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SUMMARY:Conferenza | Viaggiar per chiese: geografie dell’arte e dei miracoli nell’itinerario italiano di Rubens (Roma)
DESCRIPTION:  \n\n\n\n\n\nIn occasione del ciclo di incontri dedicato al tema Viaggiare in Italia tra Cinquecento e Seicento: mappe e guide per scoprire opere\, artisti\, collezioni\, si terrà l’approfondimento dal titolo nze \nL’intervento intende analizzare il lungo soggiorno italiano di Pieter Paul Rubens\, svoltosi tra il 1600 e il 1608\, quale fase decisiva e imprescindibile per la sua formazione e per la successiva affermazione come figura di spicco nel panorama dell’artista-intellettuale europeo. Muovendosi lungo le coordinate geografiche e culturali suggerite dagli Itinerarii Italiae rerumque Romanarum libri tres di Franciscus Schottus\, pubblicati ad Anversa nel 1600\, Rubens elesse l’Italia a vera e propria “palestra dello sguardo”. \nIn questo spazio privilegiato di confronto\, l’artista ebbe modo di misurarsi direttamente con le testimonianze dell’antico\, con la lezione dei grandi maestri del Cinquecento e con le istanze estetiche e devozionali della Controriforma. Attraverso un metodo di osservazione rigoroso e selettivo\, Rubens esplorò i principali centri artistici della penisola\, tra cui Venezia\, Genova\, Mantova\, Firenze e Roma\, capitali della cultura che rimasero indelebilmente impresse nella sua memoria visiva e che contribuirono a definire il linguaggio di uno dei più autorevoli protagonisti della pittura del Seicento. L’evento si terrà martedì 10 marzo alle ore 18.00 nella Sala della Crociera\, antica Bibliotheca Maior\, presso il Collegio Romano\, offrendo un’analisi critica e documentata su come l’itinerario italiano abbia rappresentato il fulcro della maturazione intellettuale del maestro fiammingo. \nBiografia \nRaffaella Morselli\, PHD\, è Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna presso Sapienza Università di Roma e accademica dell’Accademia Raffaello di Urbino. Si occupa di storia del collezionismo\, di committenza e di mercato dell’arte nell’Italia del XVI-XVII secolo a cui ha dedicato monografie\, saggi\, mostre e molti articoli pubblicati con editori internazionali. È specialista di Guido Reni\, Guercino\, Rubens\, Francesco Albani\, Lavinia Fontana\, Domenico Fetti. È stata curatrice di diverse mostre: La celeste galeria (Mantova\, 2002-2003)\, La Collezione del cardinale Silvio Valenti Gonzaga (Mantova\, 2005)\, Guido Reni (Roma 2022)\, Arte Liberata. Capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale (1937-1947) (Roma\, 2022-2023)\, Rubens a Palazzo Te. Pittura\, trasformazione e libertà (Mantova\, 2023-2024)\, Guercino nello studio (Bologna\, 2023-2024)\, Guercino. L’era Ludovisi a Roma (Roma\, 2024-2025)\, La Favola di Atalanta. Pittura e poesia a Bologna (Bologna\, 2024-2025)\, Roma pittrice. Artiste al lavoro tra Cinquecento e Ottocento (Roma\, 2024-2025). È stata Research Fellow del Getty Center (Los Angeles 1994) e Ailsa Mellon Bruce Senior Visiting Scholar al CASVA (Washington D.C. 2014). Fa parte di numerosi comitati scientifici di musei (Galleria Borghese\, Palazzo Te)\, di mostre\, di riviste internazionali\, di collane editoriali. \n  \n  \nInformazioni: \n  \nIngresso: via del Collegio Romano\, 27 – 00186 Roma \nLe conferenze sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti \n  \nÈ obbligatoria la prenotazione tramite piattaforma Eventbrite: https://www.eventbrite.it/organizations/events  \n  \nPer informazioni: https://vive.cultura.gov.it/it/incontriamoci-al-collegio-romano-la-bibliotheca-maior-si-apre-alla-citta
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SUMMARY:Mostra | I Guardi di Calouste Gulbenkian (Venezia)
DESCRIPTION:Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e\, insieme\, un dialogo tra istituzioni internazionali\, tra storie di collezioni e collezionisti.  \n  \nLa stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano apre dal 7 marzo all’8 giugno 2026 con degli ospiti d’onore. Una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793)\, provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento: il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. \n  \nAperto nel 1969\, il Museo Calouste Gulbenkian ha come cuore originario delle sue raccolte la collezione dell’imprenditore e filantropo armeno\, naturalizzato inglese\, Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955). Noto per i suoi gusti raffinati\, per i vasti interessi\, la profonda conoscenza e l’eclettismo del collezionismo artistico che spaziavano dall’arte greca e romana all’Impressionismo\, dal Rinascimento Italiano al Seicento europeo\, passando per l’arte decorativa. Le diciannove opere di Guardi da lui acquisite tra il 1907 e il 1921 sono riconosciute tra le più celebri dell’artista\, famoso per avere iniziato a dipingere vedute in età matura\, dopo anni di sperimentazioni nel campo della pittura di storia e di genere e testimoniano\, una volta di più\, anche la complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. \nAllo stesso