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SUMMARY:Mostra | MIRABILIA GRAPHICA. I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino (Firenze)
DESCRIPTION:Il 18 giugno inaugura al Museo Galileo di Firenze una mostra dedicata a un’opera rara e straordinaria: un calligramma realizzato sfruttando le proprietà del microscopio per rivelare un testo illeggibile a occhio nudo. Si tratta della Madonna col Bambino del calligrafo Francesco Ignazio Muligino\, attivo tra Francia e Italia alla fine del XVII secolo. Sorprendente – e in parte ancora ignota – è la tecnica esecutiva: nelle figure del Bambino e della Vergine\, in uno spazio di circa 30×20 cm\, è infatti trascritto un intero libro di preghiere. \nI calligrammi di Muligino appartengono al genere dei “mirabilia graphica”\, legato alla prima diffusione del microscopio perfezionato da Galileo – strumento che diede un forte impulso agli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei\, inaugurati dal celebre studio sulle api che il fondatore Federico Cesi dedicò al pontefice Urbano VIII Barberini. \nOltre alla Madonna col Bambino\, sarà possibile ammirare altri tre calligrammi di Muligino e alcune preziose opere originali: l’Apiarium di Federico Cesi e la Melissographia di Matthäus Greuter\, un’edizione settecentesca dell’Officium Beatae Mariae Virginis\, La dioptrique oculaire di Chérubin d’Orléans (1671) e una selezione di microscopi e dispositivi ottici dei secoli XVII-XVIII. \nUna postazione touch screen permetterà inoltre di esplorare la Madonna col Bambino in ogni dettaglio\, offrendo la possibilità di ingrandire l’immagine e decifrare il testo micrografico che ne definisce le forme. \nLa mostra\, curata da Filippo Camerota e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze\, sarà visitabile fino al 18 ottobre. \nVisita il sito web della mostra \n 
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SUMMARY:Mostra | Oltre il Rinascimento. Tra Dürer e Parmigianino (Firenze)
DESCRIPTION:Il segno come luogo di sperimentazione\, la figura umana come campo di tensione\, l’eredità classica spinta verso esiti inattesi. Dal 10 settembre 2026 al 5 gennaio 2027 Palazzo Medici Riccardi ospita “Oltre il Rinascimento. Tra Dürer e Parmigianino”\, una mostra dedicata alla straordinaria ricchezza tecnica ed estetica della grafica manierista europea e al profondo rapporto che Georg Baselitz\, fra i maggiori artisti contemporanei\, ha costruito con i maestri del Cinquecento attraverso decenni di ricerca e collezionismo. \nPromossa da Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E\, l’esposizione – a cura di Daniel Blau\, Sergio Risaliti e Valentina Zucchi – riunisce una selezione di circa 150 opere\, provenienti dalla collezione privata di Georg Baselitz e dalle raccolte del Museo di Belle Arti di Budapest. Il percorso permette al pubblico di approfondire le tecniche\, i linguaggi e i temi sviluppati dai grandi artisti del Cinquecento europeo – con uno sguardo anche al tardo Quattrocento e al primo Seicento – ponendo un’attenzione speciale alle sfide e ai risultati nel mondo dell’incisione e valorizzandone i protagonisti. \nL’artista e il collezionista\nL’apertura di “Oltre il Rinascimento”\, il 10 settembre\, precede di appena tre giorni la conclusione di “Baselitz. AVANTI!”\, la grande mostra che il Museo Novecento di Firenze dedica all’artista fino al 13 settembre 2026\, offrendosi come suo naturale e prezioso completamento. Il progetto del Museo Novecento attraversa oltre sessant’anni di attività del maestro tedesco attraverso circa 170 opere tra stampe\, dipinti e sculture\, ponendo al centro una dimensione fondamentale della sua ricerca: la produzione grafica e incisoria. \nQuesta breve ma significativa concomitanza offre al pubblico una speciale occasione per osservare\, attraverso due prospettive complementari\, la personalità e la ricerca di Baselitz. Al Museo Novecento emerge l’artista che ha fatto della grafica un terreno autonomo di sperimentazione\, trasformazione e continua messa in discussione dell’immagine; a Palazzo Medici Riccardi si rivela invece il collezionista e conoscitore dei