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SUMMARY:Mostra | L’accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli (Genova)
DESCRIPTION:Una mostra documentaria ripercorre l’evoluzione del sistema dei Rolli attraverso manoscritti\, decreti e registri cerimoniali\, offrendo uno sguardo diretto sulle pratiche di accoglienza della Genova moderna. Un’occasione per valorizzare il patrimonio archivistico che ha reso possibile la ricostruzione della memoria istituzionale cittadina \n\n\n\nLa Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Liguria -Archivio di Stato di Genova partecipa al Comitato di pilotaggio per il ventennale dell’iscrizione dei Palazzi dei Rolli nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (2006–2026).\n\n\n\nSi terrà giovedì 5 febbraio 2026\, alle ore 16:30\, l’inaugurazione della mostra ‘L’accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli’. L’esposizione resterà aperta al pubblico dal 5 febbraio al 3 aprile. \nIl 2026 celebra una ricorrenza molto importante per la cultura genovese: sono infatti trascorsi vent’anni anni da quando\, nel 2006\, l’Unesco ha conferito a 42 palazzi genovesi\, detti “dei rolli”\, lo status di Patrimonio dell’Umanità\, dichiarando a titolo di motivazione “[I palazzi patrizi dei Rolli sono]… uno strumento per leggere la complessità di una società che in essi abitava e che attraverso di essi esprimeva la propria cultura”. \nLe iniziative culturali concepite a celebrazione del ventennale sono molteplici e includono mostre\, conferenze\, tavole rotonde e convegni che si distribuiranno lungo tutto l’arco dell’anno. Ad avviare la nutrita stagione sarà l’Archivio di Stato di Genova con la mostra L’accoglienza a Genova e il sistema dei Rolli” \, inaugurata il 5 febbraio e aperta\, con visite libere e visite guidate su prenotazione\, fino al 3 aprile. \nLo stesso Assessore alla Cultura del Comune di Genova\, il professor Giacomo Montanari\, durante la Conferenza stampa organizzata per presentare il calendario delle iniziative 2026\, ha dato rilievo alla posizione dell’Archivio di Stato poiché “… questo è il luogo da dove tutto è cominciato\, con la riscoperta di queste carte da parte di Ennio Poleggi [architetto\, storico e urbanista] e della sua squadra di lavoro”. \nLa Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Liguria – Archivio di Stato di Genova partecipa da alcuni mesi al Comitato di pilotaggio per il ventennale dell’iscrizione dei Palazzi dei Rolli nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (2006–2026)\, contribuendo fattivamente alla programmazione culturale e ai dibattiti che entrano del merito della ulteriore valorizzazione e conservazione di questa risorsa culturale per le generazioni future. \n  \nChe cosa sono dei Palazzi dei Rolli? \nSi ratta di un sistema di ospitalità diffusa\, effettuata generalmente per sorteggio\, nelle dimore patrizie più sontuose della città per i visitatori illustri: papi\, imperatori\, monarchi\, principi\, nunzi apostolici\, ambasciatori e nobili di ogni ordine e grado. Il sistema si venne strutturando nel XVI secolo attraverso l’emanazione di specifici decreti governativi che riportavano gli elenchi dei palazzi deputati\, divisi in liste in base alla qualità e alle dimensioni delle dimore. \nIl ricco patriziato genovese aveva effettuato grandi investimenti urbanistici\, capaci di trasfigurare il volto della città e di dotarla di un formidabile complesso di palazzi “nuovi”\, dalle strepitose caratteristiche non solo architettoniche\, ma anche decorative. Il ruolo dei genovesi nell’ambito della grande finanza europea richiamò a Genova centinaia di visitatori\, soprattutto durante il periodo detto “il secolo d’oro dei genovesi”\, che raggiunse il suo apice tra la metà ‘500 e la metà ‘600\, ma anche nel secolo successivo\, che vide comunque Genova sempre protagonista della scena politico-economica europea. \nL’Archivio di Stato di Genova esporrà in mostra non solo i noti documenti (Rolli) che riportano gli elenchi dei palazzi ma anche i nove Libri Cerimoniarum\, (Libri delle Cerimonie)\, redatti tra il 1588 e il 1797 dai Maestri delle Cerimonie della Repubblica e che documentano meticolosamente gli eventi ufficiali e gli intrattenimenti previsti per le accoglienze cittadine\, le cerimonie religiose e il protocollo diplomatico. Di straordinario interesse\, questi manoscritti contengono anche descrizioni particolareggiate relative alle nomine dei Dogi e alle feste civili e religiose\, insieme con minuti dettagli sull’abbigliamento\, gli arredi e i rituali del periodo. \nDopo l’esposizione\, i primi due libri delle cerimonie\, in precario stato di conservazione\, saranno sottoposti a restauro grazie ai finanziamenti privati raccolti recentemente attraverso l’Art Bonus e all’uso del totem per gli archivi (iniziativa: donare alla storia). \nA corollario della mostra\, l’Archivio ha organizzato quattro conferenze sul tema dell’ospitalità nei Palazzi dei Rolli e parteciperà\, come di consueto\, alle due edizioni cittadine della manifestazione primaverile e autunnale denominata “Rolli days”\, che da anni richiama a Genova folle di visitatori locali\, nazionali e internazionali. \n  \nOrari di visita mostra (su prenotazione)\nMercoledì e giovedì\n10:30 – 12:00 | 15:00 – 17:00 \nIngresso\nPiazza Santa Maria in Via Lata\, 7 – Genova \nVisite guidate\nPer gruppi\, da lunedì a venerdì\, in data e orario da concordare. \nContatti\nTelefono: 010 537561\nEmail: as-ge.comunicazione@cultura.gov.it
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SUMMARY:Mostra | Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger (Torino)
DESCRIPTION:Dal 6 febbraio al 3 maggio 2026\, i Musei Reali di Torino ospitano nello Spazio Scoperte\, al secondo piano della Galleria Sabauda\, la mostra dossier Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto. \nL’esposizione propone\, per la prima volta\, un confronto diretto tra la straordinaria e pionieristica invenzione iconografica\, elaborata tra il 1425 e il 1428 da Fra Giovanni da Fiesole\, detto il Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455)\, per la rappresentazione del Giudizio Universale nella tavola oggi conservata al Museo di San Marco a Firenze – eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana\, nell’ambito delle relazioni culturali e di scambio tra musei del Sistema museale nazionale del Ministero della cultura – e l’opera appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda\, eseguita dal pittore fiammingo Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 – Praga 1611) tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V. \nQuest’ultima\, dichiaratamente ispirata al prototipo di Angelico\, consente di indagare le modalità di ricezione\, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna\, rivelando tanto le permanenze quanto le trasformazioni che il soggetto subì nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo. \nLa rassegna si tiene in occasione del rientro ai Musei Reali della tavola di Fra Giovanni da Fiesole raffigurante la Madonna dell’Umiltà\, concessa in prestito alla mostra monografica Beato Angelico (Firenze\, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco\, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026).
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SUMMARY:Mostra | Il Nettuno di Lione (Roma)
DESCRIPTION:Un evento espositivo di assoluto rilievo\, frutto di un prestigioso scambio internazionale\, porta negli spazi del Museo di scultura antica Giovanni Barracco un ospite d’eccezione: dal 6 febbraio al 7 giugno 2026\, nella sala al piano terra del Museo\, per la prima volta a Roma si potrà ammirare la grande statua di Nettuno\, tra le più significative opere provenienti dall’antica colonia romana di Lugdunum\, l’attuale Lione. \nRinvenuta nel 1859 nel fiume Rodano\, la scultura è la più grande statua bronzea di Nettuno rinvenuta in Francia\, una delle più importanti testimonianze della statuaria bronzea di divinità conservatesi nella Gallia romana. Realizzata nel III secolo d.C. da un atelier locale\, l’opera a grandezza quasi naturale raffigura il dio del mare e delle acque nel momento in cui emerge dai flutti\, identificabile per la disposizione dei capelli inanellati a “ricci bagnati”. Secondo un’iconografia mutuata dall’omologo greco Poseidone\, si pensa che in origine la divinità recasse nella mano sinistra un tridente\, suo attributo principale\, e nella destra\, forse\, un delfino. La sua sede monumentale era probabilmente un tempio cittadino di Lugdunum\, la città capitale della provincia della Gallia Lugdunensis e “metropoli” delle Gallie. \nL’iniziativa\, promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Métropole Grand Lyon\, nasce nell’ambito di un accordo per lo scambio di opere antiche stipulato tra il Museo di scultura antica Giovanni Barracco e il Museo Lugdunum-Musée et Théâtres romains\, Métropole de Lyon\, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione di quest’ultimo. Nel contempo\, alcuni capolavori del museo capitolino sono esposti nella mostra attualmente in corso a Lione C’est canon. L’art chez les Romains (LEGGI L’ARTICOLO SU STORIE E ARCHEOSTORIE). \nIl Museo Barracco è stato recentemente oggetto di nuovi interventi di rinnovamento degli spazi e degli strumenti di accoglienza. \nLa sala al piano terra\, che ospita il Nettuno\, è stata adeguata e riorganizzata in un nuovo spazio dedicato a mostre temporanee di pregio\, pensato per accogliere e valorizzare nuovi progetti espositivi. \nParallelamente è stata realizzata una nuova area di accoglienza\, progettata per agevolare il flusso dei visitatori e supportare una gestione più efficiente degli spazi. L’intero complesso è stato infine arricchito con nuovi pannelli didattici e una segnaletica interna ed esterna rinnovata. \nINFO \nIl Nettuno di Lione \nMuseo di scultura antica Giovanni Barracco \ncorso Vittorio Emanuele 166/A – Roma \nOrari: dal martedì alla domenica ore 10.00-18.00 \n(ultimo ingresso ore 17.15) \nBiglietto di ingresso al museo a tariffazione vigente \nTel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00) \nwww.museobarracco.it; www.museiincomuneroma.it
