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SUMMARY:Mostra | Indossare la storia. Prima di Roma\, il segno della spada\, il peso dello scudo (Rieti)
DESCRIPTION:Da venerdì 8 maggio il Museo diffuso Città di Rieti ospiterà\, all’interno della sezione archeologica del Museo Civico (Via Sant’Anna\, 4)\, la mostra “Indossare la storia. Prima di Roma\, il segno della spada\, il peso dello scudo”\, prodotta da Archeoares\, CIADD News e Paesi Uniti della Sabina e promossa dal Comune di Rieti\, in collaborazione con il Festival dei Popoli Italici. \nI reperti in mostra\, appartenenti alla Collezione Silvano Mattesini\, accompagneranno il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo\, in un’Italia vibrante e guerriera precedente all’ascesa di Roma. \n“Questa esposizione non è solo una rassegna di oggetti\, ma un’esperienza sensoriale dedicata alla panoplia: l’insieme completo delle difese e delle armi che definivano l’identità dell’antico combattente – spiega la direttrice del Museo Civico di Rieti\, Francesca Lezzi – Qui\, il passato non appare frammentario o corroso dal tempo. Attraverso una selezione esclusiva di riproduzioni moderne\, realizzate con assoluta fedeltà storica\, restituiamo ai metalli lo splendore che avevano appena usciti dalla bottega del fabbro\, millenni fa. In questo percorso\, l’armatura smette di essere solo uno strumento di offesa o difesa. Essa diventa un linguaggio: un simbolo di rango\, un segno di potere e il riflesso di una sapienza artigianale che ha forgiato il destino dei popoli italici”. \nLa mostra sarà visitabile fino a mercoledì 6 gennaio 2027. \nPer maggiori informazioni\, è possibile scrivendo all’indirizzo rieti@archeoares.com oppure chiamare il numero 335431722.
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SUMMARY:Mostra | Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg\, a Picasso (Milano)
DESCRIPTION:Apre il 13 maggio alla Fondazione Luigi Rovati di Milano Storia di un gesto. Il mito di Meleagro dall’arte classica a Warburg\, a Picasso\, una mostra a cura di Salvatore Settis. Fulcro dell’esposizione è la prima presentazione al pubblico della fronte di un sarcofago romano databile al 170–180 d.C.\, raffigurante la Morte di Meleagro e altri episodi del mito. Nella mostra sono esposti anche i due rilievi laterali originali\, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, proponendone per la prima volta il confronto diretto con la fronte principale.\nAccanto alla dimensione archeologica\, la mostra sviluppa una riflessione sulla “biografia” di un gesto: una figura\, generalmente femminile\, che irrompe nella scena con le braccia protese all’indietro\, espressione codificata di disperazione.\nNel percorso\, infine\, un riferimento al pensiero di Aby Warburg\, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell’antico\, sintetizzato nel concetto di Pathosformel.
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SUMMARY:Mostra | In hoc Signo. Testimonianze cristiane tra Ostia e Porto (Ostia antica - RM)
DESCRIPTION:Dal 21 maggio al 21 novembre 2026 gli appartamenti papali del Castello di Giulio II ospitano la mostra “IN HOC SIGNO”\, dedicata all’affermazione e alla diffusione del Cristianesimo tra Ostia e Porto. \nSaranno esposte al pubblico le testimonianze più rappresentative\, relative alla cultura materiale e storico-artistica\, del primo Cristianesimo nel territorio ostiense e portuense\, partendo dalla coesistenza di più religioni nel III secolo d.C. all’affermazione definitiva della nuova fede tra IV e V secolo\, fino all’Alto Medioevo. \nSi tratta di opere\, poco note al pubblico e in qualche caso esposte per la prima volta\, capaci di evocare il cambiamento culturale avvenuto tra IV e V secolo\, con la diffusione di un simbolo religioso universale e pervasivo sia in ambito pubblico che privato. Tale cambiamento si intreccia con la trasformazione politica e sociale dell’Impero durante la tarda antichità\, determinando l’affermarsi di temi e immagini che si riverberano ancora oggi nel mondo contemporaneo.
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SUMMARY:Mostra | Abitare il Rinascimento. Arredi domestici a Siena dal XV secolo all’epoca della Maniera (Siena)
DESCRIPTION:E se il Rinascimento non fosse fatto solo di dipinti e palazzi\, ma di camere da letto\, cassoni decorati e storie da vivere ogni giorno? La mostra “Abitare il Rinascimento”\, ospitata a Palazzo delle Papesse\, invita il visitatore a entrare letteralmente dentro la vita delle dimore nobiliari tra XV e XVI secolo\, ricostruendo il mondo dell’arte domestica senese attraverso oltre ottanta opere. \nNella storica residenza rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini\, sorella di Papa Pio II\, prende forma un racconto che restituisce centralità agli arredi e agli oggetti della quotidianità aristocratica\, espressione di una cultura figurativa che univa funzione\, racconto e rappresentazione sociale. \nProdotta da Opera Laboratori con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la Società strumentale Vernice Progetti\, la mostra – curata da Laura Bonelli e Marilena Caciorgna – riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni e musei italiani e internazionali\, tra cui la Banca Monte dei Paschi (con opere dalla Collezione Chigi-Saracini)\, la Fondazione Monte dei Paschi\, l’Opera della Metropolitana di Siena\, l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino\, la Pinacoteca Nazionale di Siena\, la Società di Esecutori di Pie Disposizioni\, il Museo Diocesano di Pienza\, il Museo Stibbert e il Museo del Bargello di Firenze\, il Musée du Petit Palais – Musée du Louvre en Avignon\, oltre a collezionisti privati. \nNell’occasione sono stati eseguiti numerosi restauri – finanziati da Opera Laboratori e Fondazione Monte dei Paschi di Siena – da parte di prestigiosi laboratori\, restituendo lo splendore originario a numerose tavole e ad alcune suppellettili. \n  \nLeggi l’articolo completo dedicato alla mostra su Storie & Archeostorie: \nAbitare il Rinascimento: al Palazzo delle Papesse di Siena la casa diventa… arte
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SUMMARY:Mostra | Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee (Civitavecchia - RM)
DESCRIPTION:“Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”\nvenerdì 29 maggio 2026 alle ore 17.30\, presso il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia. \nLa mostra che proseguirà fino al 29 novembre 2026\, presenta una straordinaria urna etrusca in terracotta\, realizzata a Cerveteri alla fine del VI secolo a.C.\, con la raffigurazione della prothesis\, ossia l’esposizione del corpo dopo la morte\, tema di origine greca arrivato in Etruria. \nL’opera\, recuperata grazie a un’operazione della Guardia di Finanza e successivamente restaurata e studiata\, rappresenta uno dei reperti più significativi del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia.\nIl confronto con una selezione di urne contemporanee dell’artista Massimo Luccioli propone una riflessione sulla continuità dei simboli funerari e sul dialogo tra antico e presente. \nIl percorso espositivo sarà accompagnato da un video immersivo e da un catalogo divulgativo edito da Antiqua Res. L’esposizione inaugurerà il terzo piano del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia\, dove saranno presentati i reperti rinvenuti dai sequestri\, già appartenenti al Museo Civico\, oggi confluiti nella collezione statale. \nInterventi: \nElisabetta Scungio: Direttrice regionale dei Musei nazionali del Lazio; \nLara Anniboletti: Direttrice del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia e dell’Area archeologica delle Terme Taurine; \nMaria Antonietta Rizzo: Comitato Scientifico della Direzione regionale Musei nazionali Lazio; \nAlessandro Mandolesi: Curatore della mostra; \nMartina Corgnati: Storica dell’arte dell’Accademia di Brera; \nMassimo Luccioli: Artista contemporaneo. \nAlla mostra è associato un ciclo di conferenze tematiche con interventi di studiosi e specialisti\, dedicato ai contenuti storico-archeologici e al nuovo allestimento del museo\, che inizierà il 5 giugno. \nAl termine dell’incontro seguirà un brindisi inaugurale\, accompagnato da un momento conviviale.\nL’ingresso è libero e senza obbligo di prenotazione. \n  \nCalendario estivo delle conferenze \nVenerdì 5 giugno 2026\, ore 17.30 \nPresentazione del catalogo della mostra Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee\, Volume n. 4 dei Quaderni del Museo\, a cura di Lara Anniboletti e Alessandro Mandolesi \nVenerdì 19 giugno 2026\, ore 17.30 \nIfke van Kampen Il Maestro di Civitavecchia nel mondo. Da dove vengono le sfingi e dove vanno \nVenerdì 26 giugno 2026\, ore 17.30 \nCarlo Alberto Falzetti\, Sandro Scotti\, Maria Rosa Lucidi Le donazioni dell’Associazione Centumcellae 1913 al Museo archeologico nazionale di Civitavecchia \n 
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SUMMARY:Mostra | Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri (Cerveteri - RM)
DESCRIPTION:Dal 4 giugno al 31 ottobre 2026\, presso il Museo Archeologico Nazionale Cerite di Cerveteri sarà aperta al pubblico la mostra “Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri”. Curata dal Direttore Dott. Vincenzo Bellelli e dal Dott. Patrizio Fileri\, l’iniziativa coinvolgerà prestigiosi partner nazionali e internazionali\, quali il Louvre\, il British Museum\, i Musei Vaticani\, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e i Musei Capitolini\, cui si aggiungono numerosi altri prestatori italiani. \nLa mostra esalterà il ruolo internazionale di Cerveteri in età arcaica e il suo rapporto speciale con il mondo greco-orientale\, attraverso l’esposizione di una ampia varietà di ceramiche di importazione ionica e di opere che ne dimostrano l’influsso sulla produzione locale. Esempi significativi di questi contatti si ritrovano tanto nella pittura vascolare che nelle terrecotte decorative impiegate nell’architettura\, produzioni di cui Cerveteri\, nella seconda metà del VI secolo a.C. risulta protagonista assoluta\, sia in quanto centro di importazione privilegiato\, che come centro di incubazione e sviluppo di nuove tendenze artistiche. \n  \nL’iniziativa promossa dal PACT si svolge con il patrocinio della Regione Lazio\, del Comune di Cerveteri\, dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici. \nOrari: Dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19.30. Chiuso il lunedì.\nBiglietti: Alle tariffe ordinarie\, sarà aggiunto un sovrapprezzo di 2 euro per visitare la mostra.
