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SUMMARY:Presentazione progetto | Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta (Pieve di Cadore - BL)
DESCRIPTION:Nell’ambito della lunga collaborazione inter-istituzionale tra Soprintendenza e Magnifica Comunità di Cadore\, è stato possibile avviare il progetto di “riscoperta” di reperti giacenti nei depositi dell’Università degli Studi di Padova\, destinati ora al Museo Archeologico Cadorino “Enrico De Lotto” a Pieve di Cadore (Bl). Le nuove attività di studio hanno consentito di recuperare una storia “dimenticata” e di riportare nel territorio di provenienza reperti particolarmente importanti per la storia dell’alto Medioevo in Cadore. \nVenerdì 12 giugno\, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia\, Soprintendenza\, Università di Padova\, Dipartimento di Biologia e Magnifica Comunità di Cadore promuovono un appuntamento dal titolo\n👉 “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta” per presentare il progetto di restituzione di questi reperti al Museo Archeologico Cadorino.\n👉 L’iniziativa sarà accompagnata da una visita guidata al nuovo allestimento del museo\, dove i reperti archeologici sono oggi esposti. \nEssi rappresentano un autentico doppio rinvenimento.\n✅ La prima scoperta (fortuita) avvenne verso l’inizio del ’900 presso il torrente Boite\, ma solo nel 1911 furono consegnati al prof. Giorgio Dal Piaz (Università di Padova) e successivamente all’archeologo Raffaello Battaglia\, che per primo li studiò e pubblicò su riviste di settore. Dall’epoca degli studi\, i reperti sono rimasti nei magazzini del Museo di Antropologia dell’Ateneo patavino.\n✅ La seconda scoperta (sempre fortuita!) è avvenuta nel 2021; infatti\, durante un lavoro di catalogazione\, è stato possibile identificare con certezza il lotto cadorino studiato dal Battaglia\, che purtroppo\, seppur in buono stato di conservazione\, aveva perso ogni originaria indicazione di provenienza. La proficua collaborazione fra gli Enti pubblici competenti\, dopo il completamento dello studio e l’esecuzione di puntuali e circoscritti interventi conservativi\, ha consentito quindi il ritorno al loro territorio d’origine dei reperti facenti parte delle collezioni di Antropologia del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova. \n🔎 Il gruppo di reperti fa presumere l’esistenza a Valle di Cadore di una necropoli alto-medievale (fine VI-inizi VII sec. d.C.).\nA tombe femminili rimandano orecchini\, pendenti\, anelli\, bracciali e fibule a “S” mentre la punta di lancia verosimilmente appartiene ad una sepoltura maschile.\nIn particolare è significativa la presenza delle fibule a “S”\, tipiche del costume femminile longobardo\, circa fino all’inizio del VII secolo. Le fibule di Valle sono del tipo più semplice (in bronzo)\, decorate da motivi incisi. Fibule simili si trovano in Friuli e in centri posti lungo la strada che collega la Carnia al Passo della Mauria e dunque al Cadore (si veda\, ad esempio\, la necropoli di Andrazza a Forni di Sopra\, Udine). \nLa punta di lancia indica la presenza di un individuo maschile con status di guerriero; anche in questo caso\, nelle sepolture maschili di cultura longobarda si trovano spesso armi che sottolineano il rango. Le armi non solo affermano la presenza di un individuo armato ma anche di un uomo libero (arimanno)\, che godeva dei diritti pubblici. Ad un nucleo di ritrovamenti sporadici appartengono infine due reperti di cronologia ben differente\, la cui provenienza da Valle di Cadore è decisamente significativa. Le due monete rinvenute spiccano sia per l’ottimo stato di conservazione sia come indicatori delle vicende storiche di questo territorio. La più antica è un sesterzio databile nell’ambito della prima metà del III secolo e potrebbe alludere a situazioni (transiti o stazionamenti) di natura militare. Il secondo esemplare è molto più recente ed è testimone dei legami di quest’area con la Repubblica di Venezia. Il progetto rientra in un più ampio percorso scientifico di lunga durata\, diretto dalla Soprintendenza e dalla Magnifica Comunità di Cadore\, per la tutela\, lo studio e la fruizione del patrimonio archeologico cadorino. \n📆 Venerdì 12 giugno 2026\n📌 “Valle di Cadore alto-medievale. Storia di una doppia scoperta”\n🕦 Ore 17.30 – presentazione del progetto\nSala consiliare del Comune di Pieve di Cadore (Bl)\, Piazza Municipio n. 18\n🕦 Ore 18.00 – Visita al nuovo allestimento Museo Archeologico Cadorino “Enrico de Lotto”\, Piazza Tiziano n.2\, Pieve di Cadore (Bl) \n📌 Intervengono:\nAlessandro Asta – funzionario archeologo Soprintendenza Archeologia Belel Arti e Paesaggio per per le province di Padova\, Treviso e Belluno\nNicola Carrara – Università degli Studi di Padova\, Dipartimento di Biologia\nMatteo Da Deppo – Magnifica Comunità di Cadore
