraverso dipinti e sculture derivati dalle invenzioni perdute di Leonardo e Michelangelo\, la mostra ricostruisce la fortuna di un mito che\, tra Quattrocento e Cinquecento\, divenne terreno privilegiato di confronto tra pittura e scultura. Accanto a queste opere trova posto la straordi­naria Danae di Correggio\, capolavoro assoluto della pittura rinascimentale\, dove il desiderio divino si manifesta sotto forma di pioggia d’oro. \n  \nCon il mito di Pigmalione la riflessione si sposta sul rapporto tra arte e vita. Le celebri interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin mostrano la materia nell’istante in cui sembra animarsi\, trasformando il desiderio dell’artista in atto creativo. Il tema del mutamento diventa qui una meditazione sul potere stesso dell’arte e sulla sua capacità di dare forma all’immaginazione. \n  \nIl percorso prosegue con le vicende di Perseo e Medusa\, dove la trasformazione assume il volto opposto della pietrificazione. Attraverso opere di Rubens\, Seba­stiano Ricci\, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti\, la mostra racconta una meta­morfosi che può essere insieme strumento di distruzione e mezzo di salvezza\, in grado di mutare irreversibilmente il destino degli uomini. \n  \nL’esposizione si conclude con una sezione dedicata al potere dell’amore\, forza che attraversa l’intero poema e che nelle opere di Tiziano\, Nicolas Poussin e ne­gli splendidi arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco si manifesta come energia creatrice e distruttrice al tempo stesso. Attraverso desiderio\, passione\, perdita e contemplazione\, il mito rivela la sua capacità di interpretare le emozioni fondamentali dell’esperienza umana. \n  \nIl percorso propone una rilettura simbolica e sensoriale del mutamento\, evocan­do la tensione tra ordine e trasformazione\, la fluidità delle identità e il rapporto dinamico tra corpo e natura. In questo dialogo tra mito e arte\, la metamorfosi si configura non solo come trasformazione fisica\, ma come categoria estetica e ontologica\, attraverso cui interrogare le relazioni tra tempo\, spazio\, materia e forma. \n  \nProdotto in collaborazione con il Rijksmuseum\, il catalogo della mostra – dispo­nibile in italiano\, inglese e olandese – presenta le opere esposte nelle due sedi e include saggi di studiosi italiani e olandesi. Il progetto grafico è affidato a Irma Boom. Gli allestimenti della mostra sono curati da Hubert Le Gall. \n  \nLa Galleria Borghese ringrazia Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia e Webuild S.p.A. per il loro sostegno.
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SUMMARY:Mostra | L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano (San Gimignano - SI)
DESCRIPTION:Si intitola “L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano” la mostra in programma dal 1° luglio 2026 al 28 febbraio 2027 a San Gimignano\, nel Complesso museale di Santa Chiara\, che raccoglie opere custodite nei depositi dei Musei Civici\, acquisizioni recenti\, donazioni\, opere restaurate\, documenti d’archivio e testimonianze artistiche pronte a raccontare un’identità culturale ampia e variegata della città delle torri. \nL’esposizione sarà inaugurata martedì 30 giugno 2026 alle ore 18 ed è promossa dai Musei Civici di San Gimignano e da Opera Laboratori\, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, la Fondazione Musei Senesi e la Rete del Contemporaneo in Toscana. La mostra conta sul patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Siena. \nCurata da Valerio Bartoloni\, direttore dei Musei Civici di San Gimignano\, la mostra riunisce quasi 90 esemplari tra bronzi\, maioliche\, dipinti\, disegni e grafiche\, databili tra la seconda metà del Quattrocento e la fine del Novecento. La maggior parte delle opere sono inedite e mai esposte al pubblico e provengono da recenti mirati acquisti\, donazioni e dalle raccolte conservate nei depositi dei Musei Civici. \n“L’altra galleria” è una mostra tesa a restituire alla fruizione pubblica opere rimaste a lungo lontane dallo sguardo dei visitatori\, alcune delle quali appositamente restaurate. Il percorso espositivo va così ad ampliare il racconto della città\, affiancando alla sua celebre connotazione medievale una lettura più articolata della storia artistica e museale di San Gimignano: dalle origini del Museo Civico\, fondato nel 1906\, fino alla nascita e allo sviluppo della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Anche il titolo della mostra richiama questa dimensione\, proponendo un’“altra galleria” rispetto alle collezioni permanenti e un itinerario parallelo e complementare che permette di riscoprire nuclei di opere\, artisti e documenti capaci di illuminare aspetti meno conosciuti del patrimonio civico. \nPer il curatore\, Valerio Bartoloni\, si tratta di “un progetto che coniuga tutela e valorizzazione e che intende attribuire rilievo a beni sconosciuti o da tempo sottratti alla fruizione pubblica. Opere in parte frutto di una consapevole politica di acquisizioni condotta in questi ultimi anni\, tesa non tanto a una mera implementazione del patrimonio\, quanto a un arricchimento in grado di colmare alcune lacune delle già ragguardevoli raccolte museali\, offrendo nuove chiavi di lettura per una più adeguata comprensione dell’insieme e nuove prospettive per un rinnovamento delle collezioni”. \nIl percorso si articola in cinque sezioni ordinate secondo un criterio tematico e prevalentemente cronologico.  \nLa prima\, intitolata “Una raccolta eclettica. La Donazione Pacchiani”\, presenta una notevole selezione di bronzi e maioliche che vanno dalla seconda metà del XV al XVIII secolo\, donati ai musei di San Gimignano da Fiamma Pacchiani dando continuità a una precedente donazione familiare già esposta nel Complesso museale di Santa Chiara. \nLa seconda sezione\, “Tra Cinquecento e Settecento. La devozione popolare”\, raccoglie opere del XVI-XVIII secolo legate alla religiosità e alla devozione popolare a San Gimignano\, tra cui una preziosa serie di ex voto dedicati a Santa Fina e dipinti di particolare interesse storico e artistico. \nNella terza sezione\, “Più di un’Accademia. San Gimignano e i suoi interpreti tra Ottocento e Novecento”\, sono raccolti dipinti e disegni legati alla città e alla sua storia artistica. Tra i protagonisti spicca Niccolò Cannicci\, figura di rilievo della pittura toscana del secondo Ottocento e strettamente legato a San Gimignano\, presente in mostra con sei opere. Tra queste\, “Guardianella di tacchini” del 1887\, scelta anche come immagine simbolo dell’esposizione. La stessa sezione accoglie\, in specifici nuclei\, opere di Raffaele De Grada\, Pietro Annigoni e di vari artisti che hanno interpretato scorci\, vedute e paesaggi della città e della campagna sangimignanese. Oltre a questi\, figurano i pittori valdelsani Augusto Bastianini\, Antonio Salvetti\, Ugo Capocchini e Mino Maccari\, il vincitore del premio nazionale di pittura “Raffaele De Grada” del 1965 Vincenzo Ciardo e il fiorentino Guido Peyron. Il percorso è completato da un’ampia serie di documenti che approfondiscono il tema della sezione (cataloghi\, lettere\, riviste e materiali d’archivio). \nLa quarta sezione\, “Genius Loci”\, è dedicata agli artisti di San Gimignano dell’Ottocento e Novecento\, con pregevoli opere di figure ancora da approfondire criticamente\, tra cui Gaetano Lari\, Garibaldo Cepparelli e Angiolo Martinucci. \nChiude il percorso la sezione “Revival Contemporaneo”\, dedicata a opere di artisti di rilievo del Novecento\, tra cui Ernesto Treccani\, Sebastian Matta e Nunzio\, donate in occasione delle mostre temporanee promosse dal Comune di San Gimignano nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Un nucleo che rievoca la stagione espositiva della città e la genesi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a partire dagli anni Settanta\, impreziosito da apparati grafici inerenti alle opere e alle mostre realizzate dal Comune e dai Musei Civici. \nLa mostra sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Sillabe\, in uscita a settembre 2026\, con immagini e schede delle opere affidate a vari storici dell’arte\, testi del curatore Valerio Bartoloni e di Antonio Natali e presentazioni istituzionali. Da settembre 2026 a febbraio 2027 sono inoltre previste conferenze\, visite guidate\, attività didattiche e focus scientifici dedicati ai principali temi e artisti che caratterizzano le diverse sezioni. \nL’organizzazione è affidata all’Ufficio Musei del Comune di San Gimignano e all’Ufficio Cultura di Opera Laboratori Fiorentini\, con segreteria organizzativa di Vanessa Chesi e Barbara Tavolari. Gli allestimenti sono realizzati da Opera Laboratori e Sillabe con il coordinamento dell’architetto Gianni Cinali. \nOrari di apertura. La mostra sarà aperta negli stessi orari dei Musei Civici di San Gimignano: fino al 31 ottobre dalle ore 10 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19); dal 1° novembre al 31 marzo dalle ore 11 alle 17.30 (ultimo ingresso alle ore 17); dal 26 dicembre al 6 gennaio dalle ore 10.30 alle 18.30 (ultimo ingresso alle ore 18). I Musei Civici di San Gimignano sono chiusi il 25 dicembre.
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SUMMARY:Mostra | Un Vermeer a Palazzo Barberini. Donna in blu che legge una lettera (Roma)
DESCRIPTION:Dall’8 luglio all’11 ottobre 2026 Palazzo Barberini ospita lo straordinario capolavoro di Johannes Vermeer Donna in blu che legge una lettera\, concesso in prestito in via eccezionale dal Rijksmuseum di Amsterdam. \nDopo l’esperienza di Giorgione. Da Budapest a Roma\, le Gallerie Nazionali di Arte Antica proseguono il dialogo con alcune delle più prestigiose istituzioni museali internazionali\, offrendo una nuova opportunità di incontro con i capolavori della tradizione artistica europea. \n  \nRealizzata intorno al 1663-1664\, Donna in blu che legge una lettera è considerata uno dei vertici della produzione del maestro di Delft ed è tra le immagini più celebri della pittura olandese del Seicento. La giovane donna colta nell’atto di leggere una lettera\, immersa nel silenzio di un interno domestico e rischiarata dalla luce proveniente dalla finestra\, incarna alcuni dei temi più caratteristici dell’arte di Vermeer: l’intimità della vita quotidiana\, la sospensione narrativa e la straordinaria capacità di tradurre la luce in strumento di costruzione dello spazio e delle emozioni. \n  \nIl soggetto della corrispondenza epistolare\, occasione per evocare sentimenti\, relazioni e attese che rimangono affidati all’immaginazione dell’osservatore\, ricorre più volte nella produzione dell’artista\, che attraverso pochi elementi essenziali e una composizione di assoluto equilibrio\, trasforma un gesto ordinario in un’immagine di intensa concentrazione psicologica. \n  \nA cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita\, il dipinto giunge a Roma offrendo un’occasione unica per approfondire l’opera di uno dei protagonisti assoluti della pittura europea. L’iniziativa assume un particolare rilievo alla luce della rarità delle opere di Vermeer — poco più di una trentina quelle universalmente riconosciute\, nessuna conservata in Italia — e delle rare occasioni in cui questi capolavori vengono concessi in prestito. \n  \nIl percorso espositivo si articolerà tra la Sala Ovale e la Sala Paesaggi: una serie di contenuti digitali accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’arte del Maestro olandese\, offrendo approfondimenti dedicati alla storia del dipinto\, alla tecnica pittorica di Vermeer e al contesto culturale in cui esso venne realizzato. \n  \nL’esposizione offre inoltre l’occasione di apprezzare il restauro condotto dal Rijksmuseum nel 2010\, che ha restituito al dipinto la luminosità originaria dei colori e ha consentito di approfondire la conoscenza del processo creativo dell’artista. \nLa rimozione delle vernici alterate dal tempo ha riportato alla luce la straordinaria intensità dei blu e numerosi dettagli esecutivi\, offrendo nuove prospettive di studio su uno dei capolavori più amati della pittura europea. \n  \nIl percorso culminerà nella Sala Paesaggi\, dove Donna in blu che legge una lettera sarà presentata in uno spazio dedicato che consentirà un’osservazione ravvicinata dell’opera e dei suoi raffinati dettagli esecutivi. \n  \nLa mostra conferma l’impegno delle Gallerie Nazionali di Arte Antica nel rendere accessibili opere di eccezionale rilievo provenienti dalle più importanti collezioni internazionali\, promuovendo nuove occasioni di conoscenza e approfondimento.