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SUMMARY:Mostra | Troia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico (Roma)
DESCRIPTION:Dal 12 giugno al 18 ottobre 2026 il Parco archeologico del Colosseo ospita nel sito dell’Anfiteatro Flavio la mostra Troia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico\, una prima assoluta nel panorama espositivo internazionale che nasce dalla felice collaborazione culturale tra Italia e Türkiye. Mai prima d’ora\, infatti\, è stato dedicato un evento espositivo sui nessi storici e mitologici che legano le due città\, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico.\nPromossa dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura italiano e dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei del Ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo\, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi\, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo\, sviluppo sostenibile e crescita sociale\, civile ed economica. \nLa mostra\, curata da Alfonsina Russo\, Roberta Alteri\, Alessio De Cristofaro\, Massimo Cultraro\, Bulent Gönültaş\, Mehtap Ateş\, Deniz Doğu Yöndem\, Rüstem Aslan\, offre al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma\, riannodando idealmente i fili del mito\, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica.\nIl percorso è introdotto\, già al primo ordine del Colosseo\, da una replica monumentale del Cavallo di Troia\, mentre nello spazio espositivo vero e proprio\, allestito al secondo ordine del Colosseo\, sono presentati oltre 300 reperti\, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia: in particolare\, sono più di duecento le opere in prestito da diciannove musei turchi e\, tra queste\, il nucleo più significativo comprende reperti mai esposti prima in Italia.\nI visitatori potranno ammirare pertanto eccezionali testimonianze riferibili alle due civiltà\, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša\, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa\, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e\, quindi\, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero). Si datano tra il 2500 il 2250 a.C. le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann.\nSono in mostra anche alcuni corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma\, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro\, mentre proviene da Castro (Lecce) la statuetta in bronzo di Atena Iliaca\, la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C.\, ed alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea. Il rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto. \n  \nTroia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico\nRoma\, Parco archeologico del Colosseo\nAnfiteatro Flavio\n12 giugno – 18 ottobre 2026
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SUMMARY:Mostra | Francesco. il Casentino\, i Codici di Assisi\, l’iconografia (Poppi - AR)
DESCRIPTION:In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi\, il Casentino celebra il suo profondo legame con la spiritualità francescana attraverso una grande mostra ospitata nel cuore medievale di Poppi. Dal 14 giugno al 4 ottobre 2026 il Castello dei Conti Guidi accoglie infatti “FRANCESCO. Il Casentino\, i Codici di Assisi\, l’iconografia”\, un progetto espositivo che unisce storia\, arte e devozione in uno dei territori più strettamente legati alla memoria del Santo. \n\nLeggi l’articolo completo pubblicato su Storie & Archeostorie: \nSan Francesco tra manoscritti e iconografia: in Casentino una mostra per gli 800 anni del Santo \n \n 
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SUMMARY:Mostra | MIRABILIA GRAPHICA. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino (Firenze)
DESCRIPTION:Il 18 giugno inaugura al Museo Galileo di Firenze una mostra dedicata a un’opera rara e straordinaria: un calligramma realizzato sfruttando le proprietà del microscopio per rivelare un testo illeggibile a occhio nudo. Si tratta della Madonna col Bambino del calligrafo Francesco Ignazio Muligino\, attivo tra Francia e Italia alla fine del XVII secolo. Sorprendente – e in parte ancora ignota – è la tecnica esecutiva: nelle figure del Bambino e della Vergine\, in uno spazio di circa 30×20 cm\, è infatti trascritto un intero libro di preghiere. \nI calligrammi di Muligino appartengono al genere dei “mirabilia graphica”\, legato alla prima diffusione del microscopio perfezionato da Galileo – strumento che diede un forte impulso agli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei\, inaugurati dal celebre studio sulle api che il fondatore Federico Cesi dedicò al pontefice Urbano VIII Barberini. \nOltre alla Madonna col Bambino\, sarà possibile ammirare altri tre calligrammi di Muligino e alcune preziose opere originali: l’Apiarium di Federico Cesi e la Melissographia di Matthäus Greuter\, un’edizione settecentesca dell’Officium Beatae Mariae Virginis\, La dioptrique oculaire di Chérubin d’Orléans (1671) e una selezione di microscopi e dispositivi ottici dei secoli XVII-XVIII. \nUna postazione touch screen permetterà inoltre di esplorare la Madonna col Bambino in ogni dettaglio\, offrendo la possibilità di ingrandire l’immagine e decifrare il testo micrografico che ne definisce le forme. \nLa mostra\, curata da Filippo Camerota e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze\, sarà visitabile fino al 18 ottobre. \nVisita il sito web della mostra \n 
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SUMMARY:Mostra | Metamorfosi. Ovidio e le arti (Roma)
DESCRIPTION:Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam\, approda alla Galleria Borghese Metamorfosi. Ovidio e le arti\, il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra le due istituzioni e curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Dal 23 giugno all’11 ottobre 2026\, la mostra si pre­senta a Roma in una configurazione autonoma e originale\, frutto di un articolato dialogo scientifico internazionale che ha riunito oltre ottanta opere provenienti da prestigiosi musei europei e americani. \n  \nA partire dalle Metamorfosi di Ovidio – uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale – il progetto esplora l’idea della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo\, della materia e della condizione umana. Il poema ovidiano diventa così il punto di accesso a una visio­ne del mondo fondata sul mutamento\, sull’instabilità delle forme e sulla perme­abilità dei confini tra umano\, naturale e divino. \n  \nGli spazi della Galleria Borghese si configurano come il contesto privilegiato per lo sviluppo di questo progetto espositivo. La stessa fondazione della Villa “fuori Porta Pinciana” affonda infatti le proprie radici nell’universo simbolico delle Me­tamorfosi\, rendendo questo luogo non solo adatto\, ma intimamente connesso al tema della mostra. Il cardinale Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere parte della propria collezione\, concependo l’architettura come di­spositivo culturale capace di intrecciare mito\, arte e autorappresentazione in un unico\, coerente sistema di significati. Questa vocazione si rafforzò nel Settecento con i restauri voluti da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci\, che riorganizzò gli spazi ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi\, dando forma a un contesto in cui la presenza di Ovidio risulta strutturale e pervasiva. \nCuore della mostra è dunque l’idea della metamorfosi come forza generativa che attraversa e ridefinisce il cosmo\, la materia e il corpo. Attraverso celebri miti e racconti spesso tragici\, le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti\, dando forma visiva a passioni\, desideri\, astuzie\, violenze\, inganni e possibilità di redenzione. \n  \nIl percorso espositivo si apre con il racconto della creazione del mondo\, narrato nei versi iniziali del poema. Nella sezione Caos e Creazione\, opere di Louis Finson\, Hendrick Goltzius\, Herri met de Bles\, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși re­stituiscono visivamente il passaggio dalla materia informe all’ordine del cosmo\, facendo della metamorfosi il principio generatore della natura e della vita. \n  \nLa fortuna del testo ovidiano è al centro de Il poeta e il libro\, che indaga le trasfor­mazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli attraverso manoscritti\, traduzioni\, volgarizzamenti e reinterpretazioni morali. Dall’esperienza medievale dell’Ovide moralisé fino al recupero filologico rinascimentale\, emerge la straordinaria capacità dell’opera di adattarsi a contesti culturali differenti. Qui il cele­bre Apollo e Dafne di Antonio del Pollaiolo dialoga idealmente con il capolavoro berniniano conservato nella Galleria\, una delle più spettacolari traduzioni visive della poesia di Ovidio. \n  \nAttorno al gruppo del Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini si sviluppa la se­zione dedicata al mondo sotterraneo di Plutone. Il racconto del rapimento di Pro­serpina e della disperata ricerca della figlia da parte di Cerere diventa occasione per riflettere sui temi della perdita\, della rinascita e dell’alternarsi delle stagioni. Opere antiche\, dipinti di Agostino Carracci e il commovente Orfeo ed Euridice di Rubens ampliano l’immaginario dell’oltretomba evocato dal poema. \n  \nLa figura di Aracne introduce una riflessione sull’arte stessa come processo di trasformazione. Nel racconto ovidiano la tessitura diventa metafora della crea­zione poetica\, che nella mostra si declina con dipinti\, arazzi e manufatti tessili capaci di trasformare la parola in immagine\, rendendo visibile la straordinaria capacità narrativa dell’arte. Le interpretazioni di Tintoretto e Rubens dialogano inoltre con preziosi arazzi che restituiscono la ricchezza figurativa delle storie narrate da Ovidio. \n  \nTra le sezioni più importanti troviamo quella dedicata a Leda e il cigno\, uno dei più celebri episodi degli amori di Giove. Attraverso dipinti e sculture derivati dalle invenzioni perdute di Leonardo e Michelangelo\, la mostra ricostruisce la fortuna di un mito che\, tra Quattrocento e Cinquecento\, divenne terreno privilegiato di confronto tra pittura e scultura. Accanto a queste opere trova posto la straordi­naria Danae di Correggio\, capolavoro assoluto della pittura rinascimentale\, dove il desiderio divino si manifesta sotto forma di pioggia d’oro. \n  \nCon il mito di Pigmalione la riflessione si sposta sul rapporto tra arte e vita. Le celebri interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin mostrano la materia nell’istante in cui sembra animarsi\, trasformando il desiderio dell’artista in atto creativo. Il tema del mutamento diventa qui una meditazione sul potere stesso dell’arte e sulla sua capacità di dare forma all’immaginazione. \n  \nIl percorso prosegue con le vicende di Perseo e Medusa\, dove la trasformazione assume il volto opposto della pietrificazione. Attraverso opere di Rubens\, Seba­stiano Ricci\, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti\, la mostra racconta una meta­morfosi che può essere insieme strumento di distruzione e mezzo di salvezza\, in grado di mutare irreversibilmente il destino degli uomini. \n  \nL’esposizione si conclude con una sezione dedicata al potere dell’amore\, forza che attraversa l’intero poema e che nelle opere di Tiziano\, Nicolas Poussin e ne­gli splendidi arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco si manifesta come energia creatrice e distruttrice al tempo stesso. Attraverso desiderio\, passione\, perdita e contemplazione\, il mito rivela la sua capacità di interpretare le emozioni fondamentali dell’esperienza umana. \n  \nIl percorso propone una rilettura simbolica e sensoriale del mutamento\, evocan­do la tensione tra ordine e trasformazione\, la fluidità delle identità e il rapporto dinamico tra corpo e natura. In questo dialogo tra mito e arte\, la metamorfosi si configura non solo come trasformazione fisica\, ma come categoria estetica e ontologica\, attraverso cui interrogare le relazioni tra tempo\, spazio\, materia e forma. \n  \nProdotto in collaborazione con il Rijksmuseum\, il catalogo della mostra – dispo­nibile in italiano\, inglese e olandese – presenta le opere esposte nelle due sedi e include saggi di studiosi italiani e olandesi. Il progetto grafico è affidato a Irma Boom. Gli allestimenti della mostra sono curati da Hubert Le Gall. \n  \nLa Galleria Borghese ringrazia Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia e Webuild S.p.A. per il loro sostegno.
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LOCATION:Galleria Borghese\, Piazzale Scipione Borghese 5\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra | L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano (San Gimignano - SI)
DESCRIPTION:Si intitola “L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano” la mostra in programma dal 1° luglio 2026 al 28 febbraio 2027 a San Gimignano\, nel Complesso museale di Santa Chiara\, che raccoglie opere custodite nei depositi dei Musei Civici\, acquisizioni recenti\, donazioni\, opere restaurate\, documenti d’archivio e testimonianze artistiche pronte a raccontare un’identità culturale ampia e variegata della città delle torri. \nL’esposizione sarà inaugurata martedì 30 giugno 2026 alle ore 18 ed è promossa dai Musei Civici di San Gimignano e da Opera Laboratori\, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, la Fondazione Musei Senesi e la Rete del Contemporaneo in Toscana. La mostra conta sul patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Siena. \nCurata da Valerio Bartoloni\, direttore dei Musei Civici di San Gimignano\, la mostra riunisce quasi 90 esemplari tra bronzi\, maioliche\, dipinti\, disegni e grafiche\, databili tra la seconda metà del Quattrocento e la fine del Novecento. La maggior parte delle opere sono inedite e mai esposte al pubblico e provengono da recenti mirati acquisti\, donazioni e dalle raccolte conservate nei depositi dei Musei Civici. \n“L’altra galleria” è una mostra tesa a restituire alla fruizione pubblica opere rimaste a lungo lontane dallo sguardo dei visitatori\, alcune delle quali appositamente restaurate. Il percorso espositivo va così ad ampliare il racconto della città\, affiancando alla sua celebre connotazione medievale una lettura più articolata della storia artistica e museale di San Gimignano: dalle origini del Museo Civico\, fondato nel 1906\, fino alla nascita e allo sviluppo della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Anche il titolo della mostra richiama questa dimensione\, proponendo un’“altra galleria” rispetto alle collezioni permanenti e un itinerario parallelo e complementare che permette di riscoprire nuclei di opere\, artisti e documenti capaci di illuminare aspetti meno conosciuti del patrimonio civico. \nPer il curatore\, Valerio Bartoloni\, si tratta di “un progetto che coniuga tutela e valorizzazione e che intende attribuire rilievo a beni sconosciuti o da tempo sottratti alla fruizione pubblica. Opere in parte frutto di una consapevole politica di acquisizioni condotta in questi ultimi anni\, tesa non tanto a una mera implementazione del patrimonio\, quanto a un arricchimento in grado di colmare alcune lacune delle già ragguardevoli raccolte museali\, offrendo nuove chiavi di lettura per una più adeguata comprensione dell’insieme e nuove prospettive per un rinnovamento delle collezioni”. \nIl percorso si articola in cinque sezioni ordinate secondo un criterio tematico e prevalentemente cronologico.  \nLa prima\, intitolata “Una raccolta eclettica. La Donazione Pacchiani”\, presenta una notevole selezione di bronzi e maioliche che vanno dalla seconda metà del XV al XVIII secolo\, donati ai musei di San Gimignano da Fiamma Pacchiani dando continuità a una precedente donazione familiare già esposta nel Complesso museale di Santa Chiara. \nLa seconda sezione\, “Tra Cinquecento e Settecento. La devozione popolare”\, raccoglie opere del XVI-XVIII secolo legate alla religiosità e alla devozione popolare a San Gimignano\, tra cui una preziosa serie di ex voto dedicati a Santa Fina e dipinti di particolare interesse storico e artistico. \nNella terza sezione\, “Più di un’Accademia. San Gimignano e i suoi interpreti tra Ottocento e Novecento”\, sono raccolti dipinti e disegni legati alla città e alla sua storia artistica. Tra i protagonisti spicca Niccolò Cannicci\, figura di rilievo della pittura toscana del secondo Ottocento e strettamente legato a San Gimignano\, presente in mostra con sei opere. Tra queste\, “Guardianella di tacchini” del 1887\, scelta anche come immagine simbolo dell’esposizione. La stessa sezione accoglie\, in specifici nuclei\, opere di Raffaele De Grada\, Pietro Annigoni e di vari artisti che hanno interpretato scorci\, vedute e paesaggi della città e della campagna sangimignanese. Oltre a questi\, figurano i pittori valdelsani Augusto Bastianini\, Antonio Salvetti\, Ugo Capocchini e Mino Maccari\, il vincitore del premio nazionale di pittura “Raffaele De Grada” del 1965 Vincenzo Ciardo e il fiorentino Guido Peyron. Il percorso è completato da un’ampia serie di documenti che approfondiscono il tema della sezione (cataloghi\, lettere\, riviste e materiali d’archivio). \nLa quarta sezione\, “Genius Loci”\, è dedicata agli artisti di San Gimignano dell’Ottocento e Novecento\, con pregevoli opere di figure ancora da approfondire criticamente\, tra cui Gaetano Lari\, Garibaldo Cepparelli e Angiolo Martinucci. \nChiude il percorso la sezione “Revival Contemporaneo”\, dedicata a opere di artisti di rilievo del Novecento\, tra cui Ernesto Treccani\, Sebastian Matta e Nunzio\, donate in occasione delle mostre temporanee promosse dal Comune di San Gimignano nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Un nucleo che rievoca la stagione espositiva della città e la genesi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a partire dagli anni Settanta\, impreziosito da apparati grafici inerenti alle opere e alle mostre realizzate dal Comune e dai Musei Civici. \nLa mostra sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Sillabe\, in uscita a settembre 2026\, con immagini e schede delle opere affidate a vari storici dell’arte\, testi del curatore Valerio Bartoloni e di Antonio Natali e presentazioni istituzionali. Da settembre 2026 a febbraio 2027 sono inoltre previste conferenze\, visite guidate\, attività didattiche e focus scientifici dedicati ai principali temi e artisti che caratterizzano le diverse sezioni. \nL’organizzazione è affidata all’Ufficio Musei del Comune di San Gimignano e all’Ufficio Cultura di Opera Laboratori Fiorentini\, con segreteria organizzativa di Vanessa Chesi e Barbara Tavolari. Gli allestimenti sono realizzati da Opera Laboratori e Sillabe con il coordinamento dell’architetto Gianni Cinali. \nOrari di apertura. La mostra sarà aperta negli stessi orari dei Musei Civici di San Gimignano: fino al 31 ottobre dalle ore 10 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19); dal 1° novembre al 31 marzo dalle ore 11 alle 17.30 (ultimo ingresso alle ore 17); dal 26 dicembre al 6 gennaio dalle ore 10.30 alle 18.30 (ultimo ingresso alle ore 18). I Musei Civici di San Gimignano sono chiusi il 25 dicembre.
