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SUMMARY:Mostra | Indossare la storia. Prima di Roma\, il segno della spada\, il peso dello scudo (Rieti)
DESCRIPTION:Da venerdì 8 maggio il Museo diffuso Città di Rieti ospiterà\, all’interno della sezione archeologica del Museo Civico (Via Sant’Anna\, 4)\, la mostra “Indossare la storia. Prima di Roma\, il segno della spada\, il peso dello scudo”\, prodotta da Archeoares\, CIADD News e Paesi Uniti della Sabina e promossa dal Comune di Rieti\, in collaborazione con il Festival dei Popoli Italici. \nI reperti in mostra\, appartenenti alla Collezione Silvano Mattesini\, accompagneranno il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo\, in un’Italia vibrante e guerriera precedente all’ascesa di Roma. \n“Questa esposizione non è solo una rassegna di oggetti\, ma un’esperienza sensoriale dedicata alla panoplia: l’insieme completo delle difese e delle armi che definivano l’identità dell’antico combattente – spiega la direttrice del Museo Civico di Rieti\, Francesca Lezzi – Qui\, il passato non appare frammentario o corroso dal tempo. Attraverso una selezione esclusiva di riproduzioni moderne\, realizzate con assoluta fedeltà storica\, restituiamo ai metalli lo splendore che avevano appena usciti dalla bottega del fabbro\, millenni fa. In questo percorso\, l’armatura smette di essere solo uno strumento di offesa o difesa. Essa diventa un linguaggio: un simbolo di rango\, un segno di potere e il riflesso di una sapienza artigianale che ha forgiato il destino dei popoli italici”. \nLa mostra sarà visitabile fino a mercoledì 6 gennaio 2027. \nPer maggiori informazioni\, è possibile scrivendo all’indirizzo rieti@archeoares.com oppure chiamare il numero 335431722.
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SUMMARY:Mostra | Il barocco italiano a Dresda. Disegni architettonici dal Landesamt für Denkmalpflege Sachsen (Roma)
DESCRIPTION:Il Museo Napoleonico ospita\, dal 25 settembre 2026 al 10 gennaio 2027\, Il barocco italiano a Dresda\, un nucleo di disegni e bozzetti realizzati da artisti italiani e sassoni\, presenti nella raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen. \n\nLa mostra\, curata dall’Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, è promossa da Roma Capitale\, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria\, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dal Landesamt für Denkmalpflege Sachsen con il sostegno del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo Territoriale della Sassonia. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura. \n\nAlla metà del XVIII secolo Dresda – la capitale della Sassonia diventata famosa come la “Firenze sull’Elba” per la ricchezza dei suoi tesori artistici – divenne uno dei principali centri della cultura italiana a nord delle Alpi\, sotto il regno del principe elettore Friedrich August II (re di Polonia con il nome di August III)\, e della consorte Maria Giuseppa. Appassionati dell’Italia e dell’“opera seria”\, i reali non si limitarono a collezionare capolavori della pittura italiana\, come quelli di Raffaello\, Correggio\, Giorgione o Tiziano\, ma attrassero a Dresda numerosi maestri del Bel Paese\, tra compositori\, cantanti\, strumentisti\, poeti\, scenografi e architetti teatrali. \nL’intensa vita culturale alla corte cattolica\, nella diaspora della Sassonia protestante\, fu promossa in modo determinante anche dai gesuiti italiani. Simbolo di questa stagione della Controriforma è la cattedrale della Santissima Trinità\, inaugurata nel 1751 su progetto dell’architetto italiano Gaetano Chiaveri e considerata “l’edificio più romano a nord delle Alpi”. Nonostante i danni subiti nel 1945\, il monumento caratterizza ancora oggi il panorama urbano di Dresda\, mentre molti degli artisti e degli artigiani italiani che hanno contribuito alla sua realizzazione hanno lasciato la loro impronta anche in altre località attorno a Dresda e in Sassonia. \nLa corte di August III attirò inoltre pittori\, stuccatori\, musicisti\, ballerini e imprenditori teatrali provenienti dall’Italia\, attirati dallo splendore dell’“Età Augustea”. Tra questi spicca il pittore di corte