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SUMMARY:Mostra | Dentro e fuori dall'acqua. L'ambiente di marea dell'Alto Adriatico (Venezia)
DESCRIPTION:Tutti lo conoscono\, pochi lo comprendono. L’ambiente di marea\, fascia di confine tra terra e acqua che emerge e scompare seguendo il ritmo delle maree\, è uno dei paesaggi più caratteristici dell’Alto Adriatico e della Laguna di Venezia e al tempo stesso uno dei meno compresi. Questo ecosistema racconta la straordinaria capacità di adattamento della natura e di una città che ha costruito la propria identità su un equilibrio unico tra presenza umana e ambiente lagunare. Proprio a questo ecosistema è dedicata la mostra Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico\, che ospita anche un approfondimento sull’ambiente lagunare\, inaugurata al Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia. \nOspitata nella Galleria dei Cetacei\, l’esposizione\, aperta al pubblico dal 5 giugno al 13 settembre 2026\, raccoglie gli scatti realizzati da Lorenzo Peter Castelletto\, fotografo e divulgatore scientifico\, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire il “dietro le quinte” del mesolitorale\, fascia costiera compresa tra i livelli di bassa e alta marea. \nOriginariamente concepito e realizzato a Trieste\, il progetto\, curato dallo stesso Castelletto e sviluppato in collaborazione con WWF AMP Miramare e OGS\, nasce con l’obiettivo di rendere accessibile la conoscenza di un ambiente paradossalmente poco conosciuto. \nLa mostra  presenta immagini di organismi animali e vegetali che hanno sviluppato straordinarie strategie di adattamento per vivere in questo ambiente peculiare. Ci sono crostacei che riescono a muoversi fuori dall’acqua perché\, chiudendo delle particolari piastre del loro carapace\, conservano l’umidità interna e mantengono le branchie bagnate\, riuscendo in tal modo a sopravvivere all’aria per molto tempo. Allo stesso modo\, determinati molluschi hanno la possibilità di serrare le proprie conchiglie per mantenere l’acqua all’interno\, e quindi sopravvivere\, durante la bassa marea. \nLe immagini in mostra si distinguono per la cura dei dettagli grazie a effetti macro di forte impatto che permettono di cogliere particolari invisibili a occhio nudo.\nGli scatti\, realizzati sia sopra sia sotto il livello dell’acqua\, restituiscono una visione completa di questo habitat particolare. \nLa mostra è aperta al pubblico dal 5 giugno al 13 settembre 2026\, con l’orario e il biglietto del Museo.
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SUMMARY:Mostra | Troia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico (Roma)
DESCRIPTION:Dal 12 giugno al 18 ottobre 2026 il Parco archeologico del Colosseo ospita nel sito dell’Anfiteatro Flavio la mostra Troia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico\, una prima assoluta nel panorama espositivo internazionale che nasce dalla felice collaborazione culturale tra Italia e Türkiye. Mai prima d’ora\, infatti\, è stato dedicato un evento espositivo sui nessi storici e mitologici che legano le due città\, tra le principali della grande e plurale civiltà gravitante sul Mediterraneo antico.\nPromossa dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura italiano e dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei del Ministero della Cultura e del Turismo turco nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo\, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra i due Paesi\, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo\, sviluppo sostenibile e crescita sociale\, civile ed economica. \nLa mostra\, curata da Alfonsina Russo\, Roberta Alteri\, Alessio De Cristofaro\, Massimo Cultraro\, Bulent Gönültaş\, Mehtap Ateş\, Deniz Doğu Yöndem\, Rüstem Aslan\, offre al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma\, riannodando idealmente i fili del mito\, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica.\nIl percorso è introdotto\, già al primo ordine del Colosseo\, da una replica monumentale del Cavallo di Troia\, mentre nello spazio espositivo vero e proprio\, allestito al secondo ordine del Colosseo\, sono presentati oltre 300 reperti\, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia: in particolare\, sono più di duecento le opere in prestito da diciannove musei turchi e\, tra queste\, il nucleo più significativo comprende reperti mai esposti prima in Italia.\nI visitatori potranno ammirare pertanto eccezionali testimonianze riferibili alle due civiltà\, a partire dalla straordinaria tavoletta in argilla incisa in caratteri cuneiformi rinvenuta nel sito archeologico dell’antica capitale ittita Hattuša\, che registra il trattato formale tra il re Mutawalli II e il sovrano Alaksandu di Walusa\, offrendo la prova che collega la leggendaria città di (W)Ilios dei poemi omerici con la Wilusa menzionata dai testi ittiti e\, quindi\, alla realtà storica della tarda età del bronzo. All’orizzonte tra Neolitico Recente ed Eneolitico rimanda la statuetta di Dea Madre in marmo rinvenuta nella necropoli di Porto Ferro (Alghero). Si datano tra il 2500 il 2250 a.C. le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute a Troia da Heinrich Schliemann.\nSono in mostra anche alcuni corredi della necropoli di Santa Palomba a Roma\, identificata dagli studiosi come il luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro\, mentre proviene da Castro (Lecce) la statuetta in bronzo di Atena Iliaca\, la cui cronologia si colloca tra fine V e IV secolo a.C.\, ed alcuni oggetti preziosi appartenenti al tesoro della dea. Il rilievo di fontana con cinghialessa allattante i cuccioli da Palestrina testimonia il mito dell’età dell’oro e del ritorno alle origini troiano-romulee promosso da Augusto. \n  \nTroia e Roma. Miti\, leggende\, storie del Mediterraneo antico\nRoma\, Parco archeologico del Colosseo\nAnfiteatro Flavio\n12 giugno – 18 ottobre 2026