tempo\, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano\, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche\, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta\, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche\, Teodoro Correr. \n  \nTutte databili tra il 1770 e 1790\, le dieci opere parte della mostra I Guardi di Calouste Gulbenkian\, esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico\, rappresentano una straordinaria testimonianza dello stile dell’artista\, fatto di pennellate allusive e di proporzioni liberamente sfalsate che producono vedute in cui la struttura prospettica appare elastica. Ormai lontana dalle certezze geometriche di Canaletto e della sua camera ottica\, la Venezia ritratta da Francesco Guardi è composta da edifici corrosi dalla luce\, resi attraverso una pittura tremolante\, quasi che il pittore voglia offrire un’immagine interiore della città e di una civiltà\, quella veneziana\, ormai in rapido declino. Anticipando\, in un certo senso\, i sentimenti e le tensioni proprie della stagione del Romanticismo. \nI soggetti sono quelli indagati dall’artista in varie occasioni\, come la Festa della Sensa in Piazza San Marco che si svolgeva il giorno dell’Ascensione\, nel quale Venezia celebrava il matrimonio simbolico tra la città e il Mare. A questo evento è dedicata anche La Partenza del Bucintoro\, dove si vede salpare la nave di stato con a bordo il doge in direzione della chiesa di San Nicolò al Lido\, davanti alla quale veniva gettato in mare l’anello d’oro a simboleggiare l’unione tra Venezia e il mare Adriatico. Il fortunato tema delle feste e parate d’acqua si ritrova nella Regata sul Canal Grande\, opera ispirata ad una veduta di Canaletto\, connotata però dall’inconfondibile effetto atmosferico di Guardi. Con Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio\, Guardi presenta un’immagine curiosa di come sarebbe potuto essere uno dei simboli di Venezia. Anche la Terraferma veneta è ritratta dall’artista\, come testimonia la Vedute delle chiuse di Dolo. \n  \nTra i disegni delle collezioni civiche scelti per il confronto\, spiccano Il Gran Teatro La Fenice e i due celebri fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac\, veri e propri capolavori della grafica di Francesco\, in cui il tratto sottile e aereo dà vita a composizione rarefatte e atmosferiche\, quasi fossero un paravento giapponese o una pittura su seta\, con i quali condividono la medesima leggerezza e fragile grazia.
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SUMMARY:Mostra | Il Trittico di Spinello Aretino. Il racconto di un restauro (Firenze)
DESCRIPTION:Il trittico di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo\, Giovanni Battista\, Andrea\, Matteo\, e i Profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori\, torna a splendere nella Galleria dell’Accademia di Firenze\, dopo un importante intervento di restauro\, avviato nel novembre 2024 e appena concluso\, accompagnato da una completa campagna di indagini diagnostiche. I risultati e l’opera saranno al centro di un’esposizione dedicata\, allestita nelle sale del primo piano riservate alla pittura fiorentina del Tardo Trecento\, visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio 2026. \nLeggi tutti i particolari sulla mostra e sul restauro\, su Storie & Archeostorie: \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | Barocco: Il Gran Teatro delle Idee (Museo Civico San Domenico\, Forlì)
DESCRIPTION:La forma inquieta\, il ritmo alternato\, la sregolatezza\, il naufragio dei sensi\, l’esaltazione della festa\, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco. Fenomeno culturale che attraversa il Seicento e da inizio alla nostra modernità. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza. È il momento magico dell’Arte. Una febbre vivificante che porta principi e sovrani a farsi promotori di un grande rinnovamento pittorico e letterario\, urbanistico e architettonico. Trionfano le cose. Collezionisti e mecenati incoraggiano i generi più diversi. \n  \nA quest’epoca straordinaria\, a tutti i suoi artisti e all’influenza che hanno esercitato e ancora esercitano sulla produzione artistica\, è dedicata la grande esposizione BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì organizza al Museo Civico San Domenico dal 21 febbraio al 28 giugno 2026. \n  \nLa mostra\, che nasce da un articolato e approfondito percorso di studi\, intende restituire una visione complessiva della cultura barocca: il ruolo di Roma e delle corti europee\, i protagonisti che ne plasmarono le forme\, il ruolo delle committenze che ne sostennero lo sviluppo e le strategie di rappresentazione del potere che la determinarono. \nPer comprenderne appieno le origini\, il percorso partirà dal confronto con la raffigurazione del dramma nell’età ellenistica e le sperimentazioni spaziali del tardo manierismo\, passando dal realismo radicale di Caravaggio che riconduce lo sguardo a una dimensione più intima. \n  \nRoma\, fulcro e culla di questa straordinaria stagione\, sarà il punto di avvio di una narrazione che si estenderà poi all’Europa\, seguendo la diffusione del linguaggio barocco e il mutare del contesto politico internazionale\, soprattutto nella seconda metà del Seicento. \n  \nA testimoniare questo fervore creativo saranno capolavori di Gian Lorenzo Bernini\, Francesco Borromini\, Pietro da Cortona\, i due Gentileschi\, Luca Giordano\, Guercino\, Guido Reni\, Van Dyck\, Andrea Pozzo\, Nicolas Poussin\, Peter Paul Rubens\, Francisco de Zurbarán e molti altri. \n  \nLa riscoperta novecentesca del Barocco\, da Vienna a Dresda\, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento. \nLe opere di Lovis Corinth\, Francis Bacon\, Giovanni Boldini\, Giorgio de Chirico\, Lucio Fontana\, Giuseppe Ducrot\, Fausto Melotti e Umberto Boccioni offrono un’occasione unica al visitatore per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente connesse sotto il segno dell’inquietudine formale ed esistenziale. \n200 capolavori – provenienti\, tra gli altri\, dall’Albertina (Vienna)\, dal Museo del Prado (Madrid)\, dai Musei Vaticani (Città del Vaticano)\, dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica (Roma)\, dalle Gallerie degli Uffizi (Firenze) e dal Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli) – daranno vita a un percorso articolato in dieci sezioni\, allestite negli spazi del Museo Civico San Domenico\, in un viaggio che dal fascino dell’antico arriva fino alle risonanze contemporanee. \n  \nPer informazioni: https://mostremuseisandomenico.it/ \n 
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SUMMARY:Mostra | Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger (Torino)
DESCRIPTION:Dal 6 febbraio al 3 maggio 2026\, i Musei Reali di Torino ospitano nello Spazio Scoperte\, al secondo piano della Galleria Sabauda\, la mostra dossier Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto. \nL’esposizione propone\, per la prima volta\, un confronto diretto tra la straordinaria e pionieristica invenzione iconografica\, elaborata tra il 1425 e il 1428 da Fra Giovanni da Fiesole\, detto il Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455)\, per la rappresentazione del Giudizio Universale nella tavola oggi conservata al Museo di San Marco a Firenze – eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana\, nell’ambito delle relazioni culturali e di scambio tra musei del Sistema museale nazionale del Ministero della cultura – e l’opera appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda\, eseguita dal pittore fiammingo Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 – Praga 1611) tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V. \nQuest’ultima\, dichiaratamente ispirata al prototipo di Angelico\, consente di indagare le modalità di ricezione\, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna\, rivelando tanto le permanenze quanto le trasformazioni che il soggetto subì nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo. \nLa rassegna si tiene in occasione del rientro ai Musei Reali della tavola di Fra Giovanni da Fiesole raffigurante la Madonna dell’Umiltà\, concessa in prestito alla mostra monografica Beato Angelico (Firenze\, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco\, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026).
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SUMMARY:Mostra | Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea (Roma)
DESCRIPTION:Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026\, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la mostra Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea\, un progetto di Dana & Stéphane Maitec che porta a Roma uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania\, oggi conservati nella collezione della Famiglia Reale Romena.\nLa mostra si svolge nel contesto dell’Anno Culturale Romania – Italia 2026\, programma strategico bilaterale svolto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Romania\, S.E. Nicușor Dan\, e del Presidente della Repubblica Italiana\, Sergio Mattarella\, e propone uno sguardo inedito su questi abiti storici attraverso la fotografia contemporanea di Dana & Stéphane Maitec.\n“Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è lieto di ospitare questo progetto espositivo che si inserisce in un programma di cooperazione culturale di alto profilo\, volto a valorizzare e intrecciare storia\, arte e identità culturale in un dialogo profondo tra Romania e Italia”\, afferma la direttrice del Museo\, Luana Toniolo. “Siamo certi che questa proposta culturale inviterà il pubblico a riscoprire il valore universale del patrimonio tessile e artigianale attraverso lo sguardo contemporaneo della fotografia e rinnovando la vocazione del Museo come luogo di incontro tra civiltà e linguaggi artistici\, ben oltre i confini geografici e temporali”.\nLontani da un approccio documentario tradizionale\, gli artisti rileggono i costumi reali mediante la fotografia di dettaglio\, isolando e ingrandendo ricami\, trame e motivi ornamentali fino a trasformarli in vere e proprie architetture visive. Il dettaglio\, normalmente percepito come elemento decorativo marginale\, diventa protagonista assoluto: superficie\, materia e spazio si fondono in un’esperienza visiva immersiva che invita il visitatore a un’osservazione lenta e contemplativa.