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LOCATION:Museo di scultura antica Giovanni Barracco\, corso Vittorio Emanuele 166/A\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra - Icone di potere e bellezza (Firenze)
DESCRIPTION:La mostra presenta 20 reperti\, tra cui tre teste in bronzo dorato di imperatori romani provenienti dal Museo di Santa Giulia a Brescia e una testa della dea Venere\, pure in bronzo dorato\, appartenente alle antiche collezioni granducali\, in dialogo con materiali delle raccolte medicee\, come gemme\, anelli\, collane\, medaglioni e monete.\nLa rassegna segue lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione e la trasmissione del potere nell’àmbito imperiale romano del III secolo d.C.\nL’iniziativa è frutto della collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la Fondazione Brescia Musei che\, fino al 12 aprile 2026\, ospita un’esposizione gemella\, dal titolo Victoria Mater. L’idolo e l’icona\, che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli in grado di far dialogare la Vittoria Alata e l’Idolino di Pesaro\, in prestito dalle collezioni del museo fiorentino.\nIl progetto è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano\, dove si conservava la Vittoria Alata. \n  \nLeggi l’articolo dedicato alla mostra su Storie & Archeostorie: \nIcone di potere e bellezza: il volto dell’Impero romano in mostra a Firenze \n \n 
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SUMMARY:Mostra | Bernini e i Barberini (Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini\, Roma)
DESCRIPTION:Dopo lo straordinario successo di Caravaggio 2025\, dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presenteranno nelle sale di Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini\, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi: un’indagine sul rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini\, suo primo e più decisivo committente\, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII . \nFulcro dell’esposizione è l’indagine del ruolo di Maffeo Barberini come vero scopritore di Gian Lorenzo Bernini\, riconoscimento già evidenziato da studiosi come Cesare D’Onofrio\, Francis Haskell e Irving Lavin e determinante per la maturazione del linguaggio berniniano e per le grandi imprese monumentali realizzate in San Pietro durante il pontificato di Urbano VIII. \nIn un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco – tra chi lo colloca intorno al 1600\, con Carracci e Caravaggio\, e chi lo vede affermarsi pienamente negli anni Trenta del Seicento con Bernini\, Pietro da Cortona e Borromini – la mostra mette a fuoco proprio la centralità del rapporto tra l’artista e il cardinale Barberini\, poi divenuto papa\, come chiave interpretativa di quella svolta epocale. L’iniziativa si inserisce inoltre in continuità con le recenti esposizioni di Palazzo Barberini dedicate ai Barberini e al loro contesto artistico\, L’immagine sovrana (2023) e Caravaggio 2025\, che hanno già esplorato il ruolo decisivo di Maffeo nella cultura figurativa della Roma del Seicento. \nGrazie al contributo dei principali studiosi italiani e stranieri e a opere in prestito da musei e collezioni private – molte delle quali esposte per la prima volta in Italia\, la mostra intende restituire tutta la complessità di questo snodo storico-artistico di primaria importanza.  \nIl percorso della mostra\, che si articola in sei sezioni\, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini\, segue la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità\, documentando il passaggio dal tardo manierismo paterno a un linguaggio personale di travolgente potenza espressiva.  \nOpere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce davvero\, mentre prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini permetteranno di approfondire il confronto tra il padre Pietro Bernini\, anch’esso scultore e artista\, e il figlio Gian Lorenzo. \nLa mostra riporterà inoltre per la prima volta a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati Barberini\, capolavori in marmo scolpiti da Bernini\, da Giuliano Finelli e da Francesco Mochi\, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’immagine e alla memoria di Urbano VIII\, con busti in marmo e bronzo accostati a uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo. \nUn’altra parte del percorso esplora il Bernini pittore\, incoraggiato da Maffeo Barberini a cimentarsi anche in questo ambito\, dove – accanto a tele presentate per la prima volta in pubblico – l’unico importante dipinto ‘pubblico’ di Bernini sarà esposto a confronto con il suo pendant di Andrea Sacchi (entrambe le opere sono un prestito eccezionale della National Gallery di Londra). \nDisegni\, incisioni e modelli permetteranno poi di approfondire il ruolo dell’artista nei grandi cantieri di San Pietro\, dal Baldacchino alla rimodellazione della crociera fino al monumento funebre di Urbano VIII\, cuore simbolico del pontificato e della stagione berniniana.  \nL’esposizione si chiude con uno sguardo più ampio sul gusto barberiniano\, promosso dalle Apes Urbanae\, secondo la straordinaria definizione data da Leone Allacci alla lora cerchia. Il tutto filtrato attraverso l’occhio e la personalità di Bernini in dialogo con altri artisti dell’epoca\, tra cui Guido Reni\, e busti raramente esposti\, come quelli di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum e di Costanza Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello\, oltre a capolavori di Alessandro Algardi e Francois Duquesnoy.  \nBernini e i Barberini sarà accompagnata da un catalogo edito da Allemandi\, con saggi dei curatori e di autorevoli specialisti (e scheda analitiche di tutte le opere esposte)\, che offrirà al pubblico una lettura aggiornata\, approfondita ma anche appassionante di una fase chiave nella nascita del barocco. \nOrari di apertura: Martedì – Domenica: 10:00 – 19:00 \n Lunedì riservato scuole: 9:00 – 14:00 \nBiglietti: Disponibili dal 4 dicembre 2025  \nIntero: €16\,00 \nRidotto (18 – 25 anni e convenzioni) €10\,00 \nCongiunto Museo: €20\,00 \nCongiunto Museo ridotto 18 – 25 anni: €12\,00 \nGratuito: Under 18; Scolaresche; Accompagnatore gruppo; \nAccompagnatore scolaresca; Studenti e docenti di Architettura\, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico)\, Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione\, Accademie di Belle Arti; dipendenti del Ministero della Cultura; Membri ICOM; Guide e interpreti turistici in servizio; Giornalisti con tesserino dell’ordine; Portatori di handicap con accompagnatore; Personale docente della scuola\, di ruolo o con contratto a termine\, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.
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SUMMARY:Mostra | Archeologia del sale a Cervia (Cervia - RA)
DESCRIPTION:Al MUSA – Museo del Sale di Cervia torna protagonista l’archeologia con la nuova mostra “Archeologia del sale a Cervia”\, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. L’inaugurazione è in programma sabato 14 febbraio alle ore 17.00. \nChe cos’è l’archeologia del sale? Cosa racconta il sale sulla storia di un territorio? E perché Cervia rappresenta un luogo privilegiato per questo tipo di studi? La mostra è stata pensata per rispondere a questi interrogativi e guidare il pubblico alla scoperta dei risultati delle più recenti ricerche condotte in città nell’ambito del progetto PRIN22 “ESP – Exploring Human-Environment Interaction in the Productive Landscapes of Medieval Italy”. \nLe attività di ricerca e indagine archeologica condotte negli ultimi anni dal Comune\, dalla Soprintendenza e dalla cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Bologna – Dipartimento di Storia Culture e Civiltà – hanno portato alla scoperta di evidenze di grande interesse\, che attestano l’eccezionale valore dei siti a livello nazionale e internazionale. Un patrimonio che arricchisce la conoscenza storica del territorio e apre nuove opportunità di tutela\, valorizzazione e fruizione pubblica\, anche in chiave culturale e turistica. \nIn particolare archeologi e studenti dell’Università di Bologna hanno lavorato per ricostruire il ruolo centrale della produzione del sale nello sviluppo dell’insediamento cervese\, analizzandone l’impatto sul paesaggio nel corso dei secoli. \nI coordinatori delle indagini\, Mila Bondi e Marco Cavalazzi\, introdurranno la mostra illustrandone obiettivi\, metodi e contenuti e accompagnando il pubblico alla scoperta dei  risultati più significativi emersi dalle ricerche. \nL’iniziativa fa parte del programma Cervia Archeologica\, un calendario di mostre\, incontri e approfondimenti dedicati alla valorizzazione delle radici identitarie della città\, che confluisce nel progetto di costituzione di un parco storico-naturalistico. Il parco intende coniugare l’elevato valore ambientale e culturale delle Saline di Cervia con la rilevanza storica e archeologica dei siti di Cervia Vecchia e Prato della Rosa. \nLa mostra sarà visitabile fino a domenica 22 marzo\, negli orari di apertura del museo\, ed è compresa nel biglietto di ingresso. In occasione dell’inaugurazione\, l’ingresso sarà gratuito.
