Urne etrusche, sarcofagi e corredi del III secolo a.C.: i Carabinieri TPC recuperano eccezionali reperti da uno scavo illegale a Città della Pieve [FOTO / VIDEO]

Otto urne etrusche e due sarcofagi con relativo corredo funerario di età ellenistica, risalenti al III secolo a.C. Sono questi gli eccezionali beni archeologici che i carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno individuato e recuperato a Città della Pieve (Perugia), trafugati da un ipogeo etrusco appartenente alla “gens Pulfna” per essere rivenduti sul mercato illecito dell’arte. 

  1. Sulle tracce dei reperti perduti (e ora ritrovati)
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  3. Tombaroli “attrezzati” in azione
  4. Urne integre e due sarcofagi eccezionali (uno con ancora lo scheletro)

Sulle tracce dei reperti perduti (e ora ritrovati)

L’operazione di recupero è cominciata lo scorso mese di aprile dopo l’esame di alcune fotografie di diverse urne cinerarie che ritraevano personaggi semi-sdraiati secondo un’iconografia tipica della cultura etrusca. I reperti, come ha confermato un esperto dell’Università di Roma Tor Vergata, avevano tutta l’aria di provenire da uno scavo abusivo nella zona fra Chiusi e Città della Pieve, territorio ben noto per la ricchezza di necropoli etrusche e per questo frequentato dai tombaroli. Dalle immagini si distingueva chiaramente anche il patronimico della gens Pulfna, leggibile su alcune delle urne.

Foto: ©Carabinieri TPC

La Procura di Perugia ha subito attivato la Sezione Archeologia del Reparto Operativo dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. I successivi accertamenti, effettuati dai militari con il supporto specializzato della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio e della Soprintendenza dell’Umbria, hanno quindi focalizzato l’attenzione su un rinvenimento fortuito, già denunciato nel 2015 a Città della Pieve: qui un contadino, durante lavori di aratura del terreno, si era imbattuto in un ipogeo etrusco nel quale erano stati rinvenuti quattro urne funerarie e due sarcofagi riconducibili proprio alla gens Pulfna. Curiosamente, però, l’ipogeo dei Pulfna scoperto nel 2015 era costituito da sepolture maschili, mentre le immagini reperite dagli investigatori raffiguravano, prevalentemente, individui di sesso femminile. 

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Tombaroli “attrezzati” in azione

Una cosa era certa: per movimentare e trasportare urne e sarcofagi di quelle dimensioni erano necessari attrezzature e mezzi meccanici adeguati.  I carabinieri hanno quindi dapprima passato al setaccio i luoghi limitrofi al sito umbro, così da appurare se altri ipogei fossero stati violati di recente. Quindi dopo un’accurata ricerca negli archivi amministrativi locali, hanno concentrato la loro attenzione su un imprenditore locale, titolare di un’attività che non solo era in grado di svolgere quel tipo di lavori, ma possedeva anche terreni adiacenti a quelli in cui nel 2015 era stato scoperto l’ipogeo. 

Foto: ©Carabinieri TPC

Le conseguenti intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e le osservazioni – condotte anche con l’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pratica di Mare – hanno permesso ai militari di individuare il sito di scavo e la presenza dei reperti all’interno di un’area circoscritta nel territorio di Città della Pieve. A quel punto sono scattate le perquisizioni all’interno dei locali, che come previsto erano stipati proprio con le urne ritratte nelle fotografie individuate all’inizio dell’indagine: 8 urne litiche etrusche, due sarcofagi e il relativo corredo funerario, tutto materiale risalente al III secolo a.C. I due responsabili sono finiti nei guai e ora dovranno rispondere di furto e ricettazione di beni culturali.

Urne integre e due sarcofagi eccezionali (uno con ancora lo scheletro)

Le urne, tutte integre, sono in travertino bianco umbro, in parte decorate ad altorilievi con fregi e scene di battaglie e di caccia. Alcune conservano pigmenti policromi e rivestimenti a foglia d’oro, altre la raffigurazione del mito di Achille e Troilo.  Dei due sarcofagi, invece, uno conservava solo la copertura mentre l’altro aveva ancora al suo interno lo scheletro del defunto.

Foto: ©Carabinieri TPC

Un preliminare studio scientifico delle urne, redatto dai funzionari archeologi del Ministero della Cultura, conferma l’appartenenza dei beni a un unico contesto funerario, consistente appunto in una tomba a ipogeo riconducibile a una importante famiglia del luogo, i “Pulfna”

Particolarmente ricco il corredo funebre, composto da suppellettili e vasellame. Tra gli oggetti spiccano quattro specchi in bronzo, uno dei quali con l’antica divinizzazione di Roma e della lupa che allatta soltanto Romolo. Notevoli anche un balsamario contenente ancora tracce organiche di profumo, un pettine in osso, situle e oinochoe (vasi per vino) in bronzo utilizzati dalle donne etrusche durante banchetti e simposi. 

“L’operazione di recupero delle urne – conclude una nota della Procura – è considerata dagli esperti uno dei più importanti recuperi di manufatti etruschi mai realizzato durante un’azione investigativa”.  Il fatto poi che le opere sequestrate siano riferibili a un unico ipogeo rendono il recupero particolarmente rilevante anche per il suo valore archeologico, artistico e storico.

Fonte: Procura di Perugia. Foto: ©Carabinieri TPC

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