\nTra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento\, le Regine e le Principesse della Romania hanno svolto un ruolo decisivo nella valorizzazione del costume popolare\, trasformandolo da abito contadino in elemento centrale del guardaroba reale. La Regina Elisabetta (1843 – 1916) fu la prima a riconoscerne il valore identitario\, mentre con la Regina Maria (1875 – 1938) il costume tradizionale divenne un autentico linguaggio politico e culturale\, simbolo della Romania moderna e strumento di rappresentanza internazionale. In questo dialogo tra mondo rurale e spazio monarchico prende forma uno stile reale romeno\, colto e profondamente radicato nella tradizione.\n“Le camicie delle Regine ci narrano un momento essenziale della storia della Romania moderna\, in cui l’abito tradizionale è stato elevato al rango di simbolo di Stato\, di strumento diplomatico e di espressione di un’identità preservata con dignità e lucidità. Il fatto che questa mostra venga presentata nella programmazione dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026\, in un museo dedicato a una delle più antiche civiltà d’Europa\, conferisce all’iniziativa un ulteriore significato: quello di un incontro simbolico tra strati di storia e forme diverse di memoria culturale\, accomunati dalla medesima aspirazione alla durata\, al senso e alla bellezza. Riaffermiamo in questo modo l’impegno comune della Romania e dell’Italia a porre la cultura al centro della relazione bilaterale\, quale strumento di diplomazia\, spazio di riflessione e fondamento del nostro futuro europeo condiviso”\, dichiara l’Ambasciatrice di Romania in Italia\, Gabriela Dancau.\nLe fotografie attraversano una pluralità di capi e frammenti – camicie ricamate (ii)\, fote\, catrințe\, oprege\, brâuri – restituendo la complessità di un sistema tessile in cui ogni motivo possiede una forte valenza simbolica. Rombi\, croci stilizzate\, segni vegetali e geometrie parlano di fertilità\, protezione\, ciclicità e relazione con il cosmo\, rivelando la ricchezza semantica dell’ornamento tradizionale.\nAccanto alle immagini fotografiche\, la mostra include installazioni tridimensionali – un arco di trionfo\, una colonna\, un paravento – che traducono il linguaggio del ricamo in forme spaziali\, sottolineandone la dimensione scultorea e architettonica. Il filo diventa struttura\, il punto cucito si fa ritmo\, e l’ornamento si trasforma in spazio attraversabile.\nIl tesoro ricamato delle Regine non propone una lettura nostalgica della tradizione\, ma una sua riattivazione contemporanea. Attraverso la monumentalizzazione del dettaglio\, Dana & Stéphane Maitec restituiscono al ricamo la sua forza originaria\, trasformandolo in un linguaggio visivo autonomo\, capace di dialogare con il presente e con un pubblico internazionale\, nel cuore di Roma.\n \nMostra compresa nel biglietto di ingresso al Museo\nMuseo Nazionale Etrusco di Villa Giulia\nPiazzale di Villa Giulia\, 9 00196 Roma\nApertura: Martedì – Domenica\nOrari: 8.30 – 19.30\n(ultimo ingresso ore 18.30\,\nchiusura sale ore 19.00)\nwww.museotru.it
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SUMMARY:Mostra | L'età dell'oro. Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo. Opere\, collezionismo e contesti per l'oreficeria contemporanea (Palermo)
DESCRIPTION:Verrà prorogata fino a domenica 14 giugno a Villa Zito la mostra L’età dell’oro. Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo. Opere\, collezionismo e contesti per l’oreficeria contemporanea\, promossa e organizzata dalla Fondazione Sicilia\, con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana\, in collaborazione con Sicily Art and Culture s.r.l. a Socio Unico\, Banca del Fucino (sostenitore)\, Civita Sicilia e Teatro Massimo. \n  \nLa proroga si è resa necessaria visti l’affluenza e il successo di pubblico – tra studiosi\, appassionati\, amatori\, visitatori e turisti\, ma anche scolaresche e moltissimi giovani – di questi mesi.\nIdeata dalla Fondazione Sicilia\, presieduta da Maria Concetta Di Natale – tra le maggiori esperte di arti decorative in Europa – L’età dell’oro è stata curata da Sergio Intorre e Roberta Cruciata\, con Barbara Rappa responsabile dell’allestimento. \n  \n  \nLa mostra è un lungo e appassionante viaggio tra gli esemplari dal Seicento all’Ottocento\, la maggior parte dei quali provenienti da collezioni private siciliane\, realizzati dalle maestranze degli orafi dell’Isola\, tutti dallo stile inconfondibile\, ma che presentano i marchi soltanto dalla seconda metà del Settecento.\nHanno arricchito le sale espositive opere da Musei siciliani come la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis e il Tesoro della Cattedrale di Palermo\, il Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani\, il Museo Diocesano di Monreale\, l’Eparchia di Piana degli Albanesi\, il Tesoro della chiesa di Santa Maria a Randazzo\, il Tesoro di Santa Venera ad Acireale e altre collezioni private siciliane.\nDi volta in volta\, è stato spazio anche ad alcuni tra i maggiori maestri orafi contemporanei siciliani – Friscia\, Di Giovanna Nocito\, Lucito\, Fiorenza\, Fecarotta\, Izzo – che con le loro creazioni hanno dialogato con un passato vivo e pulsante di arte.