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SUMMARY:Mostra | La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata (Arezzo)
DESCRIPTION:Sabato 14 febbraio 2026\, alle ore 12\, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”\, segnando il ritorno temporaneo in città di uno dei più celebri bronzi dell’antichità. La statua\, simbolo identitario di Arezzo\, giunge in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, dove è conservata stabilmente dal XIX secolo. \nL’esposizione\, aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026\, non si limita a presentare un capolavoro: inaugura anche il progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”\, promosso dal Ministero della Cultura per rafforzare il legame tra patrimonio e territorio. \n  \nLeggi l’articolo sulla mostra su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/02/13/minerva-arezzo-mostra-2026/
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SUMMARY:Mostra | Barocco: Il Gran Teatro delle Idee (Museo Civico San Domenico\, Forlì)
DESCRIPTION:La forma inquieta\, il ritmo alternato\, la sregolatezza\, il naufragio dei sensi\, l’esaltazione della festa\, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco. Fenomeno culturale che attraversa il Seicento e da inizio alla nostra modernità. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza. È il momento magico dell’Arte. Una febbre vivificante che porta principi e sovrani a farsi promotori di un grande rinnovamento pittorico e letterario\, urbanistico e architettonico. Trionfano le cose. Collezionisti e mecenati incoraggiano i generi più diversi. \n  \nA quest’epoca straordinaria\, a tutti i suoi artisti e all’influenza che hanno esercitato e ancora esercitano sulla produzione artistica\, è dedicata la grande esposizione BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì organizza al Museo Civico San Domenico dal 21 febbraio al 28 giugno 2026. \n  \nLa mostra\, che nasce da un articolato e approfondito percorso di studi\, intende restituire una visione complessiva della cultura barocca: il ruolo di Roma e delle corti europee\, i protagonisti che ne plasmarono le forme\, il ruolo delle committenze che ne sostennero lo sviluppo e le strategie di rappresentazione del potere che la determinarono. \nPer comprenderne appieno le origini\, il percorso partirà dal confronto con la raffigurazione del dramma nell’età ellenistica e le sperimentazioni spaziali del tardo manierismo\, passando dal realismo radicale di Caravaggio che riconduce lo sguardo a una dimensione più intima. \n  \nRoma\, fulcro e culla di questa straordinaria stagione\, sarà il punto di avvio di una narrazione che si estenderà poi all’Europa\, seguendo la diffusione del linguaggio barocco e il mutare del contesto politico internazionale\, soprattutto nella seconda metà del Seicento. \n  \nA testimoniare questo fervore creativo saranno capolavori di Gian Lorenzo Bernini\, Francesco Borromini\, Pietro da Cortona\, i due Gentileschi\, Luca Giordano\, Guercino\, Guido Reni\, Van Dyck\, Andrea Pozzo\, Nicolas Poussin\, Peter Paul Rubens\, Francisco de Zurbarán e molti altri. \n  \nLa riscoperta novecentesca del Barocco\, da Vienna a Dresda\, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento. \nLe opere di Lovis Corinth\, Francis Bacon\, Giovanni Boldini\, Giorgio de Chirico\, Lucio Fontana\, Giuseppe Ducrot\, Fausto Melotti e Umberto Boccioni offrono un’occasione unica al visitatore per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente connesse sotto il segno dell’inquietudine formale ed esistenziale. \n200 capolavori – provenienti\, tra gli altri\, dall’Albertina (Vienna)\, dal Museo del Prado (Madrid)\, dai Musei Vaticani (Città del Vaticano)\, dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica (Roma)\, dalle Gallerie degli Uffizi (Firenze) e dal Museo e Real Bosco di Capodimonte (Napoli) – daranno vita a un percorso articolato in dieci sezioni\, allestite negli spazi del Museo Civico San Domenico\, in un viaggio che dal fascino dell’antico arriva fino alle risonanze contemporanee. \n  \nPer informazioni: https://mostremuseisandomenico.it/ \n 
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SUMMARY:Mostra | Il Trittico di Spinello Aretino. Il racconto di un restauro (Firenze)
DESCRIPTION:Il trittico di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo\, Giovanni Battista\, Andrea\, Matteo\, e i Profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori\, torna a splendere nella Galleria dell’Accademia di Firenze\, dopo un importante intervento di restauro\, avviato nel novembre 2024 e appena concluso\, accompagnato da una completa campagna di indagini diagnostiche. I risultati e l’opera saranno al centro di un’esposizione dedicata\, allestita nelle sale del primo piano riservate alla pittura fiorentina del Tardo Trecento\, visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio 2026. \nLeggi tutti i particolari sulla mostra e sul restauro\, su Storie & Archeostorie: \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | Zanabazar: The Wisdom of the Steppes. Capolavori del XVII secolo dal cuore della Mongolia al MAO (Torino)
DESCRIPTION:Dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 il MAO Museo d’Arte Orientale\, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma\, presenta al pubblico per la prima volta in Europa due straordinarie opere del tulku Zanabazar. maestro spirituale e incredibile artista e innovatore del XVII secolo. \n\nNato nelle steppe mongole nel 1635\, Zanabazar fu una figura di primo piano del buddhismo tibetano in Mongolia in quel periodo\, tanto da essere riconosciuto con il nome di Öndör Gegeen\, Sua Santità l’Illuminato\, e primo Khutuktu Jebtsundamba\, massima autorità religiosa della scuola riformata Gelugpa (cappelli gialli) del buddhismo tibetano in Mongolia\, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha. Dichiarato leader spirituale dei mongoli nel 1639\, quando aveva solo quattro anni\, fu anche riconosciuto dal V Dalai Lama (1617-1682) come la reincarnazione dello studioso buddhista indiano Taranatha. \nNel corso di quasi 60 anni\, Zanabazar promosse fra la popolazione mongola la scuola riformata Gelugpa (a cui appartiene anche il Dalai Lama) soppiantando le tradizioni Sakya o “Cappello Rosso” (o scuola antica pre Gelugpa) che avevano precedentemente prevalso nella zona\, e influenzò profondamente gli sviluppi sociali e politici della Mongolia del XVII secolo. \n\nOltre a essere un brillante studioso e un’autorità spirituale di rilievo\, Zanabazar fu anche un artista poliedrico: a noi sono giunte alcune opere firmate da lui stesso\, pratica poco frequente nella produzione religiosa buddhista. \nZanabazar è considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca: a lui e ai membri della sua scuola si devono le maggiori opere realizzate in Mongolia in età moderna\, fra cui una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Esposte dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma\, i due capolavori sono in mostra al MAO di Torino dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 all’interno della sezione della collezione permanente dedicata all’Asia meridionale\, centrale e alla regione himalayana\, creando un dialogo con i manufatti provenienti dall’Himalaya\, soprattutto dall’antico monastero di Densatil – in Tibet Centrale – a cui Zanabazar si ispirò per le sue creazioni scultoree e i suoi dipinti religiosi. \n  \nLe opere\, in prestito in Italia e in Europa per la prima volta dal Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulaanbaatar in occasione delle esposizioni a Roma e Torino\, si contraddistinguono per un eccezionale valore estetico e spirituale e sono connotate da un linguaggio innovativo e accessibile\, capace di parlare direttamente allo sguardo e all’animo dei visitatori (e dei fedeli). \n\nQuesto progetto rappresenta per il MAO un’occasione preziosa per presentare\, nel contesto di un’istituzione occidentale che conserva arte asiatica\, uno dei più importanti artisti religiosi della Mongolia\, mettendolo in relazione con le opere del museo e colmando una lacuna nelle collezioni\, che presentano alcuni esemplari di tangka e sculture del Tibet Orientale con tratti di influenza mongola e cinese\, ma sono prive di opere di provenienza mongola. \n\nIl progetto intende inoltre favorire uno scambio interculturale tra Italia e Mongolia\, contribuendo a consolidare ulteriormente il dialogo tra istituzioni nazionali e internazionali; in questo contesto è previsto nell’estate 2026 un progetto espositivo che porterà alcuni frammenti provenienti dal monastero di Densatil della collezione del MAO presso il Chinggis Khaan National Museum\, unitamente a una ri-edizione dell’installazione multimediale del duo Ritu Sarin e Tenzing Sonam che rilegge il valore di questa preziosa raccolta attraverso la narrazione in prima persona della scultura di Virūḍhaka\, (Re Guardiano del Sud)\, una delle quattro statue che presidiavano i punti cardinali di uno dei preziosissimi stupa metallici del monastero. \n\nIl progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione\, edita da Silvana Editoriale\, con testi istituzionali di MAO\, Galleria Borgese e Chinggis Khaan National Museum\, oltre a nuovi saggi di esperti quali Thupten Kelsang e Chiara Bellini e approfondimenti sulle opere in mostra con traduzioni in italiano e in inglese. Il volume sarà riccamente illustrato e presenterà immagini di allestimento di entrambe le sedi espositive. \nIngresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. \n  \n(Immagine in apertura: Öndör Gegeen Zanabazar (Mongolia\, 1635 – 1723). Tara verde / Green Tara. XVII secolo Bronzo dorato\, fusione. Chinggis Khaan National Museum\, Ulan Bator\, Mongolia) \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | Tarocchi. Le origini\, le carte\, la fortuna (Bergamo)
DESCRIPTION:Dal 27 febbraio al 2 giugno 2026\, Accademia Carrara presenta TAROCCHI. Le origini\, le carte\, la fortuna\, la più ampia e completa mostra mai dedicata alla storia dei tarocchi\, a cura di Paolo Plebani. \nUn progetto atteso da tempo: dopo oltre un secolo vengono riunite le 74 carte del Mazzo Colleoni\, il più completo al mondo tra quelli anctichi\, oggi conservate tra l’Accademia Carrara di Bergamo\, The Morgan Library & Museum di New York e una collezione privata. \nL’occasione di questa eccezionale riunione ha dato avvio a un progetto altrettanto unico: un percorso lungo sette secoli\, dal Quattrocento al Novecento e oltre che\, grazie a prestigiosi prestiti nazionali e internazionali\, approfondisce la storia dei tarocchi\, la committenza\, gli artisti\, le tecniche – anche alla luce delle recenti indagini scientifiche – la loro fortuna\, le ispirazioni e il fascino che queste carte continuano a esercitare. \nNati come svago aristocratico e diffusi con l’invenzione della stampa\, i tarocchi si affermano come strumento divinatorio nel XVIII secolo\, raggiungendo una straordinaria fortuna culturale e simbolica nel Novecento e fino ai giorni nostri. I temi affrontati nel percorso espositivo restituiscono la più ampia e articolata panoramica sui tarocchi mai realizzata: dal Quattrocento di Bonifacio Bembo\, autore delle carte Colleoni\, al Surrealismo con artisti come Victor Brauner\, dalle miniature ispirate ai Trionfi petrarcheschi alle interpretazioni contemporanee di Irving Penn\, Niki de Saint Phalle e Leonora Carrington. \nLa mostra è realizzata in collaborazione con The Morgan Library & Museum di New York e presenta prestiti straordinari provenienti da importanti istituzioni internazionali\, tra cui la Bibliothèque Nationale de France di Parigi\, la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University e la Biblioteca Nazionale di Firenze. \n\nGiorni e orari\n27.02 – 02.06.2026 \nLunedì\, mercoledì\, giovedì e venerdì: 9.00 – 19.00\nSabato\, domenica e festivi: 10.00 – 19.00\nMartedì: chiuso
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SUMMARY:Mostra | Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia (Roma)
DESCRIPTION:Castel Sant’Angelo ospita la mostra Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia\, aperta al pubblico fino al 30 giugno 2026. Il progetto rientra tra le iniziative ufficiali promosse in occasione della Presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea 2026. Curata da Anastasia Christophilopoulou\, l’esposizione è stata realizzata con il contributo di un comitato scientifico internazionale composto da studiosi e rappresentanti delle principali istituzioni culturali italiane e cipriote. \nLa mostra è stata co-progettata e co-finanziata nell’ambito di un accordo di collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano guidato da Alessandro Giuli\, attraverso la Direzione generale Musei e l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma\, e il Viceministero della Cultura della Repubblica di Cipro guidato da Vasiliki Kassianidou\, tramite il Dipartimento per la Cultura Contemporanea. \nIl percorso espositivo racconta le profonde connessioni storiche e culturali nel Mediterraneo tra i territori di Cipro e dell’Italia\, con particolare attenzione alle dimensioni insulari della Sicilia e della Sardegna\, adottando una prospettiva di lungo periodo che risale fino a settemila anni fa. \nAttraverso oggetti e materiali archeologici provenienti da musei italiani e ciprioti\, vengono esplorati i processi di scambio culturale\, le rotte marittime e la trasmissione delle conoscenze\, mettendo in luce dinamiche di contatto e di interazione che\, fin dalle fasi più antiche\, all’alba della storia\, hanno contribuito a definire un orizzonte mediterraneo condiviso. \nCipro\, Sicilia\, Sardegna e Italia peninsulare sono presentate come nodi strategici del Mediterraneo\, luoghi privilegiati di contatto\, nei quali si sviluppano scambi\, commerci e forme di circolazione di persone\, oggetti e saperi lungo archi cronologici di lunga durata. \nLa mostra riunisce circa 120 oggetti\, che guidano il visitatore attraverso temi quali la vita quotidiana\, le pratiche funerarie\, l’arte\, la mobilità\, il progresso delle tecnologie e i processi di osmosi culturale. \nTra i più iconici\, il pendaglio in pietra con figurina a forma di croce dal sito di Souskiou-Laona\, a Cipro\, la navicella in bronzo rinvenuta a Orroli in Sardegna\, i pettini in avorio da Frattesina\, in Veneto\, il carrello di Bisenzio del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia\, le figurine cruciformi della cultura di Castelluccio e il sigillo in steatite\, entrambi dalla Sicilia. \nParticolare attenzione è riservata alla circolazione dei metalli e delle tecnologie\, ambito privilegiato per leggere i contatti e le relazioni tra i diversi popoli del Mediterraneo. Un rilievo specifico è attribuito al ruolo della metallurgia cipriota e sarda e all’azione svolta da Fenici e Greci nei processi di scambio e trasmissione di modelli culturali. \nIl percorso è arricchito da installazioni multimediali che integrano il racconto archeologico\, offrendo al visitatore la possibilità di esplorare le rotte\, i paesaggi costieri e le reti di contatto\, restituendo la dimensione dinamica di questo spazio condiviso. \nAttraverso il racconto delle reti di scambio e delle relazioni tra territori e comunità\, la mostra mette in luce il ruolo del Mediterraneo antico come luogo di connessioni\, centrale nella costruzione di un orizzonte culturale condiviso\, destinato a contribuire\, nel lungo periodo\, alla formazione dell’identità europea. \n  \nInfo: www.coopculture.it/en/events/event/cipro-e-italia.-identita-culturali-condivise-allalba-della-storia/ \n 
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SUMMARY:Mostra | Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum (Roma)
DESCRIPTION:Per la prima volta in Italia\, oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna raccontano la nascita\, lo splendore e la complessità di una delle più grandi imprese culturali d’Europa. Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum\, in programma al Museo del Corso – Polo museale\, Palazzo Cipolla\, dal 5 marzo al 5 luglio 2026\, offre al pubblico un’occasione senza precedenti: entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico\, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. \nPromossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM)\, con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma\, l’esposizione è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre e resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella – attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C. – sponsor ufficiale della mostra. \nIl progetto espositivo – a cura di Cäcilia Bischoff\, storica dell’arte del KHM –  riunisce opere raccolte o commissionate tra il XVI e il XVIII secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo — dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia\, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa — restituendo l’immagine di un impero multietnico\, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale\, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà.