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SUMMARY:Mostra | Un Vermeer a Palazzo Barberini. Donna in blu che legge una lettera (Roma)
DESCRIPTION:Dall’8 luglio all’11 ottobre 2026 Palazzo Barberini ospita lo straordinario capolavoro di Johannes Vermeer Donna in blu che legge una lettera\, concesso in prestito in via eccezionale dal Rijksmuseum di Amsterdam. \nDopo l’esperienza di Giorgione. Da Budapest a Roma\, le Gallerie Nazionali di Arte Antica proseguono il dialogo con alcune delle più prestigiose istituzioni museali internazionali\, offrendo una nuova opportunità di incontro con i capolavori della tradizione artistica europea. \n  \nRealizzata intorno al 1663-1664\, Donna in blu che legge una lettera è considerata uno dei vertici della produzione del maestro di Delft ed è tra le immagini più celebri della pittura olandese del Seicento. La giovane donna colta nell’atto di leggere una lettera\, immersa nel silenzio di un interno domestico e rischiarata dalla luce proveniente dalla finestra\, incarna alcuni dei temi più caratteristici dell’arte di Vermeer: l’intimità della vita quotidiana\, la sospensione narrativa e la straordinaria capacità di tradurre la luce in strumento di costruzione dello spazio e delle emozioni. \n  \nIl soggetto della corrispondenza epistolare\, occasione per evocare sentimenti\, relazioni e attese che rimangono affidati all’immaginazione dell’osservatore\, ricorre più volte nella produzione dell’artista\, che attraverso pochi elementi essenziali e una composizione di assoluto equilibrio\, trasforma un gesto ordinario in un’immagine di intensa concentrazione psicologica. \n  \nA cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita\, il dipinto giunge a Roma offrendo un’occasione unica per approfondire l’opera di uno dei protagonisti assoluti della pittura europea. L’iniziativa assume un particolare rilievo alla luce della rarità delle opere di Vermeer — poco più di una trentina quelle universalmente riconosciute\, nessuna conservata in Italia — e delle rare occasioni in cui questi capolavori vengono concessi in prestito. \n  \nIl percorso espositivo si articolerà tra la Sala Ovale e la Sala Paesaggi: una serie di contenuti digitali accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’arte del Maestro olandese\, offrendo approfondimenti dedicati alla storia del dipinto\, alla tecnica pittorica di Vermeer e al contesto culturale in cui esso venne realizzato. \n  \nL’esposizione offre inoltre l’occasione di apprezzare il restauro condotto dal Rijksmuseum nel 2010\, che ha restituito al dipinto la luminosità originaria dei colori e ha consentito di approfondire la conoscenza del processo creativo dell’artista. \nLa rimozione delle vernici alterate dal tempo ha riportato alla luce la straordinaria intensità dei blu e numerosi dettagli esecutivi\, offrendo nuove prospettive di studio su uno dei capolavori più amati della pittura europea. \n  \nIl percorso culminerà nella Sala Paesaggi\, dove Donna in blu che legge una lettera sarà presentata in uno spazio dedicato che consentirà un’osservazione ravvicinata dell’opera e dei suoi raffinati dettagli esecutivi. \n  \nLa mostra conferma l’impegno delle Gallerie Nazionali di Arte Antica nel rendere accessibili opere di eccezionale rilievo provenienti dalle più importanti collezioni internazionali\, promuovendo nuove occasioni di conoscenza e approfondimento.
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SUMMARY:Mostra | In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto (Tarquinia - VT)
DESCRIPTION:In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto\na cura di Vincenzo Bellelli e Maria Cristina Tomassetti\n10 luglio – 15 novembre 2026 \nCon l’intento di valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e di Orvieto mettendone in luce le caratteristiche specifiche e approfondendo lo studio dei rapporti che legavano in antico due delle più importanti metropoli etrusche\, la mostra origina dalla volontà dei Musei nazionali delle stesse città di fare sistema\, attraverso una collaborazione istituzionale che renda fruibili le tombe Golini durante il periodo di riallestimento del MANOR\, quando avrebbero dovuto essere ricoverate in un deposito temporaneo e sottratte alla fruizione per diversi mesi. \nL’occasione permette di approfondire aspetti ancora poco noti del fenomeno della pittura parietale etrusca in epoca tardoclassica ed ellenistica\, anche con l’esposizione della tomba Bruschi per la prima volta rimontata nel museo di Tarquinia\, gettando nuova luce sui rapporti tra i due centri e valorizzando allo stesso tempo i luoghi della cultura del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e della Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria. \nOspitare a Tarquinia le tombe Golini consente inoltre di approfondire e comunicare al pubblico gli aspetti che riguardano la conservazione dei dipinti\, tematica trattata attraverso specifici apparati multimediali nella Sala delle Tombe Dipinte di recente sottoposta a un suggestivo riallestimento allo stesso secondo piano del museo. \nINAUGURAZIONE\nGiovedì 9 luglio 2026\, ore 17.30\nMuseo archeologico nazionale di Tarquinia – Palazzo Vitelleschi – Piazza Cavour\, 1A – 01016 Tarquinia (VT)
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SUMMARY:Mostra | Tiziano e il Paesaggio (Pieve di Cadore - BL)
DESCRIPTION:A Pieve di Cadore\, una nuova inedita mostra per continuare a indagare il ruolo innovativo del paesaggio nell’opera di Tiziano\, a 450 anni dalla sua morte. Giungono nella terra natale del pittore tre eccezionali dipinti del Maestro e 30 opere grafiche tratte da suoi disegni o di grandi artisti precursori della nuova sensibilità o eredi dei modelli tizianeschi in tutta Europa: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer\, fino a Rembrandt\, Watteau e Marco Ricci. \nNella Casa Natale del pittore anche la mostra “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”: il diario di viaggio del letterato e artista inglese alle origini del mito ottocentesco di Tiziano e delle terre dell’artista. \nRicerca scientifica e fascino espositivo (allestimento su progetto di FormaUbis) si uniscono in questa nuova mostra che – dopo la presenza straordinaria a Pieve di Cadore della Pala Gozzi (Ancona\, Pinacoteca “F. Podesti”) – porta altri importanti capolavori di Tiziano nella sua terra natale. \nIl percorso indagherà infatti le origini culturali e figurative dell’interesse del pittore cadorino per la resa dell’ambiente naturale e l’impatto avuto dai suoi paesaggi sugli artisti europei delle generazioni successive\, mettendo in dialogo tre dipinti di Tiziano\, prestati eccezionalmente dai Musei Capitolini di Roma (Il Battesimo di Cristo\, 1511-1512)\, dall’Accademia Carrara di Bergamo (Orfeo ed Euridice\, 1515 c.) e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia (San Giovanni Battista\, 1540 – 1542) e\, con oltre trenta tra disegni e xilografie d’epoca di Tiziano e di altri importanti artisti che hanno gettato le basi della nuova sensibilità paesaggistica\, o che al grande pittore si sono ispirati: da Lucas Cranach e Albrecht Dürer\, fino a Rembrandt\, Watteau e Marco Ricci. \nAd accompagnare la mostra – che ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Fondazione Dolomiti Unesco\, progetto sostenuto e finanziato da Regione del Veneto\, Fondo Comuni Confinanti\, Provincia di Belluno\, Camera di Commercio Treviso Belluno-Dolomiti\, D.M.O. Dolomiti Bellunesi\, con il sostegno di Fondazione Cariverona e il supporto di tanti partner – ci sarà anche un importante catalogo (ZeL edizioni)\, realizzato grazie al contributo di Save Venice e di Tavolozza Foundation\, con saggi e schede dei curatori\, Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa\, e di Irene Brooke\, Beverly Brown\, Francesco Di Mauro\, Juliette Ferdinand\, Peter Lüdemann\, Camilla Pietrabissa\, Jaco Rutgers\, Carolina Trupiano e Matthias Wivel; quindi una fascinosa mostra presso la vicina Casa Natale di Tiziano\, di cui si è appena concluso il restauro – “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”– che ci porterà a rivedere i paesaggi di Tiziano con gli occhi e attraverso le opere su carta di un romantico viaggiatore ottocentesco\, pittore\, scrittore\, saggista e fine intellettuale\, che in Cadore volle ricercare le fonti d’ispirazione del sommo artista. \nDa non perdere infine i tantissimi appuntamenti che rientrano nel programma dell’Estate Tizianesca promossa ormai da ventidue anni dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore in collaborazione con la Magnifica Comunità e il Comune di Pieve di Cadore. Quest’anno il progetto – che propone un nuovo modo di vivere la montagna e i centri minori\, valorizzando il dialogo  tra  arte\, paesaggio e comunità nel segno di Tiziano e dei suoi legami con queste aree – conta ben 35 eventi diffusi nel territorio\, tra conferenze e incontri con prestigiosi storici e studiosi\, concerti di musica classica e visite riservate\, coinvolgendo venti località e venticinque luoghi d’arte del Cadore\, del bellunese e delle province di Treviso\, Venezia e Padova.