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SUMMARY:Mostra | Francesco. il Casentino\, i Codici di Assisi\, l’iconografia (Poppi - AR)
DESCRIPTION:In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi\, il Casentino celebra il suo profondo legame con la spiritualità francescana attraverso una grande mostra ospitata nel cuore medievale di Poppi. Dal 14 giugno al 4 ottobre 2026 il Castello dei Conti Guidi accoglie infatti “FRANCESCO. Il Casentino\, i Codici di Assisi\, l’iconografia”\, un progetto espositivo che unisce storia\, arte e devozione in uno dei territori più strettamente legati alla memoria del Santo. \n\nLeggi l’articolo completo pubblicato su Storie & Archeostorie: \nSan Francesco tra manoscritti e iconografia: in Casentino una mostra per gli 800 anni del Santo \n \n 
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SUMMARY:Mostra | MIRABILIA GRAPHICA. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino (Firenze)
DESCRIPTION:Il 18 giugno inaugura al Museo Galileo di Firenze una mostra dedicata a un’opera rara e straordinaria: un calligramma realizzato sfruttando le proprietà del microscopio per rivelare un testo illeggibile a occhio nudo. Si tratta della Madonna col Bambino del calligrafo Francesco Ignazio Muligino\, attivo tra Francia e Italia alla fine del XVII secolo. Sorprendente – e in parte ancora ignota – è la tecnica esecutiva: nelle figure del Bambino e della Vergine\, in uno spazio di circa 30×20 cm\, è infatti trascritto un intero libro di preghiere. \nI calligrammi di Muligino appartengono al genere dei “mirabilia graphica”\, legato alla prima diffusione del microscopio perfezionato da Galileo – strumento che diede un forte impulso agli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei\, inaugurati dal celebre studio sulle api che il fondatore Federico Cesi dedicò al pontefice Urbano VIII Barberini. \nOltre alla Madonna col Bambino\, sarà possibile ammirare altri tre calligrammi di Muligino e alcune preziose opere originali: l’Apiarium di Federico Cesi e la Melissographia di Matthäus Greuter\, un’edizione settecentesca dell’Officium Beatae Mariae Virginis\, La dioptrique oculaire di Chérubin d’Orléans (1671) e una selezione di microscopi e dispositivi ottici dei secoli XVII-XVIII. \nUna postazione touch screen permetterà inoltre di esplorare la Madonna col Bambino in ogni dettaglio\, offrendo la possibilità di ingrandire l’immagine e decifrare il testo micrografico che ne definisce le forme. \nLa mostra\, curata da Filippo Camerota e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze\, sarà visitabile fino al 18 ottobre. \nVisita il sito web della mostra \n 
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SUMMARY:Mostra | Metamorfosi. Ovidio e le arti (Roma)
DESCRIPTION:Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam\, approda alla Galleria Borghese Metamorfosi. Ovidio e le arti\, il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra le due istituzioni e curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026\, la mostra si pre­senta a Roma in una configurazione autonoma e originale\, frutto di un articolato dialogo scientifico internazionale che ha riunito oltre ottanta opere provenienti da prestigiosi musei europei e americani. \n  \nA partire dalle Metamorfosi di Ovidio – uno dei testi fondativi e più duraturi dell’immaginario occidentale – il progetto esplora l’idea della metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo\, della materia e della condizione umana. Il poema ovidiano diventa così il punto di accesso a una visio­ne del mondo fondata sul mutamento\, sull’instabilità delle forme e sulla perme­abilità dei confini tra umano\, naturale e divino. \n  \nGli spazi della Galleria Borghese si configurano come il contesto privilegiato per lo sviluppo di questo progetto espositivo. La stessa fondazione della Villa “fuori Porta Pinciana” affonda infatti le proprie radici nell’universo simbolico delle Me­tamorfosi\, rendendo questo luogo non solo adatto\, ma intimamente connesso al tema della mostra. Il cardinale Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere parte della propria collezione\, concependo l’architettura come di­spositivo culturale capace di intrecciare mito\, arte e autorappresentazione in un unico\, coerente sistema di significati. Questa vocazione si rafforzò nel Settecento con i restauri voluti da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci\, che riorganizzò gli spazi ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo ispirato alle Metamorfosi\, dando forma a un contesto