Sotto terra, lungo il fiume: riprendono gli scavi nelle Grotte di Pertosa-Auletta
Dall’età del Bronzo all’epoca romana, riprendono le ricerche in uno dei contesti archeologici più singolari d’Europa
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Dall’età del Bronzo all’epoca romana, riprendono le ricerche in uno dei contesti archeologici più singolari d’Europa
Oltre 50.000 visitatori, più di 200 attività e un programma culturale che unisce scienza, divulgazione e partecipazione: così il Museo delle Palafitte consolida il suo ruolo di polo d’eccellenza nel paesaggio preistorico alpino.
Dopo decenni di stop, le ricerche subacquee a Valentano riprendono con tecnologie avanzate per mappare e documentare l’insediamento palafitticolo sommerso databile tra 1700 e 1150 a.C.
Dopo decenni di interruzione tornano le ricerche archeologiche subacquee nel lago di Mezzano, antica area palafitticola dell’Età del Bronzo.
Un progetto all’avanguardia del MUSE di Trento per confrontare il DNA degli abitanti attuali della Valle di Ledro con quello del villaggio palafitticolo del Bronzo: dal “Bambino” ritrovato nel 1937 fino al talk del 3 agosto al Museo delle Palafitte.
L’opera, della durata di circa sei minuti e suddivisa in sei scene, ripercorre con un linguaggio innovativo e immersivo le attività quotidiane della società preistorica che ha abitato le zone di una delle più antiche comunità agricole palafitticole europee, sito UNESCO.
Nuove importanti scoperte nel sito palafitticolo dei laghi di San Giorgio e Santa Maria, due bacini di origine glaciale ai piedi delle Prealpi Venete. L’ultima serie di scavi, iniziata nel 2019 – la quarta campagna è attualmente ancora in corso – ha riportato alla luce resti di strutture lignee che indicano la presenza di un abitato palafitticolo, un gran numero di reperti e ornamenti, semi di vitis selvatica e soprattutto 4 denti umani, la prima attestazione di resti di Homo sapiens nella Vallata che oggi appartiene al territorio dei comuni di Revine-Lago e Tarzo (TV).
L’esposizione “Vivere sull’acqua. Vita quotidiana nell’Età del Bronzo in Piemonte” propone un focus sulla vita negli insediamenti sull’acqua dell’Età del Bronzo, in particolare nei siti del lago di Viverone e di Mercurago, tra i più caratteristici della storia del Piemonte antico
100 mila anni di storia dell’uomo esposti nel nuovo Museo Archeologico Nazionale di Verona.
Concluso il restauro della grande Caserma-carcere asburgica San Tomaso affacciata sul Lungadige, viene aperta al pubblico l’importante Sezione riservata alla Preistoria e Protostoria. Dal Neolitico all’età del Rame, del Bronzo e del Ferro, con l’esposizione, tra gli altri, dei materiali provenienti anche dai siti palafitticoli UNESCO del veronese. Tra le centinaia di reperti di eccezionale interesse, spesso unici, il celebre “Sciamano” proveniente dalla Grotta di Fumane, considerato il dipinto di persona forse più antico al mondo.
Nel decennale dell’iscrizione del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” nella World Heritage List dell’UNESCO, Varese e Golasecca ospitano due giornate di studio dal titolo Dall’acqua alla terra: cambiamenti nell’occupazione del territorio. (20 e 21 novembre). In programma anche una mostra sulla civiltà delle palafitte.
L’ultima campagna di scavi il sito neolitico di Palù di Livenza (Caneva-Polcenigo, in provincia di Pordenone) ha restituito i resti di una piccola palafitta, forse un magazzino, con i resti di granaglie, mele selvatiche, blocchi di selce e alcuni oggetti di legno non finiti, oltre al manico di un’ascia in legno perfettamente levigata, forse da parata più che un semplice strumento da lavoro. Sul sito almeno 4 villaggi palafitticoli.
Un giogo e una piroga scavata nel tronco di una grande quercia, risalenti a circa 4.000 anni fa: sono questi gli ultimi reperti in legno rinvenuti nella campagna di scavo dell’Università degli Studi di Milano presso la palafitta preistorica di Lavagnone (Desenzano del Garda-Lonato, BS).
Il sito palafitticolo dell’età del Bronzo (2200-1200 a.C.), che dal 2011 è incluso nel patrimonio UNESCO (www.palafittes.org), non è nuovo alle grandi scoperte: famoso il ritrovamento degli anni ’70 di uno degli aratri più antichi al mondo, esposto presso il Museo Civico Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano del Garda. [LEGGI TUTTO…]