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SUMMARY:Mostra | Etruschi e Veneti. Acque\, culti e santuari (Venezia)
DESCRIPTION:Apre a Venezia la mostra Etruschi e Veneti. Acque\, culti e santuari: un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche\, in cui l’acqua assume un valore generativo\, terapeutico e identitario\, che aprirà al pubblico dal 6 marzo al 29 settembre 2026 nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale. \n  \nQuesta mostra ci insegna che l’antico è sempre presente e che Venezia si conferma centro delle arti e della promozione di grandi relazioni culturali. Il legame tra gli antichi Etruschi e i Veneti\, forte e naturale\, spiega le origini della civiltà italiana\, che ha poi trovato in Roma la sua perfetta sintesi. La mostra ci dice anche qualcosa di più: servono istituzioni consapevoli per inviare segnali di relazione\, partecipazione e confronto attraverso la cultura. Soprattutto quella antica\, che ha ancora moltissimo da insegnarci dichiara il Ministro della Cultura\, Alessandro Giuli. \n  \nVenezia apre le porte di Palazzo Ducale a un racconto che parla alle radici dell’Italia e\, allo stesso tempo\, al nostro presente: le civiltà crescono quando sanno incontrarsi\, scambiarsi idee e linguaggi\, senza rinunciare alla propria identità. Il filo conduttore dell’esposizione è l’acqua: elemento che unisce\, collega e crea percorsi. È un messaggio particolarmente potente qui a Venezia\, città d’acqua per eccellenza\, dove la storia non è un fondale ma un’esperienza quotidiana. Questa mostra è il frutto di un lavoro lungo e paziente tra istituzioni\, musei\, studiosi e professionisti: un esempio concreto di cultura come responsabilità condivisa e come servizio pubblico. È anche un tassello della nostra scelta di puntare sulla qualità dell’offerta culturale e dell’esperienza di visita\, ampliando i percorsi e offrendo occasioni di conoscenza che invitano a tornare e a guardare con calma. Invito cittadini e visitatori a scoprire l’esposizione e a partecipare al calendario di incontri e approfondimenti: perché la storia\, quando è raccontata con rigore e passione\, non ci dice solo ciò che siamo stati\, ma ci aiuta a capire chi vogliamo essere\, ricorda Luigi Brugnaro\, Sindaco di Venezia \n  \nSaluto a questa importante iniziativa espositiva che\, attraverso il dialogo tra civiltà\, valorizza le radici più antiche del nostro territorio e il ruolo dell’acqua come elemento di incontro tra culture. Progetti come questo contribuiscono a rafforzare la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale del Veneto\, rendendolo accessibile a cittadini\, studiosi e visitatori interviene Valeria Mantovan\, Assessore Regione Veneto all’Istruzione – Formazione – Competenze e Cultura \n  \nUn confronto inedito e peculiare\, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana\, Etruschi e Veneti\, nel corso del I millennio a.C.: mari\, fiumi\, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino\, spazi di guarigione\, ma anche luoghi per la crescita della collettività\, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore\, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti\, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica\, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico. \n  \nLa mostra rappresenta un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo\, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali\, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’. Uno scambio di materie prime\, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali\, ma anche di idee\, culture\, saperi. Fiumi\, mari e acque sono l’emblema del movimento costante\, come quello delle persone\, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli\, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia\, con il patrocinio del Ministero della Cultura\, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici\, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano\, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori\, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale. \n  \n  \nLa mostra Etruschi e Veneti. Acque\, culti e santuari nasce dalla collaborazione tra un’istruzione pubblica ed una fondazione privata che dimostra come la cooperazione tra soggetti diversi possa generare nuove occasioni di ricerca\, valorizzazione e sperimentazione culturale. Anche il progetto espositivo riflette questo modello di complementarità\, sviluppandosi infatti in due sedi: qui a Palazzo Ducale\, nelle Stanze del Doge per poi proseguire a Milano presso la nostra Fondazione. Due percorsi distinti ma connessi\, che permettono al pubblico di approfondire il tema delle acque sacre con prospettive diverse e di costruire un’esperienza culturale che si estende nel tempo e nello spazio. Giovanna Forlanelli\, Presidente Fondazione Luigi Rovati\, Milano 
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SUMMARY:Mostra | Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna (Stupinigi - Torino)
DESCRIPTION:Tra cavalli e motori: la mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna\, dal 6 marzo al 28 giugno 2026 nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)\, racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia mettendo in relazione eleganza formale\, innovazione tecnica e trasformazioni della mobilità. Prodotta da FOM – Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile\, la mostra mette per la prima volta a confronto automobili storiche provenienti dal MAUTO e carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno\, offrendo un nuovo sguardo sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo. \nIl percorso espositivo attraversa un secolo di cambiamenti culturali e tecnologici\, dalle carrozze – come Landau Ronde\, Phaeton\, Coupè Brougham\, espressioni di prestigio\, ritualità e status sociale – alle prime automobili italiane e straniere\, tra cui Fiat Tipo Zero A\, Isotta Fraschini BN 30/40 HP\, Oldsmobile 6C Curved Dash\, Benz Victoria. Ogni mezzo racconta un mondo in trasformazione: dalla lentezza e ritualità dei viaggi in carrozza\, segno evidente di rango e potere\, alla novità e al fascino delle prime automobili\, ancora rare e sorprendenti\, che condividono le strade con i cavalli. Costruttori come Benz\, Fiat\, Decauville\, De Dion Bouton presentano modelli unici\, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata. \nLa mostra è ospitata nella Citroniera di Ponente\, uno spazio che per estensione e sviluppo longitudinale consente di articolare con chiarezza il confronto tra carrozze ed automobili\, diventando parte integrante della narrazione. L’allestimento segue un percorso cronologico che mette in relazione mezzi a trazione animale e primi veicoli a motore\, permettendo di leggere in modo diretto l’evoluzione delle soluzioni tecniche\, dei materiali\, delle prestazioni e delle funzioni\, in una fase storica in cui le due tipologie di trasporto convivono. Il racconto si intreccia poi con la figura di Margherita di Savoia\, che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona questa fase di transizione. Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie\, la Regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili\, diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Lei stessa aveva la patente di guida e possedeva una scuderia di tredici automobili\, ciascuna identificata da un nome di uccello: Palombella\, Falco\, Falchetto\, Sparviero\, Aquila\, Alcione\, Condor\, Allodola\, Stornello\, ecc… \nTra le carrozze in mostra figurano la Landau Ronde (detta comunemente in Italia Landò)\, realizzata da Locati nel 1880; la Milord della Carrozzeria Orsaniga Enrico di Milano del 1860 e la Clarence\, appartenente alla categoria dei Brougham o Brumm\, dei Fratelli Macchi di Varese del 1870. La Phaeton\, carrozza leggera ed agile\, deve il suo nome al mito di Fetonte\, il giovane figlio di Apollo che sfidò il cielo sul carro del sole: con le sue quattro ruote imponenti e il corpo snello\, era pensata per una guida veloce ed elegante. Due gli esemplari presenti: la Stanhope Phaeton dei Successori Canovai di Firenze del 1870 e la Spider Phaeton di Mulbacher (Parigi) del 1880\, più moderna e sicura pur mantenendo un carattere sportivo nella struttura “a ragno”. L’Omnibus Privé del 1880 della carrozzeria Dufour di Bordeaux; la Vis a Vis della Società M. Locati e G. Torretta del 1890. La carrozza sportiva Break Wagonette della Bottazzi di Napoli del 1890\, utilizzata per passeggiate in campagna: il nome deriva da “to break” addestrare i cavalli e la Coupé Brougham\, chiamata anche Brum in Italia della Cesare Sala del 1870. \nAccanto alle carrozze\, la mostra presenta una selezione significativa di automobili delle origini provenienti dalla preziosa collezione del MAUTO: la Benz Victoria del 1893 progettata da Karl Benz\, considerato con Gottlieb Daimler il padre dell’automobile; la Decauville 3½ HP\, vincitrice della Parigi-Amsterdam-Parigi del 1898; la Hurtu 3 HP del 1898; la De Dion-Bouton 1¾ HP del 1899\, versione a quattro ruote prodotta dai vincitori della prima corsa automobilistica al mondo\, la Parigi-Rouen. Clément-Panhard VCP 3 HP del 1899; la Oldsmobile 6C Curved Dash del 1904 primo modello di grande diffusione commerciale. La Fiat 16/20 HP del 1906\, prodotta in 462 esemplari\, elegante landaulet donata al MAUTO dalla contessa Sofia di Bricherasio; la Vinot & Deguingand 14/20 HP del 1907; l’Isotta Fraschini BN 30/40 HP del 1910\, modello di lusso della casa milanese; Panhard & Levassor X17 SS del 1912 con il caratteristico motore “avalve” e la Fiat Tipo Zero A del 1913\, prima utilitaria della casa torinese. \n\nINFO \nPalazzina di Caccia di Stupinigi \nPiazza Principe Amedeo 7\, Stupinigi – Nichelino (TO) \n011 6200634 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it \nwww.ordinemauriziano.it \nBiglietti: \nMostra: intero 8 euro; ridotto 6 euro; scuole 3 euro \nPalazzina + mostra: intero 18 euro; ridotto 14 euro; scuole 8 euro \nGiorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17\,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato\, domenica e festivi 10-18\,30 (ultimo ingresso ore 18) \nI possessori del biglietto della mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso al MAUTO per l’intera durata della mostra (6 marzo – 28 giugno 2026). \nI possessori del biglietto di ingresso del MAUTO hanno diritto alla tariffa ridotta per l’ingresso alla mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna.