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SUMMARY:Mostra | Tiziano e il Paesaggio (Pieve di Cadore - BL)
DESCRIPTION:A Pieve di Cadore\, una nuova inedita mostra per continuare a indagare il ruolo innovativo del paesaggio nell’opera di Tiziano\, a 450 anni dalla sua morte. Giungono nella terra natale del pittore tre eccezionali dipinti del Maestro e 30 opere grafiche tratte da suoi disegni o di grandi artisti precursori della nuova sensibilità o eredi dei modelli tizianeschi in tutta Europa: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer\, fino a Rembrandt\, Watteau e Marco Ricci. \nNella Casa Natale del pittore anche la mostra “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”: il diario di viaggio del letterato e artista inglese alle origini del mito ottocentesco di Tiziano e delle terre dell’artista. \nRicerca scientifica e fascino espositivo (allestimento su progetto di FormaUbis) si uniscono in questa nuova mostra che – dopo la presenza straordinaria a Pieve di Cadore della Pala Gozzi (Ancona\, Pinacoteca “F. Podesti”) – porta altri importanti capolavori di Tiziano nella sua terra natale. \nIl percorso indagherà infatti le origini culturali e figurative dell’interesse del pittore cadorino per la resa dell’ambiente naturale e l’impatto avuto dai suoi paesaggi sugli artisti europei delle generazioni successive\, mettendo in dialogo tre dipinti di Tiziano\, prestati eccezionalmente dai Musei Capitolini di Roma (Il Battesimo di Cristo\, 1511-1512)\, dall’Accademia Carrara di Bergamo (Orfeo ed Euridice\, 1515 c.) e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia (San Giovanni Battista\, 1540 – 1542) e\, con oltre trenta tra disegni e xilografie d’epoca di Tiziano e di altri importanti artisti che hanno gettato le basi della nuova sensibilità paesaggistica\, o che al grande pittore si sono ispirati: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer\, fino a Rembrandt\, Watteau e Marco Ricci. \nAd accompagnare la mostra – che ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Fondazione Dolomiti Unesco\, progetto sostenuto e finanziato da Regione del Veneto\, Fondo Comuni Confinanti\, Provincia di Belluno\, Camera di Commercio Treviso Belluno-Dolomiti\, D.M.O. Dolomiti Bellunesi\, con il sostegno di Fondazione Cariverona e il supporto di tanti partner – ci sarà anche un importante catalogo (ZeL edizioni)\, realizzato grazie al contributo di Save Venice e di Tavolozza Foundation\, con saggi e schede dei curatori\, Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa\, e di Irene Brooke\, Beverly Brown\, Francesco Di Mauro\, Juliette Ferdinand\, Peter Lüdemann\, Camilla Pietrabissa\, Jaco Rutgers\, Carolina Trupiano e Matthias Wivel; quindi una fascinosa mostra presso la vicina Casa Natale di Tiziano\, di cui si è appena concluso il restauro – “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”– che ci porterà a rivedere i paesaggi di Tiziano con gli occhi e attraverso le opere su carta di un romantico viaggiatore ottocentesco\, pittore\, scrittore\, saggista e fine intellettuale\, che in Cadore volle ricercare le fonti d’ispirazione del sommo artista. \nDa non perdere infine i tantissimi appuntamenti che rientrano nel programma dell’Estate Tizianesca promossa ormai da ventidue anni dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore in collaborazione con la Magnifica Comunità e il Comune di Pieve di Cadore. Quest’anno il progetto – che propone un nuovo modo di vivere la montagna e i centri minori\, valorizzando il dialogo  tra  arte\, paesaggio e comunità nel segno di Tiziano e dei suoi legami con queste aree – conta ben 35 eventi diffusi nel territorio\, tra conferenze e incontri con prestigiosi storici e studiosi\, concerti di musica classica e visite riservate\, coinvolgendo venti località e venticinque luoghi d’arte del Cadore\, del bellunese e delle province di Treviso\, Venezia e Padova.
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LOCATION:Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore\, Piazza Tiziano\, 2\, Pieve di Cadore\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology (Pompei - NA)
DESCRIPTION:Dalle rovine dell’antichità alle icone della cultura pop\, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology\, la più grande installazione artistica mai realizzata dall’artista britannico\, considerato dalla critica l’erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego\, The Lobster\, popoleranno Pompei e i siti del territorio\, tra cui il sito protostorico di Longola\, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l’area poche settimane fa. \nPop Mythology\, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei\, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia\, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala\, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei\, Seoul\, Hong Kong\, Shanghai\, Singapore\, Macao\, Londra\, Venezia\, Napoli\, Roma e in Sicilia\, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte\, intrattenimento e cultura di massa\, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo. \n«Pompei è\, per me\, la città dell’antichità per eccellenza» spiega Philip Colbert «un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo\, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza\, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente». \nIspirata all’arte antica di Pompei\, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno\, oggi al Museo archeologico di Napoli\, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista\, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert\, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione\, conservazione e memoria collettiva. \nMentre i visitatori attraversano il sito\, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne\, archi e rovine antiche. Accanto a queste\, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero\, concepite come “reperti mitologici del futuro”\, tra cui guerrieri-astice robotici\, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario. \nOltre a Pompei\, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola\, Boscoreale\, Oplontis\, Villa San Marco\, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico. \n«L’allestimento di un’opera a Longola assume un significato particolare»\, sottolinea il Direttore del Parco\, Gabriel Zuchtriegel. «Dopo l’incendio che ha colpito il sito\, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L’arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l’attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un’occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra\, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi\, tra Boscoreale\, Castellammare di Stabia\, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino”. \nFondendo mitologia classica e immaginario futuristico\, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico\, ma come uno spazio culturale vivo\, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità\, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia\, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati\, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva\, ludica e sorprendente. \n«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche\, che non rappresentano una fuga dalla realtà\, ma una satira spietata – conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale\, incapace di imparare dalla storia\, che continua a consumare guerre nel mondo\, sopraffazioni\, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile\, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco\, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva\, e spesso ferita\, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino)\, la Pompei prima di Pompei. Qui\, lo scorso 19 giugno\, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito\, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue\, fino a Boscoreale\, Torre Annunziata\, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia\, dello stupore\, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi\, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità\, degrado\, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».
