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SUMMARY:Mostra | Da Festa del Mare a Palio del Golfo. Documenti e fotografie storiche 1923 – 1999
DESCRIPTION:Il 31 luglio 2026 alle ore 18 sarà inaugurata\, presso la nuova sede dell’Archivio di Stato della Spezia\, la mostra ‘da Festa del Mare a Palio del Golfo. Documenti e fotografie storiche 1923 – 1999’. La nuova sede dell’Archivio di Stato della Spezia\, inaugurata pochi mesi fa dal Ministro della Cultura\, e situata in pieno centro\, rende finalmente possibile una partecipazione viva agli eventi cittadini. La consueta sfilata dei carri allegorici in occasione del Palio del Golfo quest’anno sarà anticipata dall’inaugurazione\, presso l’Archivio di Stato della Spezia\, di una mostra documentaria e fotografica dedicata alla storia del Palio. La mostra nasce da una fruttuosa collaborazione tra l’Archivio di Stato della Spezia\, la Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” del Comune della Spezia e il coinvolgimento dello Studio di design Faggioni\, dell’Associazione culturale Cantiere della Memoria e dell’Officina Aldo Carassale. Preziosissimo il patrimonio fotografico della Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” con il prestito di circa 70 fotografie\, che dialogheranno con i documenti dell’Archivio di Stato selezionati dal Fondo della Prefettura della Spezia\, dal Fondo della Camera di Commercio della Spezia e dalla Collezione Sassetti. Le carte rispecchiano la sempre maggiore importanza assunta dal Palio del Golfo nel corso del tempo attraverso le seguenti tipologie documentarie: richieste di contributi da parte degli enti organizzatori\, il sempre maggior coinvolgimento di istituzioni e pubblico\, la comunicazione dell’evento attraverso attraverso gli organi di stampa quali ad esempio i giornali radio della RAI. \nParticolarmente interessante risulterà una nota ministeriale con cui si sottolinea la numerosa presenza\, alla manifestazione spezzina\, di ‘gitanti’\, circa 1400\, giunti in treno da tutta Italia. Altri documenti del Fondo della Prefettura della Spezia evidenziano la costante attenzione della Questura alla gestione dell’ordine pubblico in occasione delle gare. Attraverso fotografie e documenti sarà dunque possibile ricostruire per tappe cronologiche la storia delle gare remiere spezzine\, della Festa del mare\, oggi Festa del Mare – Palio del Golfo. Grazie alla collaborazione con lo Studio Faggioni Yacht Design e con l’Officina Aldo Carassale verranno inoltre messi a disposizione due modelli di imbarcazione storiche ‘tipo Palio del Golfo’ e progetti e fotografie delle varie fasi di progettazione e costruzione delle imbarcazioni. \n  \nLeggi qui l’articolo di approfondimento pubblicato su Storie & Archeostorie: \nUn secolo di remi a La Spezia: all’Archivio di Stato in mostra la storia del Palio del Golfo \n \n 
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SUMMARY:Mostra | Cavalli e potere. Le lastre del palazzo etrusco di Murlo (Siena)
DESCRIPTION:Palazzo Sansedoni ospita la mostra Cavalli e potere\, dedicata alle celebri lastre fittili provenienti dal palazzo etrusco di Poggio Civitate\, a Murlo. A sessant’anni dall’avvio degli scavi e a quarant’anni dalla grande mostra a Siena\, alcune opere inedite e restaurate per l’occasione diventano protagoniste in città. \n  \n\n\n\n\nA distanza di sessant’anni dall’inizio degli scavi e da quarant’anni dalle grandi mostre del 1985 a Siena\, le straordinarie lastre fittili provenienti da Poggio Civitate tornano protagoniste di una mostra dedicata a uno dei più importanti complessi archeologici dell’Etruria arcaica.\nDal 20 giugno al 18 luglio 2026 gli spazi del percorso museale di Palazzo Sansedoni ospitano Cavalli e potere. Le lastre del Palazzo Etrusco di Murlo\, progetto espositivo nato dalla collaborazione tra Vernice Progetti Culturali\, Fondazione Musei Senesi\, Comune di Murlo e Museo Archeologico di Murlo\, con la Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. \nL’esposizione rappresenta un’occasione unica per ammirare alcune lastre fittili inedite\, provenienti dai depositi del Museo Archeologico di Murloe restaurate appositamente per l’occasione. \n  \nLe lastre della corsa equestre\nLe opere appartengono al celebre ciclo decorativo del palazzo etrusco di Poggio Civitate\, uno dei più significativi esempi di architettura aristocratica del VI secolo a.C.\nOriginariamente collocate lungo il margine del tetto dell’edificio\, le lastre raffigurano una teoria di cavalli lanciati al galoppo montati a pelo da fantini che stringono redini e frustino. Le immagini evocano il mondo delle competizioni pubbliche\, delle cerimonie aristocratiche e dei rituali che accompagnavano la trasmissione del potere all’interno delle élite etrusche. \nUna parte di queste decorazioni è oggi visibile nel percorso permanente del Museo Archeologico di Murlo\, dove è conservata la ricostruzione di una porzione del tetto del palazzo. I rilievi presentati a Siena appartengono alla stessa serie ma non erano mai stati esposti al pubblico.\nIn mostra sarà presente anche una riproduzione della celebre statua maschile nota come Il Cappellone\, conservata dal Comune di Murlo e divenuta uno dei simboli delle scoperte archeologiche di Poggio Civitate. \n  \nDa Poggio Civitate a Siena: una storia decennale\nIl ritorno delle lastre a Siena assume un particolare valore storico. Nel 1985 alcune decorazioni provenienti da Poggio Civitate furono infatti protagoniste della mostra Case e Palazzi d’Etruria\, curata da Simonetta Stopponi negli spazi del Santa Maria della Scala nell’ambito del celebre Progetto Etruschi promosso dalla Regione Toscana. \nQuell’esposizione contribuì in maniera decisiva alla diffusione della conoscenza del sito a livello nazionale e internazionale e rappresentò una tappa fondamentale nel percorso che avrebbe portato\, pochi anni dopo\, all’apertura dell’Antiquarium di Murlo. \nLa storia dei reperti è strettamente legata anche a Siena: dopo i primi rinvenimenti degli anni Sessanta\, molte delle decorazioni architettoniche furono infatti ospitate per oltre un decennio nel Salone della Marcolina del Palazzo Comunale\, prima del definitivo trasferimento a Murlo e dell’inaugurazione del museo nel 1989. \n  \nSessant’anni di ricerche a Poggio Civitate\nLa mostra celebra inoltre il sessantesimo anniversario dell’avvio delle campagne di scavo che hanno restituito una delle testimonianze più straordinarie dell’Etruria settentrionale. \nTra VII e VI secolo a.C.\, sulla sommità del colle noto come Piano del Tesoro\, sorse infatti una grande residenza aristocratica che dominava la valle dell’Ombrone e controllava un territorio ricco di risorse agricole\, pastorali e minerarie. Dopo una prima fase insediativa\, il complesso venne ricostruito come un monumentale palazzo organizzato attorno a una corte porticata e decorato da un articolato programma figurativo in terracotta. \nDal 1966 gli scavi hanno progressivamente restituito testimonianze fondamentali per la conoscenza della società etrusca arcaica\, rendendo Poggio Civitate uno dei siti archeologici più studiati e importanti della Toscana. \n\nInformazioni e orari\nSede\nPalazzo Sansedoni\, Siena \nDate\n20 giugno – 18 luglio 2026 \nIngresso\nLibero \nOrari di apertura \n\nDal martedì al sabato: 10-13 | 16-19\n29 e 30 giugno: 10-12 | 16-18\n1 e 2 luglio: chiuso\n\n\n\n\n 
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SUMMARY:Mostra | Dentro e fuori dall'acqua. L'ambiente di marea dell'Alto Adriatico (Venezia)
DESCRIPTION:Tutti lo conoscono\, pochi lo comprendono. L’ambiente di marea\, fascia di confine tra terra e acqua che emerge e scompare seguendo il ritmo delle maree\, è uno dei paesaggi più caratteristici dell’Alto Adriatico e della Laguna di Venezia e al tempo stesso uno dei meno compresi. Questo ecosistema racconta la straordinaria capacità di adattamento della natura e di una città che ha costruito la propria identità su un equilibrio unico tra presenza umana e ambiente lagunare. Proprio a questo ecosistema è dedicata la mostra Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico\, che ospita anche un approfondimento sull’ambiente lagunare\, inaugurata al Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia. \nOspitata nella Galleria dei Cetacei\, l’esposizione\, aperta al pubblico dal 5 giugno al 13 settembre 2026\, raccoglie gli scatti realizzati da Lorenzo Peter Castelletto\, fotografo e divulgatore scientifico\, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire il “dietro le quinte” del mesolitorale\, fascia costiera compresa tra i livelli di bassa e alta marea. \nOriginariamente concepito e realizzato a Trieste\, il progetto\, curato dallo stesso Castelletto e sviluppato in collaborazione con WWF AMP Miramare e OGS\, nasce con l’obiettivo di rendere accessibile la conoscenza di un ambiente paradossalmente poco conosciuto. \nLa mostra  presenta immagini di organismi animali e vegetali che hanno sviluppato straordinarie strategie di adattamento per vivere in questo ambiente peculiare. Ci sono crostacei che riescono a muoversi fuori dall’acqua perché\, chiudendo delle particolari piastre del loro carapace\, conservano l’umidità interna e mantengono le branchie bagnate\, riuscendo in tal modo a sopravvivere all’aria per molto tempo. Allo stesso modo\, determinati molluschi hanno la possibilità di serrare le proprie conchiglie per mantenere l’acqua all’interno\, e quindi sopravvivere\, durante la bassa marea. \nLe immagini in mostra si distinguono per la cura dei dettagli grazie a effetti macro di forte impatto che permettono di cogliere particolari invisibili a occhio nudo.\nGli scatti\, realizzati sia sopra sia sotto il livello dell’acqua\, restituiscono una visione completa di questo habitat particolare. \nLa mostra è aperta al pubblico dal 5 giugno al 13 settembre 2026\, con l’orario e il biglietto del Museo.