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LOCATION:Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore\, Piazza Tiziano\, 2\, Pieve di Cadore\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Nelle terre del Nilo. Tesori egizi al Castello del Buonconsiglio (Trento)
DESCRIPTION:Venerdì 24 luglio\, dalle 18.00 alle 23:00\, il museo inaugura “Nelle terre del Nilo. Tesori egizi al Castello del Buonconsiglio”\, un nuovo progetto espositivo che restituisce al pubblico la rinnovata sezione egizia del museo e ospita una mostra temporanea dedicata all’affascinante civiltà dell’antico Egitto. \nLa serata inaugurale offrirà l’occasione di scoprire in anteprima quattro sale di Castelvecchio\, trasformate in un percorso immersivo che conduce tra reperti\, racconti e suggestioni alla scoperta della religione\, dei rituali e della vita quotidiana dell’antico Egitto. Inoltre\, un video proiettato nei giardini accompagnerà i visitatori alla scoperta del dietro le quinte dell’allestimento\, raccontando le diverse fasi dell’ideazione e della realizzazione della mostra e le professionalità e le competenze che hanno contribuito a renderla possibile. \nIl nuovo allestimento è il risultato di un’approfondita campagna di studio e catalogazione della collezione egizia del museo\, realizzata tra il 2020 e il 2024. Accanto al percorso permanente\, la mostra temporanea – visitabile fino al 31 ottobre 2026 – riunisce preziosi reperti provenienti dalle collezioni Nizzoli del Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, dalle collezioni Picchianti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da altre importanti istituzioni museali italiane. \nDalla geografia delle terre del Nilo alla passione per l’Egitto che attraversa i secoli\, il percorso accompagna i visitatori alla scoperta dei grandi temi della civiltà egizia: il mondo degli dèi e della regalità sacra\, l’arte della bellezza\, il cibo come nutrimento di uomini e divinità e le pratiche che preparavano il corpo al viaggio nell’aldilà. \nLa curatela della mostra e della sezione è affidata ad Annamaria Azzolini\, archeologa del museo. L’ideazione del concept è dell’arch. Marianna Saporito\, mentre il progetto esecutivo e la direzione artistica sono di Erich Invernizzi – Studio Designers; il coordinamento del progetto è dell’arch. Adriano Conci. La progettazione multimediale è curata da Raffaele Carlani – KatatexiLux. Il lavoro è frutto di un confronto con tutto il personale del museo che\, a vario titolo\, è coinvolto nella realizzazione e successiva gestione dell’allestimento\, nell’ottica della progettazione partecipata e condivisa\, fortemente voluta dal direttore arch. Cristina Collettini. \nL’accesso è libero alle sale della mostra\, ma contingentato.
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LOCATION:Castello del Buonconsiglio\, via Bernardo Clesio\, 5\, Trento\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology (Pompei - NA)
DESCRIPTION:Dalle rovine dell’antichità alle icone della cultura pop\, passando per un messaggio di rinascita per il territorio. Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology\, la più grande installazione artistica mai realizzata dall’artista britannico\, considerato dalla critica l’erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego\, The Lobster\, popoleranno Pompei e i siti del territorio\, tra cui il sito protostorico di Longola\, dove una delle opere sarà allestita come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha colpito l’area poche settimane fa. \nPop Mythology\, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei\, rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia\, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala\, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei\, Seoul\, Hong Kong\, Shanghai\, Singapore\, Macao\, Londra\, Venezia\, Napoli\, Roma e in Sicilia\, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte\, intrattenimento e cultura di massa\, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo. \n«Pompei è\, per me\, la città dell’antichità per eccellenza» spiega Philip Colbert «un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo\, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza\, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente». \nIspirata all’arte antica di Pompei\, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno\, oggi al Museo archeologico di Napoli\, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista\, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert\, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione\, conservazione e memoria collettiva. \nMentre i visitatori attraversano il sito\, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne\, archi e rovine antiche. Accanto a queste\, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero\, concepite come “reperti mitologici del futuro”\, tra cui guerrieri-astice robotici\, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario. \nOltre a Pompei\, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola\, Boscoreale\, Oplontis\, Villa San Marco\, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico. \n«L’allestimento di un’opera a Longola assume un significato particolare»\, sottolinea il Direttore del Parco\, Gabriel Zuchtriegel. «Dopo l’incendio che ha colpito il sito\, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L’arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l’attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un’occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra\, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi\, tra Boscoreale\, Castellammare di Stabia\, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino”. \nFondendo mitologia classica e immaginario futuristico\, Pop Mythology presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico\, ma come uno spazio culturale vivo\, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità\, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia\, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati\, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva\, ludica e sorprendente. \n«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche\, che non rappresentano una fuga dalla realtà\, ma una satira spietata – conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale\, incapace di imparare dalla storia\, che continua a consumare guerre nel mondo\, sopraffazioni\, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile\, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco\, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva\, e spesso ferita\, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino)\, la Pompei prima di Pompei. Qui\, lo scorso 19 giugno\, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito\, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue\, fino a Boscoreale\, Torre Annunziata\, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia\, dello stupore\, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi\, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità\, degrado\, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».
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SUMMARY:Mostra | Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo (Castellina in Chianti - SI)
DESCRIPTION:Dal 31 luglio 2026 al 10 gennaio 2027\, il Museo Archeologico del Chianti di Castellina in Chianti presenta la mostra Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo\, un’esposizione che restituisce al territorio tre importanti opere della pittura toscana tra Trecento e Quattrocento.\nL’iniziativa rappresenta un momento significativo per la valorizzazione del patrimonio artistico del Chianti: dopo un lungo periodo trascorso nei depositi e un accurato intervento di restauro\, le opere tornano finalmente visibili al pubblico nel luogo da cui provengono. \n  \nTre capolavori tornano nel loro territorio\nLa mostra riunisce tre dipinti di grande valore storico e artistico: \n\nMadonna col Bambino e i santi Biagio\, Caterina d’Alessandria\, Agnese e Agostino di Bicci di Lorenzo\, proveniente dalla Pieve di Sant’Agnese di Castellina in Chianti;\nMadonna col Bambino e i santi Giorgio e Francesco di Cosimo Rosselli\, originariamente collocata nella chiesa di San Giorgio in Piazza a Castellina;\nCrocifissione coi Dolenti e San Francesco di Niccolò di Pietro Gerini\, proveniente dalla pieve di San Sigismondo a Gaiole in Chianti.\n\nLe opere documentano l’evoluzione della pittura fiorentina tra XIV e XV secolo e testimoniano il forte legame tra i grandi maestri dell’epoca e il territorio chiantigiano. \n  \n\nIl restauro e il progetto scientifico\nL’esposizione nasce con l’obiettivo di ricostruire il legame tra questi dipinti e i luoghi per i quali erano stati originariamente realizzati: la Pieve di Sant’Agnese a Castellina in Chianti\, la Chiesa di San Giorgio in Piazza e la Pieve di San Sigismondo a Gaiole in Chianti. Provenienti dai depositi dei Musei Nazionali di Siena\, le opere tornano così a dialogare con il contesto storico\, artistico e paesaggistico del Chianti\, offrendo un’occasione per rileggere la diffusione della pittura tra XIV e XV secolo in un territorio al centro dei rapporti culturali tra Firenze e Siena. \nIl progetto espositivo è il risultato di un articolato lavoro di ricerca\, studio e restauro\, che ha permesso di recuperare la piena leggibilità delle tavole attraverso interventi di pulitura\, consolidamento e conservazione eseguiti dalla restauratrice Monica Mancini\, con il contributo scientifico delle storiche dell’arte Nicoletta Matteuzzi\, Lucia Bencistà e Annarubina Cateni. \nLa mostra è promossa dal Comune di Castellina in Chianti insieme alla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Siena\, la collaborazione di Fondazione Musei Senesi\, il coinvolgimento delle Diocesi proprietarie delle opere e il sostegno di finanziatori privati attraverso Art Bonus. L’iniziativa rappresenta un significativo progetto di valorizzazione del patrimonio diffuso\, capace di restituire al territorio opere di straordinario valore storico e artistico e di rafforzare il dialogo tra tutela\, ricerca e comunità. \n  \nInformazioni\nRitorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo\n31 luglio 2026 – 10 gennaio 2027 \nMuseo Archeologico del Chianti\, Castellina in Chianti\ntutti i giorni: 10-18 \nLa mostra è organizzata dal Comune di Castellina in Chianti insieme alla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, con il patrocinio di Regione Toscana e Provincia di Siena e la collaborazione della Fondazione Musei Senesi.
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SUMMARY:Mostra | Rediscovering Della Robbia at The Met  (New York\, USA)
DESCRIPTION:Dal 10 agosto 2026 al 17 gennaio 2028\, il Metropolitan Museum of Art di New York dedica una mostra alla produzione della famiglia Della Robbia\, protagonista della scultura rinascimentale fiorentina con la tecnica della terracotta invetriata. Rediscovering Della Robbia at The Met presenta una selezione di opere esposte raramente\, molte delle quali sottoposte di recente a interventi di conservazione e nuove ricerche. Un evento che valorizza la più importante collezione di sculture dei Della Robbia conservata negli Stati Uniti. \n👉 Leggi l’articolo completo sulla mostra su Storie & Archeostorie: \nI Della Robbia in mostra al Met di New York tra restauri e nuove attribuzioni \n \n  \n 
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SUMMARY:Mostra | La Stele delle Rose. Storia di antichi Collegia romani (Ariano nel Polesine - RO)
DESCRIPTION:Sabato 5 settembre 2026\, presso il Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine\, si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose\, rinvenuta nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona\, Rovigo e Vicenza e dalle Università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. \nIl documento epigrafico racconta le vicende e l’organizzazione degli antichi collegia (associazioni corporative o religiose) di epoca romana. La stele è stata restaurata a cura del Rotary Club Porto Viro – Delta del Po.