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SUMMARY:Mostra | Sotto il segno di Teodorico. Storia e miti della Verona gota (Verona)
DESCRIPTION:Chi fu davvero Teodorico? Sovrano illuminato\, re barbaro\, protagonista di leggende oscure? \nLa nuova esposizione della Biblioteca Capitolare di Verona invita a entrare in una figura complessa e affascinante\, sospesa tra storia e mito\, e a riscoprire il profondo legame che la unisce alla città. \nRe degli Ostrogoti e signore d’Italia tra V e VI secolo\, Teodorico il Grande governò a lungo da Ravenna\, ma Verona occupò un posto speciale nella sua geografia politica e simbolica. Qui la sua presenza è rimasta impressa non solo nelle fonti storiche\, ma anche nella memoria collettiva\, alimentando nei secoli racconti e interpretazioni spesso divergenti. \nAttraverso manoscritti\, cronache e testi a stampa\, il percorso espositivo ricostruisce il contesto storico in cui visse Teodorico: un’epoca di transizione\, segnata dall’incontro – e talvolta dallo scontro – tra mondo romano e regni “barbarici”\, tra tradizioni religiose diverse e nuovi equilibri politici. Accanto alla dimensione storica\, emerge quella leggendaria: un Teodorico che\, con il passare dei secoli\, si trasforma\, cambia volto e significato\, diventando protagonista di narrazioni sempre più lontane dalla realtà originaria. \nParticolare attenzione è dedicata alla tradizione veronese\, che conserva tracce significative di questa evoluzione. Le cronache locali\, insieme ad altre testimonianze\, permettono di seguire la costruzione di una memoria stratificata\, in cui il dato storico si intreccia con l’immaginario\, dando vita a un racconto complesso e affascinante. \nL’esposizione offre così non solo l’occasione di avvicinarsi a una figura chiave della storia altomedievale\, ma anche di riflettere su come la storia stessa venga raccontata\, reinterpretata e trasformata nel tempo. \nL’esposizione sarà visitabile all’interno degli spazi espositivi della Capitolare dal 28 maggio al 30 giugno.
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SUMMARY:Seminario | Seminari di Archeologia Medievale (Padova)
DESCRIPTION:venetDal 13 aprile al 19 maggio l’Università di Padova organizza un ciclo seminari organizzati nell’ambito dell’insegnamento di Archeologia medievale del Corso di laurea in “Archeologia” dell’Università di Padova.\nIngresso libero.
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SUMMARY:Ciclo di conferenze | Obiettivo seta. La spedizione del 1859 in Cina nelle fotografie di Giacomo Caneva (Venezia)
DESCRIPTION:Obiettivo seta. La spedizione del 1859 in Cina nelle fotografie di Giacomo Caneva |  \nReframing Silk. Giacomo Caneva’s Photographs of the 1859 Expedition to China \nCICLO DI CONFERENZE \nA cura di Giulia Pra Floriani\, Marta Boscolo Marchi \nVenezia\, Museo d’Arte Orientale \n13 marzo – 23 aprile 2026 \nIngresso gratuito su invito \nDal 13 marzo al 23 aprile 2026\, al Museo d’Arte Orientale di Venezia\, nell’ambito della mostra Obiettivo seta. La spedizione del 1859 in Cina nelle fotografie di Giacomo Caneva\, a cura di Giulia Pra Floriani e Marta Boscolo Marchi\, sarà promosso un ciclo di conferenze dedicate ai viaggi\, alla seta e ai rapporti tra Venezia e la Cina.  \nLa rassegna\, come la mostra stessa\, è frutto della collaborazione tra la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo d’Arte Orientale e il Dipartimento di Studi sull’Asia e Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari Venezia ed è resa possibile grazie al supporto dell’Unione europea (Progetto Horizon Marie Skłodowska-Curie “Photography in the Making of Knowledge: European Art-historical and Scientific Investigations on Asia\, PhotoMaKEASIA” – CUP H73C24001280006)\, dell’Istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e del MaP (Centro di ricerca Marco Polo sulle connessioni globali Europa-Asia). \nTutti gli appuntamenti si terranno al Museo d’Arte Orientale\, alle 15.30 e saranno gratuiti su invito.  \nHa aperto la rassegna\, lo scorso 13 marzo\, Nel segno di Marco Polo. Venezia\, l’Asia la seta del prof. Luca Molà\, docente di storia del Rinascimento presso la Warwick University (UK) e autore di un recente volume dedicato al celebre viaggiatore e ai rapporti commerciali tra Venezia e la Cina. Dopo il suo ritorno a Venezia\, nel 1295\, cosa fece Marco? Scopriamo da documenti finora inediti che divenne uno dei protagonisti del commercio locale e internazionale. Produsse tessuti\, e la seta\, il più pregiato\, inducesse lui e la sua famiglia a chiedere il trasferimento a Venezia di una folta comunità di esperti artigiani e imprenditori provenienti da Lucca\, città leader nel settore. Da allora si ricercano non solo le stoffe asiatiche\, per cui si era disposti a pagare una follia\, ma anche il color cremisi\, ricercatissimo\, del quale non si conosceva la tecnica.  \nIl prossimo 26 marzo sarà presentato La spedizione Castellani-Freschi nelle fotografie di Giacomo Caneva di Giulia Pra Floriani\, Giuseppe Vanzella \nI relatori racconteranno le tappe salienti del viaggio di Giovan Battista Castellani e Gherardo Freschi in Cina alla ricerca di seme-bachi sano\, per risollevare le sorti del comparto tessile provato dalla pebrina nell’Italia settentrionale. Li accompagnava il fotografo Giacomo Caneva\, del quale sono esposti 32 calotipi del 1859. Saranno svelati luoghi\, persone\, attività ritratti nelle immagini in mostra\, ripercorrendo anche la storia di una collezione apparsa sul mercato antiquario da pochi anni. \nGiuseppe Vanzella è collezionista e storico della fotografia italiana. Possiede una collezione di fotografia dalle origini alla contemporaneità di straordinario interesse storico-culturale\, che ha esposto in mostre tematiche o monografiche e ha studiato in volumi dedicati. Dal 1980 gestisce un’attività di vendita di libri antichi e di antiquariato. \nGiulia Pra Floriani è Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Researcher presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. Il suo progetto di ricerca PhotoMaKEASIA indaga come la fotografia abbia plasmato la conoscenza dell’Asia in Europa. Ha curato\, insieme a Sarah E. Fraser e Kuiyi Shen\, il volume Ink and Oil: Chinese Artists Trained in Europe (1920–1960)\, in pubblicazione nel 2026. \nIl 9 aprile Maria Francesca Bonetti parlerà di Giacomo Caneva\, artista e pioniere della fotografia. La conferenza illustrerà la figura e l’attività di Giacomo Caneva (Padova 1813 – Roma 1865)\, giunto a Roma nel 1838 per perfezionare la sua formazione artistica dopo gli studi presso l’Accademia di Venezia\, ma ben presto distintosi per il precoce utilizzo della fotografia\, quale mezzo da lui privilegiato per la documentazione\, la conoscenza e la rappresentazione della realtà. Protagonista di quel cenacolo internazionale di artisti fotografi\, storicamente ricordato come Circolo del Caffè Greco – o Scuola fotografica romana –\, Caneva è stato\, con la versatilità dei suoi interessi figurativi e la sperimentazione anche di nuovi generi\, al centro delle relazioni che la fotografia ha intrecciato\, fin dai suoi esordi\, con gli altri linguaggi espressivi\, contribuendo al rinnovamento delle convenzioni visive e delle ricerche pittoriche dell’epoca.  \nMaria Francesca Bonetti\, storica dell’arte\, è stata responsabile delle Collezioni fotografiche presso l’Istituto centrale per la grafica del Ministero della Cultura (Roma). Ha partecipato con contributi scientifici a diverse pubblicazioni e progetti di ricerca storico-fotografica e ha curato la realizzazione di varie mostre di fotografia\, sia storica che contemporanea. Fin dalla sua fondazione (2006) è membro del Consiglio Direttivo della SISF (Società Italiana per lo Studio della Fotografia).  \nIl 23 aprile\, sempre alle 15\,30 al Museo\, la studiosa Sarah Fraser parlerà di Staged Photography and Mimesis: Caneva’s 1850s Images of China (in inglese). Una delle sfide della ricerca inerente all’Asia orientale è costituita dalla fotografia occidentale e dalla difficoltà di raccogliere documenti e dati storici. La relazione esplorerà i diversi tipi di fotografia e gli stereotipi connessi\, i riferimenti etnografici e la costruzione iconografica. Si scoprirà come la prima fotografia possa diventare un prezioso strumento di ricerca. Le fotografie di Giacomo Caneva suggeriscono diversi spunti per interrogarsi sul ruolo della mimesis nel diciannovesimo e ventesimo secolo\, nella cultura visuale asiatica. La conferenza si terrà in lingua inglese senza traduzione simultanea.  \nSarah E. Fraser è professoressa e direttrice dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale presso l’Università di Heidelberg. Le sue pubblicazioni includono il volume Women Cross Media: East Asian Photography\, Prints\, and Porcelain in the Staatliche Kunstsammlungen Dresden (2022) e Performing the Visual: The Practice of Buddhist Wall Painting in China and Central Asia\, 618-960 (2004).