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SUMMARY:Mostra | Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città (Bologna)
DESCRIPTION:Dal 4 giugno al 6 settembre 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presentano Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città\, una mostra per far conoscere l’importanza culturale e non solo estetica del movimento Aemilia Ars\, peculiare espressione felsinea di una tendenza diffusa in tutta Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo per il rinnovamento estetico delle arti decorative e degli oggetti di uso quotidiano.\n\nAllestita nel Lapidario del Museo Civico Medievale\, l’esposizione è curata da Silvia Battistini\, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo.\nL’inaugurazione si svolge giovedì 4 giugno 2026 alle ore 12.00\, in concomitanza con l’apertura della quarta edizione di Bologna Festival Portici (4 – 7 giugno 2026)\, la manifestazione che celebra i Portici Patrimonio dell’Umanità UNESCO con numerosi appuntamenti alla scoperta di capolavori inediti nel patrimonio urbano che rendono unica la città di Bologna. L’esposizione è visitabile con ingresso gratuito dal 4 al 7 giugno 2026. \nIl progetto di Aemilia Ars per il rinnovamento delle arti applicate e decorative\n\nLa società per azioni Aemilia Ars viene fondata il 3 dicembre 1898 a Bologna per volontà di Alfonso Rubbiani\, restauratore e letterato\, con l’appoggio dei conti Francesco Cavazza e Cesare Ranuzzi Segni\, primo presidente del Consiglio degli azionisti. Nella società è presente\, con una posizione di rilievo\, la contessa Lina Bianconcini Cavazza\, moglie di Francesco Cavazza\, che fa parte sia del Consiglio degli azionisti sia della Commissione esecutiva presieduta da Alfonso Rubbiani. \nLa società si pone come obiettivi principali sia il recupero delle tradizioni artigiane regionali inserite nella nuova realtà industriale\, sia l’evoluzione dei prodotti manufatturieri\, attraverso l’applicazione di principi artistici ispirati alla corrente modernista europea\, caratterizzata da un recupero in chiave moderna dell’arte medievale e dal ricorso a forme lineari\, floreali e fitomorfe. Nello stesso contesto storico-artistico europeo e con le stesse finalità si collocavano le manifatture della nota casa inglese «Arts and Crafts» nata in Inghilterra per volontà di William Morris. A Bologna e in Emilia si assiste così – attraverso la stretta collaborazione tra artigiani e un gruppo di artisti che si era raccolto attorno al Rubbiani nella Gilda di San Francesco (Augusto Sezanne\, Achille e Giulio Casanova\, Alfredo Tartarini\, solo per citarne alcuni) – ad un vero e proprio rifiorire dell’artigianato locale che recupera\, in chiave artistica\, le pratiche della lavorazione del legno intarsiato e del ferro battuto\, l’arte dell’ebanisteria\, della legatoria e dell’oreficeria\, producendo manufatti di grande bellezza e qualità artistica\, espressione più alta della stagione Liberty emiliana. \nLa società fu la naturale prosecuzione di una complessa esperienza culturale maturata in città a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo: durante il restauro di alcuni edifici storici\, religiosi e civili\, furono applicati i più attuali principi sviluppati in Francia e in Inghilterra\, che si stavano utilizzando anche nelle altre regioni italiane. La necessità di ricostruire elementi architettonici\, decorativi e manufatti\, che si armonizzassero con la struttura dell’edificio antico\, permise di sviluppare conoscenze e metodologie che in seguito furono impiegate per la produzione di oggetti di uso quotidiano.\nPer questa ragione\, nell’articolo 2 dello statuto della nuova società Aemilia Ars si dichiarava l’intenzione di  «promuovere e facilitare lo studio\, la buona produzione e la commerciabilità delle arti decorative e industrie artistiche nella Regione Emiliana\, allo scopo preciso che quanto è arredamento e decoro interno della casa\, acquisti una praticità migliore ed un miglior senso artistico\, cosicché aumentandosene la ricerca e la produzione\, ne venga profitto agli artisti\, agli industriali\, agli operai». \nNel giro di pochi anni al nome Aemilia Ars si associa l’idea di un gusto rinnovato e moderno\, aggiornato sulle novità del Liberty internazionale prima e dell’Art Déco poi\, ma che affonda le radici nel recupero dei modelli decorativi propri dell’arte medievale e rinascimentale.\nLa società coinvolse imprenditori\, teorici del restauro e conoscitori della storia dell’architettura\, nonché artisti che elaborarono progetti originali e artigiani che li realizzarono. Si creò quindi un clima culturale che sopravvisse alla fine commerciale della società\, sopraggiunta già nel 1903. \nL’esperienza permeò così profondamente la società bolognese da condizionare anche gli insegnamenti delle scuole artistiche e professionali maschili e femminili\, sia comunali sia religiose\, che formarono e istruirono decine di artigiani e artigiane da impiegare nelle aziende cittadine.\nEbbe molto successo la formazione delle ragazze e delle donne che lavorarono nell’ambito del tessile\, alle quali venivano insegnate le basi della particolare tecnica di ricamo e merletto sviluppata da Aemilia Ars e resa famosa nel mondo da una capillare attività di promozione. Si costituì un sistema virtuoso tra produzione e richiesta del mercato\, che permise al dipartimento di ricami e merletti di resistere nel tempo\, fino agli anni Ottanta del Novecento. \nL’esposizione documenta con particolare attenzione il cambiamento del gusto nella società bolognese e l’articolato lavoro di sviluppo del progetto e di formazione della manodopera.\nÈ inoltre un’occasione per ammirare materiali Aemilia Ars solitamente non esposti\, appartenenti alle collezioni permanenti dei Musei Civici d’Arte Antica: Collezioni Comunali d’Arte (lavori e materiali didattici scuola Sirani; manufatti e campioni ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni)\, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (disegni dal deposito\, ferri battuti e vetri) e Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” (progetti restauro architettonico e disegni per merletti di Guido Fiorini; manufatti ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni). \nLe strutture caritative\, che si occupavano della crescita e dell’istruzione di orfani e di bambini disagiati\, furono coinvolte in questo progetto di formazione. Per questa ragione i Musei Civici d’Arte Antica hanno sviluppato il contesto della mostra in sinergia con ASP – Città di Bologna\, ente che ne ha raccolto l’eredità materiale e morale. Infatti\, in parallelo\, presso la Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili\, proprietà di ASP\, si svolge l’esposizione Un filo lungo secoli. Ricamo e formazione femminile a Bologna dai conservatori agli Istituti Educativi che mette in luce l’attività educativa degli storici istituti pii bolognesi\, tra i quali il Conservatorio di Santa Marta o il Conservatorio del Baraccano.\n\nNel 2021 il merletto Aemilia Ars è stato riconosciuto come patrimonio storico-culturale identitario della città di Bologna De.Co. La sua produzione è custodita da importanti musei esteri\, come il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York e il Victoria & Albert Museum a Londra\, ma soprattutto da numerosi musei nella città\, le cui collezioni legate al movimento possono essere riscoperte in occasione di questa mostra: le Collezioni Comunali d’Arte\, il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini e il Museo della Storia di Bologna.\n\nIl progetto espositivo Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città fa parte di Bologna Estate 2026\, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena. \nL’immagine coordinata della mostra è stata finanziata dall’Unione europea nell’ambito del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 – Priorità 7 – Progetto BO7.5.1.1.b I musei come leva di sviluppo turistico e promozione dei talenti.
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LOCATION:Museo Civico Medievale\, Via Alessandro Manzoni 4\, Bologna\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Sotto il segno di Teodorico. Storia e miti della Verona gota (Verona)
DESCRIPTION:Chi fu davvero Teodorico? Sovrano illuminato\, re barbaro\, protagonista di leggende oscure? \nLa nuova esposizione della Biblioteca Capitolare di Verona invita a entrare in una figura complessa e affascinante\, sospesa tra storia e mito\, e a riscoprire il profondo legame che la unisce alla città. \nRe degli Ostrogoti e signore d’Italia tra V e VI secolo\, Teodorico il Grande governò a lungo da Ravenna\, ma Verona occupò un posto speciale nella sua geografia politica e simbolica. Qui la sua presenza è rimasta impressa non solo nelle fonti storiche\, ma anche nella memoria collettiva\, alimentando nei secoli racconti e interpretazioni spesso divergenti. \nAttraverso manoscritti\, cronache e testi a stampa\, il percorso espositivo ricostruisce il contesto storico in cui visse Teodorico: un’epoca di transizione\, segnata dall’incontro – e talvolta dallo scontro – tra mondo romano e regni “barbarici”\, tra tradizioni religiose diverse e nuovi equilibri politici. Accanto alla dimensione storica\, emerge quella leggendaria: un Teodorico che\, con il passare dei secoli\, si trasforma\, cambia volto e significato\, diventando protagonista di narrazioni sempre più lontane dalla realtà originaria. \nParticolare attenzione è dedicata alla tradizione veronese\, che conserva tracce significative di questa evoluzione. Le cronache locali\, insieme ad altre testimonianze\, permettono di seguire la costruzione di una memoria stratificata\, in cui il dato storico si intreccia con l’immaginario\, dando vita a un racconto complesso e affascinante. \nL’esposizione offre così non solo l’occasione di avvicinarsi a una figura chiave della storia altomedievale\, ma anche di riflettere su come la storia stessa venga raccontata\, reinterpretata e trasformata nel tempo. \nL’esposizione sarà visitabile all’interno degli spazi espositivi della Capitolare dal 28 maggio al 30 giugno.
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SUMMARY:Mostra | Giovanni Agostino da Lodi (Milano)
DESCRIPTION:Alla Pinacoteca di Brera di Milano\, fino al 13 settembre 2026\, la prima mostra monografica mai dedicata a uno degli artisti più originali e misconosciuti del Rinascimento italiano.\n\nPer la prima volta\, una mostra ripercorre la carriera di uno degli artisti più originali attivi in Italia nei decenni a cavallo del 1500. \n  \nL’esposizione restituisce la complessità di questo autore attraverso 46 opere\, tra autografe e di autori quali Bramantino\, Alvise Vivarini\, Giovanni Bellini\, Giorgione\, Dürer\, Lorenzo Lotto e Girolamo Romanino\, sia conservate a Brera sia provenienti da importanti musei nazionali ed esteri tra cui il Musée du Louvre a Parigi\, le Gallerie dell’Accademia a Venezia\, l’Allentown Art Museum in Pennsylvania\, il Kunsthistorisches Museum a Vienna\, la Galleria Borghese a Roma\, il Museo del Prado e il Museo Thyssen- Bornemisza a Madrid\, la National Gallery a Londra. \nA cura di Maria Cristina Passoni\, Cristina Quattrini \nComitato scientifico: Alessandro Ballarin\, Francesco Frangi\, Mauro Natale\, Maria Cristina Passoni\, Cristina Quattrini\, Edoardo Rossetti \n\n\nLeggi la recensione della mostra su Storie & Archeostorie:\n\nhttps://storiearcheostorie.com/2026/06/08/giovanni-agostino-da-lodi-mostra-brera-2026/
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SUMMARY:Mostra | Il Medagliere si rivela. Pasqua in nummis (Bologna)
DESCRIPTION: Avviata nell’ottobre 2023\, giunge al suo ottavo appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela promossa dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro\, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.\nAll’interno di questo nucleo si distingue per completezza e ricchezza la raccolta delle medaglie papali\, che fanno del Medagliere un imprescindibile punto di partenza per gli studiosi e appassionati del genere.\n\nIn occasione della Pasqua Il Medagliere si rivela presenta il focus espositivo Pasqua in nummis\, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini\, con una selezione di una ventina di pezzi\, tra monete e medaglie\, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale.\nLa mostra è liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 25 marzo al 6 luglio 2026. \nLe tematiche evangeliche dei giorni che precedettero la crocifissione e culminarono con essa sono centrali nella civiltà europea e la loro raffigurazione su monete e medaglie è assai frequente. Le motivazioni che portano alla scelta di un determinato tema iconografico sono spesso complesse e dettate dalla volontà di trasmettere messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Perciò la lettura di queste iconografie\, oltre che partire dalla rievocazione cronologica degli episodi della vita di Cristo\, permette di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un determinato passo evangelico\, alla propaganda affidata all’oggetto e alla tipologia di pubblico a cui si rivolgeva. \nSi delinea poi un altro aspetto legato all’ambito squisitamente artistico che consente\, talvolta\, di mettere in dialogo medaglie e monete con altre forme artistiche attraverso la traduzione di modelli e soluzioni compositive di opere molto note\, adattate alle ristrette dimensioni dei tondelli metallici. È il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese\, 1494 – Faenza\, 1553)\, che traspose nella medaglia qui esposta la composizione della Crocifissione già incisa per uno dei nove medaglioni in cristallo di rocca commissionati dal cardinale Alessandro Farnese (Valenzano\, 1520 – Roma\, 1589)\, di cui parla anche Giorgio Vasari\, oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France a Parigi. \nLa medaglia papale è la principale tipologia di beni numismatici che attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo molto spesso veicolando significati legati alla sua politica temporale e spirituale. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la scena della trasfigurazione di Cristo\, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella di Cristo al cielo. La medaglia per Pio V (papa dal 1566 al 1572) raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio voleva ad esempio significare la volontà papale di riforma ed epurazione della Chiesa\, proprio come Cristo aveva inteso fare\, liberando dall’offesa del mercimonio la casa di Dio. \nLe medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai suoi discepoli in occasione dell’ultima cena\, rievocato nella messa del giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse a partire dalla metà del XVI secolo\, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo. \nUna delle più belle e rare monete del Rinascimento\, il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534)\, fu incisa da Benvenuto Cellini (Firenze\, 1500 – ivi\, 1571) nel 1529 e raffigura l’Ecce Homo\, il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. La moneta vuole fare riferimento ad un preciso momento autobiografico del pontefice: come il Cristo aveva subito un’ingiusta e ingiuriosa punizione\, così il papa aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma. \nTra le monete più interessanti si espongono quelle della Zecca di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino\, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo. \nNon particolarmente pregiate dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati\, ma particolarmente interessanti\, sono alcuni esemplari a carattere puramente devozionale\, destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Sono medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo per essere indossate al collo o forate per essere cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto\, detto lanato\, per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele. \nQuesti esemplari avevano anche una funzione apotropaica\, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia\, dove compare al dritto la deposizione al sepolcro e al rovescio Cristo al sepolcro\, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna\, lancia\, verghe\, borsa con i denari\, bacio di Giuda\, tunica etc.) L’iconografia\, molto diffusa a partire dal Medioevo\, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di “arma difensiva” contro il demonio. \nLa mostra Pasqua in nummis viene presentata sabato 28 marzo 2026 alle ore 17.00 in occasione della presentazione del volume Il Medagliere si rivela\, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini\, che documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023); Natale in nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024); Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024); L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025); L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025) e Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026).\nIntrodotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica\, il volume contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte.\nLa pubblicazione (pp. 100\, euro 15\,00) è in vendita presso il bookshop del museo.\nL’incontro\, secondo appuntamento del ciclo di presentazioni delle novità editoriali del Museo Civico Archeologico di Bologna Visto\, si stampi!\, si svolge presso la Sala Conferenze del museo\, in via dell’Archiginnasio 2. L’ingresso è libero\, fino a esaurimento posti disponibili.
