Roma | La Casa dei Grifi riapre al pubblico dopo il restauro: dal 3 marzo visite in “real time” sul Palatino
Restauro, consolidamento e accessibilità aumentata per una delle domus repubblicane meglio conservate di Roma
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Restauro, consolidamento e accessibilità aumentata per una delle domus repubblicane meglio conservate di Roma
Vasche monumentali, un sacello e tombe repubblicane raccontano un paesaggio sacro e funerario tra IV secolo a.C. e II secolo d.C.
La nuova proiezione digitale del sistema stradale romano mostra anche le vie secondarie e minori, evidenziando una rete molto più estesa di quanto finora ritenuto.
Un nuovo studio ipotizza la presenza di torri residenziali nell’antica Pompei, simbolo del potere e della ricchezza dell’élite, anticipando i modelli delle città medievali.
Visite serali straordinarie tra sotterranei, mitreo e suggestivi giochi d’acqua
Roma, dopo un restauro da 500mila euro apre al pubblico dal 3 febbraio la Schola Praeconum, la sede del collegio degli araldi che annunciavano cortei e cerimonie imperiali. Si trova alle pendici meridionali del Palatino.
“Masterpieces of the National Archaeological Museum of Naples” sarà visibile fino al 13 dicembre al Maraya di AlUla, l’edificio a specchi più grande del mondo.
Domenica 13 ottobre l’occasione straordinaria di ascoltare, recitati dal vivo, alcuni brani tratti dalle commedie del grande autore latino.
Quattro giornate di visite gratuite, tra ottobre e novembre, in un luogo che dalle origini di Roma fino alla tarda antichità è stato testimone della ascesa e della caduta delle religioni pagane.
Nuovo allestimento immersivo per il sito archeologico dedicato alla ninfa Anna Perenna, antica divinità romana delle origini.
La campagna di ricerche di agosto ha consentito di recuperare dai fondali dell’isola di Levanzo il 27° rostro in bronzo dello scontro che decise la prima guerra punica.
Il monumento funerario, datato all’età di Augusto (27 a.C. – 14 d.C.), cita un personaggio già noto per un’altra iscrizione nella necropoli di Porta Nocera. La sua carica, “praefectus Autrygonum” (finora ignota), lo ricollega al nord della Spagna.
Articolato in 12 sale, il racconto museale si sviluppa in 7 grandi macrotemi: le origini e l’età repubblicana, il potere imperiale, gli spazi civici, la gente, le religioni e i culti, le necropoli del territorio, le forme dell’abitare. Focus specifici riguardano il santuario di via della Foce, i contesti funerari dall’Isola Sacra e lo spazio “dei filosofi”.
Dal cantiere per il Giubileo emerge un muro di travertino dietro al quale venne realizzato un portico colonnato, di cui restano le sole fondazioni. Un tubo di piombo collega il rifacimento del complesso all’imperatore Caligola, figlio di Germanico e Agrippina maggiore.
Dei reperti, scoperti nel 1947 e ancora visibili negli anni Sessanta, si era persa memoria e traccia, poiché completamente sommersi dal limo e, successivamente, dalla terra. Ora sono stati redcuperati.
Un gruppo di archeologi guidati da ricercatori dell’Università di Tokyo, impegnati da oltre vent’anni in un progetto di scavo a Somma Vesuviana, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, avrebbero dissotterrato i resti di una villa romana realizzata prima della metà del I secolo. E non di una qualsiasi…
L’evento arriva a conclusione dell’omonima mostra, che ha svelato i segreti del celebre monumento che celebra la vittoria romana sui Daci.
La statua, alta 13 metri, è stata realizzata con tecniche innovative partendo dai pezzi originali del IV secolo conservati nei Musei Capitolini.
Apre oggi a Roma il Parco Archeologico del Celio: all’interno il nuovo Museo della Forma Urbis, ricco di epigrafi e reperti.
La ricca abitazione, di età tardo-repubblicana, presenta ambienti decorati con mosaici “rustici” che raffigurano cataste di armi e carnyx, le trombe da guerra celtiche, prue di navi con tridente, timoni con triremi. Forse alludono a trionfi e imprese militari del proprietario.
La campagna condotta quest’estate dai ricercatori del Centro Leibniz di Archeologia (LEIZA) nella città tardo-repubblicana di Fregellae, nel Lazio, ha riportato alla luce un impianto produttivo agricolo e diversi reperti che aiutano a ricostruire la drammatica fine della città, distrutta dai Romani nel 125 a.C.