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Il ciclone Harry ha modificato i fondali e danneggiato strutture archeologiche sommerse lungo la costa della provincia di Ragusa. A documentare gli effetti dell’evento estremo è stata la settima campagna di ricerche del Kaukana Project, conclusa nelle scorse settimane nelle acque di Pozzallo, Ispica e Kamarina. Le indagini si sono concentrate quest’anno sulla salvaguardia e sulla documentazione dei resti esposti dalla violenta mareggiata dello scorso inverno.

La campagna è condotta dall’Unità di Archeologia subacquea dell’Università di Udine, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, sotto la direzione scientifica di Massimo Capulli. Le attività hanno ricevuto il supporto dell’Institute of Nautical Archaeology di College Station, Texas, e sono state svolte d’intesa con la Capitaneria di porto di Pozzallo.

Un subacqueo che scrive su un quaderno mentre è immerso nell'acqua.
Rilievi sul relitto greco delle Secche di Circe Foto © Kaukana Project / Università di Udine

Alle Secche di Circe emerge una nuova parte del relitto

Alle Secche di Circe, nelle acque comprese tra Pozzallo e Ispica, la forza del ciclone ha esposto una nuova porzione dello scafo di un relitto di età classica, già oggetto di indagini negli ultimi due anni. L’esposizione improvvisa dei resti li rendeva vulnerabili alla dispersione e all’azione del moto ondoso.

Sommergibile che scrive appunti sul fondo marino con scogli e piante acquatiche intorno.
Rilievo di un’ancora litica Foto © Kaukana Project / Università di Udine

Gli archeologi hanno quindi ripulito l’area, documentato direttamente i reperti e realizzato una nuova documentazione fotogrammetrica. Il ritrovamento di uno dei marker collocati nel 2025 ha permesso di collegare con precisione la porzione di scafo appena esposta al rilievo precedente, ricostruendo un quadro unitario della struttura.

Al termine delle operazioni, la parte superstite del relitto è stata nuovamente protetta con tessuto geotessile, sabbia e pietre, in modo da ridurre il rischio di ulteriore dispersione dei resti. La ricognizione delle secche ha inoltre portato alla scoperta di quattro nuove ancore litiche e di alcuni elementi lignei lavorati.

Archeologia subacquea al largo della costa di Ragusa durante le ricerche del Kaukana Project
Coppia di ancore litiche

A Kamarina il danno più significativo

Nella baia di Porto Ulisse, un’area più riparata ma comunque raggiunta dall’eccezionale mareggiata, la squadra ha recuperato e documentato i materiali archeologici riportati in superficie o esposti dal ciclone. Le operazioni hanno permesso di aggiornare la mappatura del sito e di mettere in sicurezza i reperti maggiormente esposti.

Archeologia subacquea al largo della costa di Ragusa durante le ricerche del Kaukana Project
Prospezione nell’area del relitto delle Colonne di Kamarina Foto © Kaukana Project / Università di Udine

A Kamarina, invece, il ciclone ha provocato un abbassamento del fondale e portato alla luce numerosi frammenti lignei attribuibili a un relitto di età post-classica, situato a circa 50 metri dal cosiddetto relitto delle Colonne, già indagato dal progetto nel 2019 e nel 2020.

La verifica effettuata sul relitto delle Colonne ha evidenziato danni significativi. Diversi elementi del fasciame sono stati divelti e una delle due colonne è stata spostata di circa 50 centimetri, finendo parzialmente sopra la chiglia. La modifica della posizione dei resti dimostra l’entità dell’azione esercitata dal moto ondoso sul sito archeologico.

Monitorare i fondali dopo gli eventi estremi

La campagna del 2026 ha quindi fornito anche un’importante serie di dati sul rapporto fra eventi meteo-marini estremi e conservazione del patrimonio culturale sommerso. L’esposizione improvvisa di strutture e materiali può infatti accelerarne la dispersione o sottoporli a sollecitazioni alle quali non erano precedentemente esposti.

I rilievi effettuati nei tre contesti costituiscono una base per sviluppare protocolli di monitoraggio e strategie di conservazione adattativa, con particolare attenzione ai siti archeologici sommersi del Mediterraneo. Per il relitto delle Colonne, in particolare, saranno necessari nuovi monitoraggi e interventi mirati nelle prossime campagne per valutare l’evoluzione dei danni e la stabilità dei resti.

La settima campagna del Kaukana Project mostra così come la ricerca subacquea non consista soltanto nell’individuazione e nello studio dei relitti: in un ambiente sottoposto a trasformazioni rapide, documentare tempestivamente ciò che il mare espone o sposta è diventato parte integrante della tutela archeologica.

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  • 📄 Fonte: Università di Udine
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Data di pubblicazione registrata: 17/09/2026 16:27
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