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SUMMARY:Mostra | CRANIO C. Patrimonio Paleoantropologico Mondiale (Trieste)
DESCRIPTION:Per la prima volta al di fuori della Croazia\, al museo Winckelmann sarà possibile ammirare il cranio C\, proveniente dal sito di Krapina\, patrimonio paleoantropologico dell’Umanità. \nIl sito dei Neandertal di Krapina rappresenta uno dei luoghi più importanti della paleoantropologia mondiale. Scoperto alla fine del XIX secolo sulla collina di Hušnjakovo\, fu oggetto di ricerche tra il 1899 e il 1905 sotto la guida del celebre scienziato Dragutin Gorjanović-Kramberger. I reperti\, risalenti a circa 130.000 anni fa\, sono oggi conservati presso il Museo Croato di Storia Naturale di Zagabria e il pezzo più emblematico sarà ospitato al Museo Winckelmann dal 22 maggio al 16 agosto. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \nOltre alle caratteristiche anatomiche\, particolare interesse suscitano le incisioni presenti sull’osso frontale\, che potrebbero indicare aspetti simbolici più complessi della vita dei Neandertal. \nIl fulcro della mostra è rappresentato dall’esposizione del reperto fossile originale\, collocato in una speciale vetrina progettata per garantire condizioni microclimatiche e luminose controllate. I visitatori avranno così un’opportunità unica di osservare direttamente un cranio di inestimabile valore scientifico e culturale. Accanto al reperto sarà presentato anche un documentario\, nel quale\, attraverso suggestive immagini\, animazioni e commenti di esperti\, viene interpretato il significato del Cranio C nel più ampio contesto delle conoscenze sui Neandertal.
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SUMMARY:Mostra | Trame di storia\, segni di fede. L’Arcidiocesi di Lucca dal 1726 al 2026 (Lucca)
DESCRIPTION:In occasione del trecentesimo anniversario dalla sua elevazione\, l’Arcidiocesi di Lucca si racconta\, nei suoi tre secoli di storia.\nLa mostra “Trame di storia\, segni di fede. L’Arcidiocesi di Lucca dal 1726 al 2026” approfondisce le vicende\, le testimonianze e le connessioni col territorio attraverso alcune opere esemplari\, provenienti dal Complesso museale e archeologico della Cattedrale di Lucca\, insieme ai documenti dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca diocesana. \nGiovedì 7 maggio alle ore 16:30 si terrà l’inaugurazione presso il Palazzo delle Esposizioni\, Piazza San Martino: parteciperà il professore Matteo Giuli dell’Università di Pisa.\nL’esposizione resta visitabile fino al 13 giugno. \nINGRESSO LIBERO\nGiorni e orario di apertura: martedì – venerdì\, 15:00 – 19:00
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SUMMARY:Mostra | Walter Capelli - Attraverso il Limite. Visioni di Passione e Silenzio (Buguggiate - VA)
DESCRIPTION:Dal 4 all’8 maggio la sede di Buguggiate della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ospita la mostra Attraverso il limite\, visioni di Passione e Silenzio del fotografo Walter Capelli\, dedicata alle Cappelle del Sacro Monte di Varese. L’inaugurazione ufficiale è prevista mercoledì 7 maggio alle 19 nella filiale di via Cavour 71\, con un rinfresco aperto al pubblico in occasione dell’apertura della festa patronale. \nL’esposizione propone una rilettura originale delle cappelle della Via Sacra attraverso le “pittografie” di Capelli\, frutto di oltre tre anni di ricerca. L’artista ha potuto accedere all’interno delle cappelle per fotografare da vicino le sculture\, concentrandosi su sguardi\, espressioni e dettagli spesso invisibili al visitatore. Grazie a un uso studiato della luce fotografica\, le scene assumono una nuova profondità emotiva e una forte intensità narrativa. \nLe opere non sono semplici fotografie\, ma stampe artigianali realizzate in camera oscura su lastre di ferro\, successivamente graffiate\, dipinte e modellate fino ad assumere una dimensione quasi scultorea. Accanto a queste saranno esposte anche pittografie su foglia d’oro\, realizzate su tavole lignee preparate artigianalmente\, oltre ad alcune vedute più classiche delle architetture esterne del Sacro Monte. \nPromossa dalla Pro Loco di Buguggiate con il sostegno della Bcc e di Ccr Insieme Ets\, la mostra vuole trasformare uno spazio quotidiano come una filiale bancaria in un luogo di incontro e cultura\, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire il patrimonio storico e spirituale del territorio attraverso uno sguardo nuovo e contemporaneo.
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SUMMARY:Mostra | Rinascimento meridionale. La biblioteca di Andrea Matteo III Acquaviva (Napoli)
DESCRIPTION:Presso il Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini di Napoli il 22 aprile è stata inaugurata la mostra Rinascimento meridionale. La biblioteca di Andrea Matteo III Acquaviva\, aperta al pubblico fino al 19 luglio 2026. \n\nA due anni dalla riapertura della Chiesa-Museo\, dopo un lungo periodo di interdizione\, l’esposizione rappresenta un importante momento di restituzione alla città e alla comunità scientifica. Il percorso espositivo si configura come un’esperienza sperimentale che conduce i visitatori attraverso le attesissime sale storiche della Biblioteca. \n\n\nLa mostra ricostruisce\, grazie a numerosi prestiti affiancati al nucleo originario di codici miniati appartenuti ad Andrea Matteo III Acquaviva e custoditi sin dalla prima metà del Settecento presso la Biblioteca dei Girolamini\, una selezione della straordinaria raccolta libraria del Duca. Figura emblematica di principe-letterato del Rinascimento meridionale\, Acquaviva rappresenta un modello di raffinato mecenatismo e cultura umanistica. \n\n\nFondamentale il contributo del CNR ISPC\, che ha collaborato al progetto espositivo attraverso specifiche indagini diagnostiche non invasive sui manoscritti esposti nella Sala Vico. Le analisi hanno permesso di approfondire materiali e tecniche artistiche impiegati dai miniatori al servizio del Duca e della sua famiglia. \nI risultati hanno evidenziato l’uso prevalente di pigmenti di origine minerale: il blu è ottenuto dal pregiato lapislazzuli o dall’azzurrite; il rosso deriva principalmente da cinabro e minio\, oltre che da lacche organiche; il verde è generalmente a base di rame. L’oro è utilizzato sia in foglia sia in forma liquida\, mentre l’argento\, frequentemente presente\, appare oggi annerito a causa dei processi di ossidazione. \nLe indagini in riflettanza infrarossa hanno inoltre reso visibile il disegno preparatorio sottostante la pellicola pittorica\, restituendo preziose informazioni sul processo creativo dei miniatori. \n\n\nAlle attività di ricerca del CNR ISPC hanno collaborato Annalaura Casanova Municchia\, Maria Catrambone\, Danilo P. Pavone\, Chiara Saltarelli; per la parte 3D Eva Pietroni\, Bruno Fanini e Sofia Menconero. \nLa mostra si propone come un’occasione unica per riscoprire un patrimonio di eccezionale valore storico e artistico\, offrendo al pubblico una nuova chiave di lettura del Rinascimento nel Mezzogiorno d’Italia. \n\n\n\n\n\nOrari di visita\nmartedì – venerdì\, ore 10.00 – 18.30 con ultimo ingresso entro le 17.30;\nsabato\, domenica e festivi ore 08.30 – 13.30 con ultimo ingresso entro le 12.15;\nchiusa i lunedì e le giornate ad ingresso gratuito. \n\nInfo: https://girolamini.cultura.gov.it/ \nbcm-gir@cultura.gov.it\n081 3997115
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SUMMARY:Mostra | La Maddalena di Piero di Cosimo: arte\, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino (Roma)
DESCRIPTION:Il VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia annuncia la proroga della mostra “La Maddalena di Piero di Cosimo: arte\, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino” fino al 6 settembre 2026. L’esposizione\, curata da Edith Gabrielli con la consulenza storica di Fernanda Alfieri\, Serena Galasso e Isabella Lazzarini\, avrebbe dovuto concludersi il prossimo 5 luglio\, ma il grande interesse manifestato dai visitatori e la rilevanza scientifica del progetto hanno spinto l’istituzione a prolungarne l’apertura per l’intera stagione estiva. \n  \nIl percorso espositivo si sviluppa all’interno di Palazzo Venezia\, in quegli ambienti un tempo adibiti alle cucine che sono stati appositamente restaurati e riaperti al pubblico proprio in occasione di questo importante appuntamento. Il nucleo centrale dell’iniziativa ruota attorno alla tavola dipinta alla fine del Quattrocento da Piero di Cosimo\, un’opera di raffinata qualità concessa in prestito dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini nell’ambito di un accordo strategico volto a valorizzare l’integrazione del patrimonio museale romano. \n  \nL’opera diventa la chiave d’accesso ideale per esplorare l’universo femminile nella Firenze rinascimentale. Rappresentando la santa come una giovane donna del suo tempo\, circondata da oggetti di uso comune\, il dipinto apre una finestra sulla realtà materiale e sociale dell’epoca. Il progetto si distingue per la sua forte impronta interdisciplinare\, frutto del lavoro corale di circa trenta studiosi che hanno fatto dialogare la storia dell’arte con la storia sociale e della cultura materiale\, offrendo uno spaccato profondo sulla nascita\, l’educazione\, la devozione\, la gestione domestica e l’universo produttivo dell’epoca. \n  \nL’estensione dell’apertura consentirà a un pubblico ancora più ampio di scoprire una selezione di oltre sessanta tra documenti e manufatti d’epoca\, tra cui lettere e libri di conti di figure storiche e manoscritti miniati\, che restituiscono concretezza alla memoria storica e permettono di comprendere a fondo le tecniche manifatturiere del passato grazie anche a un ricco impianto didattico e multimediale. \n  \nLa proroga si inserisce inoltre in una più ampia visione strategica promossa dal VIVE. Questa iniziativa anticipa infatti il futuro percorso stabile di Palazzo Venezia dedicato alla grande tradizione artistica e artigiana della penisola\, dal Medioevo alle soglie del Made in Italy. \n  \nInformazioni: \n  \nOrari: \nTutti i giorni\, 9.30-19.30 (ultimo ingresso 18.45) \n  \nBiglietti: \nLa mostra è inserita nel biglietto del VIVE \n  \nIntero 18 euro (mostre incluse) \nAgevolato 5 euro mostre incluse \nGratuità di legge \n  \n  \nGuida e volume di studi: \nLa mostra è accompagnata da una guida e da un volume di studi editi da Silvana Editoriale \n 