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SUMMARY:Mostra | Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell'età dei Carracci (Bologna)
DESCRIPTION: È prorogata fino a Pasqua la mostra Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell’età dei Carracci in corso al Museo Civico Medievale di Bologna.\nRimarrà aperta ancora fino al 6 aprile 2026 la prima mostra monografica dedicata a Bartolomeo Cesi (Bologna\, 1556 – ivi\, 1629)\, uno dei più significativi interpreti della cultura figurativa bolognese tra Cinquecento e Seicento\, l’”artista della controriforma”\, dalla sensibilità religiosa austera e schietta\, che più di tutti\, nel composito e vivace clima culturale della città felsinea\, seppe e volle realizzare gli indirizzi della nuova arte cristiana tracciata nel Discorso sulle immagini sacre e profane (1585) del cardinale Gabriele Paleotti (Bologna\, 1522 – Roma\, 1597). \nLa mostra\, a cura di Vera Fortunati e organizzata nell’ambito del Giubileo 2025\, è promossa dal Comune di Bologna – con i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici e la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio del Settore Biblioetche e Welfare culturale – e dall’Arcidiocesi di Bologna\, con la partecipazione dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna e la main partnership di Gruppo Hera.  \nIl prolungamento è reso possibile grazie alla collaborazione degli enti prestatori che hanno acconsentito ad estendere il prestito delle opere e al sostegno dei numerosi soggetti pubblici e privati coinvolti\, permettendo al pubblico di fruire dell’esposizione e delle attività di valorizzazione correlate oltre la data di chiusura inizialmente prevista del 22 febbraio 2026. \nAccolta con ampio apprezzamento dalla stampa nazionale e da un pubblico trasversale\, non solo specialistico – dal 22 novembre scorso a oggi sono più di 12.000 i visitatori e i partecipanti alle attività collaterali – l’esposizione viene estesa di sei settimane\, andando così ad arricchire l’offerta culturale di Bologna a disposizione della cittadinanza e dei turisti durante le prossime festività pasquali. \nLa mostra\nBartolomeo Cesi fu autore principalmente di opere di soggetto religioso\, destinate a restare all’interno delle mura di chiese e conventi\, tanto da meritarsi l’appellativo di “pittore conventuale”. Egli operò in diretta concorrenza con i coevi Agostino\, Ludovico e Annibale Carracci\, dai quali seppe distinguersi per la costruzione di un vocabolario espressivo originale fatto di figure immobili e solenni\, ritmate da colori squillanti e collocate in paesaggi solitari in cui prevalgono effetti di sublimato naturalismo: una pittura alternativa a quella radicalmente innovativa dei Carracci\, tesa allo studio diretto del naturale e del “vivo”.\nLa pittura di Cesi spinge lo spettatore verso una dimensione sovrasensibile di assorta e silenziosa contemplazione\, quasi ad anticipare la ricerca del bello ideale che sarà poi la cifra stilistica di Guido Reni. Non a caso\, Giulio Cesare Malvasia nel 1678 annotava come le opere di Cesi diedero a Guido “la prima mossa per inventar quella sua soave e gentil maniera”. \nL’esposizione si concentra sul periodo più felice della lunga carriera di questo artista colto e raffinato\, negli anni in cui si impegnò in un dialogo solitario e coraggioso con le novità della produzione carraccesca\, tra il 1585 e il 1597 circa.\nAttraverso un percorso di visita articolato in oltre 30 opere – tra dipinti\, disegni e monumentali pale d’altare – vengono affrontati i temi salienti della sua poetica e i generi pittorici con cui si affermò come protagonista di grande rilevanza nella vivace geografia artistica e culturale di Bologna nel suo tempo.\nL’evoluzione stilistica della sua identità artistica\, sempre in equilibrio con un rigore compositivo e tonale aderente ai dettami dell’ideologia cattolica post-tridentina\, viene approfondita in cinque sezioni tematiche: la formazione; i ritratti; i disegni; le pale d’altare; i cicli decorativi presso le Certose.\nIn occasione della proroga\, verrà riallestita la sezione dedicata ai disegni per garantirne la corretta conservazione\, sostituendoli progressivamente con riproduzioni in facsimile. \nGrazie al significativo investimento sostenuto dal Comune di Bologna per la tutela e la conservazione delle opere di Bartolomeo Cesi\, la mostra è stata l’occasione per finanziare interventi di restauro e manutenzione di quattro dipinti di proprietà di enti pubblici\, restituiti così ad uno sguardo rinnovato: La Trinità e la Vergine adorate dai santi Bernardino da Siena e Sebastiano (IRCCS Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna – Policlinico Sant’Orsola); Madonna con il Bambino in gloria con i santi Benedetto\, Giovanni Battista e Francesco (chiesa di San Giacomo Maggiore\, proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno); San Benedetto seduto (Città Metropolitana di Bologna) e San Francesco in preghiera (Provincia di Bologna dei Frati Minori Cappuccini).  \nIl catalogo della mostra\, pubblicato da Silvana Editoriale\, è destinato a rimanere un imprescindibile punto di riferimento bibliografico per lo studio dell’opera di Bartolomeo Cesi: curato da Vera Fortunati\, contiene un ricco repertorio di contributi scientifici e saggi relativi agli interventi di restauro eseguiti (Stefano Ottani\, Daniele Benati\, Vera Fortunati\, Alessandro Zacchi\, Angela Ghirardi\, Angelo Mazza\, Michele Danieli\, Flavia Cristalli\, Ilaria Bianchi\, Mark Gregory D’Apuzzo\, Mirella Cavalli\, Valeria Rubbi\, Antonella Mampieri\, Emanuela Fiori\, Caterina Pascale Guidotti Magnani\, Stefania Biancani\, Giovanni Giannelli e Federica Restiani\, Patrizia Moro). \nUn ottimo risultato in termini di partecipazione ha ottenuto anche il ricco programma di attività collaterali (conferenze\, visite guidate per il pubblico adulto\, attività per famiglie) realizzate nelle sedi del Museo Civico Medievale e della Pinacoteca nazionale di Bologna.\nGrazie alla collaborazione del Museo civico del Risorgimento di Bologna\, le quattro conferenze\, che hanno coinvolto eminenti studiosi e storici dell’arte\, sono e rimarranno fruibili online sul canale YouTube Storia e Memoria di Bologna al seguente link: https://www.youtube.com/playlist?list=PLGkErHJeVIYkNpk80s0FN0BZsTEooVd6C \nLe prossime attività\nOltre alla mostra temporanea allestita nel Lapidario del Museo Civico Medievale\, è possibile visitare numerosi luoghi della città che custodiscono opere dell’artista\, permettendo al grande pubblico di comprendere l’importanza del ruolo che egli ricoprì nel suo tempo. In particolare\, lo splendido ciclo decorativo realizzato per la cappella maggiore della chiesa di San Girolamo della Certosa con le tre imponenti tele con le storie della passione di Cristo\, tra i capolavori dell’artista\, e alcune sale della Pinacoteca nazionale di Bologna\, dove si trovano le opere di Cesi e dei pittori coevi\, tra i quali i Carracci. \nProseguono gli itinerari tematici Bartolomeo Cesi\, oltre la Mostra organizzati da Fondazione Bologna Welcome e condotti in città dalle guide turistiche iscritte alla Federazione Confguide Confcommercio Ascom Bologna.\nInfo su modalità e orari di accesso:\nhttps://www.bolognawelcome.com/it/eventi/mostre-esposizioni/bartolomeo-cesi \nRimane fruibile gratuitamente anche la ricostruzione in ambiente di realtà virtuale del ciclo decorativo con le Storie della Vergine affrescato da Cesi nella cappella di Santa Maria dei Bulgari nel palazzo dell’Archiginnasio\, andato perduto in seguito a un bombardamento anglo-americano nel 1944 e ricostruito a partire da 20 lastre fotografiche realizzate da Felice Croci all’inizio del Novecento.\nInfo su modalità e orari di accesso:\nwww.bolognawelcome.com/it/esperienze/340705/Bartolomeo-Cesi–oltre-la-Mostra—Archiginnasio–la-Cappella-dei-Bulgari \nSono estese fino al 6 aprile 2026 le agevolazioni con scontistiche integrate tra Museo Civico Medievale\, Collezioni Comunali d’Arte\, Pinacoteca nazionale di Bologna e per i partecipanti ad alcuni itinerari promossi da Fondazione Bologna Welcome.\nPer informazioni: www.museibologna.it/medievale \nProsegue l’offerta culturale ed educativa a cura di “Senza titolo”\, con tre visite guidate rivolte al pubblico adulto e due attività laboratoriali per bambine e bambini di fasce d’età differenziate. \nVisite guidate\nDomenica 1 marzo 2026 ore 11.00\nDomenica 15 marzo 2026 ore 11.00\nVenerdì 3 aprile 2026 ore 16.30 \nCosto di partecipazione: biglietto museo\nPrenotazione obbligatoria: musarteanticascuole@comune.bologna.it – 051 2193930 (durante gli orari di apertura del museo) \nLaboratori per bambine e bambini\nSabato 7 marzo 2026 ore 16.00\nSpolveriamo il disegno\nEtà consigliata: 6 – 8 anni \nLunedì 6 aprile 2026 ore 16.00\nAlla base dell’arte\nEtà consigliata: 8 – 11 anni \nCosto di partecipazione: gratuito per chi partecipa e per un adulto accompagnatore\nPrenotazione obbligatoria: musarteanticascuole@comune.bologna.it – 051 2193930 (durante gli orari di apertura del museo) \nInoltre\, ogni sabato e domenica pomeriggio è possibile usufruire\, gratuitamente e senza prenotazione\, di un servizio di mediazione museale. I mediatori sono riconoscibili dalla spilletta con il simbolo “Chiedimi”. \nGrazie alla collaborazione di Fondazione Bologna Welcome\, lunedì 9 marzo 2026 alle ore 17.00 la Sala della Cultura di Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna (via Castiglione 10\, Bologna) ospita la presentazione della guida storico-artistica Bartolomeo Cesi. Itinerari a Bologna (Silvana Editoriale)\, con l’autrice Giovanna Degli Esposti.\nIntervengono Giorgia Boldrini (direttrice Settore Musei Civici Bologna) e Silvia Battistini (direttrice Musei Civici d’Arte Antica di Bologna).\nL’agevole volume offre una breve rassegna delle opere realizzate da Bartolomeo Cesi ancora oggi custodite nella città di Bologna\, suddivise per tipologia di luogo (collezioni pubbliche\, palazzi\, edifici ecclesiastici) e in ordine alfabetico. Ogni tappa del percorso è arricchita da una breve scheda che racconta la storia dell’opera\, la sua committenza\, l’iconografia e il periodo di esecuzione.
