Per secoli Firenze ha avuto anche leoni in carne e ossa, custoditi in serragli nel cuore della città e mostrati in occasione di eventi solenni. Accanto a questi animali, la loro immagine è diventata uno dei simboli più riconoscibili dell’identità fiorentina, associata alla libertà, all’autonomia e all’autorità della Repubblica. A questa lunga storia è dedicata “I leoni di Firenze”, la mostra aperta dal 27 ottobre 2026 al 18 gennaio 2027 nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio.

Curata da Carlo Francini e Valentina Zucchi, l’esposizione è promossa dal Comune di Firenze – Musei Civici Fiorentini e organizzata da Fondazione MUS.E, in collaborazione con la Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello. Il percorso riunisce opere, manufatti e documenti di epoche diverse, dall’età romana a quella moderna, per ricostruire le molte funzioni attribuite al leone nella storia della città.
Dal Marzocco ai leoni del serraglio

Il protagonista è il Marzocco, il leone che rappresenta la Repubblica fiorentina e ne incarna la sovranità e la libertà. La Sala dei Gigli, con le sue decorazioni e le immagini leonine, offre una cornice particolarmente significativa al racconto. Tra le opere esposte figurano due monumentali protomi leonine provenienti dal Museo di San Marco, i due Leoni Marzocco del 1383 di Jacopo di Piero Guidi e Francesco Neri detto il Sellaio, una replica bronzea del Marzocco realizzata da Clemente Papi per piazza della Signoria e un dipinto attribuito a Bartolomeo Bimbi, Leone in due vedute. Il percorso comprende anche un antifonario miniato dell’Opera di Santa Maria del Fiore, lo Specchio umano della Biblioteca Laurenziana e una pianta settecentesca di Ferdinando Ruggieri che documenta il serraglio cittadino.

Un’intera sezione è dedicata proprio alla presenza di leoni vivi a Firenze. Gli animali erano custoditi in serragli che, oltre a suscitare curiosità e meraviglia, costituivano una manifestazione concreta di prestigio e potere. Dopo le prime sedi in piazza San Giovanni e presso il palazzo del Podestà, dalla metà del Trecento il serraglio fu ospitato a Palazzo Vecchio, dove rimase fino al 1550. La toponomastica conserva ancora questa memoria: via dei Leoni corre infatti sul retro del palazzo. Le cronache ricordano anche cacce e combattimenti organizzati durante occasioni solenni, documentati in mostra da un disegno di Giovanni Stradano. A completare la sezione è esposto un leone naturalizzato proveniente dal Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.
Un itinerario tra Palazzo Vecchio, Bargello e Museo Bardini
La mostra prosegue idealmente oltre la Sala dei Gigli. Gli altri ambienti di Palazzo Vecchio permettono di individuare ulteriori raffigurazioni leonine, mentre al Museo Nazionale del Bargello un percorso tematico accompagna i visitatori alla scoperta delle opere con soggetti leonini e del celebre Marzocco di Donatello. Chi possiede il biglietto di Palazzo Vecchio può usufruire di una riduzione per l’ingresso al Bargello.

Credito fotografico: Opera di Santa Maria del Fiore
Anche il Museo Stefano Bardini partecipa all’iniziativa: una mappa all’ingresso segnala le numerose raffigurazioni di leoni raccolte dall’antiquario, testimonianza della fortuna di questa iconografia dall’antichità ai giorni nostri.
Il programma comprende visite guidate ogni domenica alle 15 e, per i più piccoli, l’attività Marzocco. Il leone di Firenze, in calendario la domenica alle 10.15. Per entrambe è prevista la prenotazione al numero 055 0541450 o all’indirizzo info@musefirenze.it.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ I leoni di Firenze
📍 Firenze, Sala dei Gigli – Museo di Palazzo Vecchio
📅 27 ottobre 2026-18 gennaio 2027
🌐 Info: info@musefirenze.it
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 07/11/2026 11:28
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.