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SUMMARY:Mostra | Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo (Castellina in Chianti - SI)
DESCRIPTION:Dal 31 luglio 2026 al 10 gennaio 2027\, il Museo Archeologico del Chianti di Castellina in Chianti presenta la mostra Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo\, un’esposizione che restituisce al territorio tre importanti opere della pittura toscana tra Trecento e Quattrocento.\nL’iniziativa rappresenta un momento significativo per la valorizzazione del patrimonio artistico del Chianti: dopo un lungo periodo trascorso nei depositi e un accurato intervento di restauro\, le opere tornano finalmente visibili al pubblico nel luogo da cui provengono. \n  \nTre capolavori tornano nel loro territorio\nLa mostra riunisce tre dipinti di grande valore storico e artistico: \n\nMadonna col Bambino e i santi Biagio\, Caterina d’Alessandria\, Agnese e Agostino di Bicci di Lorenzo\, proveniente dalla Pieve di Sant’Agnese di Castellina in Chianti;\nMadonna col Bambino e i santi Giorgio e Francesco di Cosimo Rosselli\, originariamente collocata nella chiesa di San Giorgio in Piazza a Castellina;\nCrocifissione coi Dolenti e San Francesco di Niccolò di Pietro Gerini\, proveniente dalla pieve di San Sigismondo a Gaiole in Chianti.\n\nLe opere documentano l’evoluzione della pittura fiorentina tra XIV e XV secolo e testimoniano il forte legame tra i grandi maestri dell’epoca e il territorio chiantigiano. \n  \n\nIl restauro e il progetto scientifico\nL’esposizione nasce con l’obiettivo di ricostruire il legame tra questi dipinti e i luoghi per i quali erano stati originariamente realizzati: la Pieve di Sant’Agnese a Castellina in Chianti\, la Chiesa di San Giorgio in Piazza e la Pieve di San Sigismondo a Gaiole in Chianti. Provenienti dai depositi dei Musei Nazionali di Siena\, le opere tornano così a dialogare con il contesto storico\, artistico e paesaggistico del Chianti\, offrendo un’occasione per rileggere la diffusione della pittura tra XIV e XV secolo in un territorio al centro dei rapporti culturali tra Firenze e Siena. \nIl progetto espositivo è il risultato di un articolato lavoro di ricerca\, studio e restauro\, che ha permesso di recuperare la piena leggibilità delle tavole attraverso interventi di pulitura\, consolidamento e conservazione eseguiti dalla restauratrice Monica Mancini\, con il contributo scientifico delle storiche dell’arte Nicoletta Matteuzzi\, Lucia Bencistà e Annarubina Cateni. \nLa mostra è promossa dal Comune di Castellina in Chianti insieme alla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Siena\, la collaborazione di Fondazione Musei Senesi\, il coinvolgimento delle Diocesi proprietarie delle opere e il sostegno di finanziatori privati attraverso Art Bonus. L’iniziativa rappresenta un significativo progetto di valorizzazione del patrimonio diffuso\, capace di restituire al territorio opere di straordinario valore storico e artistico e di rafforzare il dialogo tra tutela\, ricerca e comunità. \n  \nInformazioni\nRitorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo\n31 luglio 2026 – 10 gennaio 2027 \nMuseo Archeologico del Chianti\, Castellina in Chianti\ntutti i giorni: 10-18 \nLa mostra è organizzata dal Comune di Castellina in Chianti insieme alla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, con il patrocinio di Regione Toscana e Provincia di Siena e la collaborazione della Fondazione Musei Senesi.
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SUMMARY:Mostra | Rediscovering Della Robbia at The Met  (New York\, USA)
DESCRIPTION:Dal 10 agosto 2026 al 17 gennaio 2028\, il Metropolitan Museum of Art di New York dedica una mostra alla produzione della famiglia Della Robbia\, protagonista della scultura rinascimentale fiorentina con la tecnica della terracotta invetriata. Rediscovering Della Robbia at The Met presenta una selezione di opere esposte raramente\, molte delle quali sottoposte di recente a interventi di conservazione e nuove ricerche. Un evento che valorizza la più importante collezione di sculture dei Della Robbia conservata negli Stati Uniti. \n👉 Leggi l’articolo completo sulla mostra su Storie & Archeostorie: \nI Della Robbia in mostra al Met di New York tra restauri e nuove attribuzioni \n \n  \n 
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LOCATION:The Met Fifth Avenue\, 1000 Fifth Avenue\, New York\, United States
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SUMMARY:Celebrazioni Teodoriciane 526-2026: Ravenna nel segno di Teodorico (Ravenna)
DESCRIPTION:A 1500 anni dalla morte di Teodorico\, detto il Grande\, Ravenna rende omaggio a una delle figure più emblematiche della storia tardoantica con le Celebrazioni Teodoriciane 526-2026: Ravenna nel segno di Teodorico. Promosso dal Comune di Ravenna\, in stretta sinergia con i Musei Nazionali di Ravenna\, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini\, la Regione Emilia-Romagna\, la Provincia\, il Comune di Galeata e l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia\, Fondazione RavennAntica\, il programma valorizza l’eredità politica\, culturale e architettonica del sovrano goto. Un anniversario che si intreccia con altri due traguardi storici per la città: i 30 anni dall’iscrizione del sito dei Monumenti Paleocristiani di Ravenna nella lista del patrimonio mondiale Unesco e i trent’anni della rassegna estiva Mosaico di Notte. \nTeodorico (454-526 d.C.)\, re degli Ostrogoti\, è stato uno dei sovrani più carismatici e visionari del passaggio dall’Antichità al Medioevo. Vissuto da giovane a Costantinopoli\, assorbì la cultura e le istituzioni bizantine prima di guidare il suo popolo in Italia dove\, nel 493\, conquistò Ravenna facendone la capitale del suo regno. \nPer oltre un trentennio governò garantendo una rara stagione di pace\, prosperità e tolleranza: lasciò ai Romani l’amministrazione civile e ai Goti la difesa militare\, tutelò la libertà religiosa tra cattolici e ariani e arricchì Ravenna con capolavori d’arte e architettura come il suo imponente Mausoleo e la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Nonostante gli ultimi anni di regno furono segnati da tensioni politiche e dai sospetti verso i suoi collaboratori romanici (che portarono all’esecuzione del filosofo Boezio)\, la sua figura resta il simbolo più alto di dialogo e sintesi tra la civiltà romana e le nuove culture germaniche. Teodorico si spense a Ravenna il 30 agosto 526. \nIl programma propone proprio per il 30 agosto numerosi eventi\, ma offre prima e dopo tanti altri appuntamenti articolati su diverse direttrici tematiche. \n \nSpettacoli\, musica