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SUMMARY:Mostra | EGITTO. Sulle tracce degli dèi (Bra - CN)
DESCRIPTION:Un evento culturale straordinario apre la stagione autunnale a Bra: l’8 settembre 2026 inaugura\, alle ore 18 negli spazi storici di Palazzo Mathis\, la mostra “EGITTO. Sulle tracce degli dèi”. Promossa dal Comune di Bra in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e curata da Alessandro Girardi\, l’esposizione sarà visitabile fino al 6 gennaio 2027.\n\nLa mostra\, unica sul territorio\, pone al centro reperti e amuleti inediti\, guidando il visitatore alla scoperta delle divinità del vasto pantheon egizio\, del ruolo centrale del sovrano quale mediatore tra uomini e dèi e della cultura materiale che diede forma alla complessa religione dell’antico Egitto.\n\nIL PERCORSO ESPOSITIVO\nI visitatori incontreranno nelle sale affrescate di Palazzo Mathis divinità come Iside\, Thot\, Shu\, Horus\, Taueret e Bes\, ognuna rappresentata attraverso un piccolo oggetto\, l’amuleto\, considerato dagli antichi Egizi un potente strumento di protezione e magia. Il percorso sarà completato da una tavoletta lignea e due stele votive. Si tratta di oggetti provenienti dai magazzini del Museo Egizio\, molti dei quali per la prima volta esposti al pubblico. Gi oggetti in mostra non vengono contestualizzati nel generico ambito dei corredi funerari ma sono invece protagonisti di una narrazione incentrata sul loro significato simbolico e sul ruolo che svolgevano nella vita quotidiana.\n“Nel nostro immaginario collettivo\, l’antico Egitto è spesso percepito come una civiltà dominata dal culto dei morti\, misteriosa e interamente rivolta all’aldilà. Questa visione riduttiva deriva da un’interpretazione distorta\, sedimentatasi nel corso dei secoli e già presente nelle descrizioni degli autori greci e latini. Quello che emerge chiaramente è che gli antichi Egizi non erano ossessionati dalla morte\, bensì profondamente legati alla vita\, che desideravano potesse continuare anche oltre la fine dell’esistenza terrena – si legge nell’introduzione della pubblicazione dedicata alla mostra e curata dal Museo Egizio\, che accompagna il pubblico nel percorso espositivo –. Anche il concetto stesso di religione differiva profondamente da quello moderno e\, non a caso\, nell’antica lingua egizia non esisteva un termine equivalente al nostro concetto di ‘religione’. Nella concezione egizia\, il divino permeava ogni aspetto della vita quotidiana: la religione non costituiva una sfera separata dell’esistenza\, ma una sua dimensione intrinseca”.\nUna sezione sarà dedicata alla figura del sovrano\, il quale svolgeva un ruolo fondamentale nella religione egizia: in quanto figlio del dio sole Ra e quindi egli stesso di natura divina\, agiva come intermediario tra uomini e dèi. Ogni rituale era mediato dal sovrano\, che era anche garante dell’ordine cosmico\, la Maat. Per questo motivo\, i sovrani erano destinatari di culti specifici\, che continuavano anche dopo la loro morte. La regalità era inoltre connessa alla figura del dio Horus\, che secondo il mito era figlio di Osiride ed erede al trono d’Egitto.\nL’allestimento di una stele\, rinvenuta durante una missione archeologica in Egitto nel 1905-1906\, offrirà l’occasione per ripercorrere alcuni momenti della lunga storia del Museo Egizio\, strettamente intrecciata con il territorio piemontese.\n\nDIDATTICA ED EVENTI COLLATERALI\nPer le scolaresche e le famiglie sono stati ideati percorsi guidati e laboratori dedicati\, per avvicinare i più giovani alla civiltà nilotica.\nDurante tutto il periodo espositivo si alterneranno appuntamenti speciali a Palazzo Mathis e in città\, tra cui incontri dedicati: proiezioni cinematografiche a tema\, visite guidate tematiche\, approfondimenti scientifici\, laboratori ed eventi per famiglie.\n\nOrari: E’ visitabile dal venerdì alla domenica in orario 10-18\, mentre dal lunedì al giovedì l’ingresso è riservato alle scuole su prenotazione. Aperture straordinarie: 8 dicembre\, 26 dicembre e 6 gennaio.\n\nTariffe d’ingresso: Intero: 6\,00 euro; ridotto: 4\,00 euro (Over 65\, studenti universitari\, ragazzi 6-12 anni\, possessori Abbonamento Musei\, residenti a Bra\, visite scolastiche senza laboratorio). Gratuito: Bambini fino a 6 anni e disabili (accompagnatori ridotto 4\,00 euro). Pacchetto Scuole: 6\,00 euro (visita guidata + laboratorio). I biglietti sono acquistabili direttamente in biglietteria a Palazzo Mathis oppure on line sul portale Ticket.it. Per le scolaresche prenotazione obbligatoria presso Ufficio Cultura e Manifestazioni. Per garantire un’ottimale fruizione delle opere in esposizione\, gli ingressi alla mostra avverranno in modalità scaglionata.\n\nContatti e Prenotazioni/Informazioni: Ufficio Cultura e Turismo della Città di Bra\, Tel. 0172.430.185 | Email: promozione@comune.bra.cn.it\n\nImmagine: © Museo Egizio\, fotografie di Nicola dell’Aquila
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LOCATION:Palazzo Mathis\, piazza Caduti per la Libertà 20\, Bra\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Il Medagliere si rivela. Natura in nummis. Iconografie vegetali tra sussistenza antica\, ricostruzione nazionale e tutela globale (Bologna)
DESCRIPTION: Giunge al suo decimo appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela\, avviata nell’ottobre 2023 dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro\, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.\n\nIl nuovo focus Natura in nummis. Iconografie vegetali tra sussistenza antica\, ricostruzione nazionale e tutela globale\, a cura di Lisa Bellocchi e Laura Marchesini e realizzato in collaborazione con Accademia Italiana di Studi Numismatici e Accademia Nazionale di Agricoltura\, intende offrire alcune suggestioni sulle persistenze e sui significati delle iconografie vegetali nella numismatica\, proponendo una scelta significativa\, ma certamente non esaustiva\, di monete dall’antichità agli euro raffiguranti fiori\, frutti e piante dalle collezioni del Museo Civico Archeologico di Bologna.\n\nLa mostra è liberamente visitabile nell’atrio del Museo Civico Archeologico dal 9 settembre 2026 al 13 gennaio 2027. \nSulle monete antiche – greche\, romane e delle altre zecche coeve – compaiono spesso raffigurazioni vegetali\, che accompagnano e arricchiscono il significato dell’immagine impressa sulla moneta o ne costituiscono il tipo principale.\nIn alcuni casi si tratta di “tipi parlanti”\, come la rosa (rhódon) sulle monete di Rodi o il sedano (sélinon) a Selinunte; in altri l’immagine richiama l’abbondanza (spighe di grano) o la salute fisica (il medicinale papavero\, ipnotico\, analgesico e persino afrodisiaco).\nTalora si evidenziano le caratteristiche territoriali dell’area di diffusione della moneta\, come la palma da dattero per le emissioni di Cartagine o le canne palustri della Fons Aretusa per le coniazioni di Siracusa. \nNella monetazione classica\, il nucleo esposto più consistente è quello che valorizza i cereali.\nLa spiga di grano emerge a tutto campo sullo statere di Metaponto\, una moneta d’argento del V secolo a.C. con rovescio incuso (cioè lo stesso tipo del dritto in incavo anziché in rilievo) ed orna i sesterzi di bronzo dell’imperatore Adriano\, abbinata alle divinità di Annona (personificazione delle riserve agricole gestite dallo Stato) e Fides (intesa come fiducia e lealtà verso l’imperatore garante dell’ordine pubblico e della sicurezza dello Stato) Il messaggio “politico” di queste monete è chiaro: Annona garantisce all’impero le scorte di grano e Fides\, dea della lealtà\, impegna al rispetto dei patti.\nL’orzo costituiva la base dell’alimentazione greca e figura\, ad esempio\, sulle monete di Lentini potente colonia greca nella Sicilia meridionale\, nota per la coltivazione di tale cereale.\nQuercia e alloro sono piante che assumono un forte significato simbolico e religioso. Utilizzate per realizzare le corone che cingono le fronti dei personaggi (divini o mortali) che figurano sul dritto delle monete\, sono utilizzate rispettivamente come attributo di forza e onore. Analogamente il serto di palma è simbolo vittoria. Così nel tetradramma d’argento\, che esalta la regione macedone\, ovvero nel denario coniato da Augusto per la colonia Cesaraugusta dove compaiono due piante d’alloro a rievocare quelle che il Senato volle piantare davanti alla casa dell’imperatore. \nMa le piante non ornano soltanto le monete antiche.\nNell’Italia che ricostruisce se stessa dopo la Seconda guerra mondiale\, sulle monete della neonata repubblica sono proprio i prodotti agricoli a “raccontare” un Paese in cui il settore primario è ancora il più diffuso e attraverso il quale bisogna garantire nutrimento ad una popolazione che sta uscendo dalla fame bellica. Così sulle monete trionfano spighe di grano\, foglie d’ulivo e un’arancia in primissimo piano; fa loro compagnia un aratro tradizionale. \nCompletamente diverso lo scenario economico\, sociale e politico in cui l’Unione europea si dota di una moneta unica; sull’euro di diversi Paesi compaiono anche piante\, ma il loro messaggio è esclusivamente identitario: la Finlandia propone il lampone artico; l’Austria primula di montagna\, stella alpina e genziana.\nInfine l’Unione europea\, nel 2020\, anno europeo della salute delle piante\, dedica al tema una moneta celebrativa da 2 euro; la finalità è evidentemente ambientalista. La pianta è un bene da proteggere e con essa l’ecosistema di cui fa parte e con il quale l’uomo si identifica. \nDurante il periodo di apertura\, saranno organizzate occasioni di approfondimento con visite guidate e incontri. \nIngresso\nGratuito \nOrari di apertura fino al 31 ottobre 2026\nLunedì\, mercoledì\, giovedì\, venerdì ore 10.00 – 19.00\nSabato\, domenica\, festivi ore 10.00 – 19.00\nChiuso martedì non festivo \nOrari di apertura dal 1 novembre 2026\nLunedì\, mercoledì\, giovedì\, venerdì ore 9.00 – 18.00\nSabato\, domenica\, festivi ore 10.00 – 19.00\nChiuso martedì non festivo e 25 dicembre
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LOCATION:Museo Civico Archeologico – Bologna\, Via dell'Archiginnasio 2\, Bologna\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Oltre il Rinascimento. Tra Dürer e Parmigianino (Firenze)
DESCRIPTION:Il segno come luogo di sperimentazione\, la figura umana come campo di tensione\, l’eredità classica spinta verso esiti inattesi. Dal 10 settembre 2026 al 5 gennaio 2027 Palazzo Medici Riccardi ospita “Oltre il Rinascimento. Tra Dürer e Parmigianino”\, una mostra dedicata alla straordinaria ricchezza tecnica ed estetica della grafica manierista europea e al profondo rapporto che Georg Baselitz\, fra i maggiori artisti contemporanei\, ha costruito con i maestri del Cinquecento attraverso decenni di ricerca e collezionismo. \nPromossa da Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E\, l’esposizione – a cura di Daniel Blau\, Sergio Risaliti e Valentina Zucchi – riunisce una selezione di circa 150 opere\, provenienti dalla collezione privata di Georg Baselitz e dalle raccolte del Museo di Belle Arti di Budapest. Il percorso permette al pubblico di approfondire le tecniche\, i linguaggi e i temi sviluppati dai grandi artisti del Cinquecento europeo – con uno sguardo anche al tardo Quattrocento e al primo Seicento – ponendo un’attenzione speciale alle sfide e ai risultati nel mondo dell’incisione e valorizzandone i protagonisti. \nL’artista e il collezionista\nL’apertura di “Oltre il Rinascimento”\, il 10 settembre\, precede di appena tre giorni la conclusione di “Baselitz. AVANTI!”