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SUMMARY:Mostra | Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al Medioevo (Palazzo Madama\, Torino)
DESCRIPTION:La mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo a Torino ricostruisce\, con dati archeologici e tecnologie digitali\, la lunga storia del sito di Palazzo Madama dalla Porta romana al castello medievale dei Savoia-Acaia. \nDal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026\, la mostra riporta al centro dell’attenzione questa lunga fase “invisibile” del monumento\, restituendone forma\, funzioni e significati. \nPrima di essere la dimora delle Madame Reali\, prima dei Savoia\, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra\, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria\, le cui origini affondano nell’età romana\, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo\, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo\, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio\, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome. \nPer approfondire i dettagli dell’evento:  Leggi l’articolo completo su Storie & Archeostorie
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SUMMARY:Mostra | Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger (Torino)
DESCRIPTION:Dal 6 febbraio al 3 maggio 2026\, i Musei Reali di Torino ospitano nello Spazio Scoperte\, al secondo piano della Galleria Sabauda\, la mostra dossier Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto. \nL’esposizione propone\, per la prima volta\, un confronto diretto tra la straordinaria e pionieristica invenzione iconografica\, elaborata tra il 1425 e il 1428 da Fra Giovanni da Fiesole\, detto il Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455)\, per la rappresentazione del Giudizio Universale nella tavola oggi conservata al Museo di San Marco a Firenze – eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana\, nell’ambito delle relazioni culturali e di scambio tra musei del Sistema museale nazionale del Ministero della cultura – e l’opera appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda\, eseguita dal pittore fiammingo Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 – Praga 1611) tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V. \nQuest’ultima\, dichiaratamente ispirata al prototipo di Angelico\, consente di indagare le modalità di ricezione\, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna\, rivelando tanto le permanenze quanto le trasformazioni che il soggetto subì nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo. \nLa rassegna si tiene in occasione del rientro ai Musei Reali della tavola di Fra Giovanni da Fiesole raffigurante la Madonna dell’Umiltà\, concessa in prestito alla mostra monografica Beato Angelico (Firenze\, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco\, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026).
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LOCATION:Musei Reali di Torino\, Piazzetta Reale\, 1\, Torino\, Italy
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SUMMARY:Mostra | Zanabazar: The Wisdom of the Steppes. Capolavori del XVII secolo dal cuore della Mongolia al MAO (Torino)
DESCRIPTION:Dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 il MAO Museo d’Arte Orientale\, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma\, presenta al pubblico per la prima volta in Europa due straordinarie opere del tulku Zanabazar. maestro spirituale e incredibile artista e innovatore del XVII secolo. \n\nNato nelle steppe mongole nel 1635\, Zanabazar fu una figura di primo piano del buddhismo tibetano in Mongolia in quel periodo\, tanto da essere riconosciuto con il nome di Öndör Gegeen\, Sua Santità l’Illuminato\, e primo Khutuktu Jebtsundamba\, massima autorità religiosa della scuola riformata Gelugpa (cappelli gialli) del buddhismo tibetano in Mongolia\, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha. Dichiarato leader spirituale dei mongoli nel 1639\, quando aveva solo quattro anni\, fu anche riconosciuto dal V Dalai Lama (1617-1682) come la reincarnazione dello studioso buddhista indiano Taranatha. \nNel corso di quasi 60 anni\, Zanabazar promosse fra la popolazione mongola la scuola riformata Gelugpa (a cui appartiene anche il Dalai Lama) soppiantando le tradizioni Sakya o “Cappello Rosso” (o scuola antica pre Gelugpa) che avevano precedentemente prevalso nella zona\, e influenzò profondamente gli sviluppi sociali e politici della Mongolia del XVII secolo. \n\nOltre a essere un brillante studioso e un’autorità spirituale di rilievo\, Zanabazar fu anche un artista poliedrico: a noi sono giunte alcune opere firmate da lui stesso\, pratica poco frequente nella produzione religiosa buddhista. \nZanabazar è considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca: a lui e ai membri della sua scuola si devono le maggiori opere realizzate in Mongolia in età moderna\, fra cui una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Esposte dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma\, i due capolavori sono in mostra al MAO di Torino dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 all’interno della sezione della collezione permanente dedicata all’Asia meridionale\, centrale e alla regione himalayana\, creando un dialogo con i manufatti provenienti dall’Himalaya\, soprattutto dall’antico monastero di Densatil – in Tibet Centrale – a cui Zanabazar si ispirò per le sue creazioni scultoree e i suoi dipinti religiosi. \n  \nLe opere\, in prestito in Italia e in Europa per la prima volta dal Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulaanbaatar in occasione delle esposizioni a Roma e Torino\, si contraddistinguono per un eccezionale valore estetico e spirituale e sono connotate da un linguaggio innovativo e accessibile\, capace di parlare direttamente allo sguardo e all’animo dei visitatori (e dei fedeli). \n\nQuesto progetto rappresenta per il MAO un’occasione preziosa per presentare\, nel contesto di un’istituzione occidentale che conserva arte asiatica\, uno dei più importanti artisti religiosi della Mongolia\, mettendolo in relazione con le opere del museo e colmando una lacuna nelle collezioni\, che presentano alcuni esemplari di tangka e sculture del Tibet Orientale con tratti di influenza mongola e cinese\, ma sono prive di opere di provenienza mongola. \n\nIl progetto intende inoltre favorire uno scambio interculturale tra Italia e Mongolia\, contribuendo a consolidare ulteriormente il dialogo tra istituzioni nazionali e internazionali; in questo contesto è previsto nell’estate 2026 un progetto espositivo che porterà alcuni frammenti provenienti dal monastero di Densatil della collezione del MAO presso il Chinggis Khaan National Museum\, unitamente a una ri-edizione dell’installazione multimediale del duo Ritu Sarin e Tenzing Sonam che rilegge il valore di questa preziosa raccolta attraverso la narrazione in prima persona della scultura di Virūḍhaka\, (Re Guardiano del Sud)\, una delle quattro statue che presidiavano i punti cardinali di uno dei preziosissimi stupa metallici del monastero. \n\nIl progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione\, edita da Silvana Editoriale\, con testi istituzionali di MAO\, Galleria Borgese e Chinggis Khaan National Museum\, oltre a nuovi saggi di esperti quali Thupten Kelsang e Chiara Bellini e approfondimenti sulle opere in mostra con traduzioni in italiano e in inglese. Il volume sarà riccamente illustrato e presenterà immagini di allestimento di entrambe le sedi espositive. \nIngresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. \n  \n(Immagine in apertura: Öndör Gegeen Zanabazar (Mongolia\, 1635 – 1723). Tara verde / Green Tara. XVII secolo Bronzo dorato\, fusione. Chinggis Khaan National Museum\, Ulan Bator\, Mongolia) \n  \n 
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LOCATION:MAO Museo d’Arte Orientale\, Via san Domenico 11\, Torino\, Italy
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