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SUMMARY:Mostra | I Guardi di Calouste Gulbenkian (Venezia)
DESCRIPTION:Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e\, insieme\, un dialogo tra istituzioni internazionali\, tra storie di collezioni e collezionisti.  \n  \nLa stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano apre dal 7 marzo all’8 giugno 2026 con degli ospiti d’onore. Una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793)\, provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento: il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. \n  \nAperto nel 1969\, il Museo Calouste Gulbenkian ha come cuore originario delle sue raccolte la collezione dell’imprenditore e filantropo armeno\, naturalizzato inglese\, Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955). Noto per i suoi gusti raffinati\, per i vasti interessi\, la profonda conoscenza e l’eclettismo del collezionismo artistico che spaziavano dall’arte greca e romana all’Impressionismo\, dal Rinascimento Italiano al Seicento europeo\, passando per l’arte decorativa. Le diciannove opere di Guardi da lui acquisite tra il 1907 e il 1921 sono riconosciute tra le più celebri dell’artista\, famoso per avere iniziato a dipingere vedute in età matura\, dopo anni di sperimentazioni nel campo della pittura di storia e di genere e testimoniano\, una volta di più\, anche la complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. \nAllo stesso tempo\, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano\, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche\, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta\, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche\, Teodoro Correr. \n  \nTutte databili tra il 1770 e 1790\, le dieci opere parte della mostra I Guardi di Calouste Gulbenkian\, esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico\, rappresentano una straordinaria testimonianza dello stile dell’artista\, fatto di pennellate allusive e di proporzioni liberamente sfalsate che producono vedute in cui la struttura prospettica appare elastica. Ormai lontana dalle certezze geometriche di Canaletto e della sua camera ottica\, la Venezia ritratta da Francesco Guardi è composta da edifici corrosi dalla luce\, resi attraverso una pittura tremolante\, quasi che il pittore voglia offrire un’immagine interiore della città e di una civiltà\, quella veneziana\, ormai in rapido declino. Anticipando\, in un certo senso\, i sentimenti e le tensioni proprie della stagione del Romanticismo. \nI soggetti sono quelli indagati dall’artista in varie occasioni\, come la Festa della Sensa in Piazza San Marco che si svolgeva il giorno dell’Ascensione\, nel quale Venezia celebrava il matrimonio simbolico tra la città e il Mare. A questo evento è dedicata anche La Partenza del Bucintoro\, dove si vede salpare la nave di stato con a bordo il doge in direzione della chiesa di San Nicolò al Lido\, davanti alla quale veniva gettato in mare l’anello d’oro a simboleggiare l’unione tra Venezia e il mare Adriatico. Il fortunato tema delle feste e parate d’acqua si ritrova nella Regata sul Canal Grande\, opera ispirata ad una veduta di Canaletto\, connotata però dall’inconfondibile effetto atmosferico di Guardi. Con Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio\, Guardi presenta un’immagine curiosa di come sarebbe potuto essere uno dei simboli di Venezia. Anche la Terraferma veneta è ritratta dall’artista\, come testimonia la Vedute delle chiuse di Dolo. \n  \nTra i disegni delle collezioni civiche scelti per il confronto\, spiccano Il Gran Teatro La Fenice e i due celebri fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac\, veri e propri capolavori della grafica di Francesco\, in cui il tratto sottile e aereo dà vita a composizione rarefatte e atmosferiche\, quasi fossero un paravento giapponese o una pittura su seta\, con i quali condividono la medesima leggerezza e fragile grazia.
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SUMMARY:Mostra | Etruscomix. Un viaggio tra segno e memoria (Cetona - SI)
DESCRIPTION:Dal 7 marzo al 4 ottobre 2026 il Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona ospita Etruscomix. Un viaggio tra segno e memoria\, una mostra che mette in dialogo l’antica civiltà etrusca e il linguaggio del fumetto contemporaneo. L’esposizione si inserisce nel programma delle celebrazioni per i quarant’anni del Progetto Etruschi del 1985\, promosse dalla Regione Toscana. \nInaugurazione sabato 7 marzo 2026 alle ore 11. \nLa mostra prende origine dal progetto “Etruscomix. L’Etruria in Fumetti”\, nato nel 2009 dalla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e Napoli COMICON. All’epoca la mostra\, ospitata al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma\, rappresentò un esperimento pionieristico: mettere in dialogo i reperti di una civiltà antica con il linguaggio visivo del fumetto. \nPer l’occasione COMICON coinvolse una generazione di giovani autori — oggi affermati nel panorama internazionale — tra cui Francesco Cattani\, Marino Neri\, Paolo Parisi\, Michele Petrucci\, Alessandro Rak e Claudio Stassi\, con il contributo del maestro Milo Manara. Gli artisti furono invitati a immergersi nei luoghi simbolo della civiltà etrusca\, dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia ai paesaggi dell’Etruria\, per restituire attraverso il disegno suggestioni\, storie e visioni capaci di evocare il mondo quotidiano e rituale di questo antico popolo. \nOggi questo progetto viene riproposto con uno sguardo rinnovato e un nuovo allestimento\, trovando nel Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona un contesto particolarmente significativo. Il museo custodisce infatti testimonianze fondamentali del popolamento umano nel territorio\, dal Paleolitico all’Età del Bronzo\, offrendo uno scenario ideale per riflettere sulle radici profonde della presenza umana in queste terre.