e performing arts \nLa figura di Teodorico rivive attraverso i linguaggi della contemporaneità e delle arti performative: il progetto Visioni di Eterno dell’artista Andrea Bernabini (29 agosto e 1-6 settembre) trasforma la pietra d’Istria del Mausoleo di Teodorico in una superficie viva di luci e suoni; nell’ambito di Notti Trasfigurate\, il 30 agosto al Mausoleo si terrà la prima esecuzione in tempi moderni del Teodorico\, dramma per musica composto nel 1720 da Giovanni Porta\, ricostruito in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e l’Ensemble Aurea; lo spettacolo La Corazza di Teodorico (22 settembre\, Teatro Alighieri) con Carlo Lucarelli e il baritono Raffaello Bellavista ripercorrerà in chiave investigativa il celebre furto del reperto aureo avvenuto nel 1924; la performance di danza contemporanea Giuiuzza di Veronica Parlagreco al Palazzo di Teodorico\, inserita nel Festival Variazioni per Ammutinamenti\, metterà in dialogo la memoria corporea con l’architettura storica. \nConvegni\, ricerca e divulgazione scientifica \nIl ruolo di Ravenna come snodo politico del Mediterraneo e laboratorio di convivenza tra cultura latina e germanica è al centro di un fitto calendario di incontri scientifici. Tra gli appuntamenti di rilievo figurano la Lectio Magistralis della storica bizantinista Judith Herrin (1° settembre\, Teatro Alighieri)\, il seminario su Comunità\, lingue d’uso e multiculturalismo (23-24 ottobre) curato dall’Università di Bologna e il ciclo di conferenze Tempus non vincit omnia\, che vedrà la partecipazione di docenti e storici come Andrea Augenti\, Maria Cristina Carile ed Enrico Cirelli. \nMostre e linguaggi visivi\nL’iconografia teodoriciana viene esplorata attraverso molteplici registri espositivi. \nMostra dei bozzetti 16 possibili usi di un mausoleo di Giuseppe Palumbo (dal 29 agosto\, Pallavicini 22 Art Gallery)\, opera vincitrice del concorso MiC “Fumetti nei Musei”. \nMostra La Rotonda del Re (10 ottobre 2026 – 18 gennaio 2027\, Biblioteca Classense) attraverso edizioni di pregio e incisioni storiche\, fino al grande evento espositivo L’oro e la porpora. Teodorico\, Giustiniano e Ravenna\, previsto nel 2027 al Museo Nazionale. \nPersonale di Mariella Busi De Logu In un’aria diversa\, Teodorico\, prima esposizione ospitata presso il nuovo Spazio Teodorico al Mausoleo. \n  \nItinerari\, visite guidate ed esperienze inclusive\nI monumenti simbolo della Ravenna ostrogota – dal Mausoleo al Palazzo di Teodorico\, fino al Battistero degli Ariani – sono protagonisti di percorsi di fruizione dedicati: visite guidate con interpretariato LIS e dispositivi tattili/cognitivi (6 settembre\, Palazzo di Teodorico) e la rassegna Teodorico e le culture del sacro (27 settembre\, Battistero degli Ariani)\, incontro esperienziale tra visite e musica; il trekking urbano A spasso con Teodorico (4 ottobre) curato da Trail Romagna; nuovo podcast Ravenna Gotica\, curato da Michael Micci e Alessandro Zironi. \n  \nIl programma completo \nEventi \nVisioni di eterno \nDal 29 agosto al 6 settembre 2026\, ogni sera\, al mausoleo di Teodorico (con regolare biglietto d’ingresso\, tranne il 30 agosto e domenica 6 settembre ad ingresso gratuito). Le proiezioni saranno tutti i giorni dalle 21 alle 23\, mentre domenica 30 agosto dalle 23 alle 24 dopo il concerto di “Notti trasfigurate”. \nIl progetto è ideato dall’artista Andrea Bernabini che trasforma il Mausoleo di Teodorico in una esperienza immersiva di luce\, suono e narrazione. \nAttraverso videoproiezioni architetturali e un raffinato impianto sonoro\, la pietra d’Istria del Mausoleo si anima e si trasfigura: elmo\, corona\, armatura scintillante\, croci gemmate\, mosaici e figure guerriere emergono e si dissolvono in un racconto visivo che intreccia potenza\, spiritualità e memoria. La sequenza ritmica delle profonde nicchie e delle forme monumentali viene esaltata da grafiche coinvolgenti che alternano pieni e vuoti\, luce e ombra\, evocando la grandezza e la complessità del sovrano. \nTeodorico e Cassiodoro il 1500° della fine dell’impero di un re \nDomenica 30 agosto 2026 \nIn occasione delle celebrazioni per il 1500° anniversario della morte di Re Teodorico\, l’ingegnere e architetto Barbara Bartoli e la società benefit Coloring srl (impresa creativa culturale e startup innovativa) promuovono un pomeriggio diviso in tre momenti: dalle 16 alle 18 una suggestiva passeggiata storica intitolata “Con i protagonisti del tempo”\, che partirà dal Palazzo di Teodorico per toccare la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e il Battistero degli Ariani\, per poi concludersi al Mausoleo di Teodorico; alle 18\, all’interno del Mausoleo\, andrà in scena la rappresentazione rievocativa della “Morte di Teodorico”; alle 19 la presentazione ufficiale del Concorso Medaglia “Ravenna 1500° Teodorico e Cassiodoro”\, ad iscrizione gratuita e aperta a tutti. Verrà illustrato il regolamento ufficiale\, che fisserà la scadenza per la consegna delle opere creative al 3 dicembre 2026 (entro le 12) presso la sede di Coloring srl. Per informazioni scrivere a info@coloringsrl.com. La manifestazione si avvale della collaborazione dei Musei Nazionali di Ravenna e dei patrocini del Comune di Ravenna\, del Comune e della Pro Loco di Squillace. \nNotti trasfigurate – Nel segno di Teodorico il Grande \nDomenica 30 agosto 2026 \nMausoleo di Teodorico \nNell’ambito della terza edizione del progetto curato dall’Associazione musicale “Angelo Mariani”\, in collaborazione con le principali istituzioni culturali ravennati e l’Università di Bologna\, andrà in scena la prima rappresentazione in tempi moderni dell’opera lirica Teodorico. \nSi tratta dell’unica composizione musicale intitolata al sovrano ostrogoto: un dramma in tre atti composto nel 1720 da Giovanni Porta su libretto di Antonio Salvi. Riemersa solo parzialmente dal passato\, l’opera è stata riportata alla luce grazie a un importante lavoro di ricostruzione e ricerca scientifica coordinato dal direttore Nicola Valentini insieme a musicologi di fama internazionale e docenti universitari. Per l’occasione\, la composizione verrà proposta in un allestimento moderno che alternerà l’esecuzione musicale su strumenti d’epoca\, affidata all’Ensemble Aurea diretto da Filippo Pantieri\, con le voci del soprano Vittoria Magnarello e del mezzosoprano Daniela Pini\, a letture recitate da Camilla Berardi e approfondimenti della musicologa Giovanna Casali. \nUn progetto dell’Associazione musicale “Angelo Mariani” realizzato in collaborazione con RavennAntica\, la direzione dei Musei Nazionali di Ravenna\, il Dipartimento di Beni Culturali