in cui la presenza di Ovidio risulta strutturale e pervasiva. \nCuore della mostra è dunque l’idea della metamorfosi come forza generativa che attraversa e ridefinisce il cosmo\, la materia e il corpo. Attraverso celebri miti e racconti spesso tragici\, le Metamorfosi hanno offerto per secoli agli artisti un repertorio inesauribile di immagini e conflitti\, dando forma visiva a passioni\, desideri\, astuzie\, violenze\, inganni e possibilità di redenzione. \n  \nIl percorso espositivo si apre con il racconto della creazione del mondo\, narrato nei versi iniziali del poema. Nella sezione Caos e Creazione\, opere di Louis Finson\, Hendrick Goltzius\, Herri met de Bles\, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși re­stituiscono visivamente il passaggio dalla materia informe all’ordine del cosmo\, facendo della metamorfosi il principio generatore della natura e della vita. \n  \nLa fortuna del testo ovidiano è al centro de Il poeta e il libro\, che indaga le trasfor­mazioni che il poema ha conosciuto nel corso dei secoli attraverso manoscritti\, traduzioni\, volgarizzamenti e reinterpretazioni morali. Dall’esperienza medievale dell’Ovide moralisé fino al recupero filologico rinascimentale\, emerge la straordinaria capacità dell’opera di adattarsi a contesti culturali differenti. Qui il cele­bre Apollo e Dafne di Antonio del Pollaiolo dialoga idealmente con il capolavoro berniniano conservato nella Galleria\, una delle più spettacolari traduzioni visive della poesia di Ovidio. \n  \nAttorno al gruppo del Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini si sviluppa la se­zione dedicata al mondo sotterraneo di Plutone. Il racconto del rapimento di Pro­serpina e della disperata ricerca della figlia da parte di Cerere diventa occasione per riflettere sui temi della perdita\, della rinascita e dell’alternarsi delle stagioni. Opere antiche\, dipinti di Agostino Carracci e il commovente Orfeo ed Euridice di Rubens ampliano l’immaginario dell’oltretomba evocato dal poema. \n  \nLa figura di Aracne introduce una riflessione sull’arte stessa come processo di trasformazione. Nel racconto ovidiano la tessitura diventa metafora della crea­zione poetica\, che nella mostra si declina con dipinti\, arazzi e manufatti tessili capaci di trasformare la parola in immagine\, rendendo visibile la straordinaria capacità narrativa dell’arte. Le interpretazioni di Tintoretto e Rubens dialogano inoltre con preziosi arazzi che restituiscono la ricchezza figurativa delle storie narrate da Ovidio. \n  \nTra le sezioni più importanti troviamo quella dedicata a Leda e il cigno\, uno dei più celebri episodi degli amori di Giove. Attraverso dipinti e sculture derivati dalle invenzioni perdute di Leonardo e Michelangelo\, la mostra ricostruisce la fortuna di un mito che\, tra Quattrocento e Cinquecento\, divenne terreno privilegiato di confronto tra pittura e scultura. Accanto a queste opere trova posto la straordi­naria Danae di Correggio\, capolavoro assoluto della pittura rinascimentale\, dove il desiderio divino si manifesta sotto forma di pioggia d’oro. \n  \nCon il mito di Pigmalione la riflessione si sposta sul rapporto tra arte e vita. Le celebri interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin mostrano la materia nell’istante in cui sembra animarsi\, trasformando il desiderio dell’artista in atto creativo. Il tema del mutamento diventa qui una meditazione sul potere stesso dell’arte e sulla sua capacità di dare forma all’immaginazione. \n  \nIl percorso prosegue con le vicende di Perseo e Medusa\, dove la trasformazione assume il volto opposto della pietrificazione. Attraverso opere di Rubens\, Seba­stiano Ricci\, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti\, la mostra racconta una meta­morfosi che può essere insieme strumento di distruzione e mezzo di salvezza\, in grado di mutare irreversibilmente il destino degli uomini. \n  \nL’esposizione si conclude con una sezione dedicata al potere dell’amore\, forza che attraversa l’intero poema e che nelle opere di Tiziano\, Nicolas Poussin e ne­gli splendidi arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco si manifesta come energia creatrice e distruttrice al tempo stesso. Attraverso desiderio\, passione\, perdita e contemplazione\, il mito rivela la sua capacità di interpretare le emozioni fondamentali dell’esperienza umana. \n  \nIl percorso propone una rilettura simbolica e sensoriale del mutamento\, evocan­do la tensione tra ordine e trasformazione\, la fluidità delle identità e il rapporto dinamico tra corpo e natura. In questo dialogo tra mito e arte\, la metamorfosi si configura non solo come trasformazione fisica\, ma come categoria estetica e ontologica\, attraverso cui interrogare le relazioni tra tempo\, spazio\, materia e forma. \n  \nProdotto in collaborazione con il Rijksmuseum\, il catalogo della mostra – dispo­nibile in italiano\, inglese e olandese – presenta le opere esposte nelle due sedi e include saggi di studiosi italiani e olandesi. Il progetto grafico è affidato a Irma Boom. Gli allestimenti della mostra sono curati da Hubert Le Gall. \n  \nLa Galleria Borghese ringrazia Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia e Webuild S.p.A. per il loro sostegno.