\, la grande mostra che il Museo Novecento di Firenze dedica all’artista fino al 13 settembre 2026\, offrendosi come suo naturale e prezioso completamento. Il progetto del Museo Novecento attraversa oltre sessant’anni di attività del maestro tedesco attraverso circa 170 opere tra stampe\, dipinti e sculture\, ponendo al centro una dimensione fondamentale della sua ricerca: la produzione grafica e incisoria. \nQuesta breve ma significativa concomitanza offre al pubblico una speciale occasione per osservare\, attraverso due prospettive complementari\, la personalità e la ricerca di Baselitz. Al Museo Novecento emerge l’artista che ha fatto della grafica un terreno autonomo di sperimentazione\, trasformazione e continua messa in discussione dell’immagine; a Palazzo Medici Riccardi si rivela invece il collezionista e conoscitore dei maestri antichi\, attratto dalla libertà inventiva\, dalle dissonanze e dall’approccio anticonvenzionale della grafica manierista. Nei giorni immediatamente successivi all’apertura della mostra di Palazzo Medici Riccardi\, il pubblico potrà così comporre un ideale percorso fiorentino fra il Baselitz artista e il Baselitz collezionista. Alla sua preziosa raccolta si accompagnano poi alcuni capolavori scelti\, provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest\, che\, come cammei\, accompagnano ed esaltano il racconto espositivo con sottolineature di rara finezza e di grande rilievo. \nTra memoria classica e sensibilità contemporanea\nIl progetto ospitato a Palazzo Medici Riccardi prende avvio dall’importante mostra “The Mannerist Mind. Prints from the Georg Baselitz Collection”\, presentata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 proprio nelle sale del Museo di Belle Arti di Budapest con una selezione di stampe manieriste appartenenti alle collezioni del museo ungherese e alla raccolta dell’artista tedesco. La mostra fiorentina ne propone una nuova interpretazione\, costruita intorno al dialogo fra le opere del Cinquecento e la sensibilità di uno dei protagonisti dell’arte del nostro tempo. Alle stampe\, poi\, si affiancano quattro importanti sculture di Baselitz\, che paiono marcare il viaggio nel mondo della grafica manierista evidenziandone le connessioni con la contemporaneità\, e il suo eloquente autoritratto. \nBaselitz\, infatti\, non è stato soltanto un artista radicale e innovativo\, ma anche un collezionista di grande rilievo. La sua raccolta di stampe dei maestri antichi nasce da un interesse maturato già negli anni Sessanta e sviluppato con continuità per oltre sei decenni. Alla curiosità dell’artista si è unito l’occhio dell’intenditore\, dando vita a un patrimonio di opere di grande pregio\, capace di restituire le sue affinità\, le sue predilezioni e le domande che hanno accompagnato la sua ricerca. \nIl legame fra Baselitz e il Museo di Belle Arti di Budapest si è consolidato nel tempo: nel 2017 il museo gli ha dedicato una mostra monografica e\, tre anni più tardi\, l’artista ha donato trenta incisioni alle collezioni ungheresi. L’esposizione fiorentina sviluppa questo dialogo e mette a confronto due differenti forme di raccolta – quella di un’istituzione pubblica e quella privata di un artista – invitando a riflettere sull’idea stessa di collezione come impulso a conservare\, custodire\, studiare e condividere le opere. \nLa grafica e l’origine della passione per il Manierismo\nAl centro della mostra è appunto la produzione grafica\, intesa non come ambito secondario rispetto alla pittura\, ma come terreno privilegiato di ricerca e sperimentazione\, oltre che di incredibile espressione formale. Come gli artisti del passato utilizzavano disegni e stampe quali riserve di immagini\, modelli e ispirazioni\, così Baselitz ha raccolto nel corso della propria vita un ricchissimo patrimonio grafico\, che riunisce i risultati di maestri italiani\, francesi\, tedeschi\, fiamminghi offrendo uno sguardo d’eccezione su ciò che gli artisti cercarono\, sperimentarono e ottennero grazie alle tecniche incisorie. \nLa storia della collezione manierista di Baselitz ha peraltro un significativo punto di partenza: l’acquisto\, nel 1964\, della stampa “Il sacrificio” di Antonio Fantuzzi da Trento\, che riprende e interpreta il dipinto di Rosso Fiorentino a Fontainebleau. Da quel momento l’artista ha continuato ad ampliare la propria raccolta\, attratto dall’approccio anticonvenzionale\, dalla libertà inventiva e dalla straordinaria figurazione delle stampe del periodo. Nelle forme instabili ed eccentriche del Manierismo Baselitz ha riconosciuto una possibilità di superamento della norma e di messa in discussione della visione classica. \nI maestri in mostra e la sperimentazione tecnica\nLa mostra presenta quindi i lavori di innovativi artisti italiani del tardo Quattrocento e del Manierismo\, fra cui Andrea Mantegna\, Parmigianino\, Andrea Schiavone; i maestri incisori francesi della scuola di Fontainebleau\, come Léon Davent\, Geoffroy Dumonstier e Juste de Juste; olandesi e tedeschi come Albrecht Dürer o Hans Sebald Beham e alcuni fra i maggiori sperimentatori del chiaroscuro\, da Ugo da Carpi a Domenico Beccafumi\, da Andrea Andreani a Hendrick Goltzius. A questi si affiancano capolavori scelti dalle collezioni di Budapest\, fra i quali opere di Antonio del Pollaiolo e dello stesso Parmigianino. \nLe diverse xilografie\, anche a più matrici\, acqueforti\, incisioni a bulino o a puntasecca documentano le molteplici possibilità offerte dalle tecniche incisorie\, dimostrando come esse possano esprimere effetti assai diversi fra loro\, di volta in volta lineari\, chiaroscurali\, tonali. La lavorazione delle matrici\, la perizia nell’esecuzione dei segni\, le variazioni introdotte nei processi di stampa e le infinite possibilità di resa diventano strumenti espressivi attraverso i quali gli artisti del Cinquecento mettono alla prova la tradizione e costruiscono non solo nuove immagini\, ma anche una nuova visione\, circolando in tutta Europa e favorendo così il confronto tra diverse sensibilità\, modelli ed esperienze. \nIl percorso espositivo si snoda nel tempo e nello spazio: a partire dalle celebri stampe di Albrecht Dürer\, fra cui il celebre Rinoceronte\, è in mostra una nutrita serie di opere di Lucas Cranach il Vecchio\, in dialogo con una sua – rara – matrice xilografica; a essa seguono le meravigliose stampe chiaroscurali di Domenico Beccafumi e Ugo da Carpi\, come il famoso e potente Diogene\, per lasciare spazio poi all’inventivo e sapiente Jacques Bellange. Si prosegue con una serie di stampe derivate da un dipinto perduto di Arcimboldo\, di cui una assunta a icona della mostra\, e di fantasiose figure di costume\, per dedicare poi un’attenzione speciale alle ricerche di Parmigianino e dei suoi intorno all’opera raffaellesca e sul tema iconografico della Deposizione di Cristo. Le figure solitarie\, siano esse in meditazione\, in posa eroica o monumentale\, ritmano le ultime sale in controcanto rispetto alle opere degli artisti della scuola di Fontainebleau\, per chiudere – in omaggio al nostro Rinascimento – con i pionieristici lavori di Antonio Pollaiolo e di Andrea Mantegna. \nAd accompagnare la mostra saranno anche presenti alcune teche con strumenti e apparati relativi alle diverse tecniche dell’incisione\, a cura della Fondazione Il Bisonte\, utili a comprendere i molteplici processi e passaggi esecutivi. \nVisite guidate e attività\nSono inoltre in programma le visite guidate alla mostra\, tutti i sabati e tutte le domeniche alle ore 15\, e l’attività per famiglie la domenica alle 10.30\, con laboratorio di incisione. Visite e attività sono prenotabili anche dalle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. \n\n\n\n\n\n\n\n\nA cura di Daniel Blau\, Sergio Risaliti e Valentina Zucchi\nPromossa da Città Metropolitana di Firenze\nOrganizzata da Fondazione MUS.E
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LOCATION:Palazzo Medici Riccardi\, Via Camillo Cavour\, 3\, Firenze\, Italy
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SUMMARY:Mostra | I colori che ritornano. Un patrimonio ritrovato. Le lastre dipinte etrusche riunite nel loro territorio (
DESCRIPTION:Apre al Castello di Santa Severa\, negli spazi della Manica Lunga\, la mostra “I Colori che Ritornano” che vede riunite in un’unica esposizione le lastre dipinte da Cerveteri oggetto di recenti recuperi da parte dei Carabinieri TPC e della Guardia di Finanza\, testimoni di una particolare corrente pittorica tra il VI ed il V sec. a.C. che ebbe negli artigiani di Cerveteri il suo centro produttivo. \n  \nIl mondo ideale dell’aristocrazia etrusca di Caere del VI secolo a.C. è racchiuso\, tutto\, nei preziosi frammenti di terracotta recuperati negli ultimi anni dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e dalla Guardia di Finanza nell’ambito di complesse indagini. Si tratta di uno dei recuperi di opere d’arte più significativi degli ultimi decenni per la quantità e soprattutto per la rarità dei reperti\, oltre che per la complessità delle scene figurate rappresentate e della tecnica utilizzata per la loro realizzazione. \nQuasi contemporaneamente al rientro in Italia e al recupero è stato sottoscritto a Roma\, nel 2016\, un accordo di cooperazione culturale con la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen\, che ha comportato la restituzione\, dalla Danimarca all’Italia\, di reperti consistente\, tra gli altri\, in una serie di 110 frammenti di lastre dipinte ceretane. Complessivamente il corpus delle lastre qui presentate riunite in un’unica esposizione si data tra 530 e 480 a.C.; l’uso di dipingere su lastre di terracotta\, applicate alle pareti degli edifici e affiancate in fregi continui\, ha avuto nell’antica Caere\, la più filo-ellenica delle città etrusche una fortuna tutta particolare\, collegata –come noto- all’arrivo di artigiani\, provenienti dalla Grecia orientale\, nelle città etrusche a partire dalle fasi iniziali del VI secolo a.C. La tecnica di produzione di queste lastre fittili era simile a quella di altre terrecotte architettoniche\, offrendo però ai decoratori ampie superfici modulari\, adatte a ospitare fregi pittorici che a volte si potevano estendere su intere pareti\, valicando lo stretto spazio di un’unica lastra. \nDa un punto di vista spaziale\, le lastre erano disposte l’unica accanto all’altra in fregi continui che proseguivano lungo le pareti\, a volte con un sistema decorativo unitario che si dipanava su diverse lastre dipinte\, altre volte utilizzando i singoli esemplari come quadri indipendenti\, ciascuno con proprio soggetto autonomo. Sono stati identificati dipinti a tema mitologico\, coreutico-musicale\, simposiaco\, atletico-sportivo\, militare e rituale\, come nella contemporanea pittura parietale e vascolare\, a testimoniare la varietà e la vivacità della pittura nei luoghi di rappresentanza degli Etruschi. \n 
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SUMMARY:Mostra | Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo (Aquileia - UD)
DESCRIPTION:Per la prima volta dopo quasi sette secoli\, le tre parti superstiti del Vangelo di Marco\, uno dei più importanti codici dell’Europa medievale\, saranno insieme ad Aquileia. \nDal 12 settembre 2026 (con apertura al pubblico dal 13 settembre) al 25 aprile 2027\, Palazzo Meizlik ospiterà “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”\, una mostra che narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’Evangelista. Attorno a ciò che resta dell’antico codice si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco\, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel medioevo. \nCurata da Martina Dlabajová\, Cristiano Tiussi e Luca Villa\, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia l’esposizione è il punto d’arrivo di un intenso lavoro di diplomazia culturale intrapreso dalla Fondazione\, che ha messo in dialogo istituzioni civili\, religiose e museali italiane e ceche attraverso una collaborazione scientifica\, istituzionale e diplomatica. Il risultato è un’operazione senza precedenti. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa mostra è promossa e organizzata da Fondazione Aquileia con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con il Comune di Aquileia\, la Basilica di Aquileia\, il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione Regionale Musei del Friuli Venezia Giulia\, la Procuratoria di San Marco di Venezia\, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga\, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica ceca e l’Arcidiocesi di Praga. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nLa mostra sarà aperta al pubblico da domenica 13 settembre \n  \nInformazioni: www.ilvangelodimarco.org  – www.fondazioneaquileia.it
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SUMMARY:Mostre | San Francesco nell'iconografia barocca (Bologna)
DESCRIPTION:Il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini commemora l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi con una iniziativa espositiva che ospita due opere della Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini accanto ad altre della propria raccolta permanente. Il percorso San Francesco nell’iconografia barocca. Due ospiti dalla Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini costituisce un affondo sull’iconografia del santo protettore d’Italia che intende documentare la rappresentazione elaborata a partire dalla Controriforma fino alla diffusione capillare nella cultura cattolica tra Seicento e Settecento.\n\nIl progetto espositivo\, promosso dai Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e a cura di Antonella Mampieri\, è visitabile dal 23 settembre al 1 novembre 2026 con ingresso gratuito. \nA partire dalla seconda metà del Cinquecento l’ordine francescano nelle sue diverse articolazioni (Minori\, Minori conventuali\, Cappuccini\, Clarisse) promuove una contemplazione attenta della spiritualità di Francesco. Lo sguardo degli artisti si concentra in particolare sull’estasi e sulla visione nelle scene del Perdono di Assisi (Federico Barocci) e delle Stimmate (Guercino). Allo stesso tempo i pittori mostrano Francesco come Alter Christus (un altro Cristo) presentandolo privo di sensi e assistito dagli angeli dopo le esperienze mistiche (Caravaggio\, Orazio Gentileschi\, Francesco Gessi).