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LOCATION:Museo Civico Medievale\, Via Alessandro Manzoni 4\, Bologna\, Italy
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SUMMARY:Mostra | L'Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata (Novara)
DESCRIPTION:Nel programma dell’Olimpiade Culturale in occasione di Milano-Cortina è in corso al Castello di Novara la mostra L’Italia dei primi Italiani. Ritratto di una nazione appena nata\, a cura di Elisabetta Chiodini. Un percorso di 70 capolavori eseguiti dai primi anni Sessanta dell’Ottocento al terzo decennio del Novecento da alcuni dei maggiori protagonisti della nostra cultura figurativa.  \nLa mostra organizzata da METS Percorsi d’Arte congiuntamente a Comune di Novara e Castello di Novara è allestita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026\, il programma multidisciplinare\, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura\, il patrimonio e lo sport\, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026. \nIl percorso espositivo illustra la nostra nazione appena nata\, il suo variegato territorio e la sua popolazione nel corso di decenni che sono stati testimoni di profonde trasformazioni\, politiche\, economiche\, culturali e sociali che avrebbero lentamente condotto il Paese verso la modernità. La rassegna si articola in sezioni tematiche che accompagnano i visitatori attraverso il succedersi delle sale del Castello presentando loro opere provenienti da prestigiose collezioni\, sia pubbliche sia private. \nSezione I | Un territorio variegato. Vita rurale tra pianure\, valli e monti\nLa prima sezione è dedicata all’Italia rurale e alla realtà del modo contadino\, dalle Alpi alla Sicilia. I territori e la vita quotidiana dei nuovi italiani saranno illustrati attraverso straordinari lavori di artisti di grande spessore e fama; tra questi sia sufficiente ricordare Telemaco Signorini (1835-1901)\, Giuseppe De Nittis (1846-1884)\, Stefano Bruzzi (1835-1911)\, Giovanni Battista Quadrone (1844-1898)\, Gugliemo Ciardi (1842-1917)\, Francesco Paolo Michetti (1851-1929)\, Angelo Morbelli (1853-1919)\, Carlo Fornara (1861-1978)\, Achille Tominetti (1848-1917) e Cesare Maggi (1881-1961). \nSezione II | Lo sviluppo costiero della penisola e le attività delle regioni marittime\nLa seconda sezione illustra la varietà delle nostre coste\, in prevalenza alte\, frastagliate\, rocciose e scoscese quelle che si affacciano sul Mar Ligure e sul Mar Tirreno\, per lo più basse con spiagge sabbiose e ghiaiose quelle che si affacciano sul Mar Adriatico. Oltre 8000 chilometri di territori molto diversi per morfologia\, struttura geologica\, varietà di ambienti naturali\, insediamenti umani e produttivi. L’articolato territorio costiero e le attività dei suoi abitanti saranno documentati da dipinti di Giovanni Fattori (1825-1908)\, Vincenzo Cabianca (1827-1902)\, Luigi Steffani (1828-1898)\, Francesco Lojacono (1838-1915)\, Rubens Santoro (1859-1941) e molti altri. \nSezione III | Il volto delle città\nLa terza sezione documenta alcuni aspetti della realtà urbana delle tre Capitali d’Italia\, Torino\, Firenze\, Roma\, e di altre grandi città come Napoli\, Venezia e non ultima Milano\, la prima metropoli italiana. Città quest’ultima che\, più di altre\, vuole essere moderna e avverte una forte esigenza di trasformazione e che a vent’anni esatti dalla proclamazione dello stato unitario\, in occasione dell’Esposizione Industriale Italiana del 1881\, è definita da Giovanni Verga la “Città più Città d’Italia”\, la capitale morale del paese\, quella destinata ad assumere in breve tempo una funzione trainante nel campo della produzione industriale e del lavoro. In sala dipinti di Filippo Carcano (1840-1914)\, Pio Joris (1843-1921)\, Adolfo Tommasi (1851-1933)\, Marco Calderini (1850-1941) e altri. \nSezione IV | I riti della borghesia. Il tempo libero in città e in villeggiatura\nLa quarta sezione è dedicata agli svaghi della borghesia e conduce il visitatore in lussureggianti giardini urbani\, a teatro\, tra le luci soffuse di prestigiosi salotti\, in campagna per una gita fuori porta o in luoghi di villeggiatura. Tra i pittori in sala Ettore Tito (1859-1941)\, Giulio Aristide Sartorio (1860-1932)\, Vespasiano Bignami (1841-1929)\, Pompeo Mariani (1857-1927)\,Carlo Pittara (1835-1891) e Luigi Gioli (1855-1947). \nSezione V | L’arte declinata al femminile\nLa quinta sezione è declinata tutta al femminile e illustra le diverse relazioni che numerose donne borghesi intrattenevano con le arti figurative. In sala incontriamo chi visitava le città d’arte e i loro straordinari musei\, chi amava collezionare arte contemporanea e frequentava gli studi dei maggiori artisti per valutare personalmente le opere da acquistare per la propria collezione\, chi amava dipingere per puro diletto e chi\, invece\, aveva coraggiosamente scelto di fare della pittura la propria professione. Tra