Restauri, nuova illuminazione e ricostruzioni 3D per il nuovo allestimento ipogeo della struttura del I secolo d.C. I lavori costeranno 230 mila euro

Dopo oltre dieci anni di chiusura, la Porta Veronensis si prepara a riaprire al pubblico entro il 2026, restituendo a Trento una delle sue testimonianze archeologiche più significative. Il progetto, approvato dalla Giunta comunale e condiviso con la Soprintendenza per i Beni culturali di Trento, prevede un investimento di 250 mila euro e un intervento complessivo che unisce conservazione, riallestimento e innovazione museografica.

L’accesso monumentale alla Tridentum romana

Edificata nella sua forma definitiva attorno alla metà del I secolo d.C., la Porta Veronensis costituiva uno degli ingressi principali alla città romana di Tridentum. Il suo assetto era di tipo gemino: due fornici affiancati, destinati rispettivamente al traffico pedonale e a quello carrabile, incorniciati da torri poligonali a sedici lati con diametro superiore ai cinque metri.

Dell’alzato non resta più nulla, ma sono ancora leggibili le basi murarie, gli incassi delle chiusure a saracinesca e la pavimentazione in pietra rossa locale, profondamente segnata dai solchi lasciati dai carri. Particolarmente rilevante è il tratto del cardo massimo, l’asse viario nord-sud che collegava la porta al fiume Adige, testimonianza diretta dell’organizzazione ortogonale della città romana.

Guarda il video: Tridentum romana, com’era

Ecco il video della ricostruzione 3D della città di Trento in epoca romana (Tridentum)

Dalla scoperta casuale al sito ipogeo

I primi rinvenimenti risalgono al 1920, durante lavori alle fognature in piazza Duomo. Gli scavi sistematici e la musealizzazione dell’area sono stati effettuati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, con la creazione di un percorso sotterraneo accessibile attraverso il Museo Diocesano.

La chiusura, avvenuta nel 2015, è stata determinata da infiltrazioni d’acqua e dall’obsolescenza degli impianti. Negli ultimi anni si è intervenuti con opere di impermeabilizzazione e con la rimozione dei controsoffitti e delle vecchie dotazioni tecnologiche, preparando il terreno a un ripensamento complessivo dell’esperienza di visita.

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Nuovo allestimento: tecnologia leggera e lettura stratigrafica

Il progetto prevede un allestimento improntato alla leggerezza e alla chiarezza interpretativa. Elementi tridimensionali in filo metallico semitrasparente, sospesi al soffitto, ricostruiranno i volumi originari oggi perduti, permettendo al visitatore di percepire l’ingombro delle torri e dei fornici senza alterare la leggibilità delle strutture antiche.

Un nuovo sistema di illuminazione calibrata metterà in risalto le tessiture murarie e le differenze di fase, favorendo una lettura stratigrafica più consapevole. Fondamentale, in questa fase, è stato il rilievo tridimensionale integrale del complesso, che consentirà in futuro anche l’integrazione di contenuti digitali e ricostruzioni virtuali.

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Tra riuso medievale e tutela contemporanea

Quanto alla parte orientale della porta, da secoli non è più visibile: fu inglobata nelle fondazioni della Torre Civica dopo l’anno Mille, con un significativo riuso di materiali romani. Un esempio emblematico di continuità e trasformazione urbana che il nuovo percorso espositivo intende valorizzare, mettendo in dialogo epoche diverse.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Comune di Trento

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