Bernardo Bellotto detto Canaletto\, originario di Venezia\, le cui magnifiche vedute tramandano in modo unico l’aspetto della città di quel tempo. Parallelamente\, studiosi\, pittori e architetti di Dresda intrapresero viaggi di studio nel Sud\, anche di lunga durata\, riportando in patria le loro impressioni. \nIl percorso espositivo attinge alla raccolta scientifica del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, che conserva numerose testimonianze di questi scambi culturali\, tra cui capolavori del disegno architettonico europeo del XVIII secolo. La mostra propone una selezione di disegni e bozzetti architettonici\, offrendo uno spaccato di quell’epoca straordinariamente feconda sotto l’aspetto culturale\, alla quale Dresda deve in primo luogo la sua fama\, che perdura ancora oggi\, di città dell’arte e della musica. \n\nMentre a Dresda è in corso un’ampia retrospettiva dedicata ai dipinti di Correggio provenienti dall’Italia\, contemporaneamente a Roma vengono esposti disegni architettonici originali del XVIII secolo provenienti da Dresda. Tra questi figurano opere realizzate proprio a Roma trecento anni fa. \n\nLa mostra è articolata in quattro sale. Nella prima sala\, intitolata “Roma come modello”\, oltre a una presentazione della città di Dresda\, sono esposti sei disegni di dettagli interni delle chiese romane di Sant’Ivo alla Sapienza\, San Carlo alle Quattro Fontane e Ss. Trinità dei Monti\, nonché della Villa Albani. Altri due fogli\, particolarmente imponenti\, sono opera del futuro capo architetto sassone Julius Heinrich Schwarze\, che a Roma copiò il famoso progetto di una chiesa a cupola di Filippo Juvarra e lo traspose a Dresda in un proprio progetto di chiesa. \nLa seconda sala è dedicata alla costruzione della nuova chiesa cattolica di corte a Dresda\, progettata e realizzata dall’architetto romano Gaetano Chiaveri. Oltre a otto fogli di Chiaveri e di altri architetti coinvolti nel progetto\, l’opera principale della sala è il disegno a colori dell’altare dell’Annunciazione in Sant’Ignazio\, realizzato dalla cerchia di Anton Raphael Mengs\, che doveva fungere da modello per un altare a Dresda. \nAnche la terza sala è dedicata a Gaetano Chiaveri. Un totale di dieci disegni\, in parte di formati straordinariamente grandi\, rappresentano progetti per un nuovo palazzo reale per il principe elettore di Sassonia a Dresda. \nLa quarta sala\, infine\, è intitolata “Gli italiani a Dresda”. Per la realizzazione degli edifici erano stati chiamati a Dresda numerosi artigiani e artisti italiani. I dodici disegni in totale mostrano i loro progetti per l’architettura e le decorazioni artistiche\, ma anche le loro condizioni di vita in città. Particolarmente degni di nota sono i progetti di Giuseppe Galli Bibiena per la decorazione del soffitto della chiesa cattolica di corte e\, come pezzo forte\, un progetto di Giovanni Antonio Pellegrini per le sue decorazioni pittoriche nello Zwinger di Dresda\, considerato il più grande disegno conosciuto del maestro. \n\nAlcune delle opere esposte tornano così\, per la prima volta dopo quasi trecento anni\, nel luogo in cui furono realizzate. \n  \nImmagine: Gaetano Chiaveri (Roma 1689–1770 Foligno)\, Progetto ideale di un castello per la Sassonia\, probabilmente 1736/37 © Landesamt für Denkmalpflege Sachsen\, il fotografo Sven Pank (Ente regionale per la tutela dei beni culturali della Sassonia)
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LOCATION:Museo Napoleonico\, piazza di Ponte Umberto I\, 1\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Pontormo (Roma)
