A pochi passi dal foro, una residenza tardo-repubblicana con pavimenti musivi e terme private racconta l’élite di Carsulae e rilancia la valorizzazione del sito
È una scoperta che amplia in modo significativo il quadro urbanistico di Carsulae, tra i più importanti centri romani dell’Umbria, e che restituisce volto e ambizioni della sua classe dirigente tra tarda repubblica e prima età imperiale. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce nuovi ambienti e raffinati pavimenti musivi pertinenti a una grande residenza affacciata sul foro, già nota come “domus dei mosaici”. Ora per il sito il Ministero della Cultura ha annunciato un investimento di 2,3 milioni per migliorare la valorizzazione del sito in provincia di Terni.
Una residenza d’élite alla fine del I secolo a.C.
Le indagini, avviate nel 2017 nell’ambito di una concessione ministeriale e sostenute da finanziamenti privati, hanno consentito di identificare una vasta domus databile alla fine del I secolo a.C., in una fase di profonda trasformazione urbana legata alla monumentalizzazione della città lungo la via Flaminia. Carsulae, rifondata in età sillana e poi pienamente inserita nelle dinamiche augustee, si dotò infatti di foro, basilica, templi e infrastrutture che ne sancirono il ruolo strategico.
La residenza, indagata finora per circa metà della sua estensione complessiva, presenta ambienti di rappresentanza disposti attorno a peristili colonnati, spazi scenografici con ninfei e un articolato settore destinato al benessere privato. L’impianto planimetrico e la qualità delle decorazioni indicano una committenza di alto rango, probabilmente legata alle magistrature cittadine o ai ceti imprenditoriali che prosperavano grazie ai traffici lungo la consolare.

I mosaici: geometrie in bianco e nero di alta qualità
Il dato più significativo è rappresentato dai mosaici in bianco e nero, caratterizzati da motivi geometrici di notevole complessità e da uno stato di conservazione eccezionale. Realizzati con la tecnica dell’opus tessellatum, presentano reticoli a losanghe, intrecci, cornici a meandro e campiture scandite da moduli regolari, in linea con il gusto tardo-repubblicano e protoimperiale dell’Italia centrale.
Le analisi stratigrafiche hanno evidenziato sottofondi accurati, con preparazioni in più strati (statumen, rudus e nucleus), segno di un cantiere specializzato. L’uso prevalente del contrasto cromatico bianco/nero, oltre a rispondere a un preciso orientamento estetico, facilitava la leggibilità degli spazi e ne enfatizzava l’ordine architettonico.
La seconda fase: un complesso termale con ipocausto
La campagna di scavo dell’estate 2025 ha permesso di riconoscere una seconda fase edilizia, nella quale la domus fu ampliata con un vero e proprio complesso termale privato. Sono stati identificati un frigidarium, un tepidarium e un calidarium, quest’ultimo dotato di sistema a ipocausto per il riscaldamento ad aria calda sotto pavimento.
Le suspensurae in laterizio e le tracce delle praefurnia testimoniano un impianto tecnologicamente avanzato, coerente con modelli diffusi tra I e II secolo d.C. L’aggiunta delle terme private riflette un cambiamento nelle abitudini abitative e nel concetto di prestigio domestico, con una crescente attenzione al comfort e all’ostentazione di status.
Contestualmente allo scavo sono stati effettuati interventi di consolidamento e restauro, con la ricopertura protettiva delle superfici musive per garantirne la stabilità in attesa della definitiva musealizzazione.
Un piano da oltre 2,3 milioni per la valorizzazione
Alla fase scientifica si affianca ora un investimento pubblico di rilievo, annunciato dal Ministero della Cultura: oltre 2,3 milioni di euro destinati alla realizzazione di una copertura protettiva permanente per i mosaici e al completo riallestimento del Centro Visite. L’obiettivo è rendere accessibili al pubblico superfici finora visibili solo agli addetti ai lavori, migliorando al contempo percorsi, pannellistica e servizi.
Il progetto coinvolge i Musei Nazionali dell’Umbria, la Soprintendenza ABAP dell’Umbria, il Comune di Terni e l’Università degli Studi di Perugia, in sinergia con la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni. Un ulteriore stanziamento ministeriale di 340.000 euro previsto per il 2026 rafforzerà l’apparato didattico e le infrastrutture di accoglienza.
Carsulae, laboratorio di archeologia urbana
Le nuove scoperte confermano Carsulae come un vero laboratorio per lo studio dell’urbanistica romana nell’Italia interna. La “domus dei mosaici”, con le sue fasi costruttive e i suoi apparati decorativi, consente di leggere in controluce le trasformazioni sociali ed economiche della città tra repubblica e impero.
Non si tratta soltanto di un arricchimento del patrimonio archeologico, ma di un tassello fondamentale per comprendere la qualità della vita e le strategie di rappresentanza delle élite municipali umbre. Con la futura apertura dei mosaici al pubblico, Carsulae potrà offrire una narrazione più completa e coinvolgente della sua storia millenaria.