maestri antichi\, attratto dalla libertà inventiva\, dalle dissonanze e dall’approccio anticonvenzionale della grafica manierista. Nei giorni immediatamente successivi all’apertura della mostra di Palazzo Medici Riccardi\, il pubblico potrà così comporre un ideale percorso fiorentino fra il Baselitz artista e il Baselitz collezionista. Alla sua preziosa raccolta si accompagnano poi alcuni capolavori scelti\, provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest\, che\, come cammei\, accompagnano ed esaltano il racconto espositivo con sottolineature di rara finezza e di grande rilievo. \nTra memoria classica e sensibilità contemporanea\nIl progetto ospitato a Palazzo Medici Riccardi prende avvio dall’importante mostra “The Mannerist Mind. Prints from the Georg Baselitz Collection”\, presentata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 proprio nelle sale del Museo di Belle Arti di Budapest con una selezione di stampe manieriste appartenenti alle collezioni del museo ungherese e alla raccolta dell’artista tedesco. La mostra fiorentina ne propone una nuova interpretazione\, costruita intorno al dialogo fra le opere del Cinquecento e la sensibilità di uno dei protagonisti dell’arte del nostro tempo. Alle stampe\, poi\, si affiancano quattro importanti sculture di Baselitz\, che paiono marcare il viaggio nel mondo della grafica manierista evidenziandone le connessioni con la contemporaneità\, e il suo eloquente autoritratto. \nBaselitz\, infatti\, non è stato soltanto un artista radicale e innovativo\, ma anche un collezionista di grande rilievo. La sua raccolta di stampe dei maestri antichi nasce da un interesse maturato già negli anni Sessanta e sviluppato con continuità per oltre sei decenni. Alla curiosità dell’artista si è unito l’occhio dell’intenditore\, dando vita a un patrimonio di opere di grande pregio\, capace di restituire le sue affinità\, le sue predilezioni e le domande che hanno accompagnato la sua ricerca. \nIl legame fra Baselitz e il Museo di Belle Arti di Budapest si è consolidato nel tempo: nel 2017 il museo gli ha dedicato una mostra monografica e\, tre anni più tardi\, l’artista ha donato trenta incisioni alle collezioni ungheresi. L’esposizione fiorentina sviluppa questo dialogo e mette a confronto due differenti forme di raccolta – quella di un’istituzione pubblica e quella privata di un artista – invitando a riflettere sull’idea stessa di collezione come impulso a conservare\, custodire\, studiare e condividere le opere. \nLa grafica e l’origine della passione per il Manierismo\nAl centro della mostra è appunto la produzione grafica\, intesa non come ambito secondario rispetto alla pittura\, ma come terreno privilegiato di ricerca e sperimentazione\, oltre che di incredibile espressione formale. Come gli artisti del passato utilizzavano disegni e stampe quali riserve di immagini\, modelli e ispirazioni\, così Baselitz ha raccolto nel corso della propria vita un ricchissimo patrimonio grafico\, che riunisce i risultati di maestri italiani\, francesi\, tedeschi\, fiamminghi offrendo uno sguardo d’eccezione su ciò che gli artisti cercarono\, sperimentarono e ottennero grazie alle tecniche incisorie. \nLa storia della collezione manierista di Baselitz ha peraltro un significativo punto di partenza: l’acquisto\, nel 1964\, della stampa “Il sacrificio” di Antonio Fantuzzi da Trento\, che riprende e interpreta il dipinto di Rosso Fiorentino a Fontainebleau. Da quel momento l’artista ha continuato ad ampliare la propria raccolta\, attratto dall’approccio anticonvenzionale\, dalla libertà inventiva e dalla straordinaria figurazione delle stampe del periodo. Nelle forme instabili ed eccentriche del Manierismo Baselitz ha riconosciuto una possibilità di superamento della norma e di messa in discussione della visione classica. \nI maestri in mostra e la sperimentazione tecnica\nLa mostra presenta quindi i lavori di innovativi artisti italiani del tardo Quattrocento e del Manierismo\, fra cui Andrea Mantegna\, Parmigianino\, Andrea Schiavone; i maestri incisori francesi della scuola di Fontainebleau\, come Léon Davent\, Geoffroy Dumonstier e