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SUMMARY:Mostra | Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro (Venaria Reale - TO)
DESCRIPTION:Alla Reggia di Venaria\, complesso monumentale alle porte di Torino tra i più visitati\nin Italia\, dal 17 aprile al 6 settembre 2026 il Consorzio delle Residenze Reali\nSabaude – presieduto da Michele Briamonte con la direzione di Chiara Teolato –\norganizza una grande mostra su straordinari abiti che hanno definito\nl’immagine delle regine nel cinema e nel teatro.\nLa mostra è curata da Massimo Cantini Parrini\, pluripremiato costumista\, profondo\nconoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca\, con Clara Goria\, storica\ndell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.\nRegine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro riunisce nelle\nSale delle Arti della Reggia una selezione di 31 abiti che hanno definito\, nel tempo\,\nl’immagine della regina nel cinema e nel teatro\, restituendo al costume la sua\nfunzione più profonda: non semplice ornamento\, ma dispositivo capace di generare\npercezione di potere\, identità e visione.\nLa mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica\, un\nlinguaggio che attraversa i secoli e i generi\, costruendo figure capaci di imporsi\nnell’immaginario prima ancora della parola. Al centro\, l’arte del costume tra cinema e\nteatro\, officine diverse della stessa meraviglia: nel cinema il costume vive nel dettaglio\,\nnella luce e nell’inquadratura che ne rivelano la materia; in teatro governa lo spazio\, deve\nessere leggibile da lontano e respirare con l’attore e con il tempo della scena.\nLa mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria\ndedicato alla moda e al costume avviato nel 2011 con Moda in Italia. 150 anni di \neleganza (1861–2011). Ma il racconto della sovranità femminile è anche un\nmodo per tornare alla nascita del complesso della Venaria Reale\, alla metà del\nSeicento\, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria\nGiovanna Battista di Savoia Nemours. \nIL PERCORSO DELLA MOSTRA\nIl percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei fondamentali —\nmito\, storia\, fantasia — che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico\,\ntra ricerca filologica e interpretazione poetica. Regine mitologiche e leggendarie\, regine\nfantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia e sovrane realmente esistite\nconvivono in un racconto che supera la distinzione tra vero e immaginato\, affermando\nuna verità più profonda: quella del linguaggio visivo.\nOro\, argento e bronzo sono i colori della mostra che rimandano alla regalità\, segnando le\ntre sezioni: Fantasia in argento\, Mito in bronzo e Storia in oro. L’allestimento stesso si\nconfigura come un’architettura prospettica in tre atti (Mito\, Storia\, Fantasia) e undici\nscene che mette in luce una selezione di 31 abiti d’autore\, firmati da grandi\ncostumisti e artisti\, realizzati da eccellenze sartoriali italiane per celebri regie ed\ninterpreti. \nTra le presenze in mostra emergono figure iconiche della regalità scenica:\nl’Incantevole Strega\, la regina degli specchi\, interpretata da Monica Bellucci\nin I fratelli Grimm di Terry Gilliam (2005)\, Ariadne\, regina della luna/Valentina\nCortese ne Le avventure del barone di Münchausen (1988) e Titania\, regina delle\nfate/Michelle Pfeiffer in Sogno di una notte di mezza estate (1999) nei costumi di\nGabriella Pescucci. Tra le regine del mito compaiono Giocasta/Silvana Mangano e\nMedea/Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1967\, 1969) nei costumi dei\nmaestri Piero Tosi e Danilo Donati. E poi le regine nella storia\, Cleopatra/Liz Taylor\nnei faraonici abiti del kolossal di Mankiewitz del 1963\, Elisabetta I\nd’Inghilterra/Rossella Falk in Maria Stuarda di Franco Zeffirelli vestita da Anna \nAnni\, Anna Bolena/Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas in Maria di Pablo \nLarraín (2024) e Maria Antonietta/Mélanie Laurent ne Le Déluge. Gli ultimi giorni\ndi Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024)\, quest’ultimo in parte girato nella stessa\nReggia di Venaria\, entrambe nei costumi di Massimo Cantini Parrini. E ancora\, Maria\nAntonietta interpretata da Kirsten Dunst\, che ridefinisce un’immagine pop e\ncontemporanea della regina per la regia di Sofia Coppola (2006)\, fino a Elisabetta di\nBaviera\, la mitica Sissi\, consacrata dal cinema con il volto di Romy Schneider\nin Ludwig di Luchino Visconti (1973). \nIl viaggio proposto al visitatore attraversa cinema\, teatro e opera lirica fino alle più\nrecenti serie televisive\, costruendo un dialogo continuo tra epoche\, stili e linguaggi.\nLa Reggia di Venaria diventa parte integrante della narrazione: le sue\narchitetture amplificano la teatralità dei costumi\, mentre lo spazio e la prospettiva\npermettono di coglierne pienamente silhouette\, proporzioni e presenza scenica. In luce\nemergono tessuti\, ricami\, cromie\, pesi e strutture\, insieme ai bozzetti originali riprodotti\nin mostra\, che rivelano il processo creativo alla base della costruzione dell’immagine\nregale.\nIn mostra opere dei più grandi maestri del costume teatrale e\ncinematografico\, dal primo Novecento a oggi: Anna Anni\, Giancarlo Bartolini\nSalimbeni\, Aldo Calvo\, Milena Canonero\, Massimo Cantini Parrini\, Giulio Coltellacci\,\nDanilo Donati\, Gabriella Pescucci\, Luigi Sapelli detto Caramba\, Gino Carlo Sensani\,\nPiero Tosi. Accanto a loro\, i costumi ideati da grandi artisti come Felice Casorati\,\nCorrado Cagli\, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro.\nLe opere provengono da importanti istituzioni e collezioni: Gallerie degli Uffizi –\nMuseo della Moda e del Costume di Firenze\, Costumi d’Arte Peruzzi\, Tirelli Trappetti\,\nSartoria Farani\, Archivio Corrado Cagli di Roma\, Fondazione Cerratelli di Pisa\, Sartoria\nDe Valle di Torino e la collezione di Massimo Cantini Parrini. \n  \nGli abiti sono accompagnati da parrucche\, gioielli e ornamenti — elementi\nessenziali nella costruzione dell’identità visiva — provenienti da laboratori specializzati o\nfatti realizzare appositamente su modelli originali in occasione della mostra.\nEmerge così una vera e propria geografia del fare: musei\, archivi e sartorie che\ncustodiscono saperi rari\, restituendo una costellazione di competenze che ha reso il\ncostume italiano uno dei linguaggi più riconoscibili e influenti nel panorama\ninternazionale.
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SUMMARY:Mostra | Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma - Alla conquista del Rinascimento (Torino)
DESCRIPTION:La Fondazione Accorsi-Ometto annuncia un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma\, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena. \nLa mostra\, curata da Serena D’Italia\, Luca Mana e Vittorio Natale\, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini\, Francesco Frangi ed Edoardo Villata\, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore\, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale. \nLe oltre cinquanta opere presenti in mostra\, alcune delle quali inedite o mai esposte prima\, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche\, come l’Accademia Carrara di Bergamo; il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato (AL); la Pinacoteca di Brera di Milano; il Musée Jacquemart-André di Parigi; i Musei Civici di Pavia; la Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia; l’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto\, la Galleria Borghese\, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina di Roma; la Collezione Chigi Saracini\, Banca Monte dei Paschi di Siena e la Pinacoteca Nazionale di Siena; la Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno (CN); la Biblioteca Reale\, la Galleria Sabauda\, i Musei Reali\, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino; il Palazzo dei Musei Pinacoteca di Varallo; l’Archivio Storico Comunale e il Museo Francesco Borgogna di Vercelli. \nDalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti\, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508)\, nel Senese\, per giungere alle straordinarie puntate a Roma\, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi\, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire. \nA confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia\, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento\, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba (come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una inedita predella con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo)\, di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello.