Università di Bologna e col sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna. \nLa serata chiude il percorso di Notti Trasfigurate 2026: raccontate in musica oltre a Teodorico altre tre figure fondamentali dell’eta tardo antica di Ravenna: Odoacre\, Boezio e Amalasunta. \nL’unicità di Teodorico: goto di nascita\, romano per formazione\, re a Ravenna \nMartedì 1° settembre 2026 \nTeatro Alighieri – Sala Corelli\, alle 18. \nLectio Magistralis a cura della storica bizantinista Judith Herrin\, che offrirà una riflessione sul ruolo di Ravenna nel sistema euro-mediterraneo della Tarda antichità\, in un evento pensato anche per un pubblico non specialistico e diffuso in streaming internazionale. \nLa Corazza di Teodorico – Un mistero Ravennate \nMisteri e musiche tra le nebbie del tempo con Carlo Lucarelli e Raffaello Bellavista. \nMartedì 22 settembre alle 21 al Teatro Alighieri – Sala Corelli. \nLo spettacolo trae ispirazione dal furto rocambolesco della preziosissima “Corazza d’oro di re Teoderico”\, un insieme in oro e pietre pregiate ritenuto il più importante esempio di arte orafa romano-barbarica mai ritrovato\, trafugato dal Museo nazionale di Ravenna nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1924. Sarà un reading-spettacolo che utilizza il linguaggio del noir e della narrazione investigativa come chiave di lettura della storia e della cronaca italiana con Carlo Lucarelli\, scrittore\, sceneggiatore\, giornalista\, conduttore televisivo. Un maestro del noir e del giallo storico che ha scandagliato con alcune delle sue opere proprio il periodo in questione. Non mancheranno le dirompenti incursioni musicali del pianista-baritono e direttore artistico Raffaello Bellavista\, il quale canterà ed eseguirà al pianoforte a coda alcune composizioni\, spaziando dal pop raffinato al crossover con nuance jazz\, evocando\, attraverso il suono\, quelle atmosfere lontane e intriganti. \nA cura dell’Associazione Accademia del Melo Silvestre. \nVariazioni per Ammutinamenti \nFestival di danza urbana e d’autore \nGiuiuzza \nDomenica 6 settembre 2026\, Palazzo di Teodorico\, ore 17 e 18\,15 \nIngresso gratuito – durata 15 minuti. \nLa performance di danza di Veronica Parlagreco è inserita all’interno del programma della 28esima edizione del Festival Ammutinamenti. \nGiuiuzza esplora il corpo come luogo di memoria e stratificazione culturale\, in cui gesti\, posture e modalità relazionali ereditate continuano ad abitare il presente. La Ravenna di Teodorico rappresenta un momento storico di incontro tra culture differenti: elementi goti e romani convivono in una fase di trasformazione che genera nuove forme di continuità e adattamento. \nLa performance mette in relazione due forme di memoria: quella architettonica della pietra e quella corporea del gesto. Attraverso la danza\, Giuiuzza propone una riflessione sul patrimonio come realtà viva\, fatta di permanenze\, trasformazioni e connessioni tra passato e contemporaneità. \ninfo e prenotazione: info@festivalammutinamenti.org \nA cura di Cantieri Danza \n  \nTeodorico e le culture del sacro: l’armonia delle differenze al Battistero degli Ariani \nDomenica 27 settembre\, a partire dalle 15\,30\, al Battistero degli Ariani. \nIl Battistero degli Ariani rappresenta una testimonianza viva dell’attitudine millenaria di Ravenna all’accoglienza delle diversità culturali. Il progetto è concepito in due momenti distinti: una visita guidata\, con focus sulle differenze teologiche rappresentate nel mosaico e sulla loro coesistenza pacifica durante il periodo teodoriciano e un momento musicale dedicato al periodo storico e alla condivisione delle diverse culture. L’intento è quello di far vivere un’esperienza intima ed immersiva pensata per un piccolo numero di partecipanti\, riuniti in circolo\, intorno ad una fonte sonora\, come il fonte battesimale\, in un incontro inclusivo\, dove cultura e musica diventano esperienza e dove gli sguardi possono incontrarsi. L’evento può essere ripetibile nell’arco della stessa giornata\, con prenotazione su vivaticket. \nA cura di Collegium Musicum Classense \n  \nMostre \n  \nIn un’aria diversa\, Teodorico \nFino al 6 settembre 2026 \nSpazio Teodorico\, Mausoleo di Teodorico\, via delle Industrie n. 14. \nUna personale di Mariella Busi De Logu come prima mostra ospitata al nuovo Spazio Teodorico presso il Mausoleo. Il progetto espositivo è dedicato all’immaginario dell’artista ravennate\, che da oltre quarant’anni intreccia la propria ricerca visiva con le forme essenziali di questo monumento. \nNel suo accostarsi al Mausoleo\, prendono vita visioni oniriche\, plasmate con maestria tra china\, acquerello e scrittura\, opere che trasformano la pietra millenaria in un palcoscenico per riflettere sul tempo\, la natura e la bellezza\, offrendo una prospettiva attuale su espressioni e memorie custodite da secoli. \n  \n16 possibili usi di un mausoleo Ariani \nDal 29 agosto al 10 Settembre 2026 \nLa storia a fumetti di Giuseppe Palumbo ambientato nel Mausoleo di Teodorico. \nDurante la settimana teodoriciana\, sabato 29 agosto alle 18\,30\, nello spazio espositivo Pallavicini 22 Art Gallery a Ravenna\, è programmata la presentazione del fumetto d’autore “16 possibili usi del Mausoleo”\, vincitore del Concorso MiC “Fumetti nei Musei”\, la storia a fumetti che Giuseppe Palumbo ha ambientato nel Mausoleo di Teodorico. L’autore racconterà il suo percorso creativo e saranno esposti i bozzetti e gli studi preparatori. Un’occasione unica per conoscere da vicino l’esperienza di un fumettista di fama internazionale che presenterà i suoi testi e firmacopia del fumetto. \nGalleria Pallavicini – viale Giorgio Pallavicini n. 22. \nA cura di Carp Associazione di promozione sociale. \n  \nIl Mausoleo di Teodorico era un monumento funebre per il re? \nDal 12 al 19 settembre\, alla Galleria Pallavicini\, viale Giorgio Pallavicini n. 22. \nEsposizione delle 12 opere ammesse alla fase finale del Concorso d’Arte. \nSabato 12 settembre alle 18 ci sarà l’inaugurazione con proclamazione e cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso. \nA cura di Carp Associazione di promozione sociale. \n  \nLa rotonda del re. Il Mausoleo di Teodorico nelle collezioni classensi \nDal 10 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027\, alla Biblioteca Classense\, via Baccarini\, 3 \nA 1500 anni dalla morte del Re dei Goti\, la mostra ripercorrerà la storia del Mausoleo di Teodorico attraverso le edizioni di pregio\, le incisioni e i documenti conservati nelle raccolte della Biblioteca e dell’Archivio storico comunale. Per le scuole verrà organizzato il percorso narrativo “Teodorico fuori dalla pagina. Alla scoperta del Mausoleo e dei suoi segreti”\, riservato alle classi quarte e quinte della scuola primaria e alle prime della scuola secondaria di primo grado. Attraverso letture e giochi mirati\, le scolaresche andranno alla scoperta di libri e documenti storici che illustrano le vicende del Mausoleo nei secoli. A conclusione del percorso\, verrà proposta un’attività pratica e creativa focalizzata sui temi chiave emersi durante l’esperienza. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. \nInfo e prenotazioni segreteriaclas@comune.ra.it. \n  \nL’oro e la porpora. Teodorico\, Giustiniano e Ravenna \nPrimavera 2027\, Museo Nazionale. \nIl Comune di Ravenna e i Musei nazionali di Ravenna promuovono un prestigioso evento espositivo dedicato a Teodorico il Grande. \nLa sua figura\, al crocevia tra mondo romano e culture germaniche\, segnò profondamente il destino della penisola e fece della città uno dei centri politici più importanti del Mediterraneo occidentale. \nLa mostra approfondirà non solo la complessa e singolare personalità del sovrano\, ma anche l’ambizioso progetto politico e culturale su cui si fondava il suo dominio: la convivenza tra popolazioni di origine gota e quelle locali di matrice latina. \n  \nAltri eventi \n  \nA spasso con Teodorico: Ravenna e lo splendore di un regno \nDomenica 4 ottobre 2026 \nPalazzo di Teodorico\, alle 9.30. \nTrekking urbano con Giovanni Gardini\, Nicola Montalbini\, Musei Nazionali di Ravenna. \nUn viaggio immaginario nello splendore e nei fasti della città ai tempi del sovrano goto\, con partenza dal Palazzo di Teodorico\, proseguendo verso il Battistero degli Ariani fino a giungere al Mausoleo di Teodorico. \nPranzo teodericiano finale alla Rocca Brancaleone. \nA cura di Trail Romagna. \n  \nCappelletto Teo: un piatto da Re \nOmaggio Caplèt & Friends \n8-11 ottobre piazza Kennedy (anteprima 9 settembre Museo Classis) \nUn tour pomeridiano in trenino toccherà i luoghi teodoriciani: in piazza Kennedy RavennAntica racconterà della convivialità alla corte del Re goto. Lo chef Mattia Borroni proporrà una degustazione del cappelletto dedicato a Teodorico. \n  \nConvegni\, conferenze e incontri \n  \nTempus non vincit omnia: la memoria di Teoderico\, i racconti di un regno \nProsegue fino a dicembre 2026 il ciclo di conferenze dedicato alla memoria di re Teoderico in collaborazione con l’Università di Bologna dal titolo “L’unicità di Teodorico: goto di nascita\, romano per formazione\, re a Ravenna”. I prossimi appuntamenti saranno: \nLinguaggi visivi e immaginario nell’età di Teoderico \nConferenza di Maria Cristina Carile \n7 ottobre alle 17. \nMausoleo di Teodorico Sala Polivalente\, via delle Industrie n. 14. \nIl palazzo di Teoderico a Terracina e la crescita economica dell’Italia all’inizio del VI secolo \nConferenza di Enrico Cirelli \n4 novembre alle 17. \nMAR – Museo d’Arte della città di Ravenna sala Martini\, via di Roma n. 13. \nTeoderico il Grande: dalla storia alla leggenda \nConferenza di Alessandro Zironi \n2 dicembre alle 17. \nCasa Matha\, sala conferenze piazza Andrea Costa n. 3. \nTeoderico tra Roma\, Ravenna e Cervia: una storia da ricomporre \nConferenza di Andrea Augenti \n16 dicembre alle 17. \nMAR – Museo d’Arte della città di Ravenna sala Martini\, via di Roma n. 13. \n  \nL’anima santa che ‘l mondo fallace/ fa manifesto’ (Pd. X\,125-126) \nTeodorico\, Dante e Boezio \n5 settembre alle 20\,30. \nSala Ragazzini\, Largo Firenze \nPresentazione storica di Teodorico (professor Piergiorgio Bentini)\, del canto X del Paradiso e di Boezio (professoressa Manuela Mambelli)\, lettura del Canto X del Paradiso \nA cura di Centro Dantesco \n  \nComunità\, lingue d’uso e multiculturalismo a Ravenna nell’età teodoriciana e oltre \nVenerdì 23 dalle 15 alle 19 e sabato 24 ottobre 2026\, dalle 9 alle 13\, convegno di specialisti aperto al pubblico\, al Dipartimento Beni Culturali – sala conferenze via degli Ariani n. 1. \nIl seminario\, a cura di Salvatore Cosentino e Alessandro Zironi\, metterà al centro un tema di straordinaria attualità: la convivenza tra comunità differenti per cultura\, religione e tradizione giuridica. Il regno di Teodorico sarà analizzato come laboratorio storico di pluralismo\, offrendo spunti di riflessione contemporanea. \nCon la collaborazione dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna\, del Mic – Ministero della Cultura – Musei nazionali di Ravenna\, della Fondazione RavennAntica\, dell’Istituzione Biblioteca Classense\, dell’Istituzione Museo d’arte della città di Ravenna e dei Musei Byron e del Risorgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. \n  \nIn relazione alla mostra “La rotonda del re” alla Biblioteca Classense (dal 10 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027) è programmato un ciclo di conferenze alla Sala Muratori\, alle 17 \n29 ottobre \nMassimiliano David \nUn anno di lavoro per Teodorico. Il progetto Melissa della Sapienza Università di Roma a Ravenna \n12 novembre \nAda Foschini \nCronaca di un restauro: il labrum di Teodorico \n3 dicembre \nGabriele Gardini \nIl mausoleo di Teodorico: l’iconografia \n10 dicembre \nRomina Pirraglia \nIl partito dei Goti e quello dei Romani nella «città delle favole» \n  \nVisite guidate \n  \nCostruire per l’eternità \nIl Mausoleo di Teodorico tra potere e memoria \nDomenica 30 agosto alle 10\, Mausoleo di Teodorico \nVisita guidata. Info e prenotazioni: prenotazioni@ravennantica.org. A pagamento. \nA cura di Fondazione RavennAntica \n  \nVisita guidata inclusiva \n6 settembre 2026 \nAlle 17\,30\, Palazzo di Teodorico \nVisita con interpretariato LIS e dispositivi tattili e cognitivi. \nInfo e prenotazioni: https://www.visitravenna.it/it \nA cura di Ravenna incoming e ENS \n  \nAl Mausoleo di Teodorico \n29 e 31 agosto e dall’1 al 6 settembre 2026\, alle 19\,.30. \nInfo e prenotazioni per la visita guidata gratuita: https://www.visitravenna.it/it \nBiglietto a carico dei partecipanti\, secondo le tariffe vigenti\, da acquistare autonomamente \nA cura di Ravenna Incoming \n  \nRavenna nel segno di Teodorico \nVisite guidate e laboratori per famiglie e gruppi \nDa agosto 2026 a settembre 2027 \nInfo e prenotazioni: https://ravennantica.it/ \nA pagamento \nA cura di Fondazione RavennAntica \n  \nPodcast \nRavenna Gotica. Storie\, luoghi e persone al tempo di Teoderico \nIl podcast che racconta la città durante il regno ostrogoto: dai grandi momenti della storia ai piccoli aneddoti di vita quotidiana. Un viaggio alla scoperta di un volto inedito di Ravenna\, a 1500 dalla morte di re Teoderico \nA cura di Michael Micci e Alessandro Zironi.
