Una patera, un mortaio, grandi recipienti per conservare gli alimenti e persino un piccolo forno portatile per cuocere il pane. Era con molta probabilità una cucina romana, databile a circa 2.000 anni fa, quella emersa a Sasamón, nella provincia di Burgos, in Spagna. L’ambiente è tornato alla luce nel sito di La Era, ai piedi della chiesa di Santa María la Real, nell’area dell’antica Segisamo, durante la decima campagna archeologica condotta dal gruppo guidato da José Manuel Costa García dell’Università di Salamanca e Jesús García Sánchez dell’Instituto de Arqueología de Mérida (IAM-CSIC-Junta de Extremadura).
Una cucina costruita in adobe
L’ambiente è stato danneggiato dai saccheggi di epoca successiva, ma conserva ancora la sua configurazione originaria, chiaramente funzionale. I muri erano costruiti in adobe (ossia da mattoni di terra cruda composti da un impasto di argilla, sabbia, acqua e paglia, essiccati al sole) su zoccoli di pietra e probabilmente erano intonacati, mentre il pavimento era costituito da uno strato di argilla compattata steso su un letto di ciottoli. Una soluzione semplice, resistente e adatta a uno spazio la cui superficie doveva essere per forza di cose facile da pulire.

L’ambiente era caratterizzato anche da una zona rialzata delimitata da un piccolo gradino, probabilmente destinata a ospitare una fornace oggi quasi completamente distrutta, ma le cui tracce sono documentate da uno spesso strato di cenere e carbone, dentro il quale sono stati recuperati numerosi materiali.
La quantità e la tipologia di ceramiche rinvenute rafforza l’idea che l’ambiente fosse effettivamente una cucina. Sono stati infatti trovati dolia, i grandi contenitori in terracotta usati nell’antica Roma per lo stoccaggio degli alimenti, brocche, ciotole e mortai utilizzati nella lavorazione del cibo. A questi si aggiungono le comuni pentole e alcune paterae – recipienti di forma circolare, piatti e poco profondi – con il caratteristico ingobbio color rosso pompeiano e una superficie particolarmente adatta a cuocere e servire i cibi.

Tra i reperti compaiono anche frammenti di un clibanus, un recipiente di terracotta dotato di superficie refrattaria che poteva essere utilizzato come forno portatile, ad esempio per la cottura del pane. Alcuni manufatti provengono con certezza dalla penisola italiana, mentre altri sono di produzione locale.

A Segisamo coabitavano le tradizioni romane e quelle celtiche dei Turmodigi
La scoperta fornisce preziose informazioni sulla vita quotidiana di Segisamo in età augustea e tiberiana (I sec. a.C.- I sec. d.C.). Le pratiche culinarie documentate sono le stesse diffuse un po’ ovunque nell’impero romano. Tuttavia la presenza di ceramiche riconducibili alla precedente cultura dei Turmodigi (o Turmogi) – il popolo di origine celtica che nella seconda Età del Ferro era insediato proprio nell’attuale zona di Burgos e Palencia, in Spagna – indica il permanere delle consuetudini locali anche dopo che la città entrò nell’orbita romana. In altre parole, i Celtiberi avrebbero svolto un ruolo importante nella realizzazione e nella costruzione dell’identità della nuova città.
Gli ultimi ritrovamenti sono avvenuti all’interno della più ampia indagine avviata dieci anni fa sul sito allo scopo di ricostruire il popolamento della comarca segisamonense, la regione sotto l’influenza di Segisama, dalla tarda età del Ferro fino al VII secolo d.C.
Dopo gli scavi del grande insediamento turmogo sul Cerro Castarreño e l’individuazione delle tracce dell’assedio che ne determinò la fine, dal 2023 le ricerche si sono concentrate a La Era, dove la sequenza archeologica comprende anche fasi successive a quella romana.

Sotto le strutture romane sono infatti già emerse evidenze che potrebbero appartenere a una precedente occupazione dell’età del Ferro. Sopra di esse, invece, gli scavi stanno documentando una complessa stratificazione di frequentazioni medievali e moderne, fino ad arrivare al piccolo cimitero cristiano ottocentesco – in tutto dieci tombe – collocato stranamente lontano dal sito di sepoltura “storico”, che si trovava nel chiostro della Chiesa di Santa María la Real. “L’unico oggetto affidabile che abbiamo per datare queste sepolture è un bottone dell’uniforme di un guerriero durante il regno di Isabella II (1833-1868)”, osserva Laura Blanco, ricercatrice dell’Università di Salamanca specializzata in archeologia funeraria. Le tombe furono realizzate in maniera frettolosa: “Forse ci troviamo di fronte a un cimitero legato a una delle epidemie che colpirono Burgos nel XIX secolo“, conclude la studiosa.
Dalla cucina al territorio
La campagna 2026 non si è limitata allo scavo. Il gruppo dell’IAM-CSIC, in collaborazione con il Laboratorio de Arqueología de Mínima Invasión (MinarqLab), ha utilizzato droni con diversi sensori, georadar e magnetometro per individuare eventuali strutture senza dover intervenire direttamente nel sottosuolo. Le nuove tecnologie hanno permesso di effettuare scoperte spettacolari come nel caso della villa romana di Santa Olalla (Olmillos de Sasamón), dove è stata individuata una possibile chiesa visigota.
A Los Anillos, grazie alle fotografie aeree e al georadar gli archeologi hanno individuato un piccolo insediamento rurale forse collegato alla raccolta, al prelievo e al convogliamento dell’acqua dolce. A La Serna-El Molino, invece, la prospezione magnetica ha individuato un insediamento preistorico, forse calcolitico, che estende la sequenza cronologica della regione di diversi millenni.

Nel frattempo, l’analisi dei reperti recuperati a La Era prosegue: oltre alla ceramica della cucina, il deposito comprende oggetti personali, strumenti in ferro, lucerne, resti ossei utili allo studio della dieta, impronte di calzature lasciate nell’argilla dei laterizi e graffiti incisi sulle ceramiche. Sono tracce minute, ma è proprio grazie a loro che la città di Segisamo sta tornando a raccontare la sua storia.
Immagine in apertura: Scavo della cucina di epoca romana a Sasamón (Autore: JMCG). Fonte: Università di Salamanca
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Università di Salamanca
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 23/09/2026 12:10
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.




