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È lungo 4,20 metri e largo 3,25, raffigura un banchetto tratto dalla favola di Amore e Psiche e da circa un secolo non è più visibile al pubblico. Ora Il banchetto di Psiche, prezioso arazzo del XVII secolo conservato nei depositi del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, sarà sottoposto a un intervento di restauro della durata prevista di 30 mesi. L’opera è stata trasferita il 19 ottobre al laboratorio del Settore Arazzi e Tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio, dove sarà studiata e restaurata da un’équipe di specialisti.

Arazzo raffinato che rappresenta una scena festiva con figure umane, un tavolo decorato e dettagli floreali.
Foto: ©NicolaNeri

Il progetto è promosso dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’Opificio. A renderlo possibile è un contributo di 100.000 euro della Fondazione Il Bargello ETS, erogato attraverso l’Art Bonus, lo strumento fiscale che incentiva le donazioni a favore del patrimonio culturale pubblico.

Un banchetto ispirato alla favola di Amore e Psiche

Attribuito alla manifattura parigina della Grande Galerie du Louvre, attiva nella prima metà del Seicento, l’arazzo raffigura Psiche seduta davanti a una tavola imbandita, circondata da ancelle e giovani musicisti. Sullo sfondo, colonnati aperti sul paesaggio ampliano lo spazio della scena, mentre una ricca bordura con putti, fregi e ghirlande floreali incornicia la composizione.

I modelli iconografici rimandano al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592). L’opera è inoltre attribuita agli arazzieri Girard Laurent e Maurice Dubourg, attivi al servizio della manifattura reale francese durante i regni di Enrico IV e Luigi XIII.

Un operatore tiene un oggetto avvolto in un tessuto, etichettato come 'Il banchetto di Psiche', in un museo con armature e armi sullo sfondo.
Foto: ©NicolaNeri

Il manufatto entrò nelle collezioni del Bargello nel 1888, grazie al lascito del collezionista e mercante francese Louis Carrand (1827-1888), che si era stabilito a Firenze negli ultimi anni della sua vita. Dei tre grandi arazzi provenienti dalla collezione Carrand, è l’unico a non essere stato ancora restaurato. La sua storia conservativa e le caratteristiche tecniche lo rendono un’opera di particolare interesse per gli studiosi.

Le indagini e il recupero dei tessuti

Le condizioni dell’arazzo presentano diverse criticità: depositi superficiali, scuciture, tagli, lacune e perdite di trama, soprattutto nelle parti in seta. Anche alcuni interventi eseguiti in passato hanno compromesso la stabilità del tessuto.

Due restauratori lavorano su un tappeto in un museo, mentre stendono una copertura protettiva sul pavimento. Sullo sfondo, sono visibili arazzi e armature esposte.
Foto: ©NicolaNeri

Il restauro inizierà con la documentazione e le indagini diagnostiche, necessarie a identificare materiali e tecniche di esecuzione. Seguiranno la pulitura, il consolidamento delle fibre e delle parti danneggiate e la foderatura, indispensabile per sostenere la tessitura e consentire una futura esposizione in condizioni adeguate.

Il lavoro coinvolgerà almeno quattro restauratori specializzati e sarà condotto congiuntamente dal personale dell’Opificio delle Pietre Dure e del Museo Nazionale del Bargello. L’obiettivo è recuperare la stabilità dell’opera e approfondirne la conoscenza, nell’attesa di poterla di nuovo esporre al pubblico.

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Data di pubblicazione registrata: 20/10/2026 15:53
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