Importante scoperta archeologica nel territorio di Vasto, in Abruzzo, dove durante le indagini preventive legate alla realizzazione di un impianto fotovoltaico nell’area industriale di Punta Penna è emerso un esteso contesto funerario di età preromana.
A comunicarlo è la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, che ha seguito direttamente le attività di scavo e documentazione scientifica del sito.

Una necropoli italica tra V e IV secolo a.C.
Le indagini archeologiche, finanziate dalla società proponente il progetto e svolte nell’ambito delle procedure di archeologia preventiva, hanno permesso di individuare un ampio nucleo funerario costituito da numerose sepolture databili preliminarmente tra V e IV secolo a.C. Finora sono emerse una sessantina di tombe, ma il loro numero potrebbe arrivare al centinaio. Insieme ai resti umani armi sono stati trovati anche i corredi: armi per gli uomini, spille, fermacapelli e altri ornamenti per le donne.

Accanto alle tombe sono emersi anche i resti di una struttura la cui funzione non è ancora stata chiarita dagli archeologi. I dati raccolti finora non consentono infatti interpretazioni definitive, anche se i materiali rinvenuti in superficie sembrerebbero indicare una frequentazione dell’area anche in epoca ellenistico-romana.
Nuove campagne di ricerca già programmate
La campagna di scavo appena conclusa ha restituito dati considerati di grande interesse scientifico. Per questo motivo il Ministero della Cultura finanzierà ulteriori indagini e approfondimenti per definire con maggiore precisione cronologia, estensione e caratteristiche dell’intero contesto archeologico.

Sono già stati programmati anche interventi di restauro dei corredi funerari rinvenuti all’interno delle sepolture, finanziati con fondi ordinari della Soprintendenza.
Massima riservatezza per proteggere il sito
La Soprintendenza ha sottolineato come le attività siano state condotte finora nel massimo riserbo per motivi di tutela e sicurezza. L’area, infatti, è ancora un cantiere attivo soggetto a precise limitazioni di accesso.
Secondo l’ente ministeriale, la diffusione prematura di notizie sul ritrovamento avrebbe potuto compromettere le misure di protezione adottate per salvaguardare il sito e i reperti archeologici.
Nuove informazioni sulle comunità italiche dell’Abruzzo
La scoperta conferma l’elevato potenziale archeologico del territorio vastese, già noto per importanti testimonianze dell’antichità.
Il nuovo contesto funerario potrà offrire dati preziosi sulle dinamiche insediative e funerarie delle popolazioni italiche dell’Abruzzo meridionale, contribuendo ad ampliare la conoscenza delle comunità che abitavano quest’area prima della romanizzazione.

I reperti saranno esposti a Palazzo d’Avalos
Dopo il restauro e le operazioni di studio e catalogazione, una selezione dei reperti più significativi sarà destinata all’esposizione nel nuovo percorso museale in fase di progettazione presso Palazzo d’Avalos a Vasto.
L’obiettivo è valorizzare il patrimonio archeologico direttamente nel territorio in cui è stato rinvenuto, favorendo la divulgazione scientifica e la fruizione pubblica dei materiali.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara ✅