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SUMMARY:Mostra | Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano (Ercolano - NA)
DESCRIPTION:La mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” prolunga la propria presenza a Villa Campolieto fino al 14 giugno 2026\, per poi compiere un salto significativo: dal 14 luglio l’esposizione si trasferisce negli spazi di Castel Sant’Angelo a Roma\, in una nuova tappa che amplia la portata del progetto e lo porta nel cuore della Capitale.\n\nUna nuova sede che dialoga con Ercolano\nLa scelta di Castel Sant’Angelo non è casuale. Il monumento romano è esso stesso il risultato di una lunga stratificazione di funzioni\, epoche e significati: mausoleo imperiale\, fortezza medievale\, residenza papale\, museo. Come Ercolano\, sepolta dall’eruzione del Vesuvio e straordinariamente conservata nella sua quotidianità\, Castel Sant’Angelo porta in sé il peso di secoli sovrapposti senza che nessuno di essi sia davvero scomparso.\n\nIn entrambi i casi il passato non si è dissolto: si è depositato nel tempo\, trasformando i luoghi stessi in parte integrante del racconto. È questa affinità di fondo – tra una città che il Vesuvio ha fermato e un monumento che ogni epoca ha riscritto – a fare di Castel Sant’Angelo la sede naturale per una mostra che racconta come si viveva\, si mangiava e ci si prendeva cura di sé nell’antica Ercolano.\n\nLa mostra\nAperta il 28 marzo 2025 negli spazi monumentali di Villa Campolieto sul Miglio d’Oro\, l’esposizione conduce i visitatori in un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare nell’antica Ercolano. Reperti organici di straordinaria conservazione – pane\, cereali\, legumi\, frutta\, uova\, frutti di mare restituiti in forma carbonizzata dall’eruzione del 79 d.C. – dialogano con utensili\, vasellame e oggetti di uso quotidiano\, restituendo con precisione le abitudini degli antichi Ercolanesi dalla produzione allo smaltimento del cibo.\n\nL’allestimento\, concepito secondo la formula della “stanza nella stanza” nel rispetto degli ambienti decorati del piano nobile di Villa Campolieto – splendida dimora settecentesca progettata da Luigi Vanvitelli – valorizza sia la collezione archeologica sia gli spazi storici. Il cibo\, inteso come elemento identitario e sociale\, diventa il filo conduttore di un viaggio che unisce presente e passato\, grazie anche alla presenza di immagini della moderna Ercolano che dialogano con la quotidianità del mondo romano.\n\nLa mostra si inserisce nel ciclo “Ercolano 1738–2018. Talento Passato e Presente”\, che valorizza gli aspetti più significativi della vita nell’antica città attraverso esposizioni dedicate agli ori\, ai legni e al cibo\, ospitate nei luoghi più rappresentativi del territorio.\n\n\nInformazioni per la visita\nFino al 14 giugno 2026 – Villa Campolieto\nLuogo: Villa Campolieto\, Corso Resina 283\, Ercolano (NA)\nDate: 28 marzo – 14 giugno 2026\nOrario: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)\nParcheggio: interno gratuito fino a esaurimento posti\n\nDal 14 luglio 2026 – Castel Sant’Angelo\, Roma\nUlteriori informazioni su date\, orari e biglietti per la sede romana saranno comunicate prossimamente.\n\nBiglietti (Villa Campolieto)\nCombinato Parco Archeologico + Mostra: € 19\,00 intero – € 4\,00 ridotto (6–18 anni e aventi diritto secondo normativa)\nCombinato Villa Campolieto + Mostra: € 7\,00 intero\nGratuito: under 6; persone con disabilità e un accompagnatore\n\nSiti e prenotazioni\nSito mostra: ercolano.cultura.gov.it/dalluovoallemele\nSito Ville Vesuviane: https://www.villevesuviane.net/le-ville/villa-campolieto/\nAcquisto online: https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/dalluovo-alle-mele.-la-civilta-del-cibo-e-i-piaceri-della-tavola-ad-ercolano/\n\n\n\nLeggi anche\nhttps://storiearcheostorie.com/2025/03/28/dalluovo-alle-mele-a-ercolano-la-mostra-che-svela-la-civilta-del-cibo/
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LOCATION:Villa Campolieto\, Corso Resina\, 283\, Ercolano\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Incontro con il capolavoro: Vermeer. Donna in blu che legge una lettera dal Rijksmuseum di Amsterdam (Torino)
DESCRIPTION:Interno giorno. Una giovane donna di profilo\, in abito da casa\, è intenta a leggere una lettera che stringe con entrambe le mani. Nella stanza si diffonde una luce fredda\, azzurrata\, forse filtrata da una finestra invisibile. Gli arredi sono essenziali: qualche sedia di legno scuro con borchie in ottone\, un tavolo coperto da un drappo\, sul quale sono appoggiate una collana di perle\, un foglio – forse un’altra lettera – e una cassetta aperta\, come se fosse appena stata rovistata. \nLa ragazza\, che porta i capelli raccolti\, sembra incinta\, come suggeriscono la morbida rotondità del ventre e la casacca blu – una beddejak\, una giacca da letto – chiusa da piccoli fiocchi dello stesso colore. \nAlle sue spalle\, il muro è in parte coperto da una grande cartina geografica. \nLa protagonista è completamente assorta nella lettura; l’osservatore è escluso da questa scena privata\, sospesa in un silenzio denso. Nulla viene rivelato\, tutto resta trattenuto: le domande si affacciano senza trovare risposta. Cosa contiene quella lettera? Chi l’ha scritta? E perché la giovane stringe il foglio con così tanta forza? \nCon l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera di Vermeer \, proveniente dal VermeerRijksmuseum di Amsterdam e visibile a Palazzo Madama dal 5 marzo al 29 giugno 2026\, prende avvio Incontro con il capolavoro\, un nuovo ciclo espositivo dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. Per la prima volta Torino accoglie un dipinto di : un’occasione straordinaria che offre al pubblico la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei vertici assoluti della pittura europea del Seicento. \nNon semplici “prestiti eccellenti”\, ma veri e propri progetti di approfondimento scientifico e culturale\, costruiti come dispositivi narrativi capaci di generare conoscenza\, stimolare il dialogo interdisciplinare e aprire nuove prospettive di lettura del patrimonio. \nL’esposizione propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come maestro della luce e degli interni domestici\, ma come autore di una autentica “pittura mentale”\, esito di una rivoluzione ottica e concettuale che attraversa la cultura olandese del Seicento. \nIl fulcro visivo del dipinto è la macchia azzurra dell’abito della giovane\, che domina l’intera composizione con una forza silenziosa e magnetica. \nIl blu non è un semplice elemento cromatico\, ma un vero campo di energia visiva attorno al quale l’immagine si organizza. Vermeer lo ottiene utilizzando un pigmento raro e prezioso\, il lapislazzuli\, importato da regioni lontane attraverso le grandi rotte commerciali che collegavano l’Europa all’Asia. Una scelta che implica non solo un investimento economico rilevante\, ma anche una profonda consapevolezza del valore percettivo del colore: il blu assorbe la luce e la restituisce in modo diffuso\, creando un effetto di espansione che avvolge la figura. \nAnche lo sfondo racconta di commerci\, scoperte ed esplorazioni\, evocando il Secolo d’oro olandese: sulla parete chiara alle spalle della giovane – quasi una finestra disegnata sul mondo esterno e sui possedimenti del regno – è appesa una carta geografica dell’Olanda e della Frisia occidentale\, riconoscibile in quella stampata nel 1621 da Willem Janszoon Blaeu su disegno di Balthasar Florisz van Beckernrode. \nLa Delft della seconda metà del XVII secolo non è soltanto una prospera cittadina della Repubblica delle Province Unite\, ma un vero laboratorio culturale in cui si intrecciano libertà religiosa\, spirito mercantile e innovazione tecnica. Le botteghe degli artigiani dialogano con gli studi dei cartografi\, le case dei mercanti ospitano strumenti scientifici e collezioni di oggetti rari; nelle osterie si discute degli ultimi progressi nella costruzione di lenti. \nÈ in questo contesto fertile e dinamico che si forma lo sguardo di Vermeer\, mai isolato dal suo tempo. La presenza di Antonie van Leeuwenhoek e la vicinanza ideale al pensiero di Spinoza disegnano un triangolo simbolico che restituisce la complessità dell’orizzonte intellettuale in cui l’artista opera. \nAttraverso l’accostamento con una selezione di opere delle collezioni di Palazzo Madama – incisioni\, arredi\, ceramiche – l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera offre l’opportunità di approfondire alcune delle tematiche centrali del dipinto: la dimensione intimista e molto femminile della scena\, di sorprendente modernità; la poetica della sottrazione\, che genera attesa e concentrazione; l’osservazione delle molteplici tonalità di blu che costruiscono l’alternanza di ombre e luci; il ruolo delle mappe del Secolo d’oro olandese e delle corrispondenti sabaude\, spesso edite dagli stessi geografi olandesi della famiglia Blaeu\, che permettono di ripercorrere i le tappe fondamentali della storia della cartografia\, dalle prime carte nautiche agli atlanti stampati in Olanda nel XVIII secolo. \nL’allestimento del dipinto\, concepito come uno spazio di studio e approfondimento\, è accompagnato da pannelli tematici dedicati alla storia dell’Olanda\, alla pittura olandese e alla sua capacità di rappresentare il reale\, all’uso della camera obscura e alle leggi della prospettiva\, alla composizione dei colori\, ai traffici commerciali e alla Compagnia delle Indie\, fino alla fortuna di Vermeer nel corso dei secoli. \nL’allestimento è provvisto di una tavola con riproduzione del dipinto in alta definizione e disegno in rilievo: tramite tre Qrcode è possibile accedere a una descrizione audio in lingua italiana e inglese e a una descrizione in LIS Lingua dei Segni Italiana con sottotitolazione. Questi strumenti sono stati realizzati da Tactile Vision Lab e dall’Istituto dei Sordi di Torino in collaborazione con Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sezione di Torino. \nLe sezioni in cui è suddivisa la mostra sono fruibili attraverso una lettura audio in lingua italiana scaricabile gratuitamente all’inizio del percorso. In sala è inoltre disponibile una stampa dei testi in mostra in caratteri ingranditi e ad alta leggibilità in lingua italiana e inglese. \nA completamento della mostra\, sarà pubblicato un catalogo edito da Silvana Editoriale\, con contributi dei curatori. \nIngresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.