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SUMMARY:Mostra | L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano (San Gimignano - SI)
DESCRIPTION:Si intitola “L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano” la mostra in programma dal 1° luglio 2026 al 28 febbraio 2027 a San Gimignano\, nel Complesso museale di Santa Chiara\, che raccoglie opere custodite nei depositi dei Musei Civici\, acquisizioni recenti\, donazioni\, opere restaurate\, documenti d’archivio e testimonianze artistiche pronte a raccontare un’identità culturale ampia e variegata della città delle torri. \nL’esposizione sarà inaugurata martedì 30 giugno 2026 alle ore 18 ed è promossa dai Musei Civici di San Gimignano e da Opera Laboratori\, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena\, Grosseto e Arezzo\, la Fondazione Musei Senesi e la Rete del Contemporaneo in Toscana. La mostra conta sul patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Siena. \nCurata da Valerio Bartoloni\, direttore dei Musei Civici di San Gimignano\, la mostra riunisce quasi 90 esemplari tra bronzi\, maioliche\, dipinti\, disegni e grafiche\, databili tra la seconda metà del Quattrocento e la fine del Novecento. La maggior parte delle opere sono inedite e mai esposte al pubblico e provengono da recenti mirati acquisti\, donazioni e dalle raccolte conservate nei depositi dei Musei Civici. \n“L’altra galleria” è una mostra tesa a restituire alla fruizione pubblica opere rimaste a lungo lontane dallo sguardo dei visitatori\, alcune delle quali appositamente restaurate. Il percorso espositivo va così ad ampliare il racconto della città\, affiancando alla sua celebre connotazione medievale una lettura più articolata della storia artistica e museale di San Gimignano: dalle origini del Museo Civico\, fondato nel 1906\, fino alla nascita e allo sviluppo della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Anche il titolo della mostra richiama questa dimensione\, proponendo un’“altra galleria” rispetto alle collezioni permanenti e un itinerario parallelo e complementare che permette di riscoprire nuclei di opere\, artisti e documenti capaci di illuminare aspetti meno conosciuti del patrimonio civico. \nPer il curatore\, Valerio Bartoloni\, si tratta di “un progetto che coniuga tutela e valorizzazione e che intende attribuire rilievo a beni sconosciuti o da tempo sottratti alla fruizione pubblica. Opere in parte frutto di una consapevole politica di acquisizioni condotta in questi ultimi anni\, tesa non tanto a una mera implementazione del patrimonio\, quanto a un arricchimento in grado di colmare alcune lacune delle già ragguardevoli raccolte museali\, offrendo nuove chiavi di lettura per una più adeguata comprensione dell’insieme e nuove prospettive per un rinnovamento delle collezioni”. \nIl percorso si articola in cinque sezioni ordinate secondo un criterio tematico e prevalentemente cronologico.  \nLa prima\, intitolata “Una raccolta eclettica. La Donazione Pacchiani”\, presenta una notevole selezione di bronzi e maioliche che vanno dalla seconda metà del XV al XVIII secolo\, donati ai musei di San Gimignano da Fiamma Pacchiani dando continuità a una precedente donazione familiare già esposta nel Complesso museale di Santa Chiara. \nLa seconda sezione\, “Tra Cinquecento e Settecento. La devozione popolare”\, raccoglie opere del XVI-XVIII secolo legate alla religiosità e alla devozione popolare a San Gimignano\, tra cui una preziosa serie di ex voto dedicati a Santa Fina e dipinti di particolare interesse storico e artistico. \nNella terza sezione\, “Più di un’Accademia. San Gimignano e i suoi interpreti tra Ottocento e Novecento”\, sono raccolti dipinti e disegni legati alla città e alla sua storia artistica. Tra i protagonisti spicca Niccolò Cannicci\, figura di rilievo della pittura toscana del secondo Ottocento e strettamente legato a San Gimignano\, presente in mostra con sei opere. Tra queste\, “Guardianella di tacchini” del 1887\, scelta anche come immagine simbolo dell’esposizione. La stessa sezione accoglie\, in specifici nuclei\, opere di Raffaele De Grada\, Pietro Annigoni e di vari artisti che hanno interpretato scorci\, vedute e paesaggi della città e della campagna sangimignanese. Oltre a questi\, figurano i pittori valdelsani Augusto Bastianini\, Antonio Salvetti\, Ugo Capocchini e Mino Maccari\, il vincitore del premio nazionale di pittura “Raffaele De Grada” del 1965 Vincenzo Ciardo e il fiorentino Guido Peyron. Il percorso è completato da un’ampia serie di documenti che approfondiscono il tema della sezione (cataloghi\, lettere\, riviste e materiali d’archivio). \nLa quarta sezione\, “Genius Loci”\, è dedicata agli artisti di San Gimignano dell’Ottocento e Novecento\, con pregevoli opere di figure ancora da approfondire criticamente\, tra cui Gaetano Lari\, Garibaldo Cepparelli e Angiolo Martinucci. \nChiude il percorso la sezione “Revival Contemporaneo”\, dedicata a opere di artisti di rilievo del Novecento\, tra cui Ernesto Treccani\, Sebastian Matta e Nunzio\, donate in occasione delle mostre temporanee promosse dal Comune di San Gimignano nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Un nucleo che rievoca la stagione espositiva della città e la genesi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea a partire dagli anni Settanta\, impreziosito da apparati grafici inerenti alle opere e alle mostre realizzate dal Comune e dai Musei Civici. \nLa mostra sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Sillabe\, in uscita a settembre 2026\, con immagini e schede delle opere affidate a vari storici dell’arte\, testi del curatore Valerio Bartoloni e di Antonio Natali e presentazioni istituzionali. Da settembre 