Dal 13 settembre 2026 il Kouros di Lentini torna a essere esposto nel Museo archeologico regionale della città siciliana. La statua, datata al primo decennio del V secolo a.C., è composta da due frammenti ritrovati separatamente nel territorio dell’antica Leontinoi: la cosiddetta testa Biscari, oggi proveniente dalle collezioni del Museo civico di Castello Ursino di Catania, e il torso di Leontinoi, conservato al Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa.
Realizzato in marmo pario, il kouros rappresenta un giovane maschile a grandezza naturale e costituisce una delle testimonianze più significative della presenza e della cultura greca nell’antica Leontinoi. Il suo ritorno a Lentini arriva dopo una lunga tournée che, dalla riunificazione dei due reperti, lo ha portato in diversi musei italiani e ad Atene.

La testa Biscari e il torso di Leontinoi
La testa, databile al primo decennio del V secolo a.C., presenta un netto taglio sotto l’attacco del collo. Appartenne alla collezione del principe di Biscari e oggi è conservata al Museo civico di Castello Ursino.
Un catalogo inedito del Museo Biscari permette di ricostruirne almeno in parte la storia: la testa fu rinvenuta nel Settecento a Lentini, indicata nel documento come trovata in Leontinacivitate, senza però una precisa indicazione del luogo.

Già l’archeologo Guido Libertini aveva osservato la somiglianza tra il volto del reperto e la testa di Apollo raffigurata sulle monete coniate da Lentini nel V secolo a.C.
Il torso entrò invece nelle collezioni archeologiche di Siracusa grazie a Paolo Orsi, che lo acquistò dal marchese di Castelluccio e lo registrò nell’inventario del museo nel 1904. Secondo quanto riferito dallo stesso Orsi, il reperto era stato scoperto nella campagna di Leontinoi dopo le alluvioni del 1902. Rimasto per un certo periodo abbandonato in una fattoria, fu successivamente recuperato dal marchese.
Orsi cercò negli anni successivi di individuare con maggiore precisione il luogo di rinvenimento, come documentano i suoi taccuini, senza però riuscire a stabilirlo definitivamente.
Il ricongiungimento del Kouros
L’ipotesi che testa e torso appartenessero alla stessa statua non nasce nel 2018. Una prima proposta di ricongiungimento si deve proprio a Guido Libertini, che, su suggerimento dello studioso Ludwig Pollak, fece realizzare un calco della testa per applicarlo al torso.
Il risultato, documentato da una fotografia pubblicata nel volume dedicato al Museo Biscari nel 1930, fu considerato convincente, pur non potendo essere ritenuto conclusivo.
Una successiva ricerca ha affrontato il problema attraverso strumenti digitali: un gruppo di studiosi ha realizzato una anastilosi virtuale mediante stampa tridimensionale, arrivando alla conclusione che i due frammenti potessero appartenere a un’unica statua. Lo studio è stato pubblicato nel Journal of Electronic Imaging nel 2017.
La verifica decisiva è arrivata nel 2018, quando i due reperti sono stati sottoposti a restauro e a indagini archeometriche e petrografiche nell’ambito della nuova proposta di assemblaggio promossa dall’archeologo Sebastiano Tusa, allora assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana.
L’analisi di tre microcampioni di marmo prelevati dalle due sculture ha permesso di attribuire il materiale alla cava di Lakkoi, sull’isola egea di Paro, e ha indicato come probabile l’utilizzo dello stesso blocco di marmo per la realizzazione delle due parti.
L’assemblaggio dei reperti fu celebrato con una mostra a Palermo nel 2018, dando vita al “Kouros ritrovato”.
Da Catania ad Atene, ora di nuovo a Lentini
Dopo la riunificazione, il Kouros è stato esposto a rotazione in diverse sedi. Nel 2019 è stato presentato a Catania, nel 2020 a Siracusa e nel 2021 è arrivato ad Atene, dove è rimasto al Museo Cicladico da settembre 2021 a gennaio 2022. Nel 2022 è tornato a Catania, nel 2023 a Siracusa e nel 2024 a Lentini. Nel 2025 era nuovamente esposto a Catania.
Ora la statua torna nel territorio nel quale entrambi i suoi elementi furono recuperati.
«Il rientro a Lentini del Kouros, i cui due elementi sono stati recuperati proprio in questo territorio, restituisce un frammento della storia di Lentini e delle sue radici greche», sottolinea Agostino Messana, direttore del Parco archeologico di Leontinoi e Megara. Il precedente ritorno del 2024, aggiunge, aveva dimostrato la capacità del reperto di attirare turisti e appassionati di archeologia.
Anche l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato sottolinea il legame dell’opera con la città e il suo possibile ruolo nella valorizzazione culturale e turistica del territorio.
Il Museo archeologico di Lentini
Il ritorno del Kouros arricchisce il percorso del Museo archeologico regionale di Lentini, dedicato alla storia del territorio dalla preistoria all’età medievale.
Le collezioni documentano la preistoria e la protostoria dell’area, i corredi delle necropoli di Cava Ruccia e Sant’Eligio, i primi contatti tra le popolazioni indigene e i coloni greci e le prime importazioni elleniche nella città di Leontinoi.
Il percorso comprende inoltre i materiali provenienti dai due santuari periurbani di contrada Alaimo e contrada Scala Portazza, le testimonianze del collezionismo e delle necropoli dell’antica colonia greca, oltre ai reperti relativi alla fase medievale, con particolare attenzione alle chiese rupestri e al periodo di Federico II.
Il piano superiore ospita infine una sezione dedicata ai rinvenimenti subacquei di contrada Castelluccio.
Il ritorno del Kouros riporta dunque nel museo di Lentini un’opera strettamente legata al territorio e, allo stesso tempo, il risultato di una storia collezionistica, archeologica e scientifica che ha richiesto quasi un secolo di ipotesi, verifiche e nuove tecnologie prima di ricomporre la statua.
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- 📄 Fonte: Regione Siciliana
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Data di pubblicazione registrata: 12/09/2026 13:54
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