Mostre / Alla Rocca Roveresca di Senigallia brillano i gioielli dell’Italia antica
Oltre 400 preziosi reperti in esposizione fino all’8 dicembre per un viaggio nell’arte orafa dalla Preistoria all’Alto Medioevo.
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Oltre 400 preziosi reperti in esposizione fino all’8 dicembre per un viaggio nell’arte orafa dalla Preistoria all’Alto Medioevo.
Il corredo di gioielli, scoperto nel 1971, sfoggia simboli legati alla dea romana della Luna. Si trattava di preziosi indossati dalle fanciulle e poi destinati ad accompagnarle nell’Aldilà perché continuassero a proteggerle in eterno. Il ritrovamento è stato presentato oggi per la prima volta al pubblico dopo un lungo studio effettuato su scavi ancora inediti
The jewelry, discovered in 1971, bear the symbols of Luna, the Roman moon goddess: it accompanied the girls in their lifetime; after they died, they were buried with them so the jewels could continue to protect them in the afterlife. All items will be presented to the public for the first time today at the 48th Archaeological Congress. It was studied as part of an extensive project focused on past archaeological excavations that were not fully published.
Fino al 28 maggio 2023 l’ex dormitorio del Convento dei Benedettini ospita una selezione di oggetti provenienti dal Museo delle Trame mediterranee attraverso i quali si può ammirare l’apporto del Medio Oriente nella cultura europea che, in Sicilia in particolare, si manifesta in quel sincretismo riscontrabile soprattutto nelle espressioni artistiche.
Risalente a 41.500 anni fa e trovato in una grotta in Polonia, è un ciondolo d’avorio decorato da 50 puntini che disegnano una curva circolare irregolare. L’analisi del reperto – guidata da studiosi dell’Università di Bologna – amplia le nostre conoscenze sui tempi di comparsa di questi oggetti realizzati dai primi Homo sapiens arrivati in Europa
Una collezione di circa 100 monili e preziosi, unica per quantità e valore, sarà per l’occasione presentata sul luogo stesso del ritrovamento: si tratta di oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni dei quali ritrovati con i loro proprietari deceduti durante la fuga, nel vano tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri invece rinvenuti nelle dimore dell’antica città.