2026 a febbraio 2027 sono inoltre previste conferenze\, visite guidate\, attività didattiche e focus scientifici dedicati ai principali temi e artisti che caratterizzano le diverse sezioni. \nL’organizzazione è affidata all’Ufficio Musei del Comune di San Gimignano e all’Ufficio Cultura di Opera Laboratori Fiorentini\, con segreteria organizzativa di Vanessa Chesi e Barbara Tavolari. Gli allestimenti sono realizzati da Opera Laboratori e Sillabe con il coordinamento dell’architetto Gianni Cinali. \nOrari di apertura. La mostra sarà aperta negli stessi orari dei Musei Civici di San Gimignano: fino al 31 ottobre dalle ore 10 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19); dal 1° novembre al 31 marzo dalle ore 11 alle 17.30 (ultimo ingresso alle ore 17); dal 26 dicembre al 6 gennaio dalle ore 10.30 alle 18.30 (ultimo ingresso alle ore 18). I Musei Civici di San Gimignano sono chiusi il 25 dicembre.
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SUMMARY:Mostra | Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna (Roma)
DESCRIPTION:Il Ministero della Cultura presenta “Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna”\, una grande mostra diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta\, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica\, economica\, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente\, esposte a Roma dal 2 luglio al 27 settembre.\nMezzo di scambio\, emblema del potere\, veicolo di propaganda\, oggetto artistico e supporto di memoria\, la moneta ha accompagnato per secoli la costruzione dell’identità di Roma e della sua immagine nel mondo. Le monete coniate in città costituiscono per questo un osservatorio privilegiato sulle sue trasformazioni politiche\, religiose\, artistiche e sociali. \nAttraverso immagini\, iscrizioni e simboli\, ciascun esemplare conserva la capacità di evocare un’intera epoca. \nLa mostra\, curata dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale\, il VIVE – Vittoriano e Palazzo\nVenezia\, il Parco archeologico del Colosseo\, il Museo Nazionale Romano\, utilizza le monete come chiavi di lettura per ricostruire alcuni momenti cruciali della storia e della cultura di Roma\, mettendole in dialogo con opere d’arte antica\, dipinti\, sculture\, codici miniati\, oreficerie\, installazioni contemporanee e testimonianze della cultura materiale.\nTre grandi musei dello Stato collaborano per la prima volta alla realizzazione di una mostra comune. Il percorso si articola in tre sezioni cronologiche: l’età antica al Museo Nazionale Romano\, il Medioevo al Parco archeologico del Colosseo\, l’età moderna e contemporanea al VIVE. \nLe tre sezioni della mostra possono essere visitate sia in maniera autonoma sia secondo un percorso unitario. \nIl percorso si articola in venticinque sottosezioni – otto al Museo Nazionale Romano\, otto al Parco archeologico del Colosseo e nove al VIVE – dedicate ad altrettanti episodi cruciali nella storia di Roma e alle relative temperie culturali\, inclusi l’elezione di Giulio Cesare dittatore\, il rientro di papa Martino V dalla cattività avignonese e la breccia di Porta Pia. Ciascuna sottosezione prende avvio da una moneta e mette in relazione opere d’arte\, testi di approfondimento e innovativi strumenti digitali\, concepiti come supporti alla visita e strumenti di interpretazione. \nLa mostra presenta oltre 160 opere\, dall’antichità al contemporaneo. Le monete antiche provengono dal Medagliere del Museo Nazionale Romano\, da poco riaperto al pubblico e interessato da un importante progetto di digitalizzazione finanziato con fondi PNRR; le monete contemporanee dal Museo della Zecca. Le opere d’arte sono concesse in prestito dai principali musei dello Stato italiano\, dalla Soprintendenza Capitolina\, dai Musei Vaticani\, da numerosi musei civici\, da archivi\, fondazioni\, gallerie e collezionisti privati. \nTra le opere di maggior rilievo figurano\, al Museo Nazionale Romano\, il Piatto onorario di Ardabur Aspar (Firenze\, Museo Archeologico Nazionale)\, il Ritratto di Giulio Cesare (Musei Vaticani) e il Ritratto di Costantino (Roma\, Sovrintendenza Capitolina); al Parco archeologico del Colosseo\, gli affreschi da Santa Maria in Via Lata con I sette dormienti (Roma\, Crypta Balbi) e la Madonna di Pietro di Belizo e Belluomo (Parma\, Fondazione Magnani-Rocca); al VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia\, il Messale della Rovere decorato da Jacopo Rivaldi\, capolavoro della miniatura quattrocentesca (Torino\, Archivio di Stato); il Ritratto di papa Alessandro VII Chigi di Gianlorenzo Bernini (Roma\, Gallerie Nazionali d’Arte Antica) e Untiled di Maurizio Cattelan\, che chiude il racconto sul presente europeo. \nLa mostra è a cura di Alfonsina Russo\, Edith Gabrielli\, Simone Quilici e Federica Rinaldi.\nLa sezione del Museo Nazionale Romano è affidata al coordinamento scientifico di Fabrizio Oppedisano (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Massimiliano Papini (‘Sapienza’ Università di Roma); quella del Parco archeologico del Colosseo di Sandro Carocci (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)\, Serena Romano (Università di Losanna) e Dario Internullo (Università degli Studi di Roma Tre); quella del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia di Francesco Benigno (Scuola Normale Superiore di Pisa)\, Edith Gabrielli e Matteo Sanfilippo (Università degli Studi della Tuscia). \nIl comitato scientifico comprende\, oltre ai coordinatori\, Barbara Agosti\, Marta Barbato\, Federico Barello\, Lorenzo Canova\, Raffaella Morselli\, Massimo Osanna\, Emanuele Pellegrini\, Roberto Pinto\, Pier Paolo Racioppi\, Alessia Rovelli\, Lucia Travaini e Claudio Zambianchi.