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LOCATION:Palazzo Madama – Torino\, Piazza Castello\, Torino\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Vasari e Roma (Roma)
DESCRIPTION:A conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari (1511-1574)\, Roma rende omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento con un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra l’artista aretino e la città eterna. \n\n\n\n\n\n\n\n\nLa mostra ricostruisce il percorso culturale e artistico compiuto da Giorgio Vasari nei suoi diversi soggiorni romani con l’intento di restituire al pubblico dei Musei Capitolini la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore\, architetto\, scenografo e biografo\, ma anche di straordinario interprete e testimone delle vite di papi\, signori\, letterati e artisti del XVI secolo\, grazie anche ai numerosi capolavori in prestito da importanti istituzioni italiane e internazionali tra cui Palazzo Barberini\, il Vive – Palazzo Venezia\, la Galleria degli Uffizi\, l’Archivio di Stato di Firenze\, la Pinacoteca Nazionale di Bologna\, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti\, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi\, la Biblioteca Apostolica Vaticana\, il Museo e Real Bosco di Capodimonte\, il Museo Nazionale di Siena e il Móra Ferenc Múzeum di Szeged (Ungheria). \nIl progetto mette in luce il ruolo determinante che Roma ebbe nella formazione del giovane Vasari\, nel confronto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità – da Raffaello al Michelangelo “romano” – e nel rapido e straordinario sviluppo della sua carriera al servizio di prestigiosi prelati e pontefici. \n\nOrario \n\nDal 20 marzo 2026 al 6 settembre 2026\nTutti i giorni ore 9.30-19.30\nUltimo ingresso un’ora prima della chiusura\nGiorno di chiusura: 1° maggio \n\n\nBiglietto d’ingresso \n\nTariffe Musei Capitolini con mostra Vasari e Roma\nintero non residenti € 19\,50\nridotto non residenti € 14\,00\ngratuito per i possessori della Roma MIC card in corso di validità\, residenti a Roma e città metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) e per tutte le categorie previste dalla tariffazione vigente\ngratuito e/o ridotto per i possessori della Roma Pass \nPer biglietti cumulativi e altri dettagli visita la pagina > biglietti \n\n\n\nInformazioni \n\nTel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00 \nPromossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali \nOrganizzata con Associazione MetaMorfosi \nIn collaborazione con Zètema Progetto Cultura \n\n\n\n\n\n\nCuratore \nAlessandra Baroni
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LOCATION:Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli\, Piazzale Caffarelli\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra |  ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)
DESCRIPTION:Centocinquant’anni fa\, nel 1876\, inaugurava a Roma il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà\, che dal 2016 ne è l’erede\, torna a quel momento fondativo non solo per celebrarne l’origine\, ma per condividere con il pubblico le prospettive aperte dalla storia stratificata dell’istituzione: una vicenda che intreccia la storia culturale dell’Italia\, le relazioni internazionali e l’evoluzione disciplinare\, etica e formativa dei musei. \n  \nDal 20 marzo al 28 giugno 2026\, la mostra ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026) proporrà quindi un doppio itinerario: da un lato la ricostruzione del museo del 1876 e del progetto museografico pigoriniano; dall’altro la presentazione del museo di oggi\, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni dedicate ai processi di aggiornamento\, all’incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e alle pratiche di compartecipazione attivate dentro e fuori il museo. \n  \nAttraverso documenti\, reperti\, arredi e dispositivi espositivi d’epoca\, il percorso espositivo ricostruisce la genesi in Italia dell’archeologia preistorica e dell’etnografia\, ripercorrendo le trasformazioni che hanno condotto all’attuale configurazione e missione del museo. \n  \nLa mostra\, a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri\, in collaborazione con le Funzionarie e i Funzionari del Museo e con la supervisione generale di Andrea Viliani\, è accompagnata da un convegno scientifico internazionale 150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini\, suo ideatore e fondatore\, dal 19 al 21 marzo 2026\, che vuole celebrare il primo secolo e mezzo dell’istituzione non come semplice ricorrenza\, ma come occasione di riflessione critica. \n  \nRicordare il ruolo fondativo di Luigi Pigorini significa così guardare al passato per comprendere il presente e assumere\, con responsabilità\, il compito di connettere le proprie origini storiche alle prospettive in divenire. Un museo nato nel XIX secolo si configura oggi come un’istituzione che agisce nel presente e si proietta verso il futuro\, con le sue molteplici storie ancora in corso. \nOrari di apertura: \ndal martedì alla domenica\, ore 8.00 – 19.00 \nultimo ingresso ore 18.30 \nTUTTE LE PRIME DOMENICHE DEL MESE \nINGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE
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LOCATION:MUCIV – Museo delle Civiltà\, Piazza Guglielmo Marconi\, 14\, Roma\, 00144\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Il castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme (Iseo - BS)
DESCRIPTION:La mostra Il castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme verrà inaugurata presso il Palazzo Arsenale di Iseo venerdì 13 marzo alle ore 20.30. Presentano i curatori dott.ssa Serena Solano della Soprintendenza ABAP per le province di Bergamo e Brescia e Carlo Cominelli presidente della Cooperativa Sociale Onlus K-Pax. \nL’evento si inserisce nel programma delle Serate di Storia e Archeologia 2026 promosse dalla Associazione Storico – Archeologica U.S.P.A.A.A. \n  \nDal 13 al 29 marzo 2026 gli spazi della Fondazione l’Arsenale ospitano la mostra “Il Castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme (BS)”. Un’esposizione che racconta le recenti indagini archeologiche sul Monticolo di Darfo Boario Terme\, dove gli scavi hanno portato alla luce i resti di un insediamento fortificato altomedievale (V–VIII sec. d.C.)\, una scoperta significativa per la storia del territorio. \nI lavori sono stati effettuati grazie a fondi del Ministero della Cultura e a un contributo di Fondazione Cariplo e realizzati dalla Soprintendenza ABAP BG BS e dalla Cooperativa Sociale K-Pax con la collaborazione del Comune di Darfo B.T. (BS)\, del Consorzio Forestale Bassa Valle Camonica e di SAP Società Archeologica. L’esposizione a Iseo è resa possibile grazie alla Fondazione l’Arsenale\, al Comune di Iseo e all’USPAAA. \nOrari e accessi alla mostra: \nPalazzo Arsenale\, vicolo Malinconia\, 2 Iseo (BS)\nIngresso libero\nGiovedì e venerdì 15.00 – 18.00\nSabato e domenica 10.30 – 12.30 e 15.00 – 18.00
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LOCATION:Palazzo Arsenale\, vicolo Malinconia\, 2\, Iseo\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Storie sul binario giusto. Il Palio di Legnano (Milano)
DESCRIPTION:Un percorso immersivo che ricostruisce ambienti medievali e racconta storia\, riti e valore comunitario del Palio di Legnano\, in occasione dell’850° anniversario della Battaglia di Legnano.\nFNM\, in collaborazione con la Fondazione Palio di Legnano\, ha realizzato presso lo spazio l’Altro Deposito Bagagli della stazione di Milano Cadorna di FERROVIENORD\, la mostra “Storie\nsul binario giusto. Il Palio di Legnano” (Galleria commerciale\, dal 10 marzo al 24 maggio 2026\, da mercoledì a domenica\, dalle 12:00 alle 18:00\, chiuso il giorno di Pasqua\, 25 aprile\, 1 maggio). \nL’allestimento si sviluppa attorno a un tavolo medievale allestito con oggetti e suppellettili d’epoca che includono sedie\, tovaglia\, piatti\, bicchieri e contenitori in coccio\, cucchiai\, taglieri e piccoli oggetti in legno\, brocche\, candelabro e candele\, cibi vari. Elmo\, spade\, maglia di ferro e nove manichini con costumi storici delle Contrade – Capitano\, Castellana\, cavaliere\, dama\, ancelle\, religioso\, bambini – arricchiscono il racconto della storia del Palio. Alcuni pannelli didattici e materiali multimediali provenienti dalle collezioni del Palio di Legnano completano l’esposizione; parte di questi materiali saranno posizionati nel piano ammezzato della stazione. Per visitare l’allestimento presso l’Altro Deposito Bagagli è richiesta la prenotazione gratuita con registrazione a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-storie-sulbinario-giusto-il-palio-di-legnano-1984610365026 \n  \nLa mostra rientra nel programma ufficiale di MuseoCity 2026\, che celebra il patrimonio museale milanese attraverso aperture straordinarie\, mostre\, visite guidate e attività diffuse in città. \n 
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LOCATION:Stazione Cadorna\, piazzale Cadorna\, Milano\, Italy
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SUMMARY:Mostra | I Guardi di Calouste Gulbenkian (Venezia)
DESCRIPTION:Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e\, insieme\, un dialogo tra istituzioni internazionali\, tra storie di collezioni e collezionisti.  \n  \nLa stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano apre dal 7 marzo all’8 giugno 2026 con degli ospiti d’onore. Una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793)\, provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento: il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. \n  \nAperto nel 1969\, il Museo Calouste Gulbenkian ha come cuore originario delle sue raccolte la collezione dell’imprenditore e filantropo armeno\, naturalizzato inglese\, Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955). Noto per i suoi gusti raffinati\, per i vasti interessi\, la profonda conoscenza e l’eclettismo del collezionismo artistico che spaziavano dall’arte greca e romana all’Impressionismo\, dal Rinascimento Italiano al Seicento europeo\, passando per l’arte decorativa. Le diciannove opere di Guardi da lui acquisite tra il 1907 e il 1921 sono riconosciute tra le più celebri dell’artista\, famoso per avere iniziato a dipingere vedute in età matura\, dopo anni di sperimentazioni nel campo della pittura di storia e di genere e testimoniano\, una volta di più\, anche la complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. \nAllo stesso tempo\, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano\, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche\, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta\, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche\, Teodoro Correr. \n  \nTutte databili tra il 1770 e 1790\, le dieci opere parte della mostra I Guardi di Calouste Gulbenkian\, esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico\, rappresentano una straordinaria testimonianza dello stile dell’artista\, fatto di pennellate allusive e di proporzioni liberamente sfalsate che producono vedute in cui la struttura prospettica appare elastica. Ormai lontana dalle certezze geometriche di Canaletto e della sua camera ottica\, la Venezia ritratta da Francesco Guardi è composta da edifici corrosi dalla luce\, resi attraverso una pittura tremolante\, quasi che il pittore voglia offrire un’immagine interiore della città e di una civiltà\, quella veneziana\, ormai in rapido declino. Anticipando\, in un certo senso\, i sentimenti e le tensioni proprie della stagione del Romanticismo. \nI soggetti sono quelli indagati dall’artista in varie occasioni\, come la Festa della Sensa in Piazza San Marco che si svolgeva il giorno dell’Ascensione\, nel quale Venezia celebrava il matrimonio simbolico tra la città e il Mare. A questo evento è dedicata anche La Partenza del Bucintoro\, dove si vede salpare la nave di stato con a bordo il doge in direzione della chiesa di San Nicolò al Lido\, davanti alla quale veniva gettato in mare l’anello d’oro a simboleggiare l’unione tra Venezia e il mare Adriatico. Il fortunato tema delle feste e parate d’acqua si ritrova nella Regata sul Canal Grande\, opera ispirata ad una veduta di Canaletto\, connotata però dall’inconfondibile effetto atmosferico di Guardi. Con Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio\, Guardi presenta un’immagine curiosa di come sarebbe potuto essere uno dei simboli di Venezia. Anche la Terraferma veneta è ritratta dall’artista\, come testimonia la Vedute delle chiuse di Dolo. \n  \nTra i disegni delle collezioni civiche scelti per il confronto\, spiccano Il Gran Teatro La Fenice e i due celebri fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac\, veri e propri capolavori della grafica di Francesco\, in cui il tratto sottile e aereo dà vita a composizione rarefatte e atmosferiche\, quasi fossero un paravento giapponese o una pittura su seta\, con i quali condividono la medesima leggerezza e fragile grazia.