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SUMMARY:Mostra | I Guardi di Calouste Gulbenkian (Venezia)
DESCRIPTION:Un’esposizione che racchiude lo spirito del Settecento nel suo luogo più emblematico e\, insieme\, un dialogo tra istituzioni internazionali\, tra storie di collezioni e collezionisti.  \n  \nLa stagione espositiva di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano apre dal 7 marzo all’8 giugno 2026 con degli ospiti d’onore. Una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793)\, provenienti da una delle raccolte più importanti al mondo di opere dell’ultimo grande vedutista veneziano del Settecento: il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. \n  \nAperto nel 1969\, il Museo Calouste Gulbenkian ha come cuore originario delle sue raccolte la collezione dell’imprenditore e filantropo armeno\, naturalizzato inglese\, Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955). Noto per i suoi gusti raffinati\, per i vasti interessi\, la profonda conoscenza e l’eclettismo del collezionismo artistico che spaziavano dall’arte greca e romana all’Impressionismo\, dal Rinascimento Italiano al Seicento europeo\, passando per l’arte decorativa. Le diciannove opere di Guardi da lui acquisite tra il 1907 e il 1921 sono riconosciute tra le più celebri dell’artista\, famoso per avere iniziato a dipingere vedute in età matura\, dopo anni di sperimentazioni nel campo della pittura di storia e di genere e testimoniano\, una volta di più\, anche la complessa e dinamica costituzione della stessa raccolta museale. \nAllo stesso tempo\, il loro ritorno a Venezia si inserisce nel percorso e nella narrazione del luogo emblema del Settecento veneziano\, nella storia del collezionismo e delle raccolte civiche\, attraverso il dialogo con disegni di Francesco Guardi provenienti dai fondi del Gabinetto dei disegni e delle stampe: un nucleo di opere su carta\, originariamente acquisite dal “padre” delle collezioni civiche\, Teodoro Correr. \n  \nTutte databili tra il 1770 e 1790\, le dieci opere parte della mostra I Guardi di Calouste Gulbenkian\, esposte nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico\, rappresentano una straordinaria testimonianza dello stile dell’artista\, fatto di pennellate allusive e di proporzioni liberamente sfalsate che producono vedute in cui la struttura prospettica appare elastica. Ormai lontana dalle certezze geometriche di Canaletto e della sua camera ottica\, la Venezia ritratta da Francesco Guardi è composta da edifici corrosi dalla luce\, resi attraverso una pittura tremolante\, quasi che il pittore voglia offrire un’immagine interiore della città e di una civiltà\, quella veneziana\, ormai in rapido declino. Anticipando\, in un certo senso\, i sentimenti e le tensioni proprie della stagione del Romanticismo. \nI soggetti sono quelli indagati dall’artista in varie occasioni\, come la Festa della Sensa in Piazza San Marco che si svolgeva il giorno dell’Ascensione\, nel quale Venezia celebrava il matrimonio simbolico tra la città e il Mare. A questo evento è dedicata anche La Partenza del Bucintoro\, dove si vede salpare la nave di stato con a bordo il doge in direzione della chiesa di San Nicolò al Lido\, davanti alla quale veniva gettato in mare l’anello d’oro a simboleggiare l’unione tra Venezia e il mare Adriatico. Il fortunato tema delle feste e parate d’acqua si ritrova nella Regata sul Canal Grande\, opera ispirata ad una veduta di Canaletto\, connotata però dall’inconfondibile effetto atmosferico di Guardi. Con Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio\, Guardi presenta un’immagine curiosa di come sarebbe potuto essere uno dei simboli di Venezia. Anche la Terraferma veneta è ritratta dall’artista\, come testimonia la Vedute delle chiuse di Dolo. \n  \nTra i disegni delle collezioni civiche scelti per il confronto\, spiccano Il Gran Teatro La Fenice e i due celebri fogli acquerellati dedicati a Le nozze del duca di Polignac\, veri e propri capolavori della grafica di Francesco\, in cui il tratto sottile e aereo dà vita a composizione rarefatte e atmosferiche\, quasi fossero un paravento giapponese o una pittura su seta\, con i quali condividono la medesima leggerezza e fragile grazia.
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