\nIn questa iconografia rientra il prezioso dipinto di Andrea Donducci detto il Mastelletta\, appartenente alla collezione permanente del museo\, che fa assistere da due angeli Francesco\, svenuto dopo aver ricevuto le stigmate. \nLa preghiera in luoghi solitari permette al santo di entrare in perfetta sintonia col Divino\, come ci mostrano i due dipinti a olio su rame\, prestati per questa iniziativa dalla Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini. Ispirati all’esperienza dei Carracci (San Francesco in preghiera) e di Guido Reni (L’estasi di san Francesco\, derivato liberamente dal dipinto del Maestro nella Galleria Colonna di Roma)\, le due opere mostrano non solo la circolazione di un soggetto\, ma anche la diffusione di copie da dipinti di successo\, richieste per le quadrerie e per la devozione  privata. \nLa penitenza come mezzo per avvicinarsi a Dio attraverso il digiuno e la  mortificazione del corpo\, ma anche la riflessione sulla morte e la caducità del mondo sono i temi ispiratori della scultura in terracotta policroma\, opera di un artista bolognese\, databile alla metà del XVIII secolo\, recentemente donata al museo. \nAl tema della visione appartiene anche la delicata scena in cui la Madonna consegna a san Francesco il Bambino Gesù\, momento intimo e di profonda intensità mistica tratto dall’agiografia francescana. Dell’invenzione tenerissima di Ludovico Carracci\, oggi conservata al Rijksmuseum di Amsterdam\, poi raccolta e fatta propria da Pietro Faccini\, viene qui esposto un piccolo esempio anonimo di area bolognese\, a dimostrare il successo di un’iconografia davvero adatta al santo che la tradizione vuole inventore del presepe di Greccio. \nIl focus espositivo San Francesco nell’iconografia barocca. Due ospiti dalla Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini rientra nelle iniziative collaterali del Festival Francescano 2026\, in programma a Bologna dal 24 al 27 settembre 2026 con il tema Sorella morte. Il passaggio che riscrive la Vita.\nInfo: www.festivalfrancescano.it\n\nLa programmazione celebrativa dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna per l’ottavo centenario del Transito di san Francesco d’Assisi si completa con il progetto espositivo Sorella Arte. San Francesco tra Medioevo e Contemporaneo\, a cura di Mark Gregory D’Apuzzo Pasquale Fameli\, Giovanni Gardini e Fabio Massaccesi\, articolato in due sedi e due percorsi complementari: Museo d’arte Lercaro (17 settembre 2026 – 17 gennaio 2027) e Museo Civico Medievale (17 ottobre 2026 – 17 gennaio 2027).\nInfo: www.museolercaro.it | www.museibologna.it/medievale\n \nOpere esposte \nAndrea Donducci detto il Mastelletta (Bologna\, 1575 – ivi\, 1655)\nSan Francesco e due angeli\nOlio su tela\, cm 33 x 25\nBologna\, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini\, inv. 227 \nPittore emiliano\, XVII sec.\nLa Madonna consegna il Bambino Gesù a san Francesco\nOlio su tela\, cm 34 x 26\nBologna\, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini\, inv. 262 \nGuido Reni (da)\nSan Francesco in estasi\, XVII sec.\nOlio su rame\, cm 22 x 29\nBologna\, Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini\, inv. 249 \nPittore bolognese\, XVII sec.\nLa visione di san Francesco\nOlio su tela\, cm 23 x 31\nBologna\, Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini\, inv. 261 \nScultore bolognese\, XVIII sec.\nSan Francesco penitente\nTerracotta policroma\, cm 25 x 38 x 15\nBologna\, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini\, inv. 10001 \nCalendario visite guidate \nDomenica 27 settembre 2026 ore 16.00\nLa quadreria Davia Bargellini. Salvaguardia e tutela di un bene da privato a pubblico\nVisita guidata a cura di Antonella Mampieri\nIn occasione di Giornate Europee del Patrimonio e Festival Francescano\nCosto di partecipazione: gratuito \nVenerdì 9 ottobre 2026 ore 16.00\nSan Francesco nell’iconografia barocca. Due ospiti dalla Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini\nVisita guidata a cura di Antonella Mampieri\nCosto di partecipazione: € 5 \nSabato 24 ottobre 2026 ore 16.00\nSan Francesco nell’iconografia barocca. Due ospiti dalla Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini\nVisita guidata a cura di Senza titolo\nCosto di partecipazione: € 5
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SUMMARY:Mostra | Botteghe e artigiani a Genova (secoli XI-XVIII) (Genova)
DESCRIPTION:Mercoledì 23 settembre\, ore 16:30\, all’Archivio di Stato di Genova in via di Santa Chiara 28R inaugura la mostra “Botteghe e artigiani a Genova”. \nLa fama\, universalmente diffusa\, delle capacità dei genovesi nell’ambito del commercio e della finanza ha oscurato\, nell’immaginario collettivo\, un’altra realtà\, la produzione artigianale e l’attività delle botteghe\, strettamente legate alla vita quotidiana della città di Genova\, tanto da aver lasciato tracce tangibili nell’onomastica delle strade del centro storico. Luoghi come via degli orefici\, vico indoratori\, macelli di Soziglia\, vico stoppieri\, salita pollaioli o vico del cioccolatte ci richiamano agli antichi mestieri che rifornivano i genovesi di generi alimentari di prima necessità o di lusso\, abiti usati o stoffe pregiate\, infusi di erbe medicinali o armi da taglio. \nI documenti raccolti in mostra\, a cura di Giustina Olgiati\, che ci permettono di ricostruirne la storia ci aiutano a svelare la vita di tutti i giorni di una città congestionata nelle sue strade troppo strette\, ostruite dai tavolati e dalle corbe per l’esposizione delle merci fuori dalle botteghe\, percorsa dai muli che portano il zetto lontano dal porto\, dai camalli che consegnano le merci più pesanti e dai besagnini che raccolgono letame e rumenta prima di tornare ai campi. Poco distante dal centro\, il borgo di Santo Stefano brulica delle attività dei lanaioli\, lungo i corsi del Bisagno e del Polcevera si avvicendano orti\, mulini e concerie e nell’area di Voltri si moltiplicano gli edifici da carta\, mentre spiagge e tratti di costa ospitano cantieri per gli allestimenti navali.\nOrganizzate come separate strutture di governo\, con consoli e consiglieri che amministrano l’attività e dirimono le controversie tra gli iscritti\, le arti sono costantemente coinvolte in liti per la difesa delle proprie prerogative. E se oggi può far sorridere il monopolio della vendita di mutandas sive brachas\, è giusto porre in risalto il lavoro delle mani che hanno incastonato le perle e i preziosi\, pescato e lavorato i coralli\, tessuto cucito e ricamato gli abiti\, realizzato le trine e i merletti che oggi ammiriamo nei quadri di Rubens e Van Dyck; l’opera coordinata di architetti\, fabbricanti di calcina e mattoni\, scalpellini\, mazzacani\, stuccatori e marmorari\, di cui ammiriamo la perizia quando visitiamo i palazzi dei Rolli; l’abilità di maestri d’ascia\, calafati\, peciari\, fabbricanti di alberi remi e vele\, filatori di canapa e cordai\, fonditori e fabbricanti di ancore\, uniti nell’allestimento di quelle navi alle quali Genova tanto deve della sua passata fortuna. \nNonostante il trascorrere del tempo\, le innovazioni tecnologiche e il mutare dei gusti e delle mode\, molte di queste competenze persistono tuttora nelle botteghe storiche e nei locali di tradizione di Genova\, nelle produzioni artigianali di stoffe pregiate e mezzeri\, canditi e cioccolata\, e nelle pietanze tradizionali preparate nelle sciamadde. \n  \nAutori dei saggi\, delle trascrizioni e delle schede di catalogo: \nEnrico Basso\, Denise Bezzina\, Paolo Calcagno\, Cristiana Di Cerbo\, Sofia Gullino\, Ernesto Lettieri\, Giustina Olgiati\, Giovanna Maria Orlandi\, Eleonora Pallavicino\, Francesca Pucci Donati\, Sergio Rossi\, Roberto Santamaria\, Daniele Tinterri\, Giorgio Toso
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LOCATION:Archivio di Stato di Genova\, Piazza Santa Maria in Via Lata\, 7\, Genova\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Nel segno di Venezia. La donazione Alessandro Favaretto Rubelli (Venezia)
DESCRIPTION:Con la mostra di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano\, Fondazione Musei Civici di Venezia presenta e celebra la recente donazione di opere su carta di Alessandro Favaretto Rubelli\, presidente della celebre omonima impresa di tessuti: una preziosa serie di 29 disegni di antichi maestri veneti – tra cui Palma il Giovane\, Carlevarijs\, Ricci\, Canaletto\, Tiepolo –  testimonianza di una colta passione collezionistica\, che l’avvocato e Cavaliere del lavoro  ha deciso di donare alla città di Venezia\, destinando al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia.  \n  \nIl filo conduttore\, con poche eccezioni\, è rappresentato proprio dall’amore per la sua città\, la sua storia e\, soprattutto\, i suoi artisti. L’impegno profuso nella propria impresa non ha\, infatti\, sottratto all’avvocato la possibilità di dedicarsi alla sua passione per la storia e l’arte della Serenissima: anche durante i viaggi d’affari all’estero\, Alessandro Favaretto Rubelli ha raccolto un’importante collezione di libri antichi di argomento veneziano\, comprendente opere di carattere storico\, guide e album illustrati\, che coprono un arco cronologico che va dalla fine del Quattrocento fino ai primi del Novecento. \n  \nLa raccolta in mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico si compone\, essenzialmente\, di due nuclei principali. Il primo\, un gruppo di fogli del Cinquecento\, tra cui spicca il Cristo tentato dal diavolo di Palma il Giovane\, uno degli artisti più importanti a cavallo tra XVI e XVII secolo. Preparatorio per un telero perduto di Palazzo Ducale\, il foglio mostra un alto grado di rifinitura\, dove possiamo cogliere appieno l’abilità disegnativa del Palma\, autore anche un altro foglio della collezione Favaretto Rubelli\, con La preghiera di san Carlo Borromeo\, datato 1624. Ma è il gruppo del Settecento veneziano il vero protagonista della raccolta\, con rappresentati i principali artisti dell’ultimo secolo di storia della Serenissima. Cominciando da Luca Carlevarijs\,  con ben cinque Studi di macchiette\, tutti provenienti dalla collezione di Tito Miotti\, che vanno ad arricchire il nucleo di disegni dell’artista delle collezioni civiche\, tra i più importanti al mondo assieme a quelli del British Museum e del Victoria and Albert Museum di Londra. Si tratta di piccoli fogli\, nei quali Carlevarijs ha raffigurato popolani al lavoro\, donne intente a conversare\, uomini seduti o in piedi\, andando a formare quel repertorio di personaggi che avrebbero poi popolato le sue vedute. A Sebastiano Ricci appartiene un disegno a matita nera preparatorio per le Tentazioni di Sant’Antonio abate\, saggio magistrale della capacità del maestro di definire i chiaroscuri con un segno sicuro e un tratteggio vigoroso.  Anche gli allievi di Ricci sono ben rappresentati nella collezione Favaretto Rubelli: Gaspare Diziani è presente con due studi\, mentre Francesco Fontebasso è rappresentato da una copia giovanile di un quadro del maestro. Immancabile in una raccolta di disegni veneti una caricatura di Giambattista Tiepolo\, in questo caso proveniente dall’album Valmarana\, come si evince dagli angoli ritagliati. Si tratta di uno splendido esempio delle capacità satiriche del maestro\, in grado di dare vita ai suoi personaggi con pochi tratti di inchiostro. Infine\, un posto di rilievo è occupato da due studi di vedute di Giovanni Antonio Canal\, detto Canaletto\, che facevano parte di un album appartenuto a Italico Brass e in seguito disperso. Si tratta di prove affascinanti del pittore veneziano\, e di testimonianze importanti del suo metodo di lavoro\, che arricchiscono di molto le collezioni civiche veneziane. \n  \nUn gesto importante quello dell’avvocato Favaretto Rubelli che fornisce molte conferme; il ruolo centrale del Gabinetto dei disegni e delle stampe nello studio\, nella conservazione e nella valorizzazione della grafica antica; l’attività di Fondazione Musei Civici di Venezia come realtà in grado di custodire\, raccontare\, il patrimonio culturale affidatole\, perché siano tesoro delle future generazioni; infine\, ma non ultimo\, come la generosità e la visione dei donatori sia\, ancora oggi\, la base costituente di patrimonio collezionistico e di un senso civico\, a beneficio della collettività.  \n  \nEntrato nell’azienda di famiglia nel 1955\, a soli 24 anni\, Alessandro Favaretto Rubelli ha saputo\, guidarla in breve tempo\, verso i mercati internazionali\, aprendo sedi e showroom in tutto il mondo: da Londra a Parigi\, da New York a Lione\, fino a Dubai. Sotto la sua presidenza\, la Rubelli firma una serie di collaborazioni con artisti e atelier di fama mondiale per ampliare l’offerta tessuti esclusivi e raffinati. Nel 2018 nasce\, infine\, la Fondazione Rubelli\, che ha come obiettivo promuovere e diffondere il patrimonio culturale\, storico e contemporaneo dell’azienda\, che comprende\, insieme all’Archivio Storico\, una serie di bozzetti per tessuti e oltre cinquantamila campioni tessili. \n  \nInformazioni utili  \nOrari museo: \n  –  fino al 31 ottobre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00) \n  –  dall’1 novembre: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00) \nChiuso il martedì  \nBiglietti: la mostra è inclusa nel biglietto e nel percorso di visita del museo  \nMaggiori informazioni sui biglietti
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LOCATION:Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano\, Dorsoduro 3136\, Venezia\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Le macchine di Leonardo da Vinci. Genio e innovazione (Bologna)