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SUMMARY:Mostra | Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna (Stupinigi - Torino)
DESCRIPTION:Tra cavalli e motori: la mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna\, dal 6 marzo al 28 giugno 2026 nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)\, racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia mettendo in relazione eleganza formale\, innovazione tecnica e trasformazioni della mobilità. Prodotta da FOM – Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile\, la mostra mette per la prima volta a confronto automobili storiche provenienti dal MAUTO e carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno\, offrendo un nuovo sguardo sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo. \nIl percorso espositivo attraversa un secolo di cambiamenti culturali e tecnologici\, dalle carrozze – come Landau Ronde\, Phaeton\, Coupè Brougham\, espressioni di prestigio\, ritualità e status sociale – alle prime automobili italiane e straniere\, tra cui Fiat Tipo Zero A\, Isotta Fraschini BN 30/40 HP\, Oldsmobile 6C Curved Dash\, Benz Victoria. Ogni mezzo racconta un mondo in trasformazione: dalla lentezza e ritualità dei viaggi in carrozza\, segno evidente di rango e potere\, alla novità e al fascino delle prime automobili\, ancora rare e sorprendenti\, che condividono le strade con i cavalli. Costruttori come Benz\, Fiat\, Decauville\, De Dion Bouton presentano modelli unici\, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata. \nLa mostra è ospitata nella Citroniera di Ponente\, uno spazio che per estensione e sviluppo longitudinale consente di articolare con chiarezza il confronto tra carrozze ed automobili\, diventando parte integrante della narrazione. L’allestimento segue un percorso cronologico che mette in relazione mezzi a trazione animale e primi veicoli a motore\, permettendo di leggere in modo diretto l’evoluzione delle soluzioni tecniche\, dei materiali\, delle prestazioni e delle funzioni\, in una fase storica in cui le due tipologie di trasporto convivono. Il racconto si intreccia poi con la figura di Margherita di Savoia\, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona questa fase di transizione. Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie\, la Regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili\, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Lei stessa aveva la patente di guida e possedeva una scuderia di tredici automobili\, ciascuna identificata da un nome di uccello: Palombella\, Falco\, Falchetto\, Sparviero\, Aquila\, Alcione\, Condor\, Allodola\, Stornello\, ecc… \nTra le carrozze in mostra figurano la Landau Ronde (detta comunemente in Italia Landò)\, realizzata da Locati nel 1880; la Milord della Carrozzeria Orsaniga Enrico di Milano del 1860 e la Clarence\, appartenente alla categoria dei Brougham o Brumm\, dei Fratelli Macchi di Varese del 1870. La Phaeton\, carrozza leggera ed agile\, deve il suo nome al mito di Fetonte\, il giovane figlio di Apollo che sfidò il cielo sul carro del sole: con le sue quattro ruote imponenti e il corpo snello\, era pensata per una guida veloce ed elegante. Due gli esemplari presenti: la Stanhope Phaeton dei Successori Canovai di Firenze del 1870 e la Spider Phaeton di Mulbacher (Parigi) del 1880\, più moderna e sicura pur mantenendo un carattere sportivo nella struttura “a ragno”. L’Omnibus Privé del 1880 della carrozzeria Dufour di Bordeaux; la Vis a Vis della Società M. Locati e G. Torretta del 1890. La carrozza sportiva Break Wagonette della Bottazzi di Napoli del 1890\, utilizzata per passeggiate in campagna: il nome deriva da “to break” addestrare i cavalli e la Coupé Brougham\, chiamata anche Brum in Italia della Cesare Sala del 1870. \nAccanto alle carrozze\, la mostra presenta una selezione significativa di automobili delle origini provenienti dalla preziosa collezione del MAUTO: la Benz Victoria del 1893 progettata da Karl Benz\, considerato con Gottlieb Daimler il padre dell’automobile; la Decauville 3½ HP\, vincitrice della Parigi-Amsterdam-Parigi del 1898; la Hurtu 3 HP del 1898; la De Dion-Bouton 1¾ HP del 1899\, versione a quattro ruote prodotta dai vincitori della prima corsa automobilistica al mondo\, la Parigi-Rouen. Clément-Panhard VCP 3 HP del 1899; la Oldsmobile 6C Curved Dash del 1904 primo modello di grande diffusione commerciale. La Fiat 16/20 HP del 1906\, prodotta in 462 esemplari\, elegante landaulet donata al MAUTO dalla contessa Sofia di Bricherasio; la Vinot & Deguingand 14/20 HP del 1907; l’Isotta Fraschini BN 30/40 HP del 1910\, modello di lusso della casa milanese; Panhard & Levassor X17 SS del 1912 con il caratteristico motore “avalve” e la Fiat Tipo Zero A del 1913\, prima utilitaria della casa torinese. \n\nINFO \nPalazzina di Caccia di Stupinigi \nPiazza Principe Amedeo 7\, Stupinigi – Nichelino (TO) \n011 6200634 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it \nwww.ordinemauriziano.it \nBiglietti: \nMostra: intero 8 euro; ridotto 6 euro; scuole 3 euro \nPalazzina + mostra: intero 18 euro; ridotto 14 euro; scuole 8 euro \nGiorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17\,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato\, domenica e festivi 10-18\,30 (ultimo ingresso ore 18) \nI possessori del biglietto della mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso al MAUTO per l’intera durata della mostra (6 marzo – 28 giugno 2026). \nI possessori del biglietto di ingresso del MAUTO hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso alla mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna.
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SUMMARY:Mostra | Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum (Roma)
DESCRIPTION:Per la prima volta in Italia\, oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna raccontano la nascita\, lo splendore e la complessità di una delle più grandi imprese culturali d’Europa. Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum\, in programma al Museo del Corso – Polo museale\, Palazzo Cipolla\, dal 5 marzo al 5 luglio 2026\, offre al pubblico un’occasione senza precedenti: entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico\, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. \nPromossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM)\, con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma\, l’esposizione è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre e resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella – attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C. – sponsor ufficiale della mostra. \nIl progetto espositivo – a cura di Cäcilia Bischoff\, storica dell’arte del KHM –  riunisce opere raccolte o commissionate tra il XVI e il XVIII secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo — dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia\, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa — restituendo l’immagine di un impero multietnico\, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale\, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà.
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SUMMARY:Mostra | Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia (Roma)
DESCRIPTION:Castel Sant’Angelo ospita la mostra Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia\, aperta al pubblico fino al 30 giugno 2026. Il progetto rientra tra le iniziative ufficiali promosse in occasione della Presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea 2026. Curata da Anastasia Christophilopoulou\, l’esposizione è stata realizzata con il contributo di un comitato scientifico internazionale composto da studiosi e rappresentanti delle principali istituzioni culturali italiane e cipriote. \nLa mostra è stata co-progettata e co-finanziata nell’ambito di un accordo di collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano guidato da Alessandro Giuli\, attraverso la Direzione generale Musei e l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma\, e il Viceministero della Cultura della Repubblica di Cipro guidato da Vasiliki Kassianidou\, tramite il Dipartimento per la Cultura Contemporanea. \nIl percorso espositivo racconta le profonde connessioni storiche e culturali nel Mediterraneo tra i territori di Cipro e dell’Italia\, con particolare attenzione alle dimensioni insulari della Sicilia e della Sardegna\, adottando una prospettiva di lungo periodo che risale fino a settemila anni fa. \nAttraverso oggetti e materiali archeologici provenienti da musei italiani e ciprioti\, vengono esplorati i processi di scambio culturale\, le rotte marittime e la trasmissione delle conoscenze\, mettendo in luce dinamiche di contatto e di interazione che\, fin dalle fasi più antiche\, all’alba della storia\, hanno contribuito a definire un orizzonte mediterraneo condiviso. \nCipro\, Sicilia\, Sardegna e Italia peninsulare sono presentate come nodi strategici del Mediterraneo\, luoghi privilegiati di contatto\, nei quali si sviluppano scambi\, commerci e forme di circolazione di persone\, oggetti e saperi lungo archi cronologici di lunga durata. \nLa mostra riunisce circa 120 oggetti\, che guidano il visitatore attraverso temi quali la vita quotidiana\, le pratiche funerarie\, l’arte\, la mobilità\, il progresso delle tecnologie e i processi di osmosi culturale. \nTra i più iconici\, il pendaglio in pietra con figurina a forma di croce dal sito di Souskiou-Laona\, a Cipro\, la navicella in bronzo rinvenuta a Orroli in Sardegna\, i pettini in avorio da Frattesina\, in Veneto\, il carrello di Bisenzio del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia\, le figurine cruciformi della cultura di Castelluccio e il sigillo in steatite\, entrambi dalla Sicilia. \nParticolare attenzione è riservata alla circolazione dei metalli e delle tecnologie\, ambito privilegiato per leggere i contatti e le relazioni tra i diversi popoli del Mediterraneo. Un rilievo specifico è attribuito al ruolo della metallurgia cipriota e sarda e all’azione svolta da Fenici e Greci nei processi di scambio e trasmissione di modelli culturali. \nIl percorso è arricchito da installazioni multimediali che integrano il racconto archeologico\, offrendo al visitatore la possibilità di esplorare le rotte\, i paesaggi costieri e le reti di contatto\, restituendo la dimensione dinamica di questo spazio condiviso. \nAttraverso il racconto delle reti di scambio e delle relazioni tra territori e comunità\, la mostra mette in luce il ruolo del Mediterraneo antico come luogo di connessioni\, centrale nella costruzione di un orizzonte culturale condiviso\, destinato a contribuire\, nel lungo periodo\, alla formazione dell’identità europea. \n  \nInfo: www.coopculture.it/en/events/event/cipro-e-italia.-identita-culturali-condivise-allalba-della-storia/ \n 
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SUMMARY:Mostra | Tarocchi. Le origini\, le carte\, la fortuna (Bergamo)
DESCRIPTION:Dal 27 febbraio al 2 giugno 2026\, Accademia Carrara presenta TAROCCHI. Le origini\, le carte\, la fortuna\, la più ampia e completa mostra mai dedicata alla storia dei tarocchi\, a cura di Paolo Plebani. \nUn progetto atteso da tempo: dopo oltre un secolo vengono riunite le 74 carte del Mazzo Colleoni\, il più completo al mondo tra quelli anctichi\, oggi conservate tra l’Accademia Carrara di Bergamo\, The Morgan Library & Museum di New York e una collezione privata. \nL’occasione di questa eccezionale riunione ha dato avvio a un progetto altrettanto unico: un percorso lungo sette secoli\, dal Quattrocento al Novecento e oltre che\, grazie a prestigiosi prestiti nazionali e internazionali\, approfondisce la storia dei tarocchi\, la committenza\, gli artisti\, le tecniche – anche alla luce delle recenti indagini scientifiche – la loro fortuna\, le ispirazioni e il fascino che queste carte continuano a esercitare. \nNati come svago aristocratico e diffusi con l’invenzione della stampa\, i tarocchi si affermano come strumento divinatorio nel XVIII secolo\, raggiungendo una straordinaria fortuna culturale e simbolica nel Novecento e fino ai giorni nostri. I temi affrontati nel percorso espositivo restituiscono la più ampia e articolata panoramica sui tarocchi mai realizzata: dal Quattrocento di Bonifacio Bembo\, autore delle carte Colleoni\, al Surrealismo con artisti come Victor Brauner\, dalle miniature ispirate ai Trionfi petrarcheschi alle interpretazioni contemporanee di Irving Penn\, Niki de Saint Phalle e Leonora Carrington. \nLa mostra è realizzata in collaborazione con The Morgan Library & Museum di New York e presenta prestiti straordinari provenienti da importanti istituzioni internazionali\, tra cui la Bibliothèque Nationale de France di Parigi\, la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University e la Biblioteca Nazionale di Firenze. \n\nGiorni e orari\n27.02 – 02.06.2026 \nLunedì\, mercoledì\, giovedì e venerdì: 9.00 – 19.00\nSabato\, domenica e festivi: 10.00 – 19.00\nMartedì: chiuso
