Dopo un fondamentale intervento di restauro, la Pala di Fiesole di Beato Angelico è tornata nella chiesa di San Domenico a Fiesole, il complesso domenicano per il quale fu realizzata all’inizio del Quattrocento. Il restauro, sostenuto da Friends of Florence, è stato eseguito sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato e ha interessato sia la superficie dipinta sia la struttura lignea dell’opera.
Il progetto si è svolto in concomitanza con la grande mostra dedicata a Beato Angelico, organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Museo di San Marco e allestita a Firenze dal 25 settembre 2025 al 25 gennaio 2026. Il restauro pittorico è stato affidato a Daniele Rossi, mentre Roberto Buda ha lavorato sul supporto ligneo.
La Pala di Fiesole e la prima stagione di Beato Angelico
Beato Angelico realizzò la pala per San Domenico a Fiesole tra il 1420 e il 1423, quando era ancora legato al convento, prima del trasferimento a San Marco a Firenze. L’opera appartiene alla fase iniziale della sua attività e rappresenta uno dei passaggi importanti nello sviluppo della pittura del primo Rinascimento fiorentino.


Al centro della composizione si trova la Madonna col Bambino in trono, circondata da otto angeli adoranti. Ai lati sono rappresentati san Tommaso d’Aquino e san Barnaba, a sinistra, e san Domenico e san Pietro Martire, a destra.
La presenza di san Barnaba è legata alla committenza di Barnaba degli Agli, ricco mercante fiorentino che commissionò l’opera.

In origine la pala era concepita come un trittico, secondo il gusto tardogotico dell’epoca, con pinnacoli, pilastri laterali e una predella. Nel 1501 intervenne Lorenzo di Credi, incaricato di aggiornare l’opera secondo il nuovo linguaggio rinascimentale.
Il pittore non modificò le figure di Beato Angelico, intervenendo soprattutto sulla struttura architettonica e sullo sfondo. Eliminò il fondo oro e introdusse un’ambientazione caratterizzata da architetture classiche aperte sul paesaggio, trasformando inoltre il trittico originario in una pala quadrata unitaria.

Florence
Il restauro ha permesso di ricostruire l’aspetto originario
La storia conservativa dell’opera è stata particolarmente complessa. Nel corso dell’Ottocento la pala subì importanti manipolazioni e diverse parti furono rimosse e disperse. La predella originale, oggi conservata alla National Gallery di Londra, e le piccole figure di santi che decoravano i pilastri laterali furono separate dalla pala e finirono sul mercato antiquario.
Il nuovo restauro ha rappresentato quindi anche un’importante occasione di ricerca. Le indagini diagnostiche hanno fornito nuove informazioni sull’aspetto originario della composizione e hanno permesso, tra l’altro, di ricostruire la struttura del trono dipinto da Frate Angelico, successivamente nascosta dagli interventi di Lorenzo di Credi.

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Il lavoro sul supporto ligneo ha previsto la rimozione di elementi strutturali introdotti durante precedenti restauri e ormai inadatti, il recupero delle assi che compongono la tavola e la progettazione di un nuovo sistema di sostegno più elastico, capace di accompagnare i naturali movimenti del legno e di garantire una maggiore stabilità nel tempo.
📽️ VIDEO: Il restauro della Pala di Fiesole, dipinta da Beato Angelico (1424)
Recuperati i colori e la luminosità di Beato Angelico
Sul dipinto Daniele Rossi ha eseguito una delicata operazione di pulitura, eliminando vernici ossidate, ritocchi deteriorati, integrazioni incoerenti e aggiunte successive.

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L’intervento ha consentito di recuperare la leggibilità della tavolozza di Beato Angelico, la luminosità dei colori, la delicatezza delle dorature e la qualità della pennellata originale. Le successive integrazioni pittoriche sono state eseguite per ricomporre la continuità visiva dell’immagine, senza cancellare le tracce della complessa storia conservativa dell’opera.



La pala è così tornata a Fiesole con una migliore leggibilità, mentre le indagini condotte durante il cantiere hanno prodotto una documentazione utile per ulteriori studi sulla tecnica di Beato Angelico e sulle trasformazioni subite dal dipinto nel corso dei secoli.
Un dialogo tra Beato Angelico e Lorenzo di Credi
La Pala di Fiesole conserva dunque le tracce di due momenti fondamentali della pittura fiorentina. Da una parte il linguaggio ancora legato alla tradizione tardogotica di Beato Angelico, dall’altra l’intervento di Lorenzo di Credi, che nel 1501 aggiornò la composizione secondo la sensibilità rinascimentale senza modificare le figure dell’originaria pala.
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Anche per questo l’opera costituisce un caso di studio particolarmente significativo: la sua conservazione permette di osservare direttamente come un dipinto possa essere trasformato nel tempo, attraverso interventi artistici, restauri, modifiche strutturali e cambiamenti di gusto.
La restauratrice e la soprintendenza hanno inoltre sottolineato come il nuovo sistema di sostegno, progettato per rispettare i naturali movimenti delle tavole lignee, consenta di monitorare più efficacemente nel tempo le condizioni dell’opera.
Il rientro della pala nella chiesa di San Domenico restituisce così al complesso fiesolano uno dei suoi capolavori più importanti, insieme a una nuova base documentaria per la conoscenza e la conservazione dell’opera.
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- 📄 Fonte: Friends of Florence ✅
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Data di pubblicazione registrata: 28/07/2026 14:10
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