Una nuova copertura per la “Domus dei Mosaici” di Claterna, gravemente danneggiata durante l’alluvione del 2023. E nuovi dei interventi strutturali, necessari per il proseguimento delle attività archeologiche e per la fruizione del sito archeologico di Claterna ad Ozzano dell’Emilia (Bo). Gli interventi sono stati presentati oggi, venerdì 27 settembre all’interno del parco archeologico.

La “Domus dei mosaici”, un tesoro da valorizzare
La cosiddetta “Domus dei mosaici” di Claterna è un edificio residenziale di livello sociale alto, ubicato nella zona meridionale della città romana, a Sud della via Emilia, all’interno dell’area di proprietà demaniale. I primi scavi archeologici in questa zona della città romana risalgono al 1959 e furono diretti da Achille Mansuelli e poi negli anni ’60 da Maria Bollini.
Gli scavi riprendono poi tra il 2006 e il 2009 a cura della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia-Romagna e si progetta una prima musealizzazione per rendere fruibile la Domus con la relativa copertura.
L’edificio, al momento, è stato solo parzialmente scavato: doveva avere una superficie notevole di circa 1700 mq e ne sono visibili circa 450 mq.
La Domus dei Mosaici era situata nel pieno centro della città, poiché era posta giusto di fronte alla zona del Foro. La Domus affacciava a nord sulla via Emilia, la principale strada Est-Ovest della città, e a ovest sul cardine massimo, la principale strada orientata N-S della città.

L’edificio presenta l’impianto tipico delle domus con peristilio (ambiente scoperto porticato), secondo un modello molto conosciuto in Emilia ( Regio VIII Aemilia nella divisione amministrativa romana). Intorno al peristilio si distribuivano le stanze della casa: le camere da letto (cubicula) erano lontani dalla viabilità principale in modo da essere più silenziosi e riservati, mentre gli ambienti di rappresentanza e destinati alla convivialità erano affacciati sulla Via Emilia.
La Domus dei Mosaici di Claterna riportata alla luce dagli scavi
Gli scavi archeologici e lo studio dei materiali recuperati nella residenza hanno permesso di riconoscere 2 fasi costruttive principali: la Domus viene costruita tra II e I secolo a.C., nella prima età repubblicana. Poi tra I e II secolo d.C., nella piena età imperiale, la casa è oggetto di attività di ristrutturazioni, rinforzi dei muri, modifiche stilistiche alle decorazioni. Alla fine del II secolo d.C., infine, la Domus viene abbandonata e i materiali da costruzione vengono mano a mano asportati per essere riutilizzati in altri edifici.

I pavimenti attualmente visibili sono decorati in opus tessellatum (tessere di mosaico di bianche e nere, disposte a formare decorazioni floreali e geometriche, come meandri e svastiche) e in opus signinum (tecnica del cocciopesto impreziosito con inserzioni di decorazioni di tessere musive).

Un intervento necessario per conservare il sito
Le attività sono state realizzate grazie ad un finanziamento di 581.000 euro interamente erogato Ministero della Cultura. Scopo principale è la generale riqualificazione dell’area attraverso interventi di restauro dei manufatti e la sostituzione delle attuali strutture di copertura, gravemente danneggiate.
In particolare le nuove strutture di copertura rappresentano un primo sistema di protezione e recupero del sito, potenzialmente replicabile grazie alle sue caratteristiche di spiccata modularità e flessibilità. Ed è attrezzabile mediante la predisposizione e l’agevole implementazione di sistemi impiantistici ad energia rinnovabile di servizio e supporto alle visite, nonché di sistemi di sicurezza e di controllo dell’area.
Visti i frequenti danneggiamenti a causa del maltempo, l’intervento era assolutamente urgente e prioritario. A un anno dall’alluvione del 2023 la Soprintendenza presenta dunque la realizzazione della nuova copertura e l’avvio di altre attività come il proseguimento dello scavo del teatro, attività di studio e catalogazione.
Fonte: Soprintendenza ABAP Bologna / Segretariato Regionale del MiC per l’Emilia – Romagna



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