Le sculture greche e romane non erano solo colorate, ma anche profumate. A svelarlo è uno studio di Cecilie Brøns, ricercatrice della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen pubblicato sull’Oxford Journal of Archaeology. Basandosi su fonti letterarie antiche e sulle iscrizioni rinvenute sull’isola di Delo – patria di rinomati profumieri apprezzati anche dallo scienziato e scrittore latino Plinio il Vecchio -, Brøns ha scoperto che le statue erano sottoposte a particolari trattamenti a base di olio, cera, lino ed essenze naturali. A differenza dei profumi moderni a base alcolica, quelli antichi erano più densi e oleosi, simili a un balsamo.

Odore… di statua

L’autrice dello studio è da tempo coinvolta nel progetto di ricerca “Sensing the Ancient World: the multiple dimensions of ancient Graeco-Roman art” sostenuto dalla Fondazione Carlsberg, nel quale ha indagato gli aspetti sensoriali della scultura antica. E partendo dall’analisi della policromia delle statue, si è poi concentrata su un aspetto finora abbastanza trascurato dalla ricerca accademica: stabilire se le statue antiche avessero anche un odore.

Cosparse di balsami come gli atleti greci

Proprio come gli atleti greci si ungevano il corpo e poi si detergevano con un apposito strumento, lo strigile – un esempio famoso è l’Apoxyomenos di Lisippo, del cui originale in bronzo del 330-320 a.C. è giunta una copia in marmo realizzata in epoca romana -, anche le statue venivano curate come se fossero “corpi vivi” e poi ornate con gioielli, tessuti e ghirlande floreali. Le iscrizioni ritrovate riguardano la preparazione riservata, in particolare, alle statue di Era e Artemide. Tra le testimonianze più interessanti, c’è anche una ricetta – elaborata nel I secolo da Dioscoride Pedanio – per l’essenza di rosa, nota e apprezzata sin dall’epoca omerica, che si otteneva macerando i petali essiccati nell’olio d’oliva dopo averli estratti con le mani intrise di miele.

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Statue profumate anche a Roma

L’usanza era diffusa anche a Roma, dove le statue erano spesso adornate con corone e ghirlande di fiori colorati, profumati e fragranti, come testimoniano iconografie e reperti archeologici. Né va dimenticata l’importanza della festività dei Floralia, celebrata a partire dal 173 a.C., durante la quale i fiori venivano portati nel santuario di Flora, dea della primavera, e collocati sulla sue effigie.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Cecilie Brøns, The scent of ancient greco-roman sculpture
  • 🏛️ Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen
  • 📚 Oxford Journal of Archaeology (peer-reviewed) vol 44, 2, may 2025, pp. 182-201
  • 🔗 https://doi.org/10.1111/ojoa.12321

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

    Immagine in apertura: Copia in marmo romana dell’Apoxyómenos di Lisippo, conservata al Museo Pio-Clementino nella Città del Vaticano (Wikimedia Commons)

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