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SUMMARY:Mostra | TESORI. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026 (Brescia)
DESCRIPTION:BRESCIA | MUSEO DI SANTA GIULIA \n4 NOVEMBRE 2026 | 22 AGOSTO 2027 \nTESORI. IL GRANDE ROMANZO DEI MUSEI BRESCIANI. 1826|2026 \n  \nLa rassegna\, apice delle celebrazioni del Bicentenario della scoperta della Vittoria Alata\, proporrà un corpus di 100 opere\, abitualmente non esposte\, tutte appartenenti al patrimonio museale di Brescia. \nL’iniziativa delinea una storia del collezionismo bresciano e guarda al passato come a un romanzo corale nel quale\, sullo sfondo delle grandi vicende storiche\, gli oggetti divengono traccia delle donne e degli uomini che li hanno custoditi ed efficaci dispositivi di trasmissione della memoria. \nA cura di Stefano Karadjov e Roberta D’Adda. \nDal 4 novembre 2026 al 22 agosto 2027\, il Museo di Santa Giulia a Brescia sarà il palcoscenico che ospiterà la mostra “TESORI. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026”. \nL’iniziativa\, curata da Stefano Karadjov e Roberta D’Adda\, promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei\, conclude le celebrazioni del Bicentenario della scoperta della Vittoria Alata\, una delle sculture più importanti della romanità per composizione\, materiale e conservazione\, nonché uno dei rari grandi bronzi romani proveniente da scavo giunto fino a noi\, insieme a sei teste di età imperiale e centinaia di reperti in bronzo. \nLa rassegna proporrà un corpus di 100 opere\, abitualmente non esposte\, tutte appartenenti al patrimonio museale di Brescia. \nTesori si suddividerà in 5 sezioni dedicate ad altrettanti ambiti della museologia di impostazione ottocentesca – Archeologia\, Belle Arti\, Scienza e Tecnica\, Storia\, Etnografia – intorno alle quali costruirà un suggestivo e inedito dialogo tra epoche. Ognuna di esse\, infatti\, adotterà un tracciato cronografico circolare che prenderà avvio dalla contemporaneità\, attraverso opere di autori contemporanei quali Mohammed Al–Hawajri\, Badiucao\, Giuseppe Bergomi\, Bruce Gilden\, Axel Hütte\, David LaChapelle\, Victoria Lomasko\, Joel Meyerowitz\, Giulio Paolini\, Fabrizio Plessi\, Davide Rivalta\, Alfred Seiland\, Massimo Sestini\, Mary Zygouri\, acquisite da Fondazione Brescia Musei negli ultimi 10 anni in continuità con un tracciato secolare di arricchimento delle civiche raccolte\, che saranno accostate\, come in un viaggio a ritroso nel tempo\, a capolavori di maestri presenti nelle collezioni\, tra cui Albrecht Dürer\, Lattanzio Gambara\, Francesco Hayez\, Angelo Inganni\, Giovan Battista Moroni\, Pelagio Palagi\, Rembrandt\, Guido Reni\, Romanino\, Angelo Zanelli. \n  \nImmagine in apertura: Testa di atleta di età romana\, marmo\, Brescia\, Musei Civici © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia / Fotostudio Rapuzzi \n  \n  \nLeggi l’articolo completo sulla mostra su Storie & Archeostorie: \nTesori nascosti dei Musei Civici di Brescia in mostra: cento opere dai depositi raccontano due secoli di collezionismo \n \n  \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | L'enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino (Torino)
DESCRIPTION:Dopo la prima tappa siciliana al Museo Mandralisca di Cefalù\, dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027\, la mostra L’ enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino arriva nelle sale di Palazzo Madama. Il progetto espositivo\, di eccezionale rilievo scientifico e culturale\, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca ETS e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino e offre\, per la prima volta\, l’opportunità di mettere in dialogo diretto due tra i massimi capolavori della ritrattistica rinascimentale europea\, entrambi realizzati da Antonello da Messina\, entrambi custodi di un enigma — quello del sorriso — che non ha mai smesso di interrogare chi li osserva.  Il celebre Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca\, universalmente noto come l’Ignoto marinaio\, sarà infatti posto a confronto con il Ritratto d’uomo conservato a Palazzo Madama\, conosciuto come Ritratto Trivulzio\, dando vita a un dialogo inedito di straordinario valore storico e artistico.\nLa mostra si inserisce nel ciclo Incontro con il capolavoro\, il programma espositivo promosso da Palazzo Madama per rileggere i grandi maestri della storia dell’arte antica e moderna.
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LOCATION:Palazzo Madama – Museo civico d’arte antica\, Piazza Castello\, Torino\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Nel segno di Leonardo. Allievi e seguaci a Milano (Milano)
DESCRIPTION:Dal 27 novembre 2026 al 4 aprile 2027 alle Gallerie d’Italia di Milano si terrà una grande mostra dedicata all’eredità di Leonardo in Lombardia. Curata da Arturo Galansino e Simone Facchinetti\, Nel segno di Leonardo. Allievi e seguaci a Milano ricostruisce la formazione e la diffusione della scuola leonardesca attraverso le opere di Marco d’Oggiono\, Boltraffio\, Cesare da Sesto\, Andrea Solario\, Ambrogio de Predis\, Bernardino Luini\, Giampietrino e di altri protagonisti di una stagione irripetibile\, che cambiò per sempre la storia della pittura lombarda.
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LOCATION:Gallerie d’Italia – Milano\, Piazza della Scala\, 6\, Milano\, Italy
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