Cinquantaquattro documenti antichi tornano a disposizione di studiosi e cittadini grazie a un nuovo intervento di restauro conservativo promosso dall’Archivio di Stato di Ragusa. Le carte, comprese tra il XV e il XIX secolo, appartengono a diversi fondi dell’Istituto e sono conservate nelle sedi di Ragusa e Modica.
Il recupero riguarda testimonianze molto diverse tra loro, che permettono di seguire vicende politiche, amministrative e sociali della storia dell’area iblea. Tra i documenti restaurati figurano atti di investitura, giuramento e omaggio feudale databili tra il XV e il XVIII secolo, insieme a mappe acquarellate e rappresentazioni topografiche realizzate tra XVIII e XIX secolo.
Particolarmente significativo è inoltre il gruppo di diplomi e onorificenze conferiti ad Antonio Statella, esponente di rilievo dell’omonima casata, il cui archivio familiare è conservato dall’Archivio di Stato di Ragusa. Statella raggiunse i vertici dell’amministrazione borbonica e nel 1860 fu primo ministro del Regno delle Due Sicilie.

Il recupero del patrimonio documentario dell’area iblea
L’intervento si inserisce in un più ampio programma di tutela e conservazione avviato dall’Archivio di Stato di Ragusa nel 2021. Nel corso degli ultimi cinque anni l’Istituto ha concentrato le proprie attività su fondi e serie documentarie che presentavano particolari esigenze conservative, attraverso interventi di restauro affiancati da operazioni di disinfestazione, disinfezione e spolveratura.
Si tratta di attività fondamentali per la sopravvivenza delle testimonianze documentarie, soprattutto quando lo stato di conservazione ne limita o impedisce la consultazione. Il recupero fisico dei documenti consente infatti di restituirli alla ricerca e alla conoscenza pubblica, rendendo nuovamente accessibili fonti che possono contenere informazioni preziose sulla storia del territorio.
Il programma condotto dall’Archivio di Stato ha già prodotto risultati importanti. Tra i materiali recuperati negli ultimi anni figurano 50 registri notarili del XVI secolo e circa sessanta tra privilegi, investiture e atti appartenenti ad archivi familiari, databili tra XIV e XIX secolo.
A questi si aggiungono 68 frammenti di codici latini e romanzi, sia pergamenacei sia cartacei, datati tra XII e XV secolo. La maggior parte di questi frammenti conserva anche decorazioni di pregio, mentre sono stati recuperati e restaurati anche lacerti di cinquecentine, importanti testimonianze della cultura dell’area iblea.
Il lavoro di conservazione permette così di recuperare materiali appartenenti a epoche e contesti differenti, dai documenti medievali alle fonti dell’età moderna e contemporanea, restituendo continuità a un patrimonio che documenta la storia istituzionale, economica, sociale e culturale della Sicilia sud-orientale.
Il fondo Gran Corte di Modica torna alla comunità scientifica
Tra gli interventi più rilevanti realizzati negli ultimi anni dall’Archivio di Stato di Ragusa rientra anche il recupero del fondo Gran Corte di Modica, l’archivio del più importante tribunale dell’omonima contea.
Per decenni questo patrimonio documentario era rimasto escluso dalla consultazione a causa delle precarie condizioni di conservazione delle carte al momento del loro ingresso nell’Archivio di Stato. La situazione rendeva particolarmente complesso l’accesso a una fonte di grande importanza per lo studio della storia della giustizia in età moderna.
Un progetto sviluppato nell’arco di due anni ha permesso di restaurare la quasi totalità delle carte che compongono il fondo. Il risultato è la restituzione alla comunità scientifica di una documentazione indispensabile per approfondire il funzionamento della giustizia e delle istituzioni giudiziarie nella Modica di età moderna.
Il recupero dei 54 documenti appena restaurati si colloca quindi all’interno di un’attività di tutela più ampia, nella quale la conservazione materiale delle carte procede insieme alla loro restituzione alla consultazione e alla ricerca. Pergamene, registri, mappe, diplomi e frammenti di codici tornano così a essere fonti direttamente accessibili, capaci di fornire nuove informazioni sulla storia della Sicilia sud-orientale e di trasmettere alle generazioni future una parte significativa della memoria documentaria dell’area iblea.




📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Direzione Nazionale Musei
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 31/08/2026 11:23
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.