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SUMMARY:Mostra | Storie sul binario giusto. Il Palio di Legnano (Milano)
DESCRIPTION:Un percorso immersivo che ricostruisce ambienti medievali e racconta storia\, riti e valore comunitario del Palio di Legnano\, in occasione dell’850° anniversario della Battaglia di Legnano.\nFNM\, in collaborazione con la Fondazione Palio di Legnano\, ha realizzato presso lo spazio l’Altro Deposito Bagagli della stazione di Milano Cadorna di FERROVIENORD\, la mostra “Storie\nsul binario giusto. Il Palio di Legnano” (Galleria commerciale\, dal 10 marzo al 24 maggio 2026\, da mercoledì a domenica\, dalle 12:00 alle 18:00\, chiuso il giorno di Pasqua\, 25 aprile\, 1 maggio). \nL’allestimento si sviluppa attorno a un tavolo medievale allestito con oggetti e suppellettili d’epoca che includono sedie\, tovaglia\, piatti\, bicchieri e contenitori in coccio\, cucchiai\, taglieri e piccoli oggetti in legno\, brocche\, candelabro e candele\, cibi vari. Elmo\, spade\, maglia di ferro e nove manichini con costumi storici delle Contrade – Capitano\, Castellana\, cavaliere\, dama\, ancelle\, religioso\, bambini – arricchiscono il racconto della storia del Palio. Alcuni pannelli didattici e materiali multimediali provenienti dalle collezioni del Palio di Legnano completano l’esposizione; parte di questi materiali saranno posizionati nel piano ammezzato della stazione. Per visitare l’allestimento presso l’Altro Deposito Bagagli è richiesta la prenotazione gratuita con registrazione a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-storie-sulbinario-giusto-il-palio-di-legnano-1984610365026 \n  \nLa mostra rientra nel programma ufficiale di MuseoCity 2026\, che celebra il patrimonio museale milanese attraverso aperture straordinarie\, mostre\, visite guidate e attività diffuse in città. \n 
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LOCATION:Stazione Cadorna\, piazzale Cadorna\, Milano\, Italy
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SUMMARY:Mostra | La statua di Amon dalla Germania al Museo Egizio (Torino)
DESCRIPTION:Dall’11 marzo la Galleria dei Re accoglie la statua del dio Amon\, uno dei pezzi di spicco  della collezione egizia del Badisches Landesmuseum di Karlsruhe\, in Germania.  Il prestito sarà decennale e  rappresenta un nuovo riconoscimento del ruolo del Museo Egizio\, come polo di eccellenza della ricerca archeologica e snodo strategico di una rete che connette le più prestigiose istituzioni europee.\n Dopo il Louvre e la Bibliothèque nationale de France\, che hanno affidato a Torino il pyramidion e il Libro dei Morti di Merit\, ora è il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe a scegliere il museo torinese come sede privilegiata per un prestito di lunga durata\,  che testimonia la solidità delle relazioni scientifiche tra le due istituzioni.\n\nLeggi l’articolo che Storie & Archeostorie ha dedicato all’evento:\nhttps://storiearcheostorie.com/2026/03/09/statua-dio-amon-museo-egizio-torino/
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LOCATION:Museo Egizio\, Via Accademia delle Scienze 6\, Torino\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Il castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme (Iseo - BS)
DESCRIPTION:La mostra Il castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme verrà inaugurata presso il Palazzo Arsenale di Iseo venerdì 13 marzo alle ore 20.30. Presentano i curatori dott.ssa Serena Solano della Soprintendenza ABAP per le province di Bergamo e Brescia e Carlo Cominelli presidente della Cooperativa Sociale Onlus K-Pax. \nL’evento si inserisce nel programma delle Serate di Storia e Archeologia 2026 promosse dalla Associazione Storico – Archeologica U.S.P.A.A.A. \n  \nDal 13 al 29 marzo 2026 gli spazi della Fondazione l’Arsenale ospitano la mostra “Il Castello ritrovato. Scoperte archeologiche e riqualificazione ambientale sulla sommità del Monticolo di Darfo Boario Terme (BS)”. Un’esposizione che racconta le recenti indagini archeologiche sul Monticolo di Darfo Boario Terme\, dove gli scavi hanno portato alla luce i resti di un insediamento fortificato altomedievale (V–VIII sec. d.C.)\, una scoperta significativa per la storia del territorio. \nI lavori sono stati effettuati grazie a fondi del Ministero della Cultura e a un contributo di Fondazione Cariplo e realizzati dalla Soprintendenza ABAP BG BS e dalla Cooperativa Sociale K-Pax con la collaborazione del Comune di Darfo B.T. (BS)\, del Consorzio Forestale Bassa Valle Camonica e di SAP Società Archeologica. L’esposizione a Iseo è resa possibile grazie alla Fondazione l’Arsenale\, al Comune di Iseo e all’USPAAA. \nOrari e accessi alla mostra: \nPalazzo Arsenale\, vicolo Malinconia\, 2 Iseo (BS)\nIngresso libero\nGiovedì e venerdì 15.00 – 18.00\nSabato e domenica 10.30 – 12.30 e 15.00 – 18.00
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SUMMARY:Mostra |  ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)
DESCRIPTION:Centocinquant’anni fa\, nel 1876\, inaugurava a Roma il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà\, che dal 2016 ne è l’erede\, torna a quel momento fondativo non solo per celebrarne l’origine\, ma per condividere con il pubblico le prospettive aperte dalla storia stratificata dell’istituzione: una vicenda che intreccia la storia culturale dell’Italia\, le relazioni internazionali e l’evoluzione disciplinare\, etica e formativa dei musei. \n  \nDal 20 marzo al 28 giugno 2026\, la mostra ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026) proporrà quindi un doppio itinerario: da un lato la ricostruzione del museo del 1876 e del progetto museografico pigoriniano; dall’altro la presentazione del museo di oggi\, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni dedicate ai processi di aggiornamento\, all’incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e alle pratiche di compartecipazione attivate dentro e fuori il museo. \n  \nAttraverso documenti\, reperti\, arredi e dispositivi espositivi d’epoca\, il percorso espositivo ricostruisce la genesi in Italia dell’archeologia preistorica e dell’etnografia\, ripercorrendo le trasformazioni che hanno condotto all’attuale configurazione e missione del museo. \n  \nLa mostra\, a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri\, in collaborazione con le Funzionarie e i Funzionari del Museo e con la supervisione generale di Andrea Viliani\, è accompagnata da un convegno scientifico internazionale 150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini\, suo ideatore e fondatore\, dal 19 al 21 marzo 2026\, che vuole celebrare il primo secolo e mezzo dell’istituzione non come semplice ricorrenza\, ma come occasione di riflessione critica. \n  \nRicordare il ruolo fondativo di Luigi Pigorini significa così guardare al passato per comprendere il presente e assumere\, con responsabilità\, il compito di connettere le proprie origini storiche alle prospettive in divenire. Un museo nato nel XIX secolo si configura oggi come un’istituzione che agisce nel presente e si proietta verso il futuro\, con le sue molteplici storie ancora in corso. \nOrari di apertura: \ndal martedì alla domenica\, ore 8.00 – 19.00 \nultimo ingresso ore 18.30 \nTUTTE LE PRIME DOMENICHE DEL MESE \nINGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE
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LOCATION:MUCIV – Museo delle Civiltà\, Piazza Guglielmo Marconi\, 14\, Roma\, 00144\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Vasari e Roma (Roma)
DESCRIPTION:A conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari (1511-1574)\, Roma rende omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento con un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra l’artista aretino e la città eterna. \n\n\n\n\n\n\n\n\nLa mostra ricostruisce il percorso culturale e artistico compiuto da Giorgio Vasari nei suoi diversi soggiorni romani con l’intento di restituire al pubblico dei Musei Capitolini la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore\, architetto\, scenografo e biografo\, ma anche di straordinario interprete e testimone delle vite di papi\, signori\, letterati e artisti del XVI secolo\, grazie anche ai numerosi capolavori in prestito da importanti istituzioni italiane e internazionali tra cui Palazzo Barberini\, il Vive – Palazzo Venezia\, la Galleria degli Uffizi\, l’Archivio di Stato di Firenze\, la Pinacoteca Nazionale di Bologna\, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti\, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi\, la Biblioteca Apostolica Vaticana\, il Museo e Real Bosco di Capodimonte\, il Museo Nazionale di Siena e il Móra Ferenc Múzeum di Szeged (Ungheria). \nIl progetto mette in luce il ruolo determinante che Roma ebbe nella formazione del giovane Vasari\, nel confronto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità – da Raffaello al Michelangelo “romano” – e nel rapido e straordinario sviluppo della sua carriera al servizio di prestigiosi prelati e pontefici. \n\nOrario \n\nDal 20 marzo 2026 al 19 luglio 2026\nTutti i giorni ore 9.30-19.30\nUltimo ingresso un’ora prima della chiusura\nGiorno di chiusura: 1° maggio \n\nBiglietto d’ingresso \n\nTariffe Musei Capitolini con mostra Vasari e Roma\nintero non residenti € 19\,50\nridotto non residenti € 14\,00\ngratuito per i possessori della Roma MIC card in corso di validità\, residenti a Roma e città metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) e per tutte le categorie previste dalla tariffazione vigente\ngratuito e/o ridotto per i possessori della Roma Pass \nPer biglietti cumulativi e altri dettagli visita la pagina > biglietti \n\n\nInformazioni \n\nTel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00 \nPromossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali \nOrganizzata con Associazione MetaMorfosi \nIn collaborazione con Zètema Progetto Cultura \n\n\n\n\n\nCuratore \nAlessandra Baroni
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SUMMARY:Mostra | Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano (Ercolano - NA)
DESCRIPTION:La mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” prolunga la propria presenza a Villa Campolieto fino al 14 giugno 2026\, per poi compiere un salto significativo: dal 14 luglio l’esposizione si trasferisce negli spazi di Castel Sant’Angelo a Roma\, in una nuova tappa che amplia la portata del progetto e lo porta nel cuore della Capitale.\n\nUna nuova sede che dialoga con Ercolano\nLa scelta di Castel Sant’Angelo non è casuale. Il monumento romano è esso stesso il risultato di una lunga stratificazione di funzioni\, epoche e significati: mausoleo imperiale\, fortezza medievale\, residenza papale\, museo. Come Ercolano\, sepolta dall’eruzione del Vesuvio e straordinariamente conservata nella sua quotidianità\, Castel Sant’Angelo porta in sé il peso di secoli sovrapposti senza che nessuno di essi sia davvero scomparso.\n\nIn entrambi i casi il passato non si è dissolto: si è depositato nel tempo\, trasformando i luoghi stessi in parte integrante del racconto. È questa affinità di fondo – tra una città che il Vesuvio ha fermato e un monumento che ogni epoca ha riscritto – a fare di Castel Sant’Angelo la sede naturale per una mostra che racconta come si viveva\, si mangiava e ci si prendeva cura di sé nell’antica Ercolano.\n\nLa mostra\nAperta il 28 marzo 2025 negli spazi monumentali di Villa Campolieto sul Miglio d’Oro\, l’esposizione conduce i visitatori in un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare nell’antica Ercolano. Reperti organici di straordinaria conservazione – pane\, cereali\, legumi\, frutta\, uova\, frutti di mare restituiti in forma carbonizzata dall’eruzione del 79 d.C. – dialogano con utensili\, vasellame e oggetti di uso quotidiano\, restituendo con precisione le abitudini degli antichi Ercolanesi dalla produzione allo smaltimento del cibo.\n\nL’allestimento\, concepito secondo la formula della “stanza nella stanza” nel rispetto degli ambienti decorati del piano nobile di Villa Campolieto – splendida dimora settecentesca progettata da Luigi Vanvitelli – valorizza sia la collezione archeologica sia gli spazi storici. Il cibo\, inteso come elemento identitario e sociale\, diventa il filo conduttore di un viaggio che unisce presente e passato\, grazie anche alla presenza di immagini della moderna Ercolano che dialogano con la quotidianità del mondo romano.\n\nLa mostra si inserisce nel ciclo “Ercolano 1738–2018. Talento Passato e Presente”\, che valorizza gli aspetti più significativi della vita nell’antica città attraverso esposizioni dedicate agli ori\, ai legni e al cibo\, ospitate nei luoghi più rappresentativi del territorio.\n\n\nInformazioni per la visita\nFino al 14 giugno 2026 – Villa Campolieto\nLuogo: Villa Campolieto\, Corso Resina 283\, Ercolano (NA)\nDate: 28 marzo – 14 giugno 2026\nOrario: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)\nParcheggio: interno gratuito fino a esaurimento posti\n\nDal 14 luglio 2026 – Castel Sant’Angelo\, Roma\nUlteriori informazioni su date\, orari e biglietti per la sede romana saranno comunicate prossimamente.\n\nBiglietti (Villa Campolieto)\nCombinato Parco Archeologico + Mostra: € 19\,00 intero – € 4\,00 ridotto (6–18 anni e aventi diritto secondo normativa)\nCombinato Villa Campolieto + Mostra: € 7\,00 intero\nGratuito: under 6; persone con disabilità e un accompagnatore\n\nSiti e prenotazioni\nSito mostra: ercolano.cultura.gov.it/dalluovoallemele\nSito Ville Vesuviane: https://www.villevesuviane.net/le-ville/villa-campolieto/\nAcquisto online: https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/dalluovo-alle-mele.-la-civilta-del-cibo-e-i-piaceri-della-tavola-ad-ercolano/\n\n\n\nLeggi anche\nhttps://storiearcheostorie.com/2025/03/28/dalluovo-alle-mele-a-ercolano-la-mostra-che-svela-la-civilta-del-cibo/
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LOCATION:Villa Campolieto\, Corso Resina\, 283\, Ercolano\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma - Alla conquista del Rinascimento (Torino)
DESCRIPTION:La Fondazione Accorsi-Ometto annuncia un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma\, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena. \nLa mostra\, curata da Serena D’Italia\, Luca Mana e Vittorio Natale\, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini\, Francesco Frangi ed Edoardo Villata\, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore\, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale. \nLe oltre cinquanta opere presenti in mostra\, alcune delle quali inedite o mai esposte prima\, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche\, come l’Accademia Carrara di Bergamo; il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato (AL); la Pinacoteca di Brera di Milano; il Musée Jacquemart-André di Parigi; i Musei Civici di Pavia; la Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia; l’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto\, la Galleria Borghese\, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina di Roma; la Collezione Chigi Saracini\, Banca Monte dei Paschi di Siena e la Pinacoteca Nazionale di Siena; la Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno (CN); la Biblioteca Reale\, la Galleria Sabauda\, i Musei Reali\, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino; il Palazzo dei Musei Pinacoteca di Varallo; l’Archivio Storico Comunale e il Museo Francesco Borgogna di Vercelli. \nDalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti\, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508)\, nel Senese\, per giungere alle straordinarie puntate a Roma\, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi\, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire. \nA confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia\, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento\, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba (come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una inedita predella con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo)\, di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello.
