“Le dee del grano”: in Basilicata una mostra diffusa tra mito, archeologia e paesaggio
Una mostra diffusa nei musei lucani accompagna il visitatore lungo i cicli del grano, intrecciando archeologia e memoria del territorio.
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Una mostra diffusa nei musei lucani accompagna il visitatore lungo i cicli del grano, intrecciando archeologia e memoria del territorio.
Il Parco Archeologico di Velia lancia un percorso in realtà virtuale che ricostruisce la polis di Parmenide e Zenone grazie a visori Oculus Quest 3 e scenari 3D.
Nuove indagini geofisiche e archeologiche nel Parco di Herakleia rivelano la possibile presenza del teatro della città magnogreca, di fronte al santuario di Dioniso.
Un nuovo sistema di illuminazione sostenibile trasforma il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, migliorando la fruizione delle collezioni e riducendo l’impatto ambientale grazie ai fondi del PNRR.
Il sottosuolo di Gela continua a restituire testimonianze del suo passato. Nei giorni scorsi sono venuti alla luce diversi reperti, tra cui un'”osteotheca” risalente alla prima metà del VI secolo a.C.
Nuovi servizi e investimenti nella ricerca. Presto al via la prima campagna di scavi archeologici, che già promette grandi risultati.
Scoperta a Monte Sant’Angelo: un ritrovamento di grande interesse, che aiuta a comprendere meglio la dieta nell’ultima colonia greca sulla costa meridionale della Sicilia.
La campagna sarà condotta dall’Università di Bologna con la Direzione regionale Musei nei santuari dell’antica città della Magna Grecia. Allestito anche un cantiere didattico aperto al pubblico.
Fino al 30 novembre a Palazzo Ciampoli, la narrazione della città nascosta e riletta da un team di archeologi incrociando documenti e reperti. Le ricostruzioni digitali in 3D restituiscono la visione di un sontuoso e scenografico centro urbano concepito per guardare il mare ed essere ammirato a distanza di chilometri
Si torna a scavare sul monte Sant’Angelo per ricostruire l’impianto urbanistico dell’antica Finziade e conoscere meglio la vita quotidiana nell’ultima fondazione greca di Sicilia (282 a.C.).
La scultura, che aveva una funzione funeraria o votiva, molto diffusa nel periodo arcaico e classico, è costituita dalla cosiddetta “Testa Biscari”, che si trovava nel Museo civico di Castello Ursino a Catania, e dal “Torso di Leontinoi” del Museo Paolo Orsi di Siracusa.
Una testa di leone in marmo prezioso intatta e in perfetto stato di conservazione. È un’antica sima, ovvero l’estremità superiore del tetto di un tempio, rinvenuta a Selinunte dall’archeologo Jon Albers durante le ricerche condotte dall’Università di Bochum. La sima appena scoperta – il cui restauro sarà avviato nei prossimi mesi, a cantiere aperto, con la collaborazione di esperti tedeschi e italiani – sarà esposta da sabato 26 agosto all’Antiquarium del Baglio Florio nel Parco archeologico di Selinunte.
Riportata alla luce una struttura lunga 15 metri a pochissima distanza da quella che doveva essere la darsena collegata al mare, a un centinaio di metri dalla riva attuale: potrebbe essere parte di uno dei due porti dell’antica ex colonia di Megara Iblea, ampio e imponente come richiedeva una delle più importanti città del Mediterraneo, centro di traffici commerciali.
Nuovo prezioso ritrovamento a Segesta: nell’area dell’acropoli Sud, vicino alla cosiddetta Casa del Navarca, è tornato alla luce un altare presumibilmente di epoca ellenistica, composto da due raffinati elementi lapidei scolpiti.
Il ritrovamento di centinaia di reperti in un tempietto greco affacciato sul mare potrebbe gettare una nuova luce sulla storia dell’antico insediamento dedicato a Poseidone. Di grande rilevanza le statuette in terracotta con i volti degli offerenti o quelli delle divinità, tra le quali numerose con il piccolo Eros a cavallo di un delfino. Una di queste contiene il “marchio” dei ceramisti della famiglia degli Avili, di origine laziale, la cui presenza a Paestum non era stata finora documentata.
Torna alla luce l’antica strada lastricata che tagliava Segesta: nel corso del cantiere di scavo, condotto dall’Università di Ginevra all’interno del Parco archeologico regionale, sono stati scoperti diversi lastroni dell’antica strada che fu utilizzata fino al periodo medievale. Un ritrovamento eccezionale che permetterà di riscrivere l’ampiezza dell’abitato di età ellenistica, ma già nell’orbita romana, in attività sino all’epoca medievale, come denunciano importanti (e bellissimi) frammenti di ceramica.
I soldati che nel V secolo a.C militavano nell’esercito greco avevano antenati provenienti dall’Europa nord orientale, dal Caucaso e dalle steppe eurasiatiche. Lo rivela uno studio interdisciplinare, a cui ha […]
Il gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene è rientrato in Italia dagli Stati Uniti d’America. L’opera dal valore inestimabile sarà esposta al Museo dell’Arte Salvata, all’interno del Museo Nazionale Romano, dal 18 settembre al 15 ottobre 2022 per poi essere trasferita al Museo archeologico di Taranto (MArTA), dove entrerà in collezione. Il capolavoro fu prodotto a Taranto nel IV secolo a.C. e rappresenta simbolicamente il trionfo dell’armonia musicale, un concetto chiave del pensiero filosofico e politico pitagorico, particolarmente diffuso nelle città della Magna Grecia
Straordinarie scoperte dal sito archeologico di Velia, l’antica città di Elea fondata dai profughi greci di Focea nel VI secolo a.C. su un promontorio tra Punta Licosa e Palinuro, oggi nel comune di Ascea, in provincia di Salerno. Dagli scavi in corso sono riemersi i resti del primo tempio dedicato ad Atena e, al suo interno, elmi ed armi offerte alla dea dopo la battaglia di Alalia, combattuta tra il 541 e il 535 a.C. circa al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna, dagli stessi Focesi contro una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi.
Riaperta la collezione “Magna Grecia” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Chiusa dal 1996, per ricchezza ed antichità del patrimonio archeologico (i reperti, dal Settecento ai primi decenni del Novecento, furono convogliati nell’allora Real Museo Borbonico tramite acquisti e donazioni) rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale: oltre 400 opere, infatti, testimoniano le caratteristiche
insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana. [CONTINUA A LEGGERE…]
Due elmi corinzi e una serie di lingotti di “oricalco”, definito anche l’Oro di Atlantide perché composto di una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato, nell’antichità, al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento. Sono questi alcuni dei più importanti tesori presentati ieri al Museo archeologico regionale di Gela (Cl), recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine che hanno interessato, negli ultimi anni, le acque davanti alla cittadina della provincia di Caltanissetta.