Juste de Juste; olandesi e tedeschi come Albrecht Dürer o Hans Sebald Beham e alcuni fra i maggiori sperimentatori del chiaroscuro\, da Ugo da Carpi a Domenico Beccafumi\, da Andrea Andreani a Hendrick Goltzius. A questi si affiancano capolavori scelti dalle collezioni di Budapest\, fra i quali opere di Antonio del Pollaiolo e dello stesso Parmigianino. \nLe diverse xilografie\, anche a più matrici\, acqueforti\, incisioni a bulino o a puntasecca documentano le molteplici possibilità offerte dalle tecniche incisorie\, dimostrando come esse possano esprimere effetti assai diversi fra loro\, di volta in volta lineari\, chiaroscurali\, tonali. La lavorazione delle matrici\, la perizia nell’esecuzione dei segni\, le variazioni introdotte nei processi di stampa e le infinite possibilità di resa diventano strumenti espressivi attraverso i quali gli artisti del Cinquecento mettono alla prova la tradizione e costruiscono non solo nuove immagini\, ma anche una nuova visione\, circolando in tutta Europa e favorendo così il confronto tra diverse sensibilità\, modelli ed esperienze. \nIl percorso espositivo si snoda nel tempo e nello spazio: a partire dalle celebri stampe di Albrecht Dürer\, fra cui il celebre Rinoceronte\, è in mostra una nutrita serie di opere di Lucas Cranach il Vecchio\, in dialogo con una sua – rara – matrice xilografica; a essa seguono le meravigliose stampe chiaroscurali di Domenico Beccafumi e Ugo da Carpi\, come il famoso e potente Diogene\, per lasciare spazio poi all’inventivo e sapiente Jacques Bellange. Si prosegue con una serie di stampe derivate da un dipinto perduto di Arcimboldo\, di cui una assunta a icona della mostra\, e di fantasiose figure di costume\, per dedicare poi un’attenzione speciale alle ricerche di Parmigianino e dei suoi intorno all’opera raffaellesca e sul tema iconografico della Deposizione di Cristo. Le figure solitarie\, siano esse in meditazione\, in posa eroica o monumentale\, ritmano le ultime sale in controcanto rispetto alle opere degli artisti della scuola di Fontainebleau\, per chiudere – in omaggio al nostro Rinascimento – con i pionieristici lavori di Antonio Pollaiolo e di Andrea Mantegna. \nAd accompagnare la mostra saranno anche presenti alcune teche con strumenti e apparati relativi alle diverse tecniche dell’incisione\, a cura della Fondazione Il Bisonte\, utili a comprendere i molteplici processi e passaggi esecutivi. \nVisite guidate e attività\nSono inoltre in programma le visite guidate alla mostra\, tutti i sabati e tutte le domeniche alle ore 15\, e l’attività per famiglie la domenica alle 10.30\, con laboratorio di incisione. Visite e attività sono prenotabili anche dalle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. \n\n\n\n\n\n\n\n\nA cura di Daniel Blau\, Sergio Risaliti e Valentina Zucchi\nPromossa da Città Metropolitana di Firenze\nOrganizzata da Fondazione MUS.E
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SUMMARY:Giornata di studi | Il Torso virile detto “di Livorno”: nuovi studi e restauro (Firenze)
DESCRIPTION:Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ospita giovedì 17 settembre dalle 14.30 alle 18.30 una giornata di studi\, in collaborazione con Friends of Florence\, dedicata al Torso virile detto “di Livorno” tornato nella sede del museo a giugno dopo un importante lavoro di restauro. Il pomeriggio di studi è l’occasione per presentare i risultati finora emersi e su nuove letture possibili di questa straordinaria opera\, anche attraverso il confronto con altre sculture bronzee conservate nei musei di tutto il mondo. Durante la giornata verranno inoltre illustrate le scelte metodologiche che hanno guidato l’intervento\, raccontate direttamente dalla voce di chi ha operato sul campo.\nDelle migliaia di grandi bronzi realizzati nel mondo antico solo pochi sono arrivati fino a noi e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ne conserva ben cinque di questi: la Chimera\, l’Arringatore\, la Minerva\, la Testa di Cavallo Medici-Riccardi\, l’Idolino e il torso virile detto “di Livorno”. Quest’ultimo non era stato sinora oggetto\, in anni recenti\, di interventi conservativi e di indagini conoscitive.