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LOCATION:Roma – Sedi varie\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Un Vermeer a Palazzo Barberini. Donna in blu che legge una lettera (Roma)
DESCRIPTION:Dall’8 luglio all’11 ottobre 2026 Palazzo Barberini ospita lo straordinario capolavoro di Johannes Vermeer Donna in blu che legge una lettera\, concesso in prestito in via eccezionale dal Rijksmuseum di Amsterdam. \nDopo l’esperienza di Giorgione. Da Budapest a Roma\, le Gallerie Nazionali di Arte Antica proseguono il dialogo con alcune delle più prestigiose istituzioni museali internazionali\, offrendo una nuova opportunità di incontro con i capolavori della tradizione artistica europea. \n  \nRealizzata intorno al 1663-1664\, Donna in blu che legge una lettera è considerata uno dei vertici della produzione del maestro di Delft ed è tra le immagini più celebri della pittura olandese del Seicento. La giovane donna colta nell’atto di leggere una lettera\, immersa nel silenzio di un interno domestico e rischiarata dalla luce proveniente dalla finestra\, incarna alcuni dei temi più caratteristici dell’arte di Vermeer: l’intimità della vita quotidiana\, la sospensione narrativa e la straordinaria capacità di tradurre la luce in strumento di costruzione dello spazio e delle emozioni. \n  \nIl soggetto della corrispondenza epistolare\, occasione per evocare sentimenti\, relazioni e attese che rimangono affidati all’immaginazione dell’osservatore\, ricorre più volte nella produzione dell’artista\, che attraverso pochi elementi essenziali e una composizione di assoluto equilibrio\, trasforma un gesto ordinario in un’immagine di intensa concentrazione psicologica. \n  \nA cura di Thomas Clement Salomon e Paola Nicita\, il dipinto giunge a Roma offrendo un’occasione unica per approfondire l’opera di uno dei protagonisti assoluti della pittura europea. L’iniziativa assume un particolare rilievo alla luce della rarità delle opere di Vermeer — poco più di una trentina quelle universalmente riconosciute\, nessuna conservata in Italia — e delle rare occasioni in cui questi capolavori vengono concessi in prestito. \n  \nIl percorso espositivo si articolerà tra la Sala Ovale e la Sala Paesaggi: una serie di contenuti digitali accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’arte del Maestro olandese\, offrendo approfondimenti dedicati alla storia del dipinto\, alla tecnica pittorica di Vermeer e al contesto culturale in cui esso venne realizzato. \n  \nL’esposizione offre inoltre l’occasione di apprezzare il restauro condotto dal Rijksmuseum nel 2010\, che ha restituito al dipinto la luminosità originaria dei colori e ha consentito di approfondire la conoscenza del processo creativo dell’artista. \nLa rimozione delle vernici alterate dal tempo ha riportato alla luce la straordinaria intensità dei blu e numerosi dettagli esecutivi\, offrendo nuove prospettive di studio su uno dei capolavori più amati della pittura europea. \n  \nIl percorso culminerà nella Sala Paesaggi\, dove Donna in blu che legge una lettera sarà presentata in uno spazio dedicato che consentirà un’osservazione ravvicinata dell’opera e dei suoi raffinati dettagli esecutivi. \n  \nLa mostra conferma l’impegno delle Gallerie Nazionali di Arte Antica nel rendere accessibili opere di eccezionale rilievo provenienti dalle più importanti collezioni internazionali\, promuovendo nuove occasioni di conoscenza e approfondimento.
