Un’importante scoperta archeologica in Germania aggiunge un nuovo tassello alla genealogia della Casa d’Orange-Nassau, la dinastia che ha unitoi Paesi Bassi e guidato la loro indipendenza. Durante gli scavi nel monastero medievale di Himmelpforte, a Wernigerode, nello stato federale della Sassonia-Anhalt, gli archeologi hanno identificato la sepoltura di Gerrun von Königstein, una giovane nobildonna imparentata con Giuliana di Stolberg, madre di Guglielmo d’Orange, figura centrale della storia dei Paesi Bassi.

Il rinvenimento, avvenuto nel corso delle campagne di scavo del 2024, offre nuove informazioni sul contesto familiare da cui ebbe origine la dinastia degli Orange e contribuisce alla conoscenza di uno dei monasteri medievali più importanti della regione.
La sepoltura identificata grazie alla lapide
Nel complesso monastico sono stati portati alla luce dodici scheletri, ma soltanto uno è stato identificato con certezza. Si tratta di Gerrun von Königstein, riconosciuta grazie alla lapide funeraria che riportava il suo nome, inizialmente difficile da interpretare a causa delle numerose abbreviazioni epigrafiche.
Secondo gli archeologi, la giovane morì a circa vent’anni il 10 gennaio 1520. Le cause della morte restano sconosciute, ma la qualità della sepoltura e l’iconografia della lapide suggeriscono che appartenesse a un ambiente aristocratico di alto livello.

Gerrun era nipote di Anna von Königstein, a sua volta madre di Giuliana di Stolberg, nata nel 1506 e destinata a diventare una delle figure più importanti della genealogia europea. Dal matrimonio con Guglielmo di Nassau-Dillenburg nacque infatti Guglielmo d’Orange, protagonista della rivolta dei Paesi Bassi contro la dominazione spagnola e capostipite della dinastia reale olandese.
Il monastero dimenticato di Himmelpforte
Gli scavi interessano il monastero di Himmelpforte, fondato nel XIII secolo dagli agostiniani. Nel 1525, durante la Guerra dei contadini tedeschi, il complesso fu saccheggiato e distrutto, fino a scomparire progressivamente dalla memoria collettiva, tanto che per secoli se ne perse perfino l’esatta ubicazione.

Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce ampi tratti delle strutture conventuali, caratterizzate da contrafforti gotici e da un’architettura che richiama modelli diffusi nell’Europa nord-occidentale. Le fonti ricordano inoltre una visita di Martin Lutero al monastero nel 1517, pochi anni prima della sua distruzione.
Reperti che raccontano la vita quotidiana
Oltre alle sepolture, gli archeologi hanno recuperato numerosi reperti che documentano la vita del monastero prima dell’abbandono. Tra questi figurano monete, ceramiche, oggetti per l’igiene personale, utensili domestici, elementi di rilegature metalliche di libri e accessori dell’abbigliamento, come cinture in cuoio e fibbie in bronzo rinvenute accanto ad alcuni individui sepolti.
L’insieme dei materiali offre un quadro dettagliato delle attività quotidiane e del livello economico della comunità religiosa e delle persone che gravitavano attorno al monastero.
Gli scavi coinvolgono anche i cittadini
Dal 2023 il programma di ricerca archeologica interessa numerosi siti della Sassonia-Anhalt e si distingue per l’adozione di un modello di Citizen Science, che affianca volontari alla squadra scientifica.
Nel caso di Himmelpforte, circa quaranta tra archeologi e cittadini collaborano alle attività di scavo e documentazione, contribuendo alla riscoperta di un sito che oggi può essere visitato attraverso percorsi guidati lungo l’area archeologica.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅






