Le Fonti dei Leoni e il Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio tornano a mostrare le loro superfici restaurate e le cromie originarie degli apparati decorativi. Si sono conclusi a Firenze i lavori di recupero, durati 60 giorni e finanziati con 50 mila euro dalla Scuola del Cuoio, attraverso una sponsorizzazione tecnica nell’ambito di FLIC – Florence I Care, il programma del Comune che favorisce la collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati per la conservazione del patrimonio cittadino.
L’intervento ha interessato le due fonti con le relative vasche, i gruppi scultorei dei leoni, i mascheroni, gli elementi decorativi e le superfici architettoniche del cortile. È stata inoltre restaurata la statua dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, collocata nello spazio nel 2023.
I quattro leoni sono calchi in gesso
Tra le novità emerse durante il cantiere c’è un dato sulla natura dei gruppi scultorei: tutti e quattro i leoni sono calchi d’epoca in gesso con una struttura interna metallica. In precedenza si riteneva che due esemplari fossero realizzati in pietra. La scoperta ha richiesto una valutazione specifica dei materiali e delle tecniche più adatte alla loro conservazione.

Prima di intervenire sono state condotte analisi e prove preliminari. I lavori hanno compreso la rimozione controllata dei depositi, la pulitura delle superfici, la revisione delle finiture e consolidamenti localizzati. Per i mascheroni e le fontane è stata utilizzata anche la tecnologia laser, con sistemi differenziati secondo le caratteristiche dei materiali.
I saggi stratigrafici eseguiti sugli elementi decorativi alle spalle delle fonti hanno permesso di individuare le cromie originarie, conservate sotto le alterazioni accumulate nel tempo. Il loro recupero ha restituito maggiore continuità all’insieme decorativo.
La storia del Cortile della Dogana e delle fonti
Il Cortile della Dogana è uno dei tre cortili di Palazzo Vecchio. La sua realizzazione risale al 1494 ed è legata a Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca; il nome attuale deriva dagli uffici doganali che Sotto Palazzo Vecchio riemerge “Florentia”: riaprono gli scavi del teatro romanovi furono ospitati in epoca granducale. Le due Fonti dei Leoni, collocate sotto le rampe delle scale che conducono ai quartieri monumentali, sono composte da vasche, mascheroni, conchiglie ed elementi scultorei. La loro installazione è presumibilmente riconducibile alla seconda metà dell’Ottocento, quando Firenze fu capitale d’Italia. Sono ancora in corso ricerche archivistiche per precisarne la storia.
Il leone richiama il Marzocco, simbolo storico del Comune di Firenze e della sua autorità civica. Le fonti sono quindi parte di una tradizione iconografica profondamente radicata nell’identità cittadina.
Il restauro in memoria di Tommaso Melani
La Scuola del Cuoio, realtà artigianale nata nel dopoguerra nel complesso monumentale di Santa Croce grazie alla collaborazione tra i frati francescani e le famiglie Gori e Casini, ha sostenuto il progetto in memoria di Tommaso Melani, figlio di Laura Gori, scomparso il 5 maggio 2026 a New York.
La decisione della famiglia Gori nasce anche da una riflessione dello stesso Tommaso, che aveva sottolineato il ruolo dei cittadini nella conservazione del patrimonio culturale negli Stati Uniti. «Abbiamo voluto dare concretezza a un suo desiderio, contribuendo alla salvaguardia di un patrimonio che appartiene a tutti», ha spiegato la famiglia.
Al termine dei lavori, la figlia di Tommaso, Isabella Melani, ha svelato una targa commemorativa collocata accanto alle Fonti dei Leoni. Per la Scuola del Cuoio e la famiglia Gori, il restauro rappresenta così un contributo alla tutela di un luogo simbolico di Firenze e un modo per mantenere viva la memoria di Tommaso.
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Data di pubblicazione registrata: 21/10/2026 18:17
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