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Undici sepolture, trenta blocchi megalitici e una statua-menhir antropomorfa lunga tre metri e del peso stimato di quasi dieci tonnellate. È il bilancio degli scavi condotti a Champigny-sur-Marne, nel dipartimento francese della Val-de-Marne, nella regione dell’Île-de-France, dove gli archeologi dell’Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives) hanno individuato un complesso funerario del Neolitico medio, databile tra il 4750 e il 4300 a.C.

La ricerca è stata avviata prima della realizzazione di un intervento edilizio, su prescrizione del servizio regionale di archeologia della Direzione regionale degli Affari culturali dell’Île-de-France. In questa regione i contesti funerari neolitici conosciuti sono caratterizzati soprattutto da tombe isolate. Il sito di Champigny-sur-Marne restituisce invece un insieme articolato, con sepolture, monumenti in pietra e strutture realizzate con materiali diversi.

La statua-menhir e le tombe

Le tracce archeologiche si concentrano sulla sommità di un terrazzo formato dai depositi alluvionali della Marna. Nella parte settentrionale dell’area è stata rinvenuta la statua-menhir, una stele antropomorfa in pietra lunga circa tre metri e stimata in 9,7 tonnellate. Sulla superficie si intravede una cintura incisa e decorata con motivi a coppella. Sono state inoltre individuate possibili tracce di pigmenti bianchi e neri.

Statua menhir che misura 3,04 x 1,68 x 0,74 m e pesa circa 9,7 tonnellate. Champigny-sur-Marne © Hamid Azmoun, Inrap

La stele è stata trovata distesa all’interno della fossa che originariamente la sosteneva, probabilmente abbandonata lì insieme al sito dopo il crollo. Accanto sono emersi altri due blocchi di arenaria, uno simile a una piccola stele e l’altro a un menhir di dimensioni ridotte, forse utilizzato per segnalare l’area funeraria.

sepolture sito funerario neolitico di Champigny-sur-Marne in Francia
Scavo della sepoltura di un individuo in posizione supina. Champigny-sur-Marne, 134-148 rue de Verdun. I bordi delle tombe sono caratterizzati da depositi e strati di sabbia limosa di colore dal giallo al biancastro, legati tra loro da concrezioni carbonatiche e ricchi di inclusioni ghiaiose. Questi materiali, in particolare quelli a ridosso delle pareti delle tombe, formano confini netti con la roccia circostante.

© Hamid Azmoun/Inrap

Le undici tombe erano distribuite in due gruppi: otto si trovavano a sud di un grande accumulo di limo bruno, disposto a formare una sorta di cupola su una superficie di circa 30 metri quadrati; altre tre erano collocate a nord, nei pressi della statua-menhir. La struttura sopraelevata, che non copriva direttamente una sepoltura, resta per ora di funzione incerta: potrebbe aver avuto un ruolo di riferimento nel paesaggio (landmark).

Un adulto sepolto in posizione seduta

La maggior parte degli individui era stata deposta in fosse ampie; sette erano in posizione distesa. Due tombe erano già state individuate durante la fase preliminare di indagine: entrambe contenevano i resti di donne deposte supine, con orientamento est-ovest. Un caso si distingue dagli altri: un adulto era stato deposto in posizione seduta all’interno di una stretta cavità circolare simile a un pozzo. La parte inferiore delle gambe e i piedi risultavano inglobati nella calcite.

Una fossa stretta e circolare, simile a un pozzo, contenente la sepoltura di un adulto in posizione seduta, le cui gambe e i piedi erano interamente ricoperti di calcite. © Hamid Azmoun/Inrap

I defunti erano accompagnati da corredi composti da strumenti in pietra, tra cui lame, punte e una scure in arenaria locale; in due tombe sono stati trovati anche manufatti in osso.

Le tecniche costruttive nel Neolitico

Un altro elemento di interesse riguarda i materiali impiegati per costruire e organizzare il complesso. I margini delle tombe, le fosse destinate a sostenere la statua-menhir e gli altri blocchi, così come la struttura a cupola, presentano tracce di un materiale che i ricercatori hanno definito come una sorta di «cemento primitivo». Si tratta di sedimenti sabbioso-limosi ricchi di carbonati, mescolati con ghiaia e acqua: una volta asciutti, gli impasti si indurivano, contribuendo alla stabilità delle strutture insieme a legno, sabbia e limo.

Le analisi del DNA e degli isotopi potranno fornire informazioni sull’età, il sesso e lo stato di salute degli individui, ma anche sulla loro alimentazione, provenienza e mobilità. Dati particolarmente importanti per ricostruire una fase della preistoria dell’Île-de-France ancora poco documentata.

Immagine in apertura: Scavo della tomba di un individuo disteso supino. Champigny-sur-Marne. © Hamid Azmoun, Inrap

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  • 📄 Fonte: Inrap
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Data di pubblicazione registrata: 06/11/2026 18:30
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