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SUMMARY:Mostra | In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto (Tarquinia - VT)
DESCRIPTION:In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto\na cura di Vincenzo Bellelli e Maria Cristina Tomassetti\n10 luglio – 15 novembre 2026 \nCon l’intento di valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e di Orvieto mettendone in luce le caratteristiche specifiche e approfondendo lo studio dei rapporti che legavano in antico due delle più importanti metropoli etrusche\, la mostra origina dalla volontà dei Musei nazionali delle stesse città di fare sistema\, attraverso una collaborazione istituzionale che renda fruibili le tombe Golini durante il periodo di riallestimento del MANOR\, quando avrebbero dovuto essere ricoverate in un deposito temporaneo e sottratte alla fruizione per diversi mesi. \nL’occasione permette di approfondire aspetti ancora poco noti del fenomeno della pittura parietale etrusca in epoca tardoclassica ed ellenistica\, anche con l’esposizione della tomba Bruschi per la prima volta rimontata nel museo di Tarquinia\, gettando nuova luce sui rapporti tra i due centri e valorizzando allo stesso tempo i luoghi della cultura del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e della Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria. \nOspitare a Tarquinia le tombe Golini consente inoltre di approfondire e comunicare al pubblico gli aspetti che riguardano la conservazione dei dipinti\, tematica trattata attraverso specifici apparati multimediali nella Sala delle Tombe Dipinte di recente sottoposta a un suggestivo riallestimento allo stesso secondo piano del museo. \nINAUGURAZIONE\nGiovedì 9 luglio 2026\, ore 17.30\nMuseo archeologico nazionale di Tarquinia – Palazzo Vitelleschi – Piazza Cavour\, 1A – 01016 Tarquinia (VT)
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SUMMARY:Mostra | Nelle terre del Nilo. Tesori egizi al Castello del Buonconsiglio (Trento)
DESCRIPTION:Venerdì 24 luglio\, dalle 18.00 alle 23:00\, il museo inaugura “Nelle terre del Nilo. Tesori egizi al Castello del Buonconsiglio”\, un nuovo progetto espositivo che restituisce al pubblico la rinnovata sezione egizia del museo e ospita una mostra temporanea dedicata all’affascinante civiltà dell’antico Egitto. \nLa serata inaugurale offrirà l’occasione di scoprire in anteprima quattro sale di Castelvecchio\, trasformate in un percorso immersivo che conduce tra reperti\, racconti e suggestioni alla scoperta della religione\, dei rituali e della vita quotidiana dell’antico Egitto. Inoltre\, un video proiettato nei giardini accompagnerà i visitatori alla scoperta del dietro le quinte dell’allestimento\, raccontando le diverse fasi dell’ideazione e della realizzazione della mostra e le professionalità e le competenze che hanno contribuito a renderla possibile. \nIl nuovo allestimento è il risultato di un’approfondita campagna di studio e catalogazione della collezione egizia del museo\, realizzata tra il 2020 e il 2024. Accanto al percorso permanente\, la mostra temporanea – visitabile fino al 31 ottobre 2026 – riunisce preziosi reperti provenienti dalle collezioni Nizzoli del Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, dalle collezioni Picchianti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da altre importanti istituzioni museali italiane. \nDalla geografia delle terre del Nilo alla passione per l’Egitto che attraversa i secoli\, il percorso accompagna i visitatori alla scoperta dei grandi temi della civiltà egizia: il mondo degli dèi e della regalità sacra\, l’arte della bellezza\, il cibo come nutrimento di uomini e divinità e le pratiche che preparavano il corpo al viaggio nell’aldilà. \nLa curatela della mostra e della sezione è affidata ad Annamaria Azzolini\, archeologa del museo. L’ideazione del concept è dell’arch. Marianna Saporito\, mentre il progetto esecutivo e la direzione artistica sono di Erich Invernizzi – Studio Designers; il coordinamento del progetto è dell’arch. Adriano Conci. La progettazione multimediale è curata da Raffaele Carlani – KatatexiLux. Il lavoro è frutto di un confronto con tutto il personale del museo che\, a vario titolo\, è coinvolto nella realizzazione e successiva gestione dell’allestimento\, nell’ottica della progettazione partecipata e condivisa\, fortemente voluta dal direttore arch. Cristina Collettini. \nL’accesso è libero alle sale della mostra\, ma contingentato.