\n\nNel 2024 è stato avviato un articolato intervento di restauro accompagnato da un’importante campagna diagnostica\, coordinato dal MAF con la partecipazione di prestigiosi enti di ricerca\, quali l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPC)\, l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IFAC)\, l’Università degli Studi di Firenze\, l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble e diversi ricercatori privati. Le indagini hanno impiegato un’ampia gamma di tecniche scientifiche non invasive e micro-invasive curate dal CNR-ISPC per analizzare a fondo la composizione della lega metallica\, i suoi processi di alterazione e la complessa stratigrafia delle patine superficiali\, da quelle riconducibili ad antiche manutenzioni come le “patinature lorenesi” fino ai fenomeni di degrado e ai precedenti restauri.\nUna delle tappe più significative dell’intero progetto è coincisa con il trasferimento della scultura\, nel giugno 2024\, presso l’Institute Laue-Langevin di Grenoble. Qui l’opera è stata sottoposta ad avanzati studi neutronici per indagarne la microstruttura e la tecnica di fusione\, segnando la prima applicazione assoluta dell’imaging a neutroni su una scultura in bronzo di dimensioni così monumentali e consentendo di ottenere dati estesi all’intero manufatto. Parallelamente\, la caratterizzazione biologica degli organismi marini concrezionati all’interno del Torso è stata affidata al Museo di Storia Naturale “La Specola” dell’Università degli Studi di Firenze\, mentre uno studio specifico sui residui della terra di fusione ha fornito preziosi dettagli sul processo di realizzazione originario.\n\nAlla luce delle indagini effettuate\, l’intervento conservativo si è mosso lungo due principali direttrici\, indicate dalla necessità di rimuovere le patinature lorenesi a causa dei fenomeni corrosivi ancora attivi al di sotto di esse. In questo modo si è potuto in primo luogo arrestare l’alterazione del metallo e assicurarne la migliore conservazione futura\, e in secondo luogo recuperare la superficie antica dell’opera e la sua potenza espressiva\, per quanto segnata da varie attività umane successive alla realizzazione dell’opera e dai fenomeni di alterazione.\nQuesto complesso lavoro è stato reso possibile grazie al fondamentale sostegno dei Friends of Florence\, all’esperienza del restauratore Nicola Salvioli e alla visione dell’allora direttore del Museo\, Mario Iozzo\, che hanno saputo affrontare con successo le severe criticità conservative e la straordinaria variabilità della superficie bronzea. Importante supporto al restauro è stato dato dalla curatrice della sezione etrusca esperta in bronzi Barbara Arbeid e dalla restauratrice conservatrice del museo Giulia Basilissi.\n\nLa giornata del 17 settembre è l’occasione per omaggiare il lavoro di ricerca e di restauro che è stato svolto\, raccontare al pubblico le scelte metodologiche che hanno guidato i restauratori e i risultati ottenuti.\n\nProgramma\nOre 14.30-18.30\nSaluti istituzionali\nDaniele F. Maras – Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze\nSimonetta Brandolini D’Adda – Presidente di Friends of Florence\nArturo Galansino – Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi\n\nIl torso virile del Museo Archeologico Nazionale di Firenze: l’opera e la sua storia collezionistica\nMuseo Archeologico Nazionale di Firenze\nBarbara Arbeid\nLa conservazione dei Grandi Bronzi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze\nMuseo Archeologico Nazionale di Firenze\nGiulia Basilissi\nAnalisi diagnostica dei metalli: patine\, corrosione e prodotti di alterazione\nConsiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale\nBarbara Salvadori\, Silvia Vettori\, Sofia Brizzi\nDiagnostica neutronica\nConsiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”\nFrancesco Grazzi\, Francesco Cantini\nStudio delle terre di fusione\nSonia Mugnaini
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LOCATION:Museo Archeologico Nazionale di Firenze\, Via della Colonna\, 38\, Firenze\, Italy
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