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SUMMARY:Mostra | Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi (Milano)
DESCRIPTION:Mercoledì 1° aprile apre al pubblico la mostra Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi: il progetto riunisce il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione Corazzi\, oggi conservato al Rijksmuseum van Oudheden\, che eccezionalmente rientra in Italia. \nOspitata al Piano Ipogeo fino al 4 ottobre\, la mostra sviluppa il percorso avviato al MAEC di Cortona\, con un approfondimento sui reperti etruschi della collezione Corazzi e sul ruolo del collezionismo privato nella formazione del patrimonio culturale\, tra dimensione locale ed europea. Accanto ai bronzi\, una selezione di volumi antichi ne ricostruisce la fortuna critica\, mettendo in evidenza il valore delle fonti bibliografiche come strumenti fondamentali per comprendere la storia delle opere e del loro collezionismo. La relazione con l’esposizione permanente della Fondazione evidenzia come le raccolte private possano diventare strumenti di conoscenza condivisa\, dai nuclei originari dei musei pubblici fino alle attuali forme di integrazione tra istituzioni pubbliche e private. \nLa mostra è realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida\, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona. \n  \nLeggi l’articolo completo dedicato alla mostra: \n\n   \n\nhttps://storiearcheostorie.com/?author=239836944\n https://storiearcheostorie.com/?author=239836944 \n \n\n\nGli Etruschi tornano “da Leida”: a Milano i bronzi Corazzi raccontano Cortona\nE. P.\nApre a Milano\, negli spazi ipogei della Fondazione Luigi Rovati\, la mostra Gli Etruschi e l’Olanda\, che riporta temporaneamente in Italia uno dei nuclei più significativi della celebre collezione Corazzi\, oggi conservata al Rijksmuseum van Oudheden. È un ritorno carico di implicazioni storiche e archeologiche\, perché questi bronzi rappresentano una delle testimonianze più precoci dello studio sistematico delle antichità etrusche. \nSTATUETTA DI MAIALE. Produzione etrusca. Proveniente da Cortona. Fine V-IV sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden\, Leiden – Inv. CO 17\nFondazione Luigi Rovati\, Piano Ipogeo\, Fanciullo con oca. Foto Daniele Portanome\nBronzetti votivi e iscrizioni: il cuore della collezione\nIl nucleo dei bronzi Corazzi si distingue per la forte componente votiva. Molti esemplari provengono infatti da contesti santuariali dell’area cortonese e del lago Trasimeno\, dove offerte in bronzo venivano deposte come gesto rituale. \nSTATUETTA DEL DIO LARAN (COSIDDETTO “MARTEDI RAVENNA”) CON ISCRIZIONE VOTIVA IN ETRUSCO –THUCER HERMENAS TURUCE: THUCER HERMENAS(MI) DEDICÒ . Produzione etrusca proveniente da Ravenna (?) 540-520 a.C.Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden\, LeidenInv. CO 1\nTra i pezzi più significativi spiccano alcune piccole sculture che conservano ancora tracce epigrafiche: iscrizioni etrusche incise direttamente sul metallo\, che consentono di ricollegare l’oggetto a una precisa funzione cultuale. Il cosiddetto “putto con oca”\, ad esempio\, appartiene a questa categoria di offerte votive ed è accompagnato da iscrizione\, così come il grifone bronzeo da Campaccio\, databile alla metà del IV secolo a.C.\, legato a un culto dedicato a Tinia\, divinità suprema del pantheon etrusco. \nQuesti oggetti rivelano una produzione di alto livello\, caratterizzata da fusione a cera persa\, rifiniture puntuali e attenzione anatomica\, elementi che indicano botteghe specializzate attive tra VI e IV secolo a.C. \nSTATUETTA DI OFFERENTE CON COLOMBA (?). Produzione etrusca da Montecchio (Castiglion Fiorentino) Fine IV-prima metà III sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden\, Leiden Inv. CO 30\nUn “santuario disperso”: la raccolta Corazzi tra scavo e mercato antiquario\nLa collezione nacque nel Settecento come raccolta privata\, ma molti dei bronzi derivano da rinvenimenti locali\, talvolta interpretati come parte di veri e propri depositi votivi\, come quello di Montecchio. \nGià gli antiquari dell’epoca riconoscevano il valore eccezionale di questi materiali: un inventario ottocentesco descrive bronzi con iscrizioni\, figure divine\, animali simbolici e oggetti rituali\, tra cui candelabri e strumenti legati al sacrificio. \nSTATUETTA DI FANCIULLO CON OCA E ISCRIZIONEVOTIVA IN ETRUSCO – VELIAS · FANACNAL · UFLAS/ ALPAN · MENAE · CLEN · CEA · TUINES · TLENAEIS:VELIA FANACNEI DEDICÒ (QUESTO OGGETTO)A THUFLTHA PER IL BENESSERE DEL SUO BAMBINOProduzione etrusca. Proveniente da Montecchio (Castiglion Fiorentino). Metà II sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden\, Leiden Inv. CO 4\nQuesta varietà suggerisce un contesto cultuale articolato\, in cui offerte diverse convivevano all’interno di uno stesso spazio sacro. \nDal museo privato all’Europa: la fortuna dei bronzi etruschi\nLa storia della collezione riflette la nascita dell’archeologia moderna. Nel XVIII secolo\, opere come il Museum Etruscum diffusero in tutta Europa immagini e descrizioni di questi reperti\, contribuendo alla formazione dell’“etruscomania” e alla circolazione di modelli iconografici. \n\nVenduta nel 1826 ai Paesi Bassi\, la raccolta divenne la prima grande collezione etrusca oltre le Alpi\, segnando un passaggio decisivo verso la musealizzazione pubblica del patrimonio. \nUn ritorno che è anche rilettura critica\nLa mostra milanese mette in dialogo i bronzi con i libri che ne hanno tramandato immagini e interpretazioni. Il risultato è un percorso che restituisce la doppia vita dell’oggetto archeologico: materiale e culturale\, tra scavo\, collezionismo e studio. \nFILIPPO BUONARROTI. Ad monumenta Etrusca operi Dempsteriano additaexplicationes et conjecturae (1723-24) Fondazione Luigi Rovati\, MilanoPubblicato in aggiunta a Thomas Dempster. De Etruria regali. Firenze:ex Typographia Albizziniana\, 1723-1724\nUn ritorno temporaneo che\, più che chiudere un cerchio\, riapre il dibattito sul rapporto tra territorio\, memoria e circolazione delle opere. \nAccompagna la mostra il catalogo Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi\, edito dalla Fondazione Luigi Rovati\, che raccoglie saggi e contributi di Paolo Bruschetti\, Luigi Donati\, Ruurd Binnert Halbertsma\, Paolo Giulierini\, Giulio Paolucci e Patrizia Rocchini. \nℹ️ INFORMAZIONI UTILI \n✅ GLI ETRUSCHI E L’OLANDA. A/R dei bronzi Corazzi📍 Milano\, Fondazione Luigi Rovati📅 1° aprile – 4 ottobre 2026🌐 Info: www.fondazioneluigirovati.org \n #archeologia #archeologiaEtrusca #bronziCorazzi #collezionismo #Cortona #Etruschi #FondazioneRovati #iscrizioniEtrusche #Leida #Milano #mostreMilano #santuariEtruschi\n  \n \n 2 April 2026\, 11:16  0 aumenti   0 preferiti  \n \n\n 
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LOCATION:Fondazione Luigi Rovati ETS\, Corso Venezia 52\, Milano\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Una Sfinge l'attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna (Trieste)
DESCRIPTION:Ritorna a Trieste parte della collezione egizia dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo grazie alla collaborazione tra il Museo storico di Miramare e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. \nL’esposizione è curata da Massimo Osanna\, Christian Greco\, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner. \nIn mostra oltre cento reperti\, in prestito anche dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste\, testimonianza della passione per l’egittologia nel panorama del collezionismo ottocentesco triestino. \nLeggi l’articolo dedicato alla mostra su Storie & Archeostorie: \nTrieste ritrova l’Egitto di Massimiliano d’Asburgo: torna a Miramare la collezione “perduta” \n \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro (Venaria Reale - TO)
DESCRIPTION:Alla Reggia di Venaria\, complesso monumentale alle porte di Torino tra i più visitati\nin Italia\, dal 17 aprile al 6 settembre 2026 il Consorzio delle Residenze Reali\nSabaude – presieduto da Michele Briamonte con la direzione di Chiara Teolato –\norganizza una grande mostra su straordinari abiti che hanno definito\nl’immagine delle regine nel cinema e nel teatro.\nLa mostra è curata da Massimo Cantini Parrini\, pluripremiato costumista\, profondo\nconoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca\, con Clara Goria\, storica\ndell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.\nRegine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro riunisce nelle\nSale delle Arti della Reggia una selezione di 31 abiti che hanno definito\, nel tempo\,\nl’immagine della regina nel cinema e nel teatro\, restituendo al costume la sua\nfunzione più profonda: non semplice ornamento\, ma dispositivo capace di generare\npercezione di potere\, identità e visione.\nLa mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica\, un\nlinguaggio che attraversa i secoli e i generi\, costruendo figure capaci di imporsi\nnell’immaginario prima ancora della parola. Al centro\, l’arte del costume tra cinema e\nteatro\, officine diverse della stessa meraviglia: nel cinema il costume vive nel dettaglio\,\nnella luce e nell’inquadratura che ne rivelano la materia; in teatro governa lo spazio\, deve\nessere leggibile da lontano e respirare con l’attore e con il tempo della scena.