Il 10 agosto 1942 il sommergibile Scirè della Regia Marina si inabissa davanti al porto di Haifa, allora sotto controllo britannico, portando con sé tutti i 60 uomini dell’equipaggio, guidato dal comandante triestino Bruno Zelich. Ottantaquattro anni dopo, quei resti potranno finalmente ricevere un nome.
Il contesto storico dell’affondamento
Lo Scirè, unità della classe Adua, era diventato leggendario negli anni precedenti sotto il comando di Junio Valerio Borghese, protagonista dei raid con i “maiali” della X MAS contro le basi britanniche di Gibilterra e Alessandria d’Egitto.

Nell’agosto 1942, sotto Zelich, il battello puntava su Haifa per sbarcare un gruppo di incursori subacquei destinati a colpire le navi ormeggiate nel porto. Individuato dalla difesa britannica durante l’avvicinamento notturno, fu colpito da cariche di profondità e affondò senza lasciare superstiti.
L’indagine sul DNA per restituire un’identità ai caduti
A febbraio il Ministero della Difesa ha incaricato l’Università di Trieste di studiare i resti recuperati dal relitto, diventato Sacrario Militare lo scorso anno. L’ateneo, in collaborazione con l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bari, analizzerà con tecniche genetiche moderne il contenuto di 14 delle 42 cassette ossario finora recuperate. A sostenere la ricerca arrivano ora 50 mila euro di fondi regionali, stanziati nell’assestamento di bilancio 2026-2028.