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SUMMARY:Mostra | Da Festa del Mare a Palio del Golfo. Documenti e fotografie storiche 1923 – 1999
DESCRIPTION:Il 31 luglio 2026 alle ore 18 sarà inaugurata\, presso la nuova sede dell’Archivio di Stato della Spezia\, la mostra ‘da Festa del Mare a Palio del Golfo. Documenti e fotografie storiche 1923 – 1999’. La nuova sede dell’Archivio di Stato della Spezia\, inaugurata pochi mesi fa dal Ministro della Cultura\, e situata in pieno centro\, rende finalmente possibile una partecipazione viva agli eventi cittadini. La consueta sfilata dei carri allegorici in occasione del Palio del Golfo quest’anno sarà anticipata dall’inaugurazione\, presso l’Archivio di Stato della Spezia\, di una mostra documentaria e fotografica dedicata alla storia del Palio. La mostra nasce da una fruttuosa collaborazione tra l’Archivio di Stato della Spezia\, la Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” del Comune della Spezia e il coinvolgimento dello Studio di design Faggioni\, dell’Associazione culturale Cantiere della Memoria e dell’Officina Aldo Carassale. Preziosissimo il patrimonio fotografico della Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” con il prestito di circa 70 fotografie\, che dialogheranno con i documenti dell’Archivio di Stato selezionati dal Fondo della Prefettura della Spezia\, dal Fondo della Camera di Commercio della Spezia e dalla Collezione Sassetti. Le carte rispecchiano la sempre maggiore importanza assunta dal Palio del Golfo nel corso del tempo attraverso le seguenti tipologie documentarie: richieste di contributi da parte degli enti organizzatori\, il sempre maggior coinvolgimento di istituzioni e pubblico\, la comunicazione dell’evento attraverso attraverso gli organi di stampa quali ad esempio i giornali radio della RAI. \nParticolarmente interessante risulterà una nota ministeriale con cui si sottolinea la numerosa presenza\, alla manifestazione spezzina\, di ‘gitanti’\, circa 1400\, giunti in treno da tutta Italia. Altri documenti del Fondo della Prefettura della Spezia evidenziano la costante attenzione della Questura alla gestione dell’ordine pubblico in occasione delle gare. Attraverso fotografie e documenti sarà dunque possibile ricostruire per tappe cronologiche la storia delle gare remiere spezzine\, della Festa del mare\, oggi Festa del Mare – Palio del Golfo. Grazie alla collaborazione con lo Studio Faggioni Yacht Design e con l’Officina Aldo Carassale verranno inoltre messi a disposizione due modelli di imbarcazione storiche ‘tipo Palio del Golfo’ e progetti e fotografie delle varie fasi di progettazione e costruzione delle imbarcazioni.
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SUMMARY:Mostra | TESORI. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026 (Brescia)
DESCRIPTION:BRESCIA | MUSEO DI SANTA GIULIA \n4 NOVEMBRE 2026 | 22 AGOSTO 2027 \nTESORI. IL GRANDE ROMANZO DEI MUSEI BRESCIANI. 1826|2026 \n  \nLa rassegna\, apice delle celebrazioni del Bicentenario della scoperta della Vittoria Alata\, proporrà un corpus di 100 opere\, abitualmente non esposte\, tutte appartenenti al patrimonio museale di Brescia. \nL’iniziativa delinea una storia del collezionismo bresciano e guarda al passato come a un romanzo corale nel quale\, sullo sfondo delle grandi vicende storiche\, gli oggetti divengono traccia delle donne e degli uomini che li hanno custoditi ed efficaci dispositivi di trasmissione della memoria. \nA cura di Stefano Karadjov e Roberta D’Adda. \nDal 4 novembre 2026 al 22 agosto 2027\, il Museo di Santa Giulia a Brescia sarà il palcoscenico che ospiterà la mostra “TESORI. Il grande romanzo dei Musei bresciani. 1826 | 2026”. \nL’iniziativa\, curata da Stefano Karadjov e Roberta D’Adda\, promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei\, conclude le celebrazioni del Bicentenario della scoperta della Vittoria Alata\, una delle sculture più importanti della romanità per composizione\, materiale e conservazione\, nonché uno dei rari grandi bronzi romani proveniente da scavo giunto fino a noi\, insieme a sei teste di età imperiale e centinaia di reperti in bronzo. \nLa rassegna proporrà un corpus di 100 opere\, abitualmente non esposte\, tutte appartenenti al patrimonio museale di Brescia. \nTesori si suddividerà in 5 sezioni dedicate ad altrettanti ambiti della museologia di impostazione ottocentesca – Archeologia\, Belle Arti\, Scienza e Tecnica\, Storia\, Etnografia – intorno alle quali costruirà un suggestivo e inedito dialogo tra epoche. Ognuna di esse\, infatti\, adotterà un tracciato cronografico circolare che prenderà avvio dalla contemporaneità\, attraverso opere di autori contemporanei quali Mohammed Al–Hawajri\, Badiucao\, Giuseppe Bergomi\, Bruce Gilden\, Axel Hütte\, David LaChapelle\, Victoria Lomasko\, Joel Meyerowitz\, Giulio Paolini\, Fabrizio Plessi\, Davide Rivalta\, Alfred Seiland\, Massimo Sestini\, Mary Zygouri\, acquisite da Fondazione Brescia Musei negli ultimi 10 anni in continuità con un tracciato secolare di arricchimento delle civiche raccolte\, che saranno accostate\, come in un viaggio a ritroso nel tempo\, a capolavori di maestri presenti nelle collezioni\, tra cui Albrecht Dürer\, Lattanzio Gambara\, Francesco Hayez\, Angelo Inganni\, Giovan Battista Moroni\, Pelagio Palagi\, Rembrandt\, Guido Reni\, Romanino\, Angelo Zanelli. \n  \nImmagine in apertura: Testa di atleta di età romana\, marmo\, Brescia\, Musei Civici © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia / Fotostudio Rapuzzi \n  \n  \nLeggi l’articolo completo sulla mostra su Storie & Archeostorie: \nTesori nascosti dei Musei Civici di Brescia in mostra: cento opere dai depositi raccontano due secoli di collezionismo \n \n  \n  \n 
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