\nLa mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria\ndedicato alla moda e al costume avviato nel 2011 con Moda in Italia. 150 anni di \neleganza (1861–2011). Ma il racconto della sovranità femminile è anche un\nmodo per tornare alla nascita del complesso della Venaria Reale\, alla metà del\nSeicento\, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria\nGiovanna Battista di Savoia Nemours. \nIL PERCORSO DELLA MOSTRA\nIl percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei fondamentali —\nmito\, storia\, fantasia — che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico\,\ntra ricerca filologica e interpretazione poetica. Regine mitologiche e leggendarie\, regine\nfantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia e sovrane realmente esistite\nconvivono in un racconto che supera la distinzione tra vero e immaginato\, affermando\nuna verità più profonda: quella del linguaggio visivo.\nOro\, argento e bronzo sono i colori della mostra che rimandano alla regalità\, segnando le\ntre sezioni: Fantasia in argento\, Mito in bronzo e Storia in oro. L’allestimento stesso si\nconfigura come un’architettura prospettica in tre atti (Mito\, Storia\, Fantasia) e undici\nscene che mette in luce una selezione di 31 abiti d’autore\, firmati da grandi\ncostumisti e artisti\, realizzati da eccellenze sartoriali italiane per celebri regie ed\ninterpreti. \nTra le presenze in mostra emergono figure iconiche della regalità scenica:\nl’Incantevole Strega\, la regina degli specchi\, interpretata da Monica Bellucci\nin I fratelli Grimm di Terry Gilliam (2005)\, Ariadne\, regina della luna/Valentina\nCortese ne Le avventure del barone di Münchausen (1988) e Titania\, regina delle\nfate/Michelle Pfeiffer in Sogno di una notte di mezza estate (1999) nei costumi di\nGabriella Pescucci. Tra le regine del mito compaiono Giocasta/Silvana Mangano e\nMedea/Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1967\, 1969) nei costumi dei\nmaestri Piero Tosi e Danilo Donati. E poi le regine nella storia\, Cleopatra/Liz Taylor\nnei faraonici abiti del kolossal di Mankiewitz del 1963\, Elisabetta I\nd’Inghilterra/Rossella Falk in Maria Stuarda di Franco Zeffirelli vestita da Anna \nAnni\, Anna Bolena/Angelina Jolie nel ruolo di Maria Callas in Maria di Pablo \nLarraín (2024) e Maria Antonietta/Mélanie Laurent ne Le Déluge. Gli ultimi giorni\ndi Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024)\, quest’ultimo in parte girato nella stessa\nReggia di Venaria\, entrambe nei costumi di Massimo Cantini Parrini. E ancora\, Maria\nAntonietta interpretata da Kirsten Dunst\, che ridefinisce un’immagine pop e\ncontemporanea della regina per la regia di Sofia Coppola (2006)\, fino a Elisabetta di\nBaviera\, la mitica Sissi\, consacrata dal cinema con il volto di Romy Schneider\nin Ludwig di Luchino Visconti (1973). \nIl viaggio proposto al visitatore attraversa cinema\, teatro e opera lirica fino alle più\nrecenti serie televisive\, costruendo un dialogo continuo tra epoche\, stili e linguaggi.\nLa Reggia di Venaria diventa parte integrante della narrazione: le sue\narchitetture amplificano la teatralità dei costumi\, mentre lo spazio e la prospettiva\npermettono di coglierne pienamente silhouette\, proporzioni e presenza scenica. In luce\nemergono tessuti\, ricami\, cromie\, pesi e strutture\, insieme ai bozzetti originali riprodotti\nin mostra\, che rivelano il processo creativo alla base della costruzione dell’immagine\nregale.\nIn mostra opere dei più grandi maestri del costume teatrale e\ncinematografico\, dal primo Novecento a oggi: Anna Anni\, Giancarlo Bartolini\nSalimbeni\, Aldo Calvo\, Milena Canonero\, Massimo Cantini Parrini\, Giulio Coltellacci\,\nDanilo Donati\, Gabriella Pescucci\, Luigi Sapelli detto Caramba\, Gino Carlo Sensani\,\nPiero Tosi. Accanto a loro\, i costumi ideati da grandi artisti come Felice Casorati\,\nCorrado Cagli\, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro.\nLe opere provengono da importanti istituzioni e collezioni: Gallerie degli Uffizi –\nMuseo della Moda e del Costume di Firenze\, Costumi d’Arte Peruzzi\, Tirelli Trappetti\,\nSartoria Farani\, Archivio Corrado Cagli di Roma\, Fondazione Cerratelli di Pisa\, Sartoria\nDe Valle di Torino e la collezione di Massimo Cantini Parrini. \n  \nGli abiti sono accompagnati da parrucche\, gioielli e ornamenti — elementi\nessenziali nella costruzione dell’identità visiva — provenienti da laboratori specializzati o\nfatti realizzare appositamente su modelli originali in occasione della mostra.\nEmerge così una vera e propria geografia del fare: musei\, archivi e sartorie che\ncustodiscono saperi rari\, restituendo una costellazione di competenze che ha reso il\ncostume italiano uno dei linguaggi più riconoscibili e influenti nel panorama\ninternazionale.
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SUMMARY:Mostra | Walter Capelli - Attraverso il Limite. Visioni di Passione e Silenzio (Buguggiate - VA)
DESCRIPTION:Dal 4 all’8 maggio la sede di Buguggiate della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ospita la mostra Attraverso il limite\, visioni di Passione e Silenzio del fotografo Walter Capelli\, dedicata alle Cappelle del Sacro Monte di Varese. L’inaugurazione ufficiale è prevista mercoledì 7 maggio alle 19 nella filiale di via Cavour 71\, con un rinfresco aperto al pubblico in occasione dell’apertura della festa patronale. \nL’esposizione propone una rilettura originale delle cappelle della Via Sacra attraverso le “pittografie” di Capelli\, frutto di oltre tre anni di ricerca. L’artista ha potuto accedere all’interno delle cappelle per fotografare da vicino le sculture\, concentrandosi su sguardi\, espressioni e dettagli spesso invisibili al visitatore. Grazie a un uso studiato della luce fotografica\, le scene assumono una nuova profondità emotiva e una forte intensità narrativa. \nLe opere non sono semplici fotografie\, ma stampe artigianali realizzate in camera oscura su lastre di ferro\, successivamente graffiate\, dipinte e modellate fino ad assumere una dimensione quasi scultorea. Accanto a queste saranno esposte anche pittografie su foglia d’oro\, realizzate su tavole lignee preparate artigianalmente\, oltre ad alcune vedute più classiche delle architetture esterne del Sacro Monte. \nPromossa dalla Pro Loco di Buguggiate con il sostegno della Bcc e di Ccr Insieme Ets\, la mostra vuole trasformare uno spazio quotidiano come una filiale bancaria in un luogo di incontro e cultura\, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire il patrimonio storico e spirituale del territorio attraverso uno sguardo nuovo e contemporaneo.
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LOCATION:Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate\, via Cavour 71\, Buguggiate\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Trame di storia\, segni di fede. L’Arcidiocesi di Lucca dal 1726 al 2026 (Lucca)
DESCRIPTION:In occasione del trecentesimo anniversario dalla sua elevazione\, l’Arcidiocesi di Lucca si racconta\, nei suoi tre secoli di storia.\nLa mostra “Trame di storia\, segni di fede. L’Arcidiocesi di Lucca dal 1726 al 2026” approfondisce le vicende\, le testimonianze e le connessioni col territorio attraverso alcune opere esemplari\, provenienti dal Complesso museale e archeologico della Cattedrale di Lucca\, insieme ai documenti dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca diocesana. \nGiovedì 7 maggio alle ore 16:30 si terrà l’inaugurazione presso il Palazzo delle Esposizioni\, Piazza San Martino: parteciperà il professore Matteo Giuli dell’Università di Pisa.\nL’esposizione resta visitabile fino al 13 giugno. \nINGRESSO LIBERO\nGiorni e orario di apertura: martedì – venerdì\, 15:00 – 19:00
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LOCATION:Palazzo delle Esposizioni – Lucca\, Piazza San Martino\, Lucca\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg\, a Picasso (Milano)
DESCRIPTION:Apre il 13 maggio alla Fondazione Luigi Rovati di Milano Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg\, a Picasso\, una mostra a cura di Salvatore Settis. Fulcro dell’esposizione è la prima presentazione al pubblico della fronte di un sarcofago romano databile al 170–180 d.C.\, raffigurante la Morte di Meleagro e altri episodi del mito. Nella mostra sono esposti anche i due rilievi laterali originali\, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, proponendone per la prima volta il confronto diretto con la fronte principale.\nAccanto alla dimensione archeologica\, la mostra sviluppa una riflessione sulla “biografia” di un gesto: una figura\, generalmente femminile\, che irrompe nella scena con le braccia protese all’indietro\, espressione codificata di disperazione.\nNel percorso\, infine\, un riferimento al pensiero di Aby Warburg\, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell’antico\, sintetizzato nel concetto di Pathosformel.
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LOCATION:Fondazione Luigi Rovati ETS\, Corso Venezia 52\, Milano\, Italy
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