gli autori presenti Silvestro Lega (1826-1895)\, Odoardo Borrani (1833-1905)\, Michele Cammarano (1835-1920). \nSezione VI | L’amore venale\nLa piccola cella del castello ospita la sesta sezione della mostra proponendo una scelta di opere legate ai tanti volti che la prostituzione ha avuto nell’Ottocento. Argomento che è stato spesso oggetto dell’attenzione di romanzieri e poeti\, drammaturghi e compositori\, ma che molto più raramente è stato affrontato dai pittori; tra questi Angelo Morbelli (1853-1919). \nSezione VII | Tempi moderni. La vita nelle metropoli\nL’ultima sezione della mostra è dedicata ai diversi aspetti della vita quotidiana dei nuovi Italiani nelle più moderne città del Paese. Città industrializzate e sempre più popolose nelle quali lusso e miseria convivevano spesso l’uno accanto all’altra. Città che alternavano zone lussuose con splendidi complessi edilizi contemporanei perfettamente rispondenti alle rinnovate esigenze della facoltosa borghesia\, a zone squallide e fatiscenti abitate da una popolazione spesso priva di un lavoro regolare\, costretta per poter sopravvivere ai lavori più umili o all’accattonaggio. Straordinari episodi di vita moderna documentati da grandi artisti tra i quali Emilio Longoni (1859-1932)\, Giovanni Sottocornola (1855-1917)\, Angelo Morbelli (1853-1919)\, Attilio Pusterla (1862-1941)\, Francesco Netti (1832-1894)\, Demetrio Cosola (1851-1895) e Italo Nunes Vais (1860-1932). \nCommenta Paolo Tacchini\, Presidente di METS Percorsi d’arte: In occasione delle Olimpiadi dovevamo pensare a un progetto legato alla nostra nazione e alle sue peculiarità\, ma che fosse coerente con la nostra specifica missione\, divulgare l’arte di un periodo ben preciso. Così è nata l’idea dell’Italia dei primi italiani. Un viaggio ideale nella nostra nazione appena nata\, raccontata attraverso le opere degli artisti dell’epoca\, molti dei quali protagonisti degli eventi che avevano portato alla sua nascita. \nLa rassegna\, a cura di Elisabetta Chiodini\, giunge dopo il grande successo di pubblico e critica registrato dalle mostre PAESAGGI. Realtà Impressione Simbolo. Da Migliara a Pellizza da Volpedo (2024-2025)\, Boldini\, De Nittis et Les Italiens de Paris (2023-2024); Milano da Romantica a Scapigliata (2022-2023); Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale (2021-2022); Divisionismo. La rivoluzione della luce (2019-2021) e Ottocento in collezione. Dai Macchiaioli a Segantini (2018-2019) ed è organizzata da METS Percorsi d’arte congiuntamente a Comune di Novara e Fondazione Castello di Novara\, con il patrocinio di Regione Piemonte\, Commissione Europea e Provincia di Novara\, nell’ambito del programma culturale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 ed è realizzata grazie al sostegno di Banco BPM (Main sponsor)\, Esseco S.r.l. e De Agostini Editore S.p.A. (Sponsor)\, con il contributo di Artekasa S.r.l.\, Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte\, Camporelli S.N.C.\, Comoli Ferrari & C. S.p.A.\, I Dof Mati\, IGOR s.r.l.\, Fondazione Comunità del Novarese\, Italgrafica Novara\, Mirato S.p.A.\, Fondazione CRT. Si avvale inoltre della collaborazione di Abbonamento Musei Piemonte e Valle D’Aosta\, Ad Artem\, Agenzia Turistica Locale Terre dell’alto Piemonte (Biella Novara Valsesia Vercelli)\, Big/Ciaccio Arte\, EnjoyMuseum S.r.l. e Swiss Chamber (Camera di Commercio Svizzera in Italia)\, con il supporto di Enrico Gallerie d’Arte e Gallerie Maspes Milano. \n\nINFO\nSede: Castello di Novara\, Piazza Martiri della Libertà 3\nT. 0321 1855421 \nOrari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) | lunedì chiuso\nAperture anticipate alle ore 9.00: domenica 29 marzo\, sabato 4 aprile\, domenica 5 aprile e lunedì 6 aprile 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)\nAperture straordinarie: sabato 1 novembre; lunedì 8\, venerdì 26 e lunedì 29 dicembre 2025; giovedì 1\, lunedì 5\, martedì 6 e giovedì 22 gennaio; lunedì 6 aprile 2026\nChiuso: mercoledì 24\, giovedì 25 e mercoledì 31 dicembre \nBiglietti:\n– Intero € 15\,00\n– Open € 17\,00 (Ingresso flessibile a data aperta)\n– Ridotto € 13\,00 (Weekend e festivi)\n– Ridotto Feriale € 11\,00 (da martedì a venerdì esclusi i festivi)\n– Ridotto Ragazzi € 6\,00 (Ragazzi dai 6 ai 19 anni) \nPrevendita biglietti\nVisitatori singoli\n– Vivaticket\n– in biglietteria: mar-ven 10.00-18.00 \nGruppi e scolaresche (autonomi o dotati di guida propria)\n– e-mail: gruppi@vivaticket.com\n– in biglietteria: mar-ven 10.00-18.00 (solo scolaresche) \nCommissioni Prevendita:\n– € 1\,80 (online\, call center\, e-mail) \nPrenotazioni visite guidate e aperture serali (compresa prevendita dei relativi biglietti)\n– Online: Ad Artem s.r.l.\n– Email: info@adartem.it\n– Call Center: +39 02 6597728 (da lunedì a venerdì 09.00 – 13.00 / 14.00 – 16.00) \nAudioguide comprese nel prezzo del biglietto
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