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SUMMARY:Mostra | Zanabazar: The Wisdom of the Steppes. Capolavori del XVII secolo dal cuore della Mongolia al MAO (Torino)
DESCRIPTION:Dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 il MAO Museo d’Arte Orientale\, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma\, presenta al pubblico per la prima volta in Europa due straordinarie opere del tulku Zanabazar. maestro spirituale e incredibile artista e innovatore del XVII secolo. \n\nNato nelle steppe mongole nel 1635\, Zanabazar fu una figura di primo piano del buddhismo tibetano in Mongolia in quel periodo\, tanto da essere riconosciuto con il nome di Öndör Gegeen\, Sua Santità l’Illuminato\, e primo Khutuktu Jebtsundamba\, massima autorità religiosa della scuola riformata Gelugpa (cappelli gialli) del buddhismo tibetano in Mongolia\, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha. Dichiarato leader spirituale dei mongoli nel 1639\, quando aveva solo quattro anni\, fu anche riconosciuto dal V Dalai Lama (1617-1682) come la reincarnazione dello studioso buddhista indiano Taranatha. \nNel corso di quasi 60 anni\, Zanabazar promosse fra la popolazione mongola la scuola riformata Gelugpa (a cui appartiene anche il Dalai Lama) soppiantando le tradizioni Sakya o “Cappello Rosso” (o scuola antica pre Gelugpa) che avevano precedentemente prevalso nella zona\, e influenzò profondamente gli sviluppi sociali e politici della Mongolia del XVII secolo. \n\nOltre a essere un brillante studioso e un’autorità spirituale di rilievo\, Zanabazar fu anche un artista poliedrico: a noi sono giunte alcune opere firmate da lui stesso\, pratica poco frequente nella produzione religiosa buddhista. \nZanabazar è considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca: a lui e ai membri della sua scuola si devono le maggiori opere realizzate in Mongolia in età moderna\, fra cui una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Esposte dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma\, i due capolavori sono in mostra al MAO di Torino dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 all’interno della sezione della collezione permanente dedicata all’Asia meridionale\, centrale e alla regione himalayana\, creando un dialogo con i manufatti provenienti dall’Himalaya\, soprattutto dall’antico monastero di Densatil – in Tibet Centrale – a cui Zanabazar si ispirò per le sue creazioni scultoree e i suoi dipinti religiosi. \n  \nLe opere\, in prestito in Italia e in Europa per la prima volta dal Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulaanbaatar in occasione delle esposizioni a Roma e Torino\, si contraddistinguono per un eccezionale valore estetico e spirituale e sono connotate da un linguaggio innovativo e accessibile\, capace di parlare direttamente allo sguardo e all’animo dei visitatori (e dei fedeli). \n\nQuesto progetto rappresenta per il MAO un’occasione preziosa per presentare\, nel contesto di un’istituzione occidentale che conserva arte asiatica\, uno dei più importanti artisti religiosi della Mongolia\, mettendolo in relazione con le opere del museo e colmando una lacuna nelle collezioni\, che presentano alcuni esemplari di tangka e sculture del Tibet Orientale con tratti di influenza mongola e cinese\, ma sono prive di opere di provenienza mongola. \n\nIl progetto intende inoltre favorire uno scambio interculturale tra Italia e Mongolia\, contribuendo a consolidare ulteriormente il dialogo tra istituzioni nazionali e internazionali; in questo contesto è previsto nell’estate 2026 un progetto espositivo che porterà alcuni frammenti provenienti dal monastero di Densatil della collezione del MAO presso il Chinggis Khaan National Museum\, unitamente a una ri-edizione dell’installazione multimediale del duo Ritu Sarin e Tenzing Sonam che rilegge il valore di questa preziosa raccolta attraverso la narrazione in prima persona della scultura di Virūḍhaka\, (Re Guardiano del Sud)\, una delle quattro statue che presidiavano i punti cardinali di uno dei preziosissimi stupa metallici del monastero. \n\nIl progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione\, edita da Silvana Editoriale\, con testi istituzionali di MAO\, Galleria Borgese e Chinggis Khaan National Museum\, oltre a nuovi saggi di esperti quali Thupten Kelsang e Chiara Bellini e approfondimenti sulle opere in mostra con traduzioni in italiano e in inglese. Il volume sarà riccamente illustrato e presenterà immagini di allestimento di entrambe le sedi espositive. \nIngresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. \n  \n(Immagine in apertura: Öndör Gegeen Zanabazar (Mongolia\, 1635 – 1723). Tara verde / Green Tara. XVII secolo Bronzo dorato\, fusione. Chinggis Khaan National Museum\, Ulan Bator\, Mongolia) \n  \n 
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LOCATION:MAO Museo d’Arte Orientale\, Via san Domenico 11\, Torino\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Il Trittico di Spinello Aretino. Il racconto di un restauro (Firenze)
DESCRIPTION:Il trittico di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo\, Giovanni Battista\, Andrea\, Matteo\, e i Profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori\, torna a splendere nella Galleria dell’Accademia di Firenze\, dopo un importante intervento di restauro\, avviato nel novembre 2024 e appena concluso\, accompagnato da una completa campagna di indagini diagnostiche. I risultati e l’opera saranno al centro di un’esposizione dedicata\, allestita nelle sale del primo piano riservate alla pittura fiorentina del Tardo Trecento\, visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio 2026. \nLeggi tutti i particolari sulla mostra e sul restauro\, su Storie & Archeostorie: \n  \n 
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LOCATION:Galleria dell’Accademia\, via Ricasoli 58/60\, Firenze
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SUMMARY:Mostra | Barocco: Il Gran Teatro delle Idee (Museo Civico San Domenico\, Forlì)
DESCRIPTION:La forma inquieta\, il ritmo alternato\, la sregolatezza\, il naufragio dei sensi\, l’esaltazione della festa\, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco. Fenomeno culturale che attraversa il Seicento e da inizio alla nostra modernità. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza. È il momento magico dell’Arte. Una febbre vivificante che porta principi e sovrani a farsi promotori di un grande rinnovamento pittorico e letterario\, urbanistico e architettonico. Trionfano le cose. Collezionisti e mecenati incoraggiano i generi più diversi. \n  \nA quest’epoca straordinaria\, a tutti i suoi artisti e all’influenza che hanno esercitato e ancora esercitano sulla produzione artistica\, è dedicata la grande esposizione BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì organizza al Museo Civico San Domenico dal 21 febbraio al 28 giugno 2026. \n  \nLa mostra\, che nasce da un articolato e approfondito percorso di studi\, intende restituire una visione complessiva della cultura barocca: il ruolo di Roma e delle corti europee\, i protagonisti che ne plasmarono le forme\, il ruolo delle committenze che ne sostennero lo sviluppo e le strategie di rappresentazione del potere che la determinarono. \nPer comprenderne appieno le origini\, il percorso partirà dal confronto con la raffigurazione del dramma nell’età ellenistica e le sperimentazioni spaziali del tardo manierismo\, passando dal realismo radicale di Caravaggio che riconduce lo sguardo a una dimensione più intima. \n  \nRoma\, fulcro e culla di questa straordinaria stagione\, sarà il punto di avvio di una narrazione che si estenderà poi all’Europa\, seguendo la diffusione del linguaggio barocco e il mutare del contesto politico internazionale\, soprattutto nella seconda metà del Seicento. \n  \nA testimoniare questo fervore creativo saranno capolavori di Gian Lorenzo Bernini\, Francesco Borromini\, Pietro da Cortona\, i due Gentileschi\, Luca Giordano\, Guercino\, Guido Reni\, Van Dyck\, Andrea Pozzo\, Nicolas Poussin\, Peter Paul Rubens\, Francisco de Zurbarán e molti altri. \n  \nLa riscoperta novecentesca del Barocco\, da Vienna a Dresda\, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento. \nLe opere di Lovis Corinth\, Francis Bacon\, Giovanni Boldini\, Giorgio de Chirico\, Lucio Fontana\, Giuseppe Ducrot\, Fausto Melotti e Umberto Boccioni offrono un’occasione unica al visitatore per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente connesse sotto il segno dell’inquietudine formale ed esistenziale. \n200 capolavori – provenienti\, tra gli altri\, dall’Albertina (Vienna)\, dal Museo del Prado (Madrid)\, dai Musei Vaticani (Città del Vaticano)\, dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica (Roma)\, dalle Gallerie degli Uffizi (Firenze) e dal Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli) – daranno vita a un percorso articolato in dieci sezioni\, allestite negli spazi del Museo Civico San Domenico\, in un viaggio che dal fascino dell’antico arriva fino alle risonanze contemporanee. \n  \nPer informazioni: https://mostremuseisandomenico.it/ \n 
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LOCATION:Museo Civico San Domenico\, P.le Guido da Montefeltro 12\, Forlì\, Italy
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SUMMARY:Mostra | La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata (Arezzo)
DESCRIPTION:Sabato 14 febbraio 2026\, alle ore 12\, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”\, segnando il ritorno temporaneo in città di uno dei più celebri bronzi dell’antichità. La statua\, simbolo identitario di Arezzo\, giunge in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, dove è conservata stabilmente dal XIX secolo. \nL’esposizione\, aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026\, non si limita a presentare un capolavoro: inaugura anche il progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”\, promosso dal Ministero della Cultura per rafforzare il legame tra patrimonio e territorio. \n  \nLeggi l’articolo sulla mostra su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/02/13/minerva-arezzo-mostra-2026/
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LOCATION:Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”\, Via Margaritone\, 10\, Arezzo\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Archeologia del sale a Cervia (Cervia - RA)
DESCRIPTION:Al MUSA – Museo del Sale di Cervia torna protagonista l’archeologia con la nuova mostra “Archeologia del sale a Cervia”\, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. L’inaugurazione è in programma sabato 14 febbraio alle ore 17.00. \nChe cos’è l’archeologia del sale? Cosa racconta il sale sulla storia di un territorio? E perché Cervia rappresenta un luogo privilegiato per questo tipo di studi? La mostra è stata pensata per rispondere a questi interrogativi e guidare il pubblico alla scoperta dei risultati delle più recenti ricerche condotte in città nell’ambito del progetto PRIN22 “ESP – Exploring Human-Environment Interaction in the Productive Landscapes of Medieval Italy”. \nLe attività di ricerca e indagine archeologica condotte negli ultimi anni dal Comune\, dalla Soprintendenza e dalla cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – Dipartimento di Storia Culture e Civiltà – hanno portato alla scoperta di evidenze di grande interesse\, che attestano l’eccezionale valore dei siti a livello nazionale e internazionale. Un patrimonio che arricchisce la conoscenza storica del territorio e apre nuove opportunità di tutela\, valorizzazione e fruizione pubblica\, anche in chiave culturale e turistica. \nIn particolare archeologi e studenti dell’Università di Bologna hanno lavorato per ricostruire il ruolo centrale della produzione del sale nello sviluppo dell’insediamento cervese\, analizzandone l’impatto sul paesaggio nel corso dei secoli. \nI coordinatori delle indagini\, Mila Bondi e Marco Cavalazzi\, introdurranno la mostra illustrandone obiettivi\, metodi e contenuti e accompagnando il pubblico alla scoperta dei  risultati più significativi emersi dalle ricerche. \nL’iniziativa fa parte del programma Cervia Archeologica\, un calendario di mostre\, incontri e approfondimenti dedicati alla valorizzazione delle radici identitarie della città\, che confluisce nel progetto di costituzione di un parco storico-naturalistico. Il parco intende coniugare l’elevato valore ambientale e culturale delle Saline di Cervia con la rilevanza storica e archeologica dei siti di Cervia Vecchia e Prato della Rosa. \nLa mostra sarà visitabile fino a domenica 22 marzo\, negli orari di apertura del museo\, ed è compresa nel biglietto di ingresso. In occasione dell’inaugurazione\, l’ingresso sarà gratuito.
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LOCATION:MUSA – Museo del Sale di Cervia\, Via N.Sauro\, 24\, Cervia\, Italy
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