DESCRIPTION:Dal 24 settembre 2026 al 17 gennaio 2027\, Palazzo Pallavicini di Bologna ospita la mostra Le macchine di Leonardo da Vinci. Genio e innovazione\, un’esperienza dal carattere immersivo che conduce il pubblico nel cuore del Rinascimento alla scoperta delle intuizioni di uno dei suoi più grandi interpreti. \nL’esposizione\, coordinata da Francesca Bogliolo\, organizzata da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli\, Deborah Petroni e Rubens Fogacci\, presenta una trentina di macchine ricostruite in legno e con altri materiali in uso all’epoca di Leonardo\, realizzate seguendo fedelmente i disegni e gli studi leonardeschi. \nI modelli\, prodotti da Giorgio Cegna\, emerito docente e titolare della prima Cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma\, insieme agli allievi provenienti dalla Pusa University di Assisi\, sono frutto di uno scrupoloso lavoro artistico\, di ricerca e di ricostruzione storica. Le opere sono state verificate e codificate da Luca Pianesi\, museografo di origine marchigiana. \n  \nIl percorso allestito nelle sale affrescate di Palazzo Pallavicini racconta l’ingegno leonardesco attraverso creazioni come la bicicletta\, che trae spunto dal celebre disegno del 1493\, il rivoluzionario paracadute\, il deltaplano e l’elicottero\, che rappresentano una vera e propria sfida alla forza di gravità. \nLa meccanica pura prende forma attraverso il martello a movimento continuo\, il misuratore di vento e i complessi sistemi di sollevamento\, come i pesi con carrucola e la carrucola a due pesi. Non mancano\, inoltre\, dispositivi fondamentali per la storia dell’ingegneria moderna\, tra cui la bilancia scrivente\, il cambio di velocità\, il pistone e il cric. \nTra le opere di maggiore rilievo della rassegna si distingue l’Istrice\, una monumentale installazione lignea lunga dodici metri\, ispirata ai bozzetti di Leonardo da Vinci. Realizzata con legno recuperato da aree colpite da conflitti\, l’opera reinterpreta un ingegno concepito per la guerra trasformandolo in un potente simbolo di speranza. \n  \nOgni pezzo restituisce la capacità di Leonardo di trasformare l’osservazione della natura e le leggi della fisica in soluzioni tecniche di sorprendente modernità. La precisione artigianale della realizzazione delle macchine\, che combina i materiali dell’epoca — come legno\, cordame e tela — a un rigidissimo rispetto dei Codici vinciani\, offre ai visitatori l’opportunità di apprezzare i manufatti al massimo della loro fedeltà storica e scientifica e di comprendere le leggi della fisica e le intuizioni profetiche di Leonardo. \n  \n  \nDate e orari \nDal 24/09/2026 al 17/01/2027 da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30) \n  \nAperture straordinarie \n4 ottobre 2026 domenica – San Petronio Patrono di Bologna \n1° novembre 2026 domenica – Tutti i Santi (Ognissanti) \n2 novembre 2026 lunedì – Ponte \n7 dicembre 2026 martedì – Ponte \n8 dicembre 2026 martedì – Immacolata Concezione \nDal 27 dicembre 2026 al 17 gennaio 2027 sempre aperti anche di lunedì \n  \nChiusure straordinarie \n25 dicembre 2026 venerdì – Natale \n26 dicembre 2026 sabato – Santo Stefano \n  \nBiglietteria: \n€ 16 Intero \n€ 14 Ridotto (dai 14 anni compiuti ai 18 anni non compiuti\, over 65 con documento\, studenti under 26 con tesserino\, militari con tesserino\, guide turistiche con tesserino fuori dalle loro funzioni di professione\, studio o formazione\, giornalisti praticanti e pubblicisti con tesserino iscritti all’Ordine\, accompagnatori diversamente abili in compagnia della persona con disabilità\, soci ICOM\, Touring Club Italiano\, AICS Bologna con tesserino\, dipendenti Demanio con badge\, iscritti alla mail list Palazzo Pallavicini) \n€ 13 possessori biglietto dell’altra mostra in corso a Palazzo Pallavicini \n€ 12 Bologna Welcome Card\, Bologna Congressi e Card Cultura \nBiglietto Famiglia formato da 1 o 2 adulti + bambini (da 6 anni compiuti a 14 anni non compiuti) -> € 12 adulto ridotto – € 8 bambino ridotto (fino a 5 anni biglietto gratuito) \n€ 12 venerdì universitario (per tutti gli studenti presentando il tesserino d’iscrizione in corso di validità) \n€ 12* *Visitatori con disabilità in possesso di certificato di invalidità non si accettano permessi auto\, possessori di Disability Card (rilasciata dall’INPS in vigore da Gazzetta Ufficiale il 23 dicembre 2021) \nGratuito: bambini fino ai 6 anni non compiuti; guide munite di tesserino per necessità di professione\, studio o formazione (previa richiesta di accredito) \n€ 12 Gruppi (min.10 persone – max.25 persone) ** \n€ 6 Scuole (2 docenti gratuiti per ogni classe\, H/104 gratuiti) ** \n**per gruppi e scuole è obbligatoria la prenotazione scrivendo segreteria@palazzopallavicini.com. \n18€ Biglietto open: comprende l’ingresso a qualsiasi ora e in qualsiasi data\, incluso i festivi \n  \nSegreteria Leonardo: \nE-mail: info@palazzopallavicini.com; segreteria@palazzopallavicini.com\nCell.: +39 3514535469\, da martedì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18
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LOCATION:Palazzo Pallavicini\, Via San Felice 24\, Bologna\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Il barocco italiano a Dresda. Disegni architettonici dal Landesamt für Denkmalpflege Sachsen (Roma)
DESCRIPTION:Il Museo Napoleonico ospita\, dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027\, Il barocco italiano a Dresda\, un nucleo di disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni\, presenti nella raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen. \n\nLa mostra\, curata dall’Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, è promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dal Landesamt für Denkmalpflege Sachsen con il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Territoriale della Sassonia. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura. \n\nAlla metà del XVIII secolo Dresda – la capitale della Sassonia diventata famosa come la “Firenze sull’Elba” per la ricchezza dei suoi tesori artistici – divenne uno dei principali centri della cultura italiana a nord delle Alpi\, sotto il regno del principe elettore Friedrich August II (re di Polonia con il nome di August III)\, e della consorte Maria Giuseppa. Appassionati dell’Italia e dell’“opera seria”\, i reali non si limitarono a collezionare capolavori della pittura italiana\, come quelli di Raffaello\, Correggio\, Giorgione o Tiziano\, ma attrassero a Dresda numerosi maestri del Bel Paese\, tra compositori\, cantanti\, strumentisti\, poeti\, scenografi e architetti teatrali. \nL’intensa vita culturale alla corte cattolica\, nella diaspora della Sassonia protestante\, fu promossa in modo determinante anche dai gesuiti italiani. Simbolo di questa stagione della Controriforma è la cattedrale della Santissima Trinità\, inaugurata nel 1751 su progetto dell’architetto italiano Gaetano Chiaveri e considerata “l’edificio più romano a nord delle Alpi”. Nonostante i danni subiti nel 1945\, il monumento caratterizza ancora oggi il panorama urbano di Dresda\, mentre molti degli artisti e degli artigiani italiani che hanno contribuito alla sua realizzazione hanno lasciato la loro impronta anche in altre località attorno a Dresda e in Sassonia. \nLa corte di August III attirò inoltre pittori\, stuccatori\, musicisti\, ballerini e imprenditori teatrali provenienti dall’Italia\, attirati dallo splendore dell’“Età Augustea”. Tra questi spicca il pittore di corte Bernardo Bellotto detto Canaletto\, originario di Venezia\, le cui magnifiche vedute tramandano in modo unico l’aspetto della città di quel tempo. Parallelamente\, studiosi\, pittori e architetti di Dresda intrapresero viaggi di studio nel Sud\, anche di lunga durata\, riportando in patria le loro impressioni. \nIl percorso espositivo attinge alla raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, che conserva numerose testimonianze di questi scambi culturali\, tra cui capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo. La mostra propone una selezione di disegni e bozzetti architettonici\, offrendo uno spaccato di quell’epoca straordinariamente feconda sotto l’aspetto culturale\, alla quale Dresda deve in primo luogo la sua fama\, che perdura ancora oggi\, di città dell’arte e della musica. \n\nMentre a Dresda è in corso un’ampia retrospettiva dedicata ai dipinti di Correggio provenienti dall’Italia\, contemporaneamente a Roma vengono esposti disegni architettonici originali del XVIII secolo provenienti da Dresda. Tra questi figurano opere realizzate proprio a Roma trecento anni fa. \n\nLa mostra è articolata in quattro sale. Nella prima sala\, intitolata “Roma come modello”\, oltre a una presentazione della città di Dresda\, sono esposti sei disegni di dettagli interni delle chiese romane di Sant’Ivo alla Sapienza\, San Carlo alle Quattro Fontane e Ss. Trinità dei Monti\, nonché della Villa Albani. Altri due fogli\, particolarmente imponenti\, sono opera del futuro capo architetto sassone Julius Heinrich Schwarze\, che a Roma copiò il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e lo traspose a Dresda in un proprio progetto di chiesa. \nLa seconda sala è dedicata alla costruzione della nuova chiesa cattolica di corte a Dresda\, progettata e realizzata dall’architetto romano Gaetano Chiaveri. Oltre a otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel progetto\, l’opera principale della sala è il disegno a colori dell’altare dell’Annunciazione in Sant’Ignazio\, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs\, che doveva fungere da modello per un altare a Dresda. \nAnche la terza sala è dedicata a Gaetano Chiaveri. Un totale di dieci disegni\, in parte di formati straordinariamente grandi\, rappresentano progetti per un nuovo palazzo reale per il principe elettore di Sassonia a Dresda. \nLa quarta sala\, infine\, è intitolata “Gli italiani a Dresda”. Per la realizzazione degli edifici erano stati chiamati a Dresda numerosi artigiani e artisti italiani. I dodici disegni in totale mostrano i loro progetti per l’architettura e le decorazioni artistiche\, ma anche le loro condizioni di vita in città. Particolarmente degni di nota sono i progetti di Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte e\, come pezzo forte\, un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le sue decorazioni pittoriche nello Zwinger di Dresda\, considerato il più grande disegno conosciuto del maestro. \n\nAlcune delle opere esposte tornano così\, per la prima volta dopo quasi trecento anni\, nel luogo in cui furono realizzate. \n  \nImmagine: Gaetano Chiaveri (Roma 1689–1770 Foligno)\, Progetto ideale di un castello per la Sassonia\, probabilmente 1736/37 © Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, il fotografo Sven Pank (Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia)
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LOCATION:Museo Napoleonico\, piazza di Ponte Umberto I\, 1\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra | ATHLETÉS – L’icona oltre il tempo (Bari)
DESCRIPTION:Sabato 26 settembre 2026\, alle ore 20.30\, Palazzo Simi ospita l’apertura al pubblico di “ATHLETÉS – L’ICONA OLTRE IL TEMPO. Atletismo\, società e rito funerario nelle aristocrazie peucete della Terra di Bari”\, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. \, archeologia\, \, curata da Caterina Annese\, Elena Dellù e Francesca Romana Paolillo\, sarà visitabile fino al 28 marzo 2027. Promossa dalla Soprintendenza Archeologia\, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari\, l’esposizione indaga il rapporto tra corpo\, formazione\, competizione\, prestigio sociale\, mito e memoria nel mondo antico. Attraverso reperti provenienti dai contesti archeologici di Rutigliano\, Turi\, Conversano\, Gravina in Puglia e Ruvo di Puglia\, il percorso racconta come le comunità peucete abbiano accolto e reinterpretato i modelli della cultura agonistica greca. Ceramiche figurate\, strumenti legati alla cura del corpo\, testimonianze numismatiche e corredi funerari restituiscono il ruolo dell’immagine dell’atleta nei sistemi di rappresentazione delle aristocrazie peucete. Un nucleo significativo dei reperti\, in gran parte conservato nei depositi\, viene esposto per la prima volta. La mostra propone inoltre un dialogo tra antico e contemporaneo attraverso la memoria olimpica di Pietro Lombardi\, atleta barese vincitore della medaglia d’oro nella lotta greco-romana ai Giochi di Londra del 1948. In esposizione anche la fiaccola olimpica di quella edizione\, conservata da Alceste Maurizio Lo Buono. L’inaugurazione rientra nel programma del LXV Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia\, dedicato a “Giochi e atletismo in Magna Grecia e nel Mediterraneo antico”. \nATHLETÉS – L’ICONA OLTRE IL TEMPO\n26 settembre 2026 – 28 marzo 2027\nPalazzo Simi\, Strada Lamberti 1\, Bari\nApertura: 26 settembre\, ore 20.30 – ingresso gratuito\,\nVisite guidate con prenotazione obbligatoria in occasione dell’apertura fino a esaurimento posti\nal link\nhttps://www.eventbrite.com/e/athletes-licona-oltre-il-tempo-tickets-2001241254464  \nOrari: lunedì\, martedì\, giovedì e venerdì 8.30–16.45; sabato e domenica 8.30–13.30. Mercoledì chiuso. Orari soggetti a variazioni. \n  \n  \nLeggi l’articolo sulla mostra su Storie & Archeostorie: \nATHLETÉS: a Bari una mostra racconta gli atleti delle aristocrazie peucete \n \n 
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LOCATION:Palazzo Simi\, Strada Lamberti 1\, Bari\, Italy
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