DESCRIPTION:A Roma nelle Scuderie del Quirinale\, dal 9 ottobre 2026 al  7 febbraio 2027 la prima grande mostra monografica dedicata a Jacopo da Pontormo\, detto Pontormo (Pontorme\, Empoli\, 1494 – Firenze\, 1557) mai allestita fuori della città di Firenze.\n\nProtagonista della grande stagione del Cinquecento fiorentino che segna l’origine della Maniera nell’alveo del pieno Rinascimento\, Pontormo è stato un innovatore originale e fervido la cui opera ha ispirato artisti del Novecento del rango di Pier Paolo Pasolini e Bill Viola. Oggetto del desiderio di collezionisti di tutto il mondo\, Jacopo è al tempo stesso popolare e amato anche dal grande pubblico per la sua pittura inquieta e splendida\, che ci parla e ci coinvolge al di là del tempo.\nQuesta mostra\, promossa da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi\, prodotta insieme alla casa editrice Electa\, che pubblica anche il catalogo e curata da Cristina Acidini con altri tra i maggiori esperti del Cinquecento fiorentino quali Elena Capretti\, Philippe Costamagna\, Bruce Edelstein e Carlo Falciani\, rappresenta l’occasione per vedere riuniti i principali capolavori dell’artista\, come non accadeva dalla Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino che si tenne in Palazzo Strozzi a Firenze nel 1956\, per il quarto centenario della morte.\nL’esposizione romana ripercorre secondo una narrazione cronologica i momenti fondamentali della vita e dell’attività dell’artista: dagli esordi nella Firenze repubblicana alla stagione delle grandi imprese pittoriche sotto l’egida della dinastia medicea e delle autorità ecclesiastiche\, con approfondimenti dedicati alla produzione grafica\, all’attività di ritrattista e agli scritti autografi. In particolare\, una straordinaria serie di opere su carta testimonia la suprema maestria di Pontormo nell’arte del disegno\, praticata a Firenze a livelli di eccellenza.\nNel percorso espositivo si susseguono prestiti eccezionali provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo (oltre alle Gallerie degli Uffizi\, alla Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello a Firenze\, la Galleria Borghese e l’Istituto centrale per la Grafica a Roma\, anche il Louvre a Parigi\, la National Gallery e il British Museum a Londra\, il Metropolitan Museum of Art di New York\, la National Gallery of Art di Washington\, l’Art Institute di Chicago\, il Getty Museum di Los Angeles e altri ancora)\, insieme con dipinti concessi dalle diocesi e dalle parrocchie di Firenze e del territorio. Dalla cappella Capponi in Santa Felicita a Firenze viene la pala con la Pietà (o Trasporto di Cristo) del 1525-1528\, di magnetica bellezza\, insieme con quattro tondi con gli Evangelisti di Pontormo e Bronzino\, in un allestimento altamente suggestivo che richiama in mostra la struttura architettonica della cappella. E dalla pieve di San Michele Arcangelo di Carmignano presso Prato\, oggi in restauro\, viene l’opera più conosciuta di Pontormo\, la Visitazione (1528-1532)\, installata nell’ultima sala quale spettacolare conclusione e congedo dalla mostra. Catalogo Electa.\n\nOrari di apertura\nLe Scuderie del Quirinale sono aperte tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 19:00).\nOrari speciali: 24 e 31 dicembre (dalle ore 10:00 alle ore 15:00\, ultimo ingresso alle ore 14:00); 25 dicembre e 1 gennaio (dalle ore 16:00\nalle ore 20:00 ultimo ingresso alle ore 19:00).\n\nBiglietti: \nintero: € 18\,00\nridotto: € 16\,00\nunder 30: € 12\,00\nunder 18: € 5\,00\nunder 6: gratuito\nopen: € 27\,50\n\n\nImmagine: Pontormo (Jacopo da Pontormo)\, Visitazione\, 1528-1532\, olio su tavola\, 202 × 156 cm. Carmignano (Prato)\,\npieve di San Michele Arcangelo. Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia. Foto: Antonio Quattrone
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SUMMARY:Mostra | Saffo. Lo spirito della poesia (Roma)
DESCRIPTION:“Saffo” è la mostra dedicata all’unica grande voce femminile sopravvissuta della letteratura greca arcaica: Saffo di Lesbo. L’esposizione sarà allestita presso le Uccelliere Farnesiane sul Palatino\, nel Parco archeologico del Colosseo\, dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027. \nLa mostra\, promossa dal Parco archeologico del Colosseo e con l’organizzazione di Electa\, è curata da Silvia Romani.\nRappresenta il secondo atto del progetto espositivo dedicato alle figure femminili più moderne dell’antichità\, ponendosi in continuità con la mostra dedicata a Penelope (19 settembre 2024 – 12 gennaio 2025)\, già ospitata negli stessi spazi. \nDue i nuclei complementari che compongono il percorso espositivo: la Saffo storica e poetica e la Saffo leggendaria e popolare\, in un continuo gioco di rimandi tra realtà e mito\, antichità e modernità.
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SUMMARY:Mostra | Tajikistan. The Land of Unique Heritage (Roma)
DESCRIPTION:Il MUCIV-Museo delle Civiltà\, in collaborazione con il Museo Nazionale del Tajikistan\, presenta la mostra Tajikistan – the Land of Unique Heritage\, un viaggio che abbraccia oltre 2.500 anni di storia\, dal VI secolo a.C. al XXI secolo d.C. \n  \nL’esposizione si snoda lungo due grandi direttrici narrative. La prima sezione esplora i siti archeologici e gli imperi dell’antichità: capolavori come le regali teste d’ariete in bronzo di epoca achemenide\, i raffinati reperti di Takht-i Sangin\, le sculture buddhiste di Ajina Tepe e dell’Impero Kushana\, i legni intagliati del palazzo di Bunjikat e la celebre pittura murale “Uomo in ginocchio” dell’antica Penjikent\, nota come la “Pompei dell’Est”. La seconda parte del percorso celebra invece il patrimonio delle arti applicate tradizionali tajike\, esponendo rari strumenti musicali come il dutor e il rubab\, eleganti manufatti in rame inciso\, i pannelli a rilievo della pittura Kundal e i ricami Suzani\, tra cui spiccano i colorati abiti Chakan\, riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio Immateriale dell’Umanità. \n  \nORARI APERTURA \n dal martedì alla domenica\, ore 8.00 – 19.00 \nultimo ingresso ore 18.30 \nTUTTE LE PRIME DOMENICHE DEL MESE \nINGRESSO GRATUITO SENZA PRENOTAZIONE
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SUMMARY:Mostra | Tesori. Il patrimonio della Biblioteca nazionale centrale di Roma (Roma)
DESCRIPTION:Il 14 marzo 1876 Roma\, capitale d’Italia da appena cinque anni\, apriva la sua grande Biblioteca nazionale\, destinata a rappresentare l’unità appena raggiunta. Per realizzare così celermente tale impresa\, i fondatori non partirono da zero: la soppressione delle corporazioni religiose del 1873 portò al Collegio Romano\, attorno alla Bibliotheca Major dei Gesuiti\, oltre 70 raccolte conventuali\, per circa trecentomila volumi. È questo il cuore antico dell’Istituto\, che oggi è una struttura dinamica e moderna\, in dialogo con le grandi biblioteche del mondo. \nIn quella stratificazione di secoli\, ricca di teologia\, diritto e liturgia\, è serbata la gran parte delle rarità e meraviglie qui esposte. Tuttavia\, la Biblioteca non ha mai smesso di crescere e scegliere\, trasformando il lascito del passato in un patrimonio vivo\, al servizio di studiosi\, studenti e cittadini. I direttori nel tempo ne hanno plasmato il volto con acquisti\, donazioni e coraggiose scelte: Domenico Gnoli\, che a fine Ottocento promosse la Collezione romana e quella della Grafica; Emidio Cerulli\, che negli anni Sessanta del Novecento immaginò un archivio della letteratura contemporanea. \nQuesta mostra racconta tutto ciò. Ogni opera esposta è un tesoro non solo per rarità o bellezza\, ma perché custodisce un frammento di questa storia: la storia di un monastero che conservò un codice\, di un direttore che intuì l’importanza di un acquisto\, di un collezionista che evitò una dispersione\, di uno scrittore che affidò le proprie carte a un’istituzione pubblica. \nLa mostra procede per nuclei\, a partire dai secoli più lontani: i