Straordinaria scoperta in Spagna. Nella grotta spagnola di Cova Dones, vicino a Valencia, gli archeologi hanno rinvenuto oltre cento iscrizioni in lingua latina che rivelano il culto di una misteriosa dea e comprovano la centralità delle donne nei rituali celebrati all’interno della cavità ipogea.
L’ultima campagna di ricerca, condotta tra maggio e giugno 2026 sul sito nel comune di Millares da un’équipe delle Università di Alicante e Saragozza, ha permesso di documentare circa 120 iscrizioni latine, un risultato che fa della cavità il santuario in grotta con il maggior numero di epigrafi latine finora noto, non solo nella Penisola iberica, ma nell’intero Impero romano.
Fino al 2024 si conoscevano soltanto una quindicina di iscrizioni. Il nuovo censimento amplia in modo straordinario la documentazione disponibile e offre una visione più completa delle pratiche religiose che si svolgevano all’interno della cavità tra il I e il II secolo d.C.

Il culto della “Domina” e il ruolo delle donne
Le nuove letture epigrafiche hanno permesso di identificare con certezza il culto di una divinità femminile, indicata nelle iscrizioni con il titolo di Domina, cioè “la Signora”.

Cinque iscrizioni votive fanno riferimento alla stessa dea e tre riportano il termine “Malaci”, un’epiclesi (attributo o invocazione, ndr) finora sconosciuta che gli studiosi stanno ancora cercando di interpretare. Secondo le prime ipotesi potrebbe trattarsi di una particolare manifestazione della divinità legata all’acqua, elemento dominante nel santuario.
L’aspetto forse più significativo riguarda però la presenza di numerosi nomi femminili, che suggeriscono una partecipazione diretta delle donne alle attività cultuali. L’ipotesi è rafforzata dal ritrovamento di numerose fusarole, strumenti utilizzati nella filatura e tradizionalmente associati all’universo femminile, probabilmente deposti come offerte votive.
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Il santuario nel cuore della grotta
Le iscrizioni si concentrano in una sala situata oltre 200 metri all’interno della cavità, scoperta soltanto nel 2024 e oggi ribattezzata dagli archeologi “Santuario romano“.

Le pareti e il soffitto conservano decine di testi incisi, mentre il pavimento è caratterizzato da piccole vasche naturali dove gli antichi pellegrini lasciavano offerte. Durante l’ultima campagna sono stati recuperati anche due anelli in bronzo, un bracciale, recipienti ceramici, frammenti di vasellame, resti faunistici e altri oggetti rituali che si aggiungono alla moneta dell’imperatore Claudio rinvenuta nel 2024.
Lo stretto collegamento tra iscrizioni e reperti fa del sito un caso eccezionale per lo studio della religiosità romana in ambiente ipogeo.

Cova Dones: migliaia di anni di storia
Le scoperte confermano il carattere straordinario della Cova Dones, già ben nota agli specialisti in quanto vi si trova uno dei più importanti complessi di arte rupestre paleolitica dell’Europa occidentale, con oltre cento pitture e incisioni datate a più di 24.000 anni fa.
Nel 2025 gli archeologi avevano inoltre individuato oltre cento stalagmiti intenzionalmente modificate dalle comunità preistoriche, il che fa della grotta il secondo sito più importante al mondo per questo genere di testimonianze, subito dopo la grotta francese di Saint-Marcel.
Le prossime campagne saranno dedicate al completamento della lettura delle iscrizioni, alla documentazione digitale dell’intero complesso e alla realizzazione di un gemello digitale che consentirà anche future visite virtuali.
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- 📄 Fonte: Università di Alicante ✅
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Data di pubblicazione registrata: 04/08/2026 13:47
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