codici altomedievali\, tra cui le Confessioni di sant’Agostino (VI secolo)\, il più antico e completo testimone dell’opera\, e i manoscritti miniati del Quattrocento\, che ci tramandano committenze principesche. Seguono i libri a stampa\, con la preziosa collezione di incunaboli\, la ricca sezione di edizioni aldine\, fino a esemplari di assoluta rarità come le prime edizioni delle opere di Giordano Bruno. Di forte valenza scientifica ed estetica sono le Collezioni Cartografiche\, della Grafica e la Romana: il Planisfero di Pareto del 1455\, l’Indicatore della Qibla con la prima rappresentazione nota dell’America in una mappa araba\, le vedute di Roma\, da Nolli a Liverani\, culminando con van Wittel. Le Collezioni Orientali e Africane raccontano un dialogo di culture che attraversa i continenti e il tempo; le legature storiche ricordano che il libro è anche oggetto d’arte. \nCon l’Ottocento troviamo Belli\, poeta della Roma popolare\, un Leopardi intimo e un singolare cimelio dannunziano; con il Novecento\, eccezionali documenti di Calvino\, Morante e Pasolini\, le cui carte hanno sede permanente a Spazi900\, primo museo della letteratura contemporanea in una biblioteca pubblica. \nTesori è un invito a condividere quanto ci è stato consegnato e abbiamo il dovere di trasmettere: una memoria comune in cui si riconosce la cultura nazionale\, nata da una pluralità di città\, corti\, monasteri e costumi\, e oggi patrimonio di tutti. Il nostro più prezioso tesoro.
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LOCATION:Biblioteca nazionale centrale di Roma\, Viale Castro Pretorio\, 105\, Roma\, Italy
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SUMMARY:Mostra | L’Olla di Cerere e le altre. Voci\, forme\, complessità (Roma)
DESCRIPTION:Un vaso\, un’iscrizione. Una storia sorprendente\, ancora da esplorare.\nIl 6 novembre 2026 apre al pubblico\, presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia\, la mostra L’Olla di Cerere e le altre. Voci\, forme\, complessità: momento di sintesi di un percorso di ricerca che\, muovendo da una delle più significative testimonianze della lingua e della scrittura degli antichi Falisci\, mette in dialogo archeologia\, studio delle lingue antiche e tecnologie digitali.\nAl centro dell’esposizione è l’Olla di Cerere\, così chiamata dal nome della divinità che compare all’inizio dell’iscrizione: un documento prezioso per indagare le prime forme di scrittura nell’Italia antica e avvicinarsi alla civiltà falisca. La mostra presenta infatti i risultati di uno studio interdisciplinare che torna a interrogare il testo e il vaso che lo custodisce\, nel più ampio contesto della produzione epigrafica falisca di fase arcaica (VII-VI secolo a.C.)\, facendo convergere metodi e competenze diversi in una lettura rinnovata del reperto.\n  \n👉 Leggi l’articolo completo su Storie & Archeostorie: \nL’Olla di Cerere e le altre: a Villa Giulia una mostra svela nuove scoperte sulla scrittura falisca \n \n 
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LOCATION:Museo nazionale etrusco di Villa Giulia\, Piazzale di